LA TEORIA DEL PROF. CORRADO BALACCO GABRIELI SULLA EZIOPATOGENESI DELLA MIOPIA DEGENERATIVA

Bibliografia

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4)Scuderi G, Balacco Gabrieli C, Recupero SM. La miopia. Verduci Editore, Roma, 1993.

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6)Raviola E., Wiesel T.N. An animal model of myopia. N. Engl. J. Med. 312; 25; 1609-1615; 1985

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11)Balacco Gabrieli C. The etiopathogenesis of degenerative myopia. Ann Ophthalmol; 15/4; 313-314; 1983

12)Balacco Gabrieli C. Aetiopatogenesis of degenerative myopia. Ophthalmologica 185/4; 199-204; 1982.

13)Balacco Gabrieli C, Tundo R. A study on the effect of some steroid hormones in degenerative myopia. Doc Ophthal Proc Series 1981; 28; 129-134.

14)Balacco Gabrieli C., Moramarco A., Cruciani F., Filipec M., Bozzoni Pantaleoni F., Carresi C., Pacella E.. Variations des hormones steroides dans une population de myopes fortes. Ophtalmologie; 9; 473-475; 1995.

15)Feher J., Balacco Gabrieli C. Scleral changes in high myopia. An electron microscopical study. Italian J Ophthalmol 5; 259-263; 1992.

16)Balacco Gabrieli C., Chetri A., Pacella E. Light and myopia. Fourth International Conference on Myopia sponsored by Myopia International Research Foundation, Inc.. Singapore, March 14, 15 & 16, 1990.

Attualmente la miopia degenerativa non viene considerata solo come una variazione dello stato refrattivo,(1) ma come una malattia vera e propria che coinvolge molti meccanismi genetici e neuro-endocrini, con caratteristiche anatomo-patologiche proprie. (2)

La sua definizione patogenetica è lungi dall'essere risolta: esistono solo tante teorie, più o meno attendibili sotto il profilo scientifico. (3)

Al riguardo, particolare interesse riveste la teoria neuroendocrina di Balacco Gabrieli, che da oltre venti anni si occupa di questa problematica. (4)

Essa scaturisce da considerazioni sulle più recenti ricerche cliniche, metaboliche e soprattutto sperimentali (scimmie, polli). (5)

È noto che la principale caratteristica anatomo-patologica dell'occhio miope è costituita dall'allungamento dell'asse antero-posteriore del bulbo. Nelle forme più gravi si osserva uno sfiancamento sclerale, prevalentemente a carico del polo posteriore, con formazione del cosiddetto stafiloma miopico.

I disturbi visivi dell'occhio miope non corretto (o talvolta ipocorretto) influirebbero sull'asse diencefalo-ipofisario inducendo un 'alterazione endocrina responsabile a sua volta, nel tempo, di un variabile indebolimento del collagene sclerale.

È nota ormai da tempo l'azione modulatrice svolta dalla luce su alcune ghiandole endocrine di molti animali e conseguentemente sulla regolazione del loro metabolismo, così come sono conosciuti effetti analoghi anche sull'uomo. Lo stimolo luminoso, giunto all'occhio, viene trasmesso anche all'ipotalamo ed all’ipofisi che, attraverso la secrezione di melatonina, interferisce con la funzione delle gonadi. L'ipotalamo, a sua volta, attraverso l'ipofisi sovrintende alla regolazione delle altre ghiandole endocrine.

Occorre, inoltre, ricordare che l'occhio è collegato al sistema nervoso centrale essenzialmente attraverso due vie:1. ottica; 2. retino-ipotalamica.

Le fibre ottiche, originate dalle cellule ganglionari, svolgono nell'uomo una duplice funzione. Le fibre mieliniche che formano la porzione ottica appartengono al sistema delle vie ottiche e sono deputate alla percezione visiva. Invece, le fibre amieliniche o scarsamente mieliniche costituiscono la parte energetica e confluiscono nella via retino-ipotalamica, poco conosciuta dagli oftalmologi rispetto alla precedente. Attraverso questa via la luce stimola il sistema ipotalamo-ipofisario e modifica la funzione epifisaria. In tal modo partecipa alla regolazione di alcune attività neuro-endocrine ed esplica una qualche azione sul metabolismo in generale anche attraverso altre ghiandole a secrezione interna.

Nell'ipotesi di Balacco Gabrieli l'occhio miope, geneticamente predisposto, invierebbe un anomalo messaggio visivo all'asse diencefalo-ipofisario con conseguente alterazione della secrezione di alcuni ormoni, soprattutto steroidei. (11,12)

Da dosaggi effettuati su gruppi accuratamente selezionati di miopi elevati di entrambi i sessi in età fertile, portatori di correzione ottica largamente insufficiente e non affetti da patologie endocrine o dismetaboliche, né in terapia con farmaci ad azione ormonale, si è riscontrata nel 90% dei casi un'escrezione relativamente bassa di 17-chetosteroidi urinari. Nelle donne è stata evidenziata un'alterata escrezione di 17-beta-estradiolo, con valori pressoché sovrapponibili dell'ormone nelle due fasi del ciclo; nei maschi una diminuzione di testosterone serico; in entrambi i sessi un aumento della secrezione basale di cortisolo. (13,14)

Questo squilibrio incretivo, indotto verosimilmente dagli anomali stimoli luminosi inviati da un occhio o da ambedue gli occhi ipovedenti, agirebbe sulla sclera, organo bersaglio geneticamente predisposto, determinando il progressivo indebolimento e sfiancamento, soprattutto in direzione antero-posteriore, del bulbo. Tutto ciò verrebbe favorito dall'azione della muscolatura oculare, intrinseca e soprattutto estrinseca, e dalla conformazione anatomica dell'orbita che si oppone all'accrescimento in senso laterale, con conseguente peggioramento dello stato miopico. (16)

E’ stato ipotizzato che l'accrescimento oculare avvenga per l'instaurarsi di un meccanismo di feedback dove l'attività visiva può influire sullo sviluppo della lunghezza assiale. (8) In aggiunta, in letteratura sono riportati casi di miopia insorti nell'uomo per la presenza di gravi ptosi palpebrali congenite, emangiomi palpebrali nei primi anni di infanzia, opacità congenite dei mezzi diottrici ed eventi traumatici che hanno interferito con la normale trasmissione della luce nell'occhio. (9-10) Tutto ciò ha fatto ritenere che alterazioni presenti nella stimolazione visiva durante la crescita ostacolerebbero il processo di emmetropizzazione. Infatti, in un ulteriore studio condotto da Balacco Gabrieli, il dosaggio ormonale eseguito nei soggetti gravemente miopi