| L’edificio è composto
da due unità autonome indipendenti l’una dall’altra
sia dal punto di vista funzionale che distributivo.
La composizione volumetrica è semplice ed efficace nel chiarire
la doppia natura dell’edificio: due parallelepipedi di diverse
dimensioni ed aspetto si incastrano l’uno nell’altro
pur mantenendo rigorosamente la condizione di parallelismo. Uno
dei due, sospeso di un piano ed alto tre, si presenta molto allungato
per richiudere il fronte stradale e connettersi con gli edifici
adiacenti; esso è rivestito di pannelli di intonaco bianco
ed ospita gli Uffici del Ministero degli Esteri.
L’altro volume si estende al di sotto degli Uffici del Ministero
e sembra costituire il corpo centrale dell’edificio, completamente
trasparente, dal quale fuoriesce il parallelepidedo lineare di cui
sopra. E’ questa la parte occupata dagli architetti. Il piano
terra, impostato su un impianto a croce con entrambi i bracci passanti,
ospita nel braccio trasversale un foyer gradonato, disponibile sia
come spazio espositivo che come sala proiezione, e nei quattro angoli
due sale conferenze e due aree per uffici. Una scala a rampe allineate
attraversa il braccio longitudinale, vero momento suggestivo di
articolazione spaziale dell’edificio. Esso è costituito
da uno spazio a tutta altezza, corrispondente al volume di contatto
tra i due parallelepipedi, attraversato da un ponte che, unico elemento
non ortogonale all’intero sistema, lo taglia diagonalmente.
Percorrendo la scala si sale in uno spazio libero per quasi sei
piani e si intuisce la separazione funzionale delle parti; la scala,
infatti, non tocca mai il corpo degli uffici ministeriali, ma conduce
solo ai piani ad essa adiacenti. Gli uffici sono concepiti tipologicamente
come un corpo triplo con un corridoio centrale che distribuisce
da un lato a stanze di varia grandezza e dall’altro ad una
parete attrezzata.
bibliografia: “The Architectural Review” n. 1198,
dicembre 1996.
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