"La Repubblica" 1 maggio 2007

L' EUROPA DEGLI SCRITTORI

"La Repubblica" 14 giugno 2007

IL CANONE DEGLI SCRITTORI

SIMONETTA FIORI

Articoli di "La Repubblica" in pdf

Il canone degli scrittori

L'Europa degli scrittori pag. 50

L'Europa degli scrittori pag. 51


Ideata dal filologo Roberto Antonelli della Sapienza l'indagine si è svolta in dodici paesi con un questionario sottoposto a tre università per paese. Tra i classici ha vinto Miguel de Cervantes mentre Dante si è classificato secondo Goethe è terzo e Dostoevskij quarto. Nella letteratura del Novecento trionfa James Joyce, seguito da Mann e da Proust. Per l'Italia c' è Pirandello ma non tra i primi.

L'EUROPA DEGLI SCRITTORI E' stata costruita l'Europa dell' economia e della politica, ma esiste un'Europa della letteratura? Esiste cioè una piccola biblioteca condivisa nella quale i cittadini europei possano ritrovare una comune identità anche sul piano delle emozioni? Da questa insolita e appassionante domanda è partito Roberto Antonelli, apprezzato studioso di filologia e preside della Facoltà di Scienze umanistiche alla Sapienza di Roma, per tracciare una sorta di canone letterario europeo, fondato sugli autori e sulle opere selezionati dalle più prestigiose università di dodici paesi del vecchio continente.

Un'inchiesta meticolosa e sistematica, articolata intorno a sedici domande, alle quali hanno risposto critici letterari e studiosi di diverse comunità accademiche. Di straordinario interesse l'esito della mappatura, che individua un minimo comun denominatore tra realtà differenti come Portogallo e Russia, Scandinavia e Spagna. Un drappello di autori classici in cui riconoscersi tutti, da europei.

«Non è questione di poco conto», spiega il professor Antonelli. «Qui entra in gioco il rapporto tra letteratura e sensi, sensazioni e sentimenti. Qualche anno fa svolgemmo una ricerca sul "Lessico europeo dell' affettività" partendo proprio dagli inizi della lirica moderna, ovvero dall' analisi della lirica trobadorica e romanza, uno dei terreni fondamentali su cui si è formata la sensibilità europea. Se la letteratura è dunque in rapporto diretto con le emozioni, è interessante stabilire all' inizio del nuovo millennio l' esistenza in Europa d' una coscienza sentimentale comune».

Essere europei, in sostanza, non solo sul piano legislativo e finanziario, ma anche sotto il profilo assai più complesso della sensibilità. Si può formare allora un canone europeo? Ci sono romanzieri e poeti da considerare fondamentali per la formazione d' un giovane europeo? I risultati dell'indagine non lasciano spazio a dubbi. Esiste una ristretta cerchia di autori e di opere in cui si ritrovano culture nazionali differenti, una letteratura europea che agisce da collante tra identità anche distanti. I primi quattro busti del Pantheon letterario appartengono a Cervantes e Dante, Goethe e Dostoevskij, «tutti scrittori di paesi diversi, inclusa la Russia identificata come realtà europea». Diversa anche l'epoca d' appartenenza, «c'è l'autore medievale e l'iniziatore del romanzo moderno, il maestro del romanticismo e il grande romanziere dell' Ottocento». Può essere interessante rilevare che Shakespeare è solo al quinto posto, mentre nella classifica delle opere il suo Amleto assurge al terzo scalino.

«Al vertice troviamo il Don Chisciotte, esito speculare alla classifica degli autori. Così come di seguito figura la Commedia, parallelamente al secondo posto di Dante tra gli autori. L'Amleto invece sorpassa il Faust, costringendo Goethe al quarto posto. Perché questa discrepanza? Può essere significativo che tra le prime opere figurino due capolavori capaci di definire due diversi modi d' essere - donchisciottesco e amletico - in cui s'identifica lo spirito europeo». Per la classifica del Novecento esiste un' ampia convergenza su un ristretto gruppo di autori, seguito però da una lunga lista di preferenze che variano a seconda del paese. Il podio è dominato da James Joyce, alle sue spalle si colloca Thomas Mann e il terzo posto è occupato da Marcel Proust (il primato italiano spetta a Luigi Pirandello, ma collocato nella fascia bassa della classifica). Se Joyce rappresenta la crisi del romanzo e la crisi dell' io, Thomas Mann è l' eroe della grande borghesia europea, raccontata nella sua grandezza e nel suo malinconico declino, e infine Proust produce un cortocircuito tra memoria ed esistenza. «I tre aspetti più alti della crisi dell' io nella modernità», sintetizza Antonelli, che richiama l'attenzione anche sulla grande operazione linguistica di Joyce, autore anticanonico per eccellenza e tuttavia anche rifondatore d' una tradizione (a partire dal titolo Ulysses dato al suo capolavoro).

