Perché scomodare Shiyali Ramamrita Ranganathan per una biblioteca virtuale su Web?
Considerazioni relative al Metaserver della Matematica

di Domenico Bogliolo

1.
Ritengo che il problema della costruzione di biblioteche virtuali su Internet (e su quella sua costola fondamentale che è il WWW) sia stato affrontato senza la sistematicità tipica del bibliotecario.

Ciò ha forse accelerato i processi di "riempimento" delle pagine di Internet con oggetti virtuali a cura di volenterosi (ma "incompetenti") "gestori" delle informazioni, ma probabilmente a scapito dell'esaustività delle informazioni e dei dati teoricamente disponibili, della velocità reale di navigazione, dell'auto-evidenza dei princípi classificatori utilizzati, di un ordinamento non puramente temporale delle informazioni riportate, e senza una corretta attività di "marketing" del prodotto stesso, sia nei confronti degli utenti finali (che nel caso di Internet sono "tutto il mondo") sia nei confronti dell'utenza più ristretta dichiarata -anche solo implicitamente- nel "target", sia ancóra in quelli degli addetti ai lavori.

2.
Ciò potrebbe portarci a una riflessione più generale su Internet e sulle sue manifestazioni, ma possiamo limitarci a evidenziare come sia tempo, ormai, che i bibliotecarî "prendano in mano" la situazione, con le indubbie garanzie di professionalità che un tale apporto può fornire.

L'essere sviluppatori di Internet non dev'essere, naturalmente, il nuovo cómpito esclusivo del bibliotecario, nel senso di dover abdicare, in virtù del luccicore della novità tecnologica, alle attività tradizionali di bibliografia e di biblioteconomia: Internet non è (da questo punto di vista) che un nuovo, specialissimo settore, o campo applicativo, della bibliografia e, per quanto si riesca, per suo mezzo, ad appropriarci di copie di documenti originali, anche della biblioteconomia.

In altre parole, la benedetta "anarchia" di Internet deve riguardare solo l'assenza di "padroni" esclusivi della rete (ma credo che in futuro ne vedremo delle belle...), ma assolutamente non anche la "caoticità" dell'organizzazione delle informazioni e dei dati che contiene.

3.
Sulla lista di discussione italiana dei bibliotecarî universitarî, tempo fa iniziò un'interessante discussione proprio su questo tema, che però -almeno sulla lista- si esaurì in non più di tre o quattro lettere (forse anche meno).

Mi sembra di ricordare che qualcuno propose terroristicamente di costituire l'ennesimo gruppo nazionale di lavoro sul tema, affinché venissero stabilite le norme cogenti del caso.

Ritengo invece che sia più che sufficiente che ciascuno di noi aderisca "candidamente" (e che altrettanto candidamente si sforzi di applicarle) alle norme e ai princípi anche solo generali della bibliografia, della biblioteconomia e delle scienze dell'informazione e della comunicazione.

4.
Mi sono trovato in questa situazione quando ho cercato di creare un esempio di modello di biblioteca virtuale suscettibile di essere applicato a qualsiasi settore o sottosettore disciplinare.

La maggior parte delle biblioteche virtuali delle quali ho avuto modo d'aver notizia mi sono sembrate tutte "tirate giù" in modo men che casuale, probabilmente esaustive al loro interno, ma di difficile utilizzazione.

Raramente era indicato "che cosa c'era" dietro la segnalazione del collegamento a una pagina, quanto e come e a chi potesse essere utile, quali fossero i suoi eventuali difetti, e insomma tutti gli apparati che fanno di un semplice elenco una vera e propria biblioteca virtuale.

Molti di noi lavorano all'università, o in un Ente che comunque paga le spese, e la durata del tempo di collegamento per noi non è il problema fondamentale; ma provate a immedesimarvi in chi lavora da casa o deve fare i conti, nell'usare Internet, con un bilancio massimo assegnatogli dalla Ditta...

Per trovare gli "oggetti" da inserire nella "mia" biblioteca virtuale ho dovuto lavorare a lungo, sfruttando al massimo il famoso "fiuto" investigativo dei bibliotecarî. E non sono sicuro di aver trovato tutto. Molte cose eccezionali erano (e sono, con certezza) accuratamente nascoste in anditi insospettabili...

5.
L'ambizione era di costruire uno strumento che funzionasse come "la" pagina di riferimento per un determinato argomento (nel caso, della Matematica).

Il ricorso alle categorie di Ranganathan è diventato inevitabile affinché anche il più sprovveduto (nel caso, dei matematici...!) riuscisse a trovare ciò di cui riteneva d'aver bisogno. Il problema, semmai, venne dopo, quando dovevo decidere a quale categoria assegnare un determinato "oggetto": è il vecchio ed eterno problema dell'analisi concettuale affinché sia rispettato il principio dell'unicità della divisione, e non sono sicuro di aver sempre fatto un'analisi corretta...

Devo comunque testimoniare che chi ha usato il mio "metaserver" ci si è trovato bene, o che, almeno, tutti quelli che mi hanno comunicato di averlo fatto ne sono rimasti soddisfatti. Attualmente, sto collaborando con alcuni colleghi per costruire un altro paio di biblioteche virtuali con la medesima struttura.

6.
Non ho altro da aggiungere, se non le parole di un collega che, sulla lista di cui sopra, mandò un messaggio sul tema "Internet e Biblioteche":

"...Mi pare che probabilmente la biblioteca come luogo in cui si può accedere a Internet possa avere un ruolo anche notevole nel momento attuale, ma è pensabile che nel futuro la gente preferisca procurarsi un accesso da casa, invece di rivolgersi alla biblioteca. Questo non vuol dire che per una fascia di utenti la biblioteca come punto di accesso a Internet non possa rimanere utile, ma che non è qui il punto essenziale. (...) Sarei orientato a pensare che non le biblioteche siano un gateway a Internet, ma che Internet sia un gateway alle biblioteche, perché permette di consultare con la massima facilità ogni genere di catalogo bibliografico".

Milano, NIR-IT '95, 22 novembre 1995

Domenico (Ingo) Bogliolo

SATIS - Università "La Sapienza" - Roma
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Nuova (seconda) edizione © Bogliolo 2001-01-24