| Il progetto per un Museo dell’Architettura
a Parigi, elaborato sul sito della Défense nel 1985 da Philippe
Chaix e Jean-Paul Morel, appare più come il tentativo di
immaginare una nuova tipologia rappresentativa che come un elaborato
propriamente destinato alla costruzione. Da questo punto di vista
le caratteristiche sperimentali dell’edificio, un lungo tunnel
ipogeo che si manifesta in superficie attraverso un gigantesco pannello
pubblicitario, consentono una serie di esplorazioni compositive
sul tema dell’archivio-museo di architettura le quali, pur
rasentando a tratti la gestualità, percorrono trasversalmente
tematiche inedite. L’idea dell’edificio-percorso si
interseca con quella della sovrapposizione delle funzioni e della
flessibilità d’uso, nella ricerca di spazialità
dal forte contenuto emozionale. La stessa localizzazione in un ambito
residuale, l’idea un non-edificio piuttosto che di un volume,
rendono simbolicamente paradossale il senso stesso del Museo di
Architettura. Più che trovare una evidente collocazione l’ipogeo
si insinua surrettiziamente nel costruito, guidando il visitatore
alla scoperta dei suoi segreti. Si riconosce tuttavia il principio
compositivo dell’organizzazione degli spazi per fasce omogenee
e parallele, seppure poste in continuità lungo un unico percorso
di visita. Gli spazi museali sono organizzati lungo piani inclinati
che, susseguendosi reciprocamente, si avventurano nelle viscere
della terra. Essi, oltre agli ambiti espositivi, intercettano anche
una mediateca, una sala conferenze con annessa caffetteria, laboratori,
spazi per la ricerca e infine gli archivi. Questi ultimi, insieme
agli spazi per la consultazione, sono appoggiati alla spina distributiva
principale ma anche ingegnosamente raggiungibili direttamente dalla
quota della strada, attraverso un sistema di scale e ascensori.
In questo modo i progettisti riescono a svincolare gli spazi più
propriamente destinati alla divulgazione da quelli per la ricerca,
dotando l’edificio di una serie complessa di chiavi di lettura
e possibilità di uso.
bibliografia: “L'Architecture d'aujourd'hui”,
n. 245, giugno 1986.
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