Pier
Luigi Nervi, progettista, ha rappresentato nel mondo, per decenni,
il genio dell'architettura italiana
che, per suo merito, è stata a lungo percepita come alta ed
equilibrata sintesi di invenzione strutturale e spaziale e di eleganza
naturale; spesso nei Paesi più lontani il nome di Nervi ha
evocato quello di Brunelleschie i progettisti italiani hanno partecipato
del suo carisma. Pier Luigi Nervi, docente, ha rappresentato a Roma
un fondamento su cui è nata la nostra Scuola di Architettura,
la volontà di affermare, nell'intuito progettuale, l'unità
della conoscenza tecnica e del talento formale. Oggi la sua eredità
di maestro di progettazione sembra essere raccolta soltanto lontano
dall'Italia; il suo insegnamento sembra non animare più la
Facoltà che fu anche sua.
Per questo occorre parlare di nuovo di Pier Luigi Nervi qui, a Roma,
per noi stessi architetti e ingegneri della Scuola romana; e per tutti.
I temi
introdotti da queste brevi note hanno fatto da cornice sia alle relazioni
che si sono susseguite nella giornata introduttiva, sia alla conferenza
di Santiago Calatrava che ha occupato l'intera sessione della seconda
giornata. La
formula del Convegno prevedeva che in ciascuna delle due sessioni
della prima giornata le relazioni fossero discusse e commentate attraverso
una serie programmata di interventi. Nella fase di apertura del Convegno
sono intervenuti il Rettore della Sapienza Giuseppe D'Ascenzo, il
Preside della Facoltà di Architettura Mario Docci e il Direttore
del Dipartimento di Progettazione architettonica e urbana Lucio Barbera.
Successivamente, alle relazioni di Giorgio Muratore, che ha illustrato
il ruolo di Pier Luigi Nervi nel panorama romano degli anni Cinquanta
e Sessanta, di Antonio Michetti, per molti anni assistente di Pier
Luigi Nervi nella Facoltà di Architettura e di Massimo Majovecki
(docente nella Facoltà di Ingegneria di Bologna), che ha trattato
di Nervi, Morandi e Musmeci nell'ambito della Scuola dell'Ingegneria
Italiana, hanno fatto da contrappunto le riflessioni critiche di Guy
Nordenson, della Princeton University, e di Giuseppe Rega. Chairman
di questa prima sessione: Paola Coppola Pignatelli.
Nella
sessione del pomeriggio le relazioni affidate rispettivamente a Mario
Desideri, che è stato il collaboratore di maggior rilievo di
Pier Luigi Nervi, ("Pier Luigi Nervi attraverso le sue opere")
e a Gabriele Del Mese della Ove Arup di Londra ("Ingegneria e
architettura oggi") hanno stabilito un significativo confronto
tra le trasformazioni che ha subito il progetto integrato in questi
ultimi trent'anni. Su questo tema e sulle concrete condizioni operative
dei progettisti oggi in Italia sono intervenuti, coordinati dal chairman
Sergio Lenci, Francesco Cellini, Eduardo Vittoria e Maurizio Cagnoni,
anch'egli, sul finire degli anni Sessanta, collaboratore dello Studio
Nervi.
La
sessione di sabato, diretta da Lucio Barbera, è vissuta sulla
vibrante conferenza - in italiano - di Santiago Calatrava, forse l'ingegnere-architetto
di maggior spicco nel panorama internazionale contemporaneo, che non
solo ha illustrato attraverso video e diapositive gli aspetti più
significativi del suo lavoro, ma è riuscito a trasmetterne
il senso profondo ad una platea foltissima ed attenta che alla fine
gli ha tributato un'emozionata ovazione. Un interesse particolare
hanno riscosso le sculture di Calatrava che egli ha presentato come
un vero e proprio laboratorio di studio per le sue audaci soluzioni
strutturali. La parte finale della sessione è stata interamente
occupata dalle risposte, lunghe ed esaurienti che Calatrava ha fornito
alle numerose domande degli studenti e dei docenti intervenuti.
.
La
Repubblica, 22 dicembre 1999
pagina 28
L'artista del cemento armato
Nervi
di Armando Besio
Aveva l'audacia dell'ingegnere, la fantasia dell'architetto, la concretezza
dell' imprenditore. Geniale progettista di edifici spettacolari, Pier
Luigi Nervi a differenza della maggior parte dei colleghi era anche
un costruttore. Possedeva un'impresa, la Nervi e Bartoli spa, fondata
a Roma con un cugino, che gli consentì di realizzare in proprio,
"chiavi in mano", quasi tutti i suoi progetti più
importanti, intervenendo di persona in ogni fase del processo costruttivo,
dal primissimo disegno all'ultimo mattone. Uomo di studio e di cantiere,
Nervi era anche professore universitario. "L'invenzione strutturale
- insegnava ai suoi studenti della Sapienza - non può che essere
il frutto di un'armoniosa fusione di personale intuizione inventiva
e di impersonale, realistica, inviolabile scienza statica". Proprio
la Sapienza gli ha appena dedicato un convegno internazionale nel
ventesimo anniversario della morte.
