Sul senso e sulle prospettive di una ricerca. Note preliminari.

Roberto Antonelli

 

Esiste una letteratura europea? Inizierei, come nella relazione-base già pubblicata sul sito e inserita nella cartella del convegno, da due domande ineludibili e preliminari: “esiste una letteratura europea?”, "come si caratterizza e quale è la sua estensione"? In questa sede mi limiterò ad enunciare l'ipotesi di lavoro consegnata alla relazione precedente, frutto di una scelta fra concezioni concorrenti.Una letteratura europea esiste ed è riconosciuta come tale dalla quasi totalità degli operatori. Sulla sua estensione circolano almeno due ipotesi concorrenti. L'una, di "lunga durata", la concepisce lunga circa tremila anni, da Omero ai nostri giorni: corrisponde grossomodo all'idea di un' Europa greco-romana e mediterranea poi integrata all'Europa centro-settentrionale, in una sintesi sostanzialmente unitaria ma fondata sul nesso tradizione-innovazione. L'altra, fondata sulla diversificazione dell'unità medievale nelle singole culture nazionali, sottolinea invece l'importanza proprio della differenziazione e dellaconflittualità quale "segno" specifico dell'Europa e della letteratura europea (come ha ben compreso E.Morin). La fa quindi iniziare intorno al XVI secolo, dopo la scoperta dell'America e in piena divaricazione e concorrenza fra gli Stati nazionali. Noi ci siamo mossi assumendo il dato di fatto (riconosciuto anche da parte degli esponenti delle avanguardie "storiche") di una tradizione di “lunga durata" che parte dalla letteratura classica e arriva sino a noi, ma riconoscendo al tempo stesso come segno specifico dell'Europa la competizione e il conflitto fra diversi, all'interno di un sistema complessivamente unitario. Dall'inizio medievale delle letterature moderne dimostrano tale assunto grandi fenomeni come la nascita e lo sviluppo sincronico e diacronico dell'epica e del romanzo (cortese-cavalleresco e borghese), della lirica e di altri generi e sottogeneri letterari (perfino del teatro, a ben vedere). Lo dimostrano soprattutto alcune tematiche specifiche, dalla concezione dell'individuo e delle relazioni sociali, delle emozioni, a cominciare dall'amore, dalla concezione della donna, dalla libertà, per non citare che i primi che vengono in mente.

Il ruolo della letteratura e della scuola. Sono elementi che formano una costellazione ideale e ideologica specifica dell'identità europea, fondata in larga parte sulla letteratura e sul ruolo della letteratura nella formazione, scolastica e non, dei giovani e degli adulti. La letteratura accompagna per secoli la storia socioculturale europea, la rappresenta e l'interpreta, la ripropone in forme emotive e ideali che influiscono sugli stessi processi storici. La letteratura è parte della storia, è la coscienza di una civiltà e della sua classe dirigente, la costituisce e rappresenta, con i suoi valori e i suoi problemi, ne esprime le emozioni, i conflitti e i desideri e anche il rimosso. Inoltre ha una funzione di controllo sociale, rappresenta ciò che è lecito e ciò che non lo è. La scuola, sin dal Medio Evo, ne fissa i paradigmi, attraverso autori e opere canoniche, attraverso temi e ideali anch'essi canonici. Lo sviluppo della stampa, dei giornali e delle comunicazioni di massa (basti pensare ai romanzi, pubblicati in appendice, con enorme successo, nei giornali dell'Ottocento o nel Novecento, al cinema, alla Tv e ai fotoromanzi) istituiscono un rapporto diretto, extrascolastico, con i fruitori e ormai svolgono una funzione formativa parallela a quella scolastica. Ma la scuola, malgrado ciò, proprio attraverso il canone, fissa almeno in parte in modo indelebile, in anni decisivi per la formazione della personalità, alcuni principi-chiave, sul piano emotivo e ideale, attraverso opere e autori. In tutto ciò svolge certamente un ruolo centrale e del tutto specifico il nesso fra tradizione e innovazione caratteristico della letteratura europea, in quanto originato da vicende storico-culturali anch'esse specifiche, al cui centro è certamente l'idea di continuità ma soprattutto quella di rottura e catastrofe (basti pensare al collasso della cultura classica e alla cosiddetta fine dell'impero romano, con ciò che ha significato nell'immaginario, nella mitologia e nella costruzione dell'Europa medievale e moderna come sistema diverso e innovativo rispetto a quello classico).

