ETNOGRAFIA PREISTORICA DELL'AFRICA
L'insegnamento di Etnografia Preistorica dell'Africa (Facoltà di Scienze Umanistiche) ha creato questo spazio avendo in mente non solo studiosi e studenti legati all'insegnamento universitario, ma anche un pubblico più vasto, attratto dai grandi temi dell'archeologia africana, dalle origini dell'uomo moderno, alla grande arte sahariana, dal pastoralismo nomade, ai fondamenti dello stato egizio.
... "In Africa a lungo l'impostazione della ricerca locale, armata delle più aggiornate metodologie di indagine sul campo e di interpretazione, ha continuato ad avere come suo principale oggetto di interesse quello che per tradizione era il tema africano per eccellenza: l'uomo e la sua origine. In seguito si sono manifestati mutamenti di tendenza. Con l'acquisita indipendenza, per molti stati africani è divenuto urgente sapere e conoscere di più riguardo alle entità sociali alle quali si aprivano prospettive di governo, più che riguardo ai più antichi antenati. Questi fanno parte di un patrimonio comune all'umanità tutta, mentre le nazioni africane hanno voluto riscoprire le loro origini prossime, quelle attraverso cui hanno preso forma gli stati moderni.
Questo interesse verso i periodi più recenti, oltre a soddisfare il desiderio di costruire una propria storia, risponde anche a una necessità pratica, quella di formare le nuove generazioni e di disporre di campi di formazione accessibili sul territorio ma, soprattutto, all'esigenza di tutelare il proprio patrimonio culturale. Quest'ultimo aspetto è destinato in futuro a essere sempre più potenziato perchè l'importanza che per molti paesi africani ha il turismo, con tutte le sue numerose ricadute, rende il problema della tutela dei siti e monumenti e della formazione degli officials un problema generale. I luoghi archeologici non sono minacciati solo dal turismo ma anche dai lavori di strade, dighe e estrazioni di combustibile. I territori sahariani sono andati incontro a problemi di questo genere, di fronte ai quali vari paesi hanno richiesto l'intervento delle organizzazioni internazionali lanciando programmi di salvaguardia quali i parchi archeologici, aree protette come sistemi globali, naturalistico-etnografico-archeologiche.
Per le aree remote, rimaste a lungo al di fuori dei percorsi turistici perchè di difficile accesso, che oggi la diffusione dei sistemi elettronici di posizionamento espone al rischio di saccheggi e di atti di vandalismo incontrollabili, l'unica strada percorribile, ol
tre allo stabilire una normativa severa, è quella del rendere consapevoli i turisti del significato e del valore dei siti all'interno di un contesto ambientale e storico in cui ogni elemento è funzionale alla salvaguardia dell'intero sistema. La cura dei territori viene affidata a personale del luogo, adeguatamente formato, facente capo a una rete di piccoli musei regionali che svolgono il ruolo di centri di cultura e di formazione. In una parola strutture che, oltre a coinvolgere i locali nella conduzione, tutela, salvaguardia della regione e delle ricchezze culturali che essa contiene, rappresentano un utile veicolo di miglioramento economico offrendo possibilità di lavoro e di impiego sul posto.
Va da sé che con bene archeologico non si intende soltanto il vero e proprio manufatto, giacchè il termine va inteso con una accezione più ampia che comprende edifici e distretti storici, i luoghi sacri e le stesse comunità etnografiche minacciate dalle trasformazioni. Il fenomeno della spoliazione e del saccheggio dei beni mobili, destinati al mercato clandestino internazionale, da tempo ha posto più generali problemi di tutela (Schmidt, McIntosh 1996). Per di più questi beni, tolti dal loro contesto originario per essere esibiti nei musei occidentali, subiscono una quasi totale perdita di significato.
Questo modo di intendere lo studio del passato, direttamente e fortemente legato all'attualità dei singoli stati, assai lontano dalla versione romantica che viene offerta dai media, ha assunto particolare evidenza nell'attuale corso degli studi in Africa dove i temi di archeologia pubblica trovano terreno fertile e sono al centro dell'attenzione in simposi e organizzazioni culturali. La crescente consapevolezza dei fini, e dei compiti, dell'archeologia ne fa un campo che agisce in profonda simbiosi con la realtà attuale del continente anche nella scelta dei temi. Così il tema della tecnologia del ferro, e i fenomeni a questa connessi, in primo luogo quello della formazione di complessità, è presente direttamente o indirettamente in molti programmi di ricerca.
Facendo slittare l'interesse verso periodi più recenti, che utilizzano fonti di informazione - documentarie, tradizione orale - differenti dalle fonti archeologiche, sia la etnoarcheologia sia la etnostoria possono rappresentare validi contesti conoscitivi, seppure con i limiti che in certi casi sono stati indicati .
Alla varietà degli ecosistemi è stata attribuita la causa principale della variabilità e della diversificazione negli sviluppi e, anche, l'origine di certe specificità. Tuttavia anche l'importanza dell'interazione con la componente umana non potrebbe essere sottovalutata. Come si è visto, nelle regioni interne dell'Africa il processo di formazione di complessità sociale ha seguito percorsi diversi da quelli di altri territori, più aperti al modello orientale, e è stata spinta soprattutto dall'azione delle comunità, attraverso l'intensificazione dei traffici e dei commerci.
Riguardo a questo punto si pone un argomento importante, che impone di considerare un particolare aspetto delle "riconnessioni", se è vero che uno dei principali modi di integrazione dell'Africa nelle vie di scambio con i territori esterni fu il procacciamento delle materie pregiate destinate alle élites. Questo meccanismo può infatti essere posto alla base del fenomeno che favorì l'impoverimento dell'Africa e può permettere di cogliere proprio l'origine del saccheggio e della spoliazione compiuta sul continente. Si tratterebbe di uno stesso fenomeno che, da un lato, promosse la formazione delle élites e dei centri urbani e, dall'altro, dette inizio allo sfruttamento delle popolazioni locali per l'acquisto dell'oro e degli schiavi. Da quel momento l'Africa non fu più in grado di intrattenere rapporti alla pari con altri paesi. Di qui possono essere state poste le basi per le disuguaglianze sociali che tuttora caratterizzano il continente.
Barbara E. Barich (dalla Conclusione del Volume "Antica Africa
Alle origini delle Società")
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