"Le opere di Nervi, sintesi di invenzione strutturale e spaziale
ed eleganza naturale, hanno rappresentato per decenni il genio dell'architettura
italiana nel mondo", ha sottolineato il professor Piero Ostilio
Rossi, uno degli organizzatori. L'intervento più applaudito
è stato quello di Santiago Calatrava, lo spericolato ingegnere-architetto
spagnolo, star dell'architettura contemporanea, che in Nervi ha riconosciuto
il suo primo maestro. Un maestro severo. Ingegnere, rimproverava agli
architetti la disattenzione ignorante in materia di statica. Architetto,
contestava agli ingegneri la ruvida mancanza di sensibilità
estetica. Costruttore, sperimentava nuove tecniche industriali (la
prefabbricazione strutturale in cemento armato) e inventava nuovi
materiali (il ferro-cemento). Saggista, denunciava "il distacco
tra mentalità matematico-tecnica e intuitivo-artistica",
individuando nella separazione scolastica e professionale tra ingegneria
e architettura la causa principale della crisi dell'architettura moderna.
Una crisi che egli - convinto, con Palladio, che "la forma è
più importante della materia" - cercò di risolvere
coniugando "forza, semplicità e grazia".
"Il più geniale modellatore di cemento armato della nostra
epoca" (il giudizio è di Nikolaus Pevsner) era ligure
di famiglia (Savona, dove costruì il palazzo della Provincia
e la nuova stazione ferroviaria), valtellinese di nascita (Sondrio,
1891), romano di adozione: ufficio in lungotevere Arnaldo da Brescia,
capannone alla Magliana. Laureato in ingegneria civile, debuttò
come progettista a Napoli nel '27, col cinema Augusteo. Si impose
negli anni Trenta, dapprima con lo stadio comunale di Firenze, dove
sconcertò i tradizionalisti inventando acrobatiche scalinate
elicoidali sospese nel vuoto, quindi con le gigantesche aviorimesse
costruite per l'aeronautica militare, dove nelle arditissime coperture
a campata unica sperimentò la prefabbricazione in cemento armato
("il più bel materiale che l'umanità abbia mai
inventato", diceva). Nel '45 uscì il suo libro più
famoso, "Scienza o arte del costruire", ripubblicato un
paio d'anni fa con una prefazione di Aldo Rossi ("È uno
dei pochi testi che ho sempre consigliato ai miei studenti").
Gli anni '50 lo consacrano architetto architetto di fama internazionale.
Nervi lega il suo nome a due avvenimenti simbolo della nuova Italia
del boom: le Olimpiadi di Roma (sono suoi il Palazzetto dello Sport,
lo stadio Flaminio, il viadotto sopraelevato di corso Francia) e l'esposizione
torinese Italia '61 (il Palazzo delle esposizioni, progettato e costruito
in soli undici mesi). Con Breuer e Zehrfuss firma a Parigi il Palazzo
dell'Unesco, con Gio Ponti a Milano il grattacielo Pirelli. Negli
anni '60 è il progettista italiano più famoso nel mondo.
Lo chiamano a San Francisco (la cattedrale di Santa Maria), a New
York (la stazione degli autobus del George Washington Bridge), in
Canada (un grattacielo a Montreal), in Australia (la cattedrale di
New Norcia, presso Perth). Un giorno del '64 riceve un invito in Vaticano.
È Paolo VI in persona che vuole incontrarlo. Gli ha parlato
di lui monsignor Costa, il vescovo conciliare ligure - inviso al cardinale
Siri e amico di Montini - che di Nervi è cugino. Gli affida
la costruzione della nuova aula per i pellegrini. "Uscì
dal primo incontro scosso e turbato", racconta l'ingegner Mario
Desideri, ex braccio destro di Nervi: "La sola idea di dover
costruire un edificio all'ombra della basilica di San Pietro gli procurava
un autentico tormento interiore. Fu Paolo VI a rincuorarlo, e Nervi
ritrovò l'abituale, coraggioso entusiasmo".
Morirà nel '79, a 88 anni. L'ultimo suo sogno è il ponte
sullo stretto di Messina. Lo immagina sospeso, a campata unica. A
un giovane collaboratore che lo sconsiglia dal partecipare al concorso
- un'impresa troppo difficile, e rischiosa - l'anziano maestro risponde
seccato: "Ma lei è più vecchio di me!"
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