Letteratura europea e letteratura mondiale. Dunque esiste una letteratura europea, ma come fenomeno complesso, soggetto a diverse e talvolta contrastanti interpretazioni. Malgrado ogni possibile differenziazione interna, spazio e tempo individuano infatti un'entità che definiamo "Europa", come soggetto aperto: attraverso il tempo, poiché l'Europa e la letteratura europea si sono formate per il concorso di diverse etnie, culture e letterature, dai greci ai mediterranei, ai germani agli slavi, ai popoli extraeuropei; attraverso lo spazio, poiché non solo nell'età antica l'Europa è un complesso culturale non europeo ma mediterraneo (medio-orientale, asiatico e africano), ma anche perché nel tempo l'espansione coloniale non si configura come un processo di sola esportazione e distruzione di culture indigene bensì anche come acquisizione di culture e letterature (non solo dall'Asia). Un fenomeno divenuto impetuoso nel XX secolo e ai nostri giorni, tanto da porre un ulteriore problema: ha senso oggi parlare di una letteratura europea e non porsi immediatamente il problema di una Weltliteratur , di una letteratura mondiale? Questa ricerca non potrebbe configurarsi come un'ennesima prova dell'arroganza e magari del provincialismo europei, proprio nell'ora del tramonto? E' un problema reale su cui occorre riflettere e che costituirà certo uno dei temi centrali del nostro convegno e delle nostre successive ricerche. Ricordo intanto che una riflessione del genere si impose già circa cinquanta anni fa (nel 1952) ad un grande critico e storico della letteratura europea, Erich Auerbach, di fronte ai diffusi fenomeni di «standardizzazione» allora già evidenti:

«Se l'umanità riuscirà a rimanere indenne dagli scossoni che un processo di concentrazione così potente, così travolgente e veloce (e così mal preparato interiormente) porta con sé, bisognerà incominciare a pensare alla possibilità che sulla terra, organizzata in modo unitario, rimanga viva una sola cultura letteraria, anzi che in un lasso di tempo relativamente breve rimangano vive solo poche lingue letterarie, forse ben presto una sola. In tal caso l'idea della Weltliteratur verrebbe realizzata e al tempo stesso distrutta» ( Filologia della Weltliteratur 1952, 150).

Weltliteratur, storia e diversità . La Weltliteratur goethiana, cui allude Auerbach, è infatti attenzione e rispetto, serio e consapevole, per il diverso, nella certezza che proprio la diversità è ricchezza. Il processo che Auerbach già vedeva intorno a sé è invece omologazione, cancellazione della diversità e quindi della storia . C'è un legame molto stretto fra cancellazione della storia e una globalizzazione priva di interesse e rispetto per l'altro, che si riflette anche sul piano dei metodi e degli interessi critici. Se è indubbio che la moltiplicazione dei soggetti e degli oggetti di studio rende necessari nuovi metodi capaci di «sintetizzare» e/o comprendere l'essenza delle cose (come è avvenuto con la stilistica, lo strutturalismo e la semiotica), è peraltro altrettanto indubbio che questo dovrebbe essere soltanto il primo passo per un avvicinamento e un'intelligenza più piena dei testi e del loro senso. Per questo la successiva indicazione di Auerbach suona ancora oggi valida:

«Già ora siamo minacciati dall'impoverimento derivante da una formazione culturale astorica, formazione che non solo già esiste, ma vanta ormai diritti di sovranità. Ciò che noi siamo, lo siamo diventati nella nostra storia, e solo in essa possiamo rimanere tali e svilupparci» ( Filologia della Weltliteratur 1952, 162).

Identità europea e (auto)critica. La consapevolezza dell'identità letteraria europea implica dunque, a nostro avviso, la pratica di una sua caratteristica fondamentale: continuare a esercitare il confronto e la relazione con l'Altro, come indispensabile fattore di arricchimento, come dimostra proprio la storia e la letteratura europea, al di là del colonialismo e dell'imperialismo, proprio in Europa inventati e praticati su scala globale. In questo senso una critica della globalizzazione dovrà partire da una consapevolezza delle radici storiche e delle ragioni comuni dell'Europa, ma anche da un'analisi attenta e rispettosa delle proprie responsabilità storiche e delle diversità, senza timori di perdita d'identità o di status. C'è un ampio terreno di ricerca e di autocritica che può sfuggire sia alla querula lamentazione ed esaltazione del buon tempo che fu, sia all'acritica accettazione dell'ineluttabilità del già dato e del già previsto: la globalizzazione omologatrice, non la Weltliteratur, si nutre anche del fascino e della potenza delle profezie che si autorealizzano. Le modalità specificamente europee con cui si è realizzata e affermata la moderna letteratura borghese, e innanzitutto il romanzo, ci dicono che è esistito uno specifico europeo per tutto il XIX e XX secolo. Comprenderne ragioni e senso, proprio di fronte alla sua espansione globale e alle mutazioni intervenute proprio in ragione della sua egemonia possono essere un bel terreno di ricerca ma soprattutto d'incontro con i giovani di tutta Europa, sia quelli dell'Unione Europea, sia quelli ancora esterni all'Unione Europea ma che pure hanno partecipato e partecipano da secoli alle stesse problematiche, sia a Ovest che a Est, o che, provenendo da grandi culture del tutto autonome, come quelle asiatiche, con la letteratura e cultura occidentale hanno deciso o dovuto confrontarsi.