Questo nuovo canone europeo disegnato dall'inchiesta diverge in modo assai significativo da quello indicato qualche anno fa dal critico americano Harold Bloom, che collocava Shakespeare al centro della mappa, seguito al terzo posto da Chauser. «Il suo Canone Occidentale denunciava chiaramente un carattere angloamericano, con l' esclusione di autori come Petrarca e Boccaccio. Ciò che colpisce nel Canone europeo emerso dall' indagine è la forte coscienza classica, con i poemi omerici tra i primi dodici titoli (Iliade e Odissea presenti in tutti i questionari) e l'inclusione di Ovidio e Virgilio, "il poeta dell'Europa", secondo la formula di Eliot». In questo nuovo Pantheon anche Petrarca ha un ruolo di prim'ordine, al sesto posto nella classifica degli autori ritenuti più europei. «E' quello che ha unificato l'Europa dal punto di vista poetico. La lirica cortese finisce con Petrarca e il suo sonetto».

Siamo in presenza, continua Antonelli, di quella «sopravvivenza dell'antico» che ha avuto illustri interpreti in Warburg, in Auerbach e soprattutto in Curtius, autore dell' ormai classico Letteratura europea e Medio Evo latino, l' unico libro scritto sull' argomento e fondato sulla continuità tra antichità classica e letteratura occidentale. Ma quella di letteratura europea è una nozione accettata? Al modello di Curtius, che incarna una concezione unitaria del patrimonio europeo, si contrappone quello frammentario di Guizot, che valorizza le differenze culturali. «Edgar Morin suggerisce la categoria di dialogicità, ossia l' interazione tra culture diverse», dice Antonelli. «Formare un Canone letterario europeo non significa certo ingabbiare l'Europa, passando sopra le sue innumerevoli diversità linguistiche e culturali. Al contrario, nel rispetto della diversità, si tratta di rintracciare gli elementi comuni per contribuire a unificare la coscienza europea del domani».

Si può dare una definizione di canone? «Il canone è l'elenco gerarchico degli autori ritenuti fondamentali per la formazione culturale. Una sorta di bussola per fare ordine nel caos. Per questa ragione oggi non solo è poco amato, ma talvolta espressamente rifiutato. C'è chi sostiene che non deve esistere. In realtà è una sciocchezza, perché si voglia o meno oggi già esiste. Basti guardare la classifica dei bestseller: è anche quello un canone, fondato però non sulla qualità delle opere ma sul consumo». La ricerca, finanziata con i soli fondi delle ricerche di Ateneo, potrebbe tradursi anche in un' iniziativa politica promossa dall' Italia a Bruxelles. «Perché non introdurre nelle scuole e nelle università l' insegnamento di una letteratura europea? Questo potrebbe valere anche per le facoltà non umanistiche», suggerisce Antonelli. «Così come la letteratura italiana ha contribuito a fare gli italiani, una coscienza letteraria condivisa potrebbe fare gli europei». Nel nome di Cervantes e Dante, il cammino è già tracciato.

top

IL CANONE DEGLI SCRITTORI C’è chi non si sorprenderà, essendo la Commedia l’opera italiana più letta al mondo. È Dante Alighieri il timoniere dell’Europa dei colti, insieme a Goethe e Shakespeare guida del nuovo canone letterario così come viene disegnato da un originale sondaggio promosso dalla facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università La Sapienza (tra le prime venticinque del mondo, secondo il Times,proprio per il settore Art and Humanities). I risultati definitivi dell’inchiesta spodestano Cervantes del primato tra gli autori — appariva primo in una classifica ancora provvisoria — per confermare il Don Chisciotte in cima alle opere scelte dai lettori europei per sintonia culturale e inclinazione sentimentale.