Letteratura europea e Unione Europea. Perché tutto ciò possa avvenire positivamente occorre però che prima di tutto vi sia una coscienza europea del problema. Occorre che quanto già intrapreso a livello finanziario (con l'euro, ma non solo) e legislativo (con Schengen, ma non solo), con la ricerca e con il processo di Bologna e Berlino per la formazione universitaria, inizi a produrre qualche effetto anche nella formazione secondaria. E' più facile ovviamente a livello d'istruzione scientifica e tecnica, molto più difficile e complesso, come al solito, a livello delle scienze umane e umanistiche, ove sono direttamente implicati problemi d'identità e di storia nazionale e politica. Eppure noi sappiamo, l'abbiamo accennato anche poco fa, che tra formazione e letteratura quale campo delle emozioni, degli ideali e delle ideologie c'è una stretta relazione. Ogni paese europeo ha fissato un proprio paradigma ideologico e quindi un proprio canone letterario. Costruire l'Europa significa andare oltre i paradigmi nazionali per riconoscere quanto c'è di comune e di fruibile all'interno di ogni paradigma e cosa viene riconosciuto dagli altri europei come comune e significativo per una formazione europea. In una tale ricerca non si può dunque procedere dall'alto, per via burocratica o politico-culturale, proprio perché si tratta di confrontarsi col diverso: occorre che si parta dalla situazione reale, dalla comune percezione, qui e ora, di cosa è riconosciuto come “europeo" e per quali ragioni, comparandolo però, nel tempo, con cosa è stato precedentemente riconosciuto come europeo e ora non lo è più e con cosa è riconosciuto come "nazionale" e perché. Due questioni, le due ultime, particolarmente complesse e di lunga lena, ma su cui si è già iniziato a lavorare.

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La ricerca, i suoi limiti e i suoi scopi. Queste sono state le domande fondamentali dalle quali è partita la nostra indagine. Abbiamo però deciso di far precedere l'analisi esaustiva e sistematica, che richiede tempi lunghi e finanziamenti cospicui, da un sondaggio preliminare che intanto verificasse se i presupposti di partenza fossero corretti e che potesse al contempo servire anche da stimolo ad ulteriori indagini ed aggregazioni. Un gioco dunque, ma serio, come tutti i giochi, che prevede una fase ancora lunga di ricerche e di cui il convegno odierno doveva essere soltanto una tappa di riflessione all'interno del gruppo di lavoro. Circostanze esterne, dovute all'intelligenza di una giornalista, Simonetta Fiori, e all'intervento assai acuto di un personaggio straordinario come Eugenio Scalfari, hanno trasformato un seminario di lavoro di un gruppo di ricerca in un convegno internazionale. Non ce ne lamentiamo certo, poiché speriamo che serva proprio a quegli allargamenti necessari alla ricerca, sia sul piano nazionale che internazionale. S'impone però qualche precisazione sui limiti del sondaggio e sulla sua attendibilità. Se guardiamo all'estensione del campione e alla sua rappresentatività, vi sarebbe infatti molto da ridire. Il campione è composto in tutto da poco più di quaranta docenti universitari, non selezionati (“pesati”, come si dice) in base a sesso, classe d'età, ruolo accademico, discipline letterarie praticate. Sono però tutti molto rappresentativi culturalmente e anche geo-culturalmente, poiché appartengono a quattordici paesi, per più di quaranta importanti università: dodici paesi dell'Unione Europea, uno esterno (la Russia), ma dalla straordinaria importanza letteraria per l'Europa (come il sondaggio ha confermato), e uno candidato (la Turchia) ed espressione di una cultura estranea a ciò che si definisce solitamente "europeo" o "occidentale" (e proprio per questo particolarmente interessante).

Un campione significativo. Un campione dunque forse non scientificamente rappresentativo, secondo i normali criteri dei sondaggisti. E' però un campione, come vedremo, molto significativo: possiede una sua legittimità per omogeneità culturale (una "classe" di competenti, coerente per titoli di studio e mestiere, di quasi metà dei paesi UE, e comunque dei più rilevanti per il ruolo storicamente giocato dalle rispettive letterature nazionali); si legittima inoltre anche per le risposte fornite e per gli incroci, che si prestano a molte considerazioni, validi sul piano generale, soprattutto in relazione allo scopo. In ogni caso, ed è ciò che più interessa, il campione rappresenta una percezione del canone letterario europeo maggioritaria in un ambiente scolastico universitario.

Strumenti e fini. Il fine di questo primo sondaggio, ripetiamo, non è di chiudere una ricerca e di definire ultimativamente una classifica, ma di aprire un discorso e di proseguirlo con inchieste ben altrimenti fondate, sia sul piano quantitativo che qualitativo, grazie anche alla collaborazione di tutti i presenti e di quanti oggi non sono presenti ma sono o saranno coinvolti in seguito. In questo senso uno degli obiettivi dell'indagine, almeno in Italia, grazie a «Repubblica», è stato pienamente raggiunto, come dimostra l'interesse suscitato, rilevabile anche nei siti internet oltre che sulla stampa e i mezzi di comunicazione di massa. Si è ormai aperto il problema del ruolo della letteratura nel processo di unificazione europea e quindi anche dell'insegnamento scolastico. Il che implica necessariamente quello della definizione di un "canone" della letteratura europea, che ovviamente non può e non deve comunque sostituire quelli nazionali, ma affiancarsi ad essi, su un piano di complementarità e dialettica. In questo senso gli errori fatti al momento dell'unificazione italiana possono essere utili. In una situazione in cui proprio la letteratura era stata uno dei fattori dinamici più potenti e resistenti del processo unitario, e quindi avrebbe potuto sopportare un modello plurilinguistico, rispettoso della geografia e storia della letteratura italiana (per riprendere un noto e geniale paradigma storiografico di C. Dionisotti), si scelse invece un modello "stretto", con una soluzione linguistica, quella manzoniana, contrastatavanamente dal grande G. I. Ascoli, che tagliava fuori la ricchezza delle particolarità locali. Le lingue e letterature locali hanno resistito e formano ormai buona parte della grandezza letteraria italiana del Novecento, ma questo è altro discorso. In Europa si pone un problema in parte analogo, ma per ora neppure impostato; superare la ristrettezza degli orizzonti nazionali, senza perdere troppo della ricchezza delle culture nazionali. Epperò iniziare ad affiancare alle letterature nazionali anche qualcosa che faccia intendere che è esistito ed esiste un sistema complesso, fatto di unità e tante diversità, chiamato “letteratura europea”.

Un canone europeo?. Sappiamo bene cosa implichi oggi, soprattutto nella cultura nordamericana, ma anche in parte di quella europea il concetto di "canone". Viene associato, giustamente, all'idea di Tradizione e di Gerarchia, di costrizione, non solo scolastica. Il canone è certamente stato, ed è, lo strumento per eccellenza del perpetuarsi di un Ordine e di un ruolo sociale da parte degli intellettuali: è anche lo strumento attraverso cui la cultura perpetua se stessa, soprattutto attraverso la scuola. Dall'età classica, al Medio Evo e all'Umanesimo, fino alla scuola moderna e alla costituzione dei canoni nazionali. Ma proprio per questo è stato anche un fortissimo strumento identitario, addirittura in assenza di uno Stato, come nel caso italiano. Proprio per questo è anche un possibile terreno di confronto e di conflitto, l'occasione per sottoporre a critica e verifica storica i vari canoni nazionali e il loro senso, tanto più oggi. Se infatti di fronte alla letteratura globalizzata si pone il problema di quale sia il senso di un canone continentale, come quello europeo, cosa dire allora dei vari canoni nazionali, che ancora non solo esistono ma occupano e formano l'immaginario dei giovani? Se si sta costruendo un'entità chiamata "Europa", a maggior ragione esiste e va studiata qualcosa che da sempre, prima ancora dell'istituzione dell'Unione europea, è definibile come "letteratura europea".

Comunicazione di massa e problematiche del canone. Anticanone e il canone dal basso. L'esistenza di un canone, anzi, di molteplici canoni, in una società complessa e sviluppata, è un fatto. Il vero problema è cosa fare dei canoni e come esercitarne la critica: non rifiutarne l'esistenza, poiché comunque un canone, molteplici canoni, esistono comunque. Si tratta di vedere se li si lascia in completa balia del mercato, delle grandi case editrici e dei mezzi di comunicazione di massa, quindi di logiche puramente economiche e di potere più che di gusto, o se si può intervenire criticamente nei processi politico-culturali della contemporaneità, subito, non soltanto in prospettiva storica. Anche gli anticanoni sono inevitabilmente "canoni” e ne accettano la logica: il problema è dunque: quale canone e chi lo propone. Ovvero se "subire" le classifiche dei best sellers e del consumo, oppure inserirsi secondo una logica diversa nel dibattito. Il canone esiste, insomma, si voglia o non si voglia: il problema è se subirlo o usarlo, e per quali fini usarlo. Noi intendiamo usarlo per imporre al dibattito culturale e istituzionale un tema a nostro avviso fondamentale per il futuro dell'Europa: ruolo e funzioni della letteratura e dei canoni (al plurale) nella formazione ideale, emotiva e civile dei giovani europei.

Una ricerca pluriennale e articolata. La scelta che nel corso degli anni abbiamo fatto non è stata quella delle classifiche e dei sondaggi, e dei colpi ad effetto che questi producono. Ai sondaggi e alle classifiche, provvisorie e volutamente provocatorie, siamo arrivati dopo molte altre analisi. Per prima cosa abbiamo infatti investigato il problema del canone dal punto di vista teorico e storico, in una serie coerente di numeri tematici apparsi nella rivista del Dipartimento di studi romanzi, «Critica del testo», ma con la collaborazione di tutti i colleghi di lingue letterature straniere della Facoltà di scienze umanistiche (cfr. Il canone alla fine del millennio, L'antologia poetica e Sensi, sensazioni e sentimenti, dedicato alla tematizzazione del rapporto fra emozioni e letteratura in Europa), che hanno a loro volta prodotto lavori specifici (esposti fuori dall'aula). Accanto a questa serie e parallelamente allo sviluppo del sondaggio, sono stati organizzati due convegni specificamente dedicati a nuovi aspetti del canone: da Luigi Marinelli su Omosessualità ed Europa (2006?) e da Alessia Ronchetti e Serena Sapegno, in collaborazione fra la "Sapienza" e Cambridge, su canone letterario e critica femminista ( Dentro/fuori, Sopra/sotto, 2007).

Una ricerca “dal basso". Proprio sulla base di tali presupposti e indagini, il sondaggio effettuato nelle Università europee, tra i docenti, e nell'Università "Sapienza" (per ora) fra gli studenti, si muove in un'ottica per così dire "democratica". Ovvero il rilievo "dal basso", tra competenti scelti non in base al loro potere accademico ma in base esclusivamente alla loro competenza sull'argomento e tra studenti di Laurea triennale e specialistica di una grande Università di massa, come la "Sapienza", ma ancora la prima d'Italia nel ranking internazionale, tra le prime venticinque del mondo, secondo il «The Times», proprio per il settore Art and Humanities. In una società complessa e aperta un canone accettabile e condiviso è individuabile non dall'alto ma con modalità a loro volta complesse e aperte. Soprattutto in un momento in cui il concetto stesso di “canone" è stato posto in discussione da molte parti e sotto molteplici punti di vista.

Considerazioni sui risultati. Cosa ci dicono allora i risultati aggiornati dell'inchiesta e cosa emerge dal loro confronto? Innanzitutto una sorpresa: Dante, Goethe e Shakespeare hanno soppiantato Cervantes in cima alla lista. Si tratta ancora di un work in progress e qualche spostamento è ancora possibile. In realtà, però, il distacco è così esiguo che per i primi sei-otto nomi (oltre ai tre, Tolstoj, Cervantes, Dostoevskij, Kafka, Mann), è difficile legittimare una vera e propria classifica definitiva: si va dai 28 voti dei primi tre ai 24 di Cervantes e Dostoevskij ai 23 di Kafka ai 22 di Mann. I risultati e il numero dei voti sono però molto significativi percentualmente, per quanto il numero dei votanti sia basso. Si è detto che gli interlocutori sono stati circa quaranta, per quattordici università dell'Unione Europea e della Russia, con l'aggiunta di un'università turca, Istanbul. Per le due domande più interessanti ognuno poteva disporre di 30 risposte, per un totale di circa 1200 possibilità complessive. Non tutti hanno utilizzato tutte e trenta le risposte possibili.

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Gli "Autori più importanti". L'intero arco degli autori indicati dagli intervistati conta 199 unità. Un campo molto vasto di dispersione, composto prevalentemente di autori che hanno avuto soltanto una o due indicazioni, come del resto era prevedibile: è il campo in cui all'idea di autore "canonico" si sovrappone quella del gusto personale, di autore "preferito" o comunque "importante per sé" (anche tra i "competenti"). Del resto agli intervistati non si chiedeva necessariamente un ragionamento storicamente e criticamente meditato ma al limite i primi nomi che venivano in mente, in quanto comunque significativi di una disposizione storico-culturale o di una tendenza ben presente alla mente e alla memoria. Proprio la dispersione degli autori indicati conferma però l'importanza del fattore opposto, ovvero della "condensazione" intorno ai primi dieci autori di un indice altissimo di preferenze, posto che in questo caso il rapporto fra voti espressi e voti disponibili va calcolato sul campo complessivo dei quaranta intervistati, poiché ogni partecipante al sondaggio poteva ovviamente indicare soltanto una volta un nome. I primi tre nomi della lista, Dante, Goethe e Shakespeare coprono dunque ognuno, con 28 voti, il 70% del totale possibile. Ma altissimo è anche il consenso intorno ai successivi sei (Tolstoj, Cervantes, Dostoevskij, Kafka), che oscilla fra il 62,5 e il 55 %, e degli ultimi due (Flaubert e Petrarca) che vantano il 47, 5 % di gradimento. Anche nei successivi venti si oscilla fra percentuali significative: si va dal 35 % di Ibsen al 42, 5 % di Omero e Cechov, mentre per i successivi dieci si parte dal 32,5 % di Boccaccio e si arriva al 25 % di Voltaire. Dunque esiste al momento un nocciolo duro di 10 autori in cui si riconosce dalla metà, al 70 % degli intervistati, mentre per i successivi dieci, fra i quali autori che nessuno si sognerebbe di escludere da un canone europeo, si riconosce comunque una percentuale significativa, con un ingresso forse imprevisto ma per questo tanto più significativo, quello di Stanislaw Lem, l'autore di Solaris. Se guardiamo alla distribuzione geografica delle risposte, un'analisi che andrà comunque ulteriormente precisata, la significatività del campione cresce ancora, poiché per i primi tre si deve dedurre che nel caso estremo (supponendo cioè che tutti gli intervistati di un paese abbiano votato in modo omogeneo) i colleghi di almeno nove università europee hanno espresso la loro preferenza per quei tre autori. In realtà è difficile che sia andata così, proprio su un piano probabilistico. Rimane in ogni caso fatto che la stragrande maggioranza dei colleghi consultati, qualunque sia la loro provenienza geoculturale, ritiene che Dante, Goethe e Shakespeare siano patrimonio irrinunciabile di ogni europeo e che la grandissima maggioranza ritiene che a loro vadano associati anche gli altri primi sette della lista. Dai quali però non vanno staccati troppo i successivi dieci, cui andranno uniti come seconda schiera anche i successivi trenta autori, fino a Voltaire: si tratta di autori indicati da un minimo di quattro università ad un massimo di dieci-dodici su quattordici complessive. Non si dimentichi soprattutto un fatto: si tratta di indicazioni che prescindono completamente da preferenze campanilistiche: gli intervistati non potevano in nessun caso indicare un autore del proprio paese di appartenenza.