Sono Dante e Goethe, Shakespeare e Cervantes i quattro autori che abitano stabilmente la coscienza letteraria europea, i riferimenti irrinunciabili per una costruzione identitaria, accompagnati a breve distanza da una costellazione di altri scrittori — Tolstoj e Flaubert, Joyce e Omero — che godono pur in varia misura dello stesso privilegio. Intorno a loro un’altra decina di prediletti — da Baudelaire a Kafka, da Boccaccio a Dostoevskij, da Petrarca a Stendhal, da Proust a Mann — rende più articolato lo scenario delle sensibilità, omogeneamente spalmato dal Medioevo al Novecento. Può sorprendere l’assenza di Omero dall’Olimpo, in assoluto “l’artefice del primo romanzo della letteratura occidentale”, creatore d’una mitologia ancora viva nelle nostre letterature, come rileva Eugenio Scalfari in un editoriale dedicato all’inchiesta (Repubblica 6 maggio). Ma per molti degli interpellati la letteratura europea comincia nel XVI secolo, una scelta di per sé rivelatrice del rapporto con l’eredità classica. In questo nuovo canone letterario l’assoluta egemonia è esercitata dal romanzo moderno, «quello che Schlegel definiva come espressione della vita stessa», dice il filologo Roberto Antonelli, preside della Facoltà di Scienze Umanistiche e promotore della preziosa mappatura. «Soltanto il teatro compie qualche incursione significativa. E dal XVIII secolo a oggi un solo poeta entra nel canone: Baudelaire, e con qualche fatica». Il romanzo moderno come grande serbatoio produttivo dell’immaginario, dei sentimenti e della cultura europea. «Farne uno strumento formativo per il giovane europeo di domani è necessario: per capire ciò che ci unisce e per comprendere in piena coscienza chi siamo».

La letteratura come fattore dell’identità europea, prima ancora dell’economia e della politica. Tra le novità dell’inchiesta — condotta nelle principali università di dodici paesi europei (oltre Russia e Turchia) e discussa domani e dopodomani a Roma nel convegno internazionale Un’Europa da insegnare? Canone e letteratura/e europea/europee al quale partecipano tra gli altri Eugenio Scalfari, Piero Boitani, Cesare Segre, Francisco Rico, Vincente Beltran, Guy Achard-Bayle e Luigi Marinelli — c’è anche un sondaggio “dal basso” realizzato tra trecentocinquanta studenti italiani della Sapienza. «L’opera prescelta», spiega Antonelli, «è sempre la Commedia, affiancata da letture ben presenti nel canone scolastico come I Promessi Sposi e La coscienza di Zeno o da opere da sempre amate dai giovani come Romeo and Juliet e The Picture of Dorian Gray. Il gusto degli studenti è naturalmente più vicino al mercato e alla contemporaneità. Nessuna sorpresa: si noti però come alcuni autori, presenti in posizione eminente o significativa nel canone studentesco, corrispondano ai dieci autori più venduti delle collane Ottocento e Novecento allegate per un periodo a Repubblica (Eco, Allende, Calvino, Hugo, Dickens e Brontë)».

I paesi più rappresentati nel nuovo canone europeo indicato dai docenti sono quelli che nel corso dei secoli hanno esercitato una funzione egemonica sulla cultura del vecchio continente, dalla Francia all’Italia, dall’Inghilterra all’antica Grecia. Tra i capolavori esclusi sorprendono la Chanson de Roland (posto all’inizio di ogni antologia letteraria europea), il Principe di Machiavelli (considerato forse estraneo al canone letterario) e i Promessi Sposi (recuperati però dagli studenti). Tra le inclusioni, va rimarcata quella di Antonio Tabucchi, tra i primi dieci autori ritenuti “più europei”. Umberto Eco figura al quinto posto nella classifica degli autori giudicati “più trasgressivi”, un questionario non da tutti completato perché considerato ripetitivo rispetto alla domanda di fondo: la letteratura, s’obietta, è sempre trasgressiva. Naturalmente, avverte il professor Antonelli, questa è solo una tappa del sondaggio, che fa seguito ad accurate ricerche sul tema del canone, anche in collaborazione con l’Università di Cambridge. Ora occorre approfondire la mappatura, estendendo il campione agli studenti e ai laureati di tutti i principali paesi europei. «Alla politica spetta mettere in agenda il problema di una Maastricht della cultura, anche istituendo l’insegnamento di una Letteratura europea». Insomma, solo un sasso nello stagno, lanciato dalla Sapienza e speriamo accolto da Palazzo Chigi e poi da Bruxelles.

top

 

Torna all'home page