Le domande di "controllo", il canone dell'infanzia e le Opere canoniche. Prima dì passare ad un esame storico-critico delle risposte, vediamo cosa è avvenuto per altre tre domande-chiave: quella riguardante le opere ritenute più importanti, quelle sui libri più importanti per l'infanzia e quella sugli autori ritenuti più europei. Mi soffermerò prima su quest'ultima, che è stata concepita quasi come unadomanda di "controllo" sulla precedente. Il numero di risposte ricevute è stato minore, perché paradossalmente, ma non troppo, ritenuta troppo vaga o, al contrario, ripetitiva della precedente. In effetti la sua funzione si è rivelata realmente preziosa: i dieci autori ritenuti più "europei" (con l'inclusione molto sorprendente, da molteplici punti di vista, di Antonio Tabucchi) sono all'incirca gli stessi della lista precedente, con qualche significativa variazione nella gerarchia: al primo posto, e largamente, Cervantes, quindi Shakespeare, Kafka e Mann, seguiti da Dante, Goethe, Petrarca, con l'inclusione di Joyce, e infine da Dostoevskij. C'è qualche problema evidentemente a definire cosa è “europeo" in senso stretto, ma le gerarchie di un canone europeo sembrano consolidate, pur se desta qualche meraviglia l'eliminazione di fatto dall'elenco nientemeno che di Tolstoj e Flaubert. Torniamo ora alla seconda lista basata su trenta risposte, quella relativa alle opere più importanti. Accanto ad Amleto, a pari merito, troviamo il Quijote: due opere che col nome del protagonista, coincidente col titolo, hanno dato luogo ad un aggettivo che definisce uno stato esistenziale, davvero molto europeo prima che globale: tra gli autori il solo Kafka, ma col proprio nome, è giunto a un simile exploit; Boccaccio, che pure fa parte del catalogo, costituisce un caso a parte e forse quasi esclusivamente italiano. Quel che però interessa è la convergenza e la parziale differenza rispetto alla lista degli autori. Vi sono infatti autori di una sola grande opera, che quindi figurano in questa lista ai primi livelli, corrispondentemente a quanto accade per la lista degli autori più importanti e vi sono invece autori di numerose grandi opere che mentre figurano ai primi posti dell'altra lista (come Thomas Mann, Dostoevskij e Kafka) ripartiscono la loro presenza in questa tra più opere e quindi sono compresi non fra i primi dieci ma nei successivi. E' notevole in questa lista, come in quella degli scrittori più europei, l'ingresso di Joyce, che del resto figura molto in alto anche nell'elenco degli autori più importanti. Ma soprattutto è importante la presenza di Omero, con tutti e due i poemi, a pari merito, e di Proust.

Esclusioni. Non insisterò oltre su fatti classificatorii se non per notare come tra le prime dieci, e poi le 20 e le 30, si collochi davvero il meglio della letteratura europea, malgrado l'indice di dispersione (sono circa 250 le opere complessivamente indicate nelle risposte) e malgrado capolavori importantissimi restino fuori, dalla Chartreuse de Parme (ma c'è il Rouge et noir ) alla Chanson de Roland al Principe di Machiavelli (caso davvero singolare, spiegabile soltanto in ragione di una sua presunta estraneità ad un canone letterario), per citarne soltanto alcuni. Il caso della Chanson de Roland , posto all'inizio di ogni antologia letteraria europea, merita però qualche ulteriore osservazione poiché se associato alle altre indicazioni, e a qualche assoluta assenza, come quella di Manzoni (che invece sarà in posizione eminente nel canone tutto italiano degli studenti), ci dice complessivamente e provvisoriamente qualcosa sull'Europa e gli Europei.

Una letteratura laica. La letteratura è interpretata e vissuta come un fenomeno che riguarda l'interiorità e la formazione emotiva, ideale e civica dell'individuo: un sistema che potremo definire complessivamente laico. La religione e le sue varie articolazioni, anche le più alte, e soprattutto le più segnate ideologicamente, non sembrano far più parte del canone consolidato delle radici e dei valori europei. Il rango occupato dai grandi romanzi dell'Ottocento e del Novecento è al riguardo molto significativo. Ma sulla valutazione critica delle liste torneremo. Osserviamo intanto che se il ventaglio delle opere più importanti è molto ampio per la letteratura degli adulti, si restringe molto a livello di letteratura per l'infanzia, un'età particolarmente delicata ai fini formativi. Qui, malgrado gli intervistati siano stati alquanto reticenti (taluno adducendo addirittura di non ricordare più le proprie letture giovanili), il quadro è molto preciso e delinea una situazione abbastanza omogenea, ove i primi cinque della classifica sono veramente autori-chiave per ogni bambino o giovanissimo europeo, mentre successivamente il ventaglio si apre e delinea scelte e gusti molto articolati. E' anche questo un punto fermo. Prima di riprendere l'esame delle due liste chiave (autori e opere più importanti) nelle risposte fornite da un campione di studenti della "Sapienza", e lasciando ad altri il commento su altre tabelle, vorrei infine notare che la risposta alla richiesta di indicare i cinque autori più trasgressivi vede ai primi due posti due autori, Joyce e Kafka, compresi ai primi posti anche nel canone "regolare" e due autori, Camus e Beckett, che si collocano invece oltre i primi trenta della lista, ma con preferenze non irrisorie (7 entrambi). Anche questa è una tabella "di controllo", poiché indica che le risposte fornite alla domanda "normativa” sono attendibili e non hanno privilegiato una visione scolastica del canone.

Gli studenti. Il campione studentesco è anch'esso criticabile, in astratto, poiché è composto da circa 350 intervistati, ristretti alla sola università di Roma "Sapienza" e alla sola Facoltà di Scienze Umanistiche. E' anch'esso casuale, ma secondo una sua logica, poiché riguarda studenti di ambo i sessi della Laurea triennale e specialistica in Lettere e in Lingue e letterature straniere moderne. Non ha inoltre, per ovvi motivi, restrizioni nazionali: gli studenti potevano cioè indicare anche autori italiani. Ciò naturalmente comporta un evidente tasso di campanilismo (o meglio un'incidenza del più noto sul meno noto), ma consente anche di misurare in concreto quale sia l'incidenza di un canone nazionale su uno europeo (esperimento che sarebbe interessante ripetere negli altri paesi UE).

Gli studenti e le opere. La prima constatazione è che dei dieci del canone dei docenti spariscono sei opere; rimangono l' Odissea , la Commedia, Hamlet e il Quijote, mentre altre, comprese nell'altro canone tra le seco n de file, salgono tra le prime dieci: Fleurs du mal e Decameron . La Commedia sovrasta ogni altra opera, con 190 preferenze su 350 intervistati; il Quijote segue con 99 preferenze e gli altri via via. Forse sarebbe il caso di ripensare al ridimensionamento operato nei programmi scolastici sulla Commedia : è ancora oggi l'opera italiana più letta al mondo e più amata dagli studenti. Entrano invece alcune opere evidentemente ben presenti al canone scolastico italiano, come I promessi sposi e La coscienza di Zeno , mentre tra canone scolastico e interessi giovanili molto marcati e comprensibili si collocano Romeo and Juliet e The picture Of Dorian Gray . La seconda constatazione è che spariscono tutti gli autori in lingua tedesca, tranne Kafka, malgrado vi fossero tra i collaboratori anche studenti di tedesco. Più coerenti con la lista dei docenti sono invece le posizioni dai dieci ai venti e dai venti ai trenta, con qualche ovvia esclusione e qualche interessante inclusione (Orwell, E. Bronte e J. Austen, ad esempio, tra gli stranieri).

Gli studenti, gli autori e le autrici. Nella lista degli autori si nota di nuovo, ovviamente, la presenza di qualche italiano altrimenti quasi inesistente nella lista dei docenti europei (Pirandello, di gran lunga avanti a Manzoni, che a sua volta precede Leopardi, con scarto analogo). I primi quattro della lista dei docenti vi sono però tutti (Dante, Shakespeare, Cervantes, Goethe). Se Goethe è al decimo posto, gli altri tre sono ai primi, mentre si conferma la presenza di Oscar Wilde e di Joyce, insieme a quella di Baudelaire. E' interessante notare che mentre nell'elenco delle opere più importanti figurano E. Bronte e J. Austen, con un romanzo ciascuna, nell'elenco degli autori più importanti apparentemente sono sparite. E' probabilmente soltanto un effetto ottico, poiché essendo per gli studenti sdoppiata la domanda, figurano al secondo e terzo posto delle autrici più significative, precedute, con largo distacco, dalla sola Virginia Woolf, e seguite da uno stuolo di italiane, a cominciare dalla Morante per finire alla Fallaci e all'Aleramo. Anche questo è però un segno interessante: indica un'attenzione all'attualità e alla contemporaneità e talvolta ai suggerimenti del mercato che dovremo verificare sul complesso delle schede. Certamente il tasso di condensazione relativo è di gran lunga inferiore a quello riscontrabile nell'elenco "maschile" e in quello delle opere, così come a maggior ragione, in quello dei docenti. Segnala un canone ancora in formazione e una difficoltà su cui occorre ancora ragionare. Ci dice che comunque il “canone", o meglio “il gusto”, dei giovani studenti è più vicino al mercato e alla contemporaneità di quello dei docenti, pur se riflette a volte molto più pesantemente il canone scolastico. Nessuna sorpresa: si noti però come alcuni autori, presenti in posizione eminente o significativa soltanto nel canone studentesco, corrispondano ai dieci autori più venduti delle collane Ottocento e Novecento allegate per un certo periodo al quotidiano «Repubblica» (e compresi nella cartellina: U. Eco, I. Allende, Calvino, Hugo, Dickens, Bronte).

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Qualche conclusione provvisoria. Vediamo ora di abbandonare la pura statistica e di vedere se si può trarre da quanto precede qualche conclusione e qualche indicazione operativa per il lavoro successivo. Vi sono alcuni autori e alcune opere che fanno parte del patrimonio primario della letteratura europea sia per i docenti che per gli studenti: Commedia , Hamlet , Quijote . Vi è un altro autore, Goethe, oltre Dante, Shakespeare e Cervantes, che fa parte della stessa classe. Intorno a loro si muove una costellazione di altri autori e opere (Tolstoj, Flaubert, Joyce, Omero) che godono, seppure in varia misura, dello stesso privilegio. Intorno ruota un'altra decina di autori, da Kafka a Baudelaire a Dostoevskij a Boccaccio a Stendhal a Mann, a Proust, a Petrarca, che rendono il quadro più articolato diacronicamente e tematicamente.

I paesi più rappresentati. Se ci fermiamo alla lista dei docenti, notiamo che tra i primi dieci sono rappresentati i paesi che nel corso dei secoli hanno esercitato una funzione egemonica, per periodi più o meno lunghi, sulla cultura e sulla letteratura del vecchio continente: la Francia con 2 autori, come l'Italia e l'antica Grecia, Inghilterra, Irlanda, Germania e Russia con 1; fra i primi 20 la Francia con 3, l'Italia con 2, come la Germania e la classicità greco-latina, cui vanno aggiunti Boemia e Austria ovvero altre due opere di lingua tedesca, espressione dell'Impero austro-ungarico e della cultura mitteleuropea. Fra le prime trenta la Francia colloca altre 3 opere, l'Inghilterra 4, la Russia 3, l'Italia, l'Impero austro-ungarico, la Svezia e la classicità latina 1.

I generi letterari. Sono opere distribuite abbastanza omogeneamente nel tempo, dal Medioevo al Novecento, con significative presenze della cultura classica (Omero, Sofocle, Virgilio, Ovidio): è una lista che si presta ad un uso scolastico non autoritativo ma aperto, soprattutto se allargata ai primi trenta autori. Colpisce la progressiva assoluta egemonia del genere moderno per eccellenza, il romanzo, quello che Schlegel definiva come l'espressione della vita stessa. Solo il teatro compie qualche incursione significativa. Dal XVIII secolo ad oggi un solo poeta entra nel canone: Baudelaire, e con qualche fatica. La poesia è altrimenti tutta classica o italiana (medievale e rinascimentale), fino a Tasso: ciò che spiega anche l'assenza completa di un autore italiano dopo Tasso, Leopardi compreso, indicato soltanto da pochi felici. E' tramontato un genere e una forma di civiltà e inizia la grande civiltà borghese moderna, dalla quale la cultura italiana è sostanzialmente esclusa o ridotta ad un ruolo di comprimaria. Il romanzo è il grande serbatoio produttivo dell'immaginario, dei sentimenti e della cultura moderna europea. Farne un soggetto formativo per sviluppare la capacità critica del giovane europeo di domani è necessario, per capire cosa unisce ma soprattutto per capire in piena coscienza chi siamo, cosa vogliamo e perché lo vogliamo.

Risultati e istituzioni. I risultati del sondaggio potranno essere integrati e adattati alle singole realtà nazionali, con le quali è prevedibile un rapporto di complementarietà, ma sembra difficile che si possa sfuggire alla necessità di riflettere e agire anche a livello istituzionale affinché di una realtà così evidente e presente come quella europea non si faccia oggetto di studio scolastico organizzato, come del resto in parte avviene già in Italia, in molte antologie scolastiche, ma con mille difficoltà legate alla definizionem complessiva del canone della letteratura italiana e alle necessità degli orari. E altrove? Fra letteratura, società e potere politico corre sempre e comunque un rapporto biunivoco di scambio. Lo dimostrano del resto anche i premi Nobel e la logica della loro attribuzione. In gran parte francesi o tedeschi nella prima parte del XX secolo, poi aperti anche agli USA e solo recentemente a culture emergenti, nessuno dei grandi autori del Novecento riconosciuti dal sondaggio come fondamentali per un canone europeo ed emblematici per il romanzo moderno ha vinto il Nobel, tranne Tolstoj e Mann: ma non Proust, Joyce, Musil, Kafka. C'è un divario da colmare fra coscienza della critica scientifica e percezione dei lettori, ma non così ampio come ci si sarebbe potuto aspettare: la scuola e il suo canone ancora funzionano. Una letteratura europea esiste, negli autori e nelle opere di riferimento, nella coscienza comune europea dei competenti e degli studenti. Come studiarla e come articolarla rispetto ai canoni nazionali è altra ma non secondaria questione sulla quale forse potremo e dovremo lavorare prossimamente, a partire dai dati presenti e da quelli che continueremo a raccogliere. Occorre però un impegno che travalica i limiti di una ricerca accademica: occorre un impegno delle istituzioni, a cominciare dalle Università, ma non solo.

Le prospettive future. E dunque, si è detto. Calibrare, allargare e approfondire il sondaggio, investendo tutti i paesi della Unione Europea, le scuole secondarie superiori e le università, estendendo il campione e coinvolgendo in massa gli studenti e i laureati, organizzando dibattiti e convegni in tutti i principali paesi, coinvolgendo in una grande ricerca le principali università di tutta la UE. Sensibilizzare le istituzioni culturali e politiche perché mettano nell'agenda il problema di una Maastricht europea della cultura e in particolare il problema dell'insegnamento di una Letteratura europea, secondo modalità che dovranno essere tutte ancora esaminate discusse, ma di cui intanto abbiamo cercato di fornire un esempio, senz'altra ambizione che di gettare un sasso nello stagno. In fin dei conti aveva ragione E. R. Curtius più di 50 anni fa: l'insegnamento e i compiti della letteratura in Europa sono rimasti quelli dell'800, malgrado i tanti rinnovamenti metodologici. Ora occorre forse tirare le somme e ragionare su un piano continentale, con tutte le molte e importanti conseguenze prevedibili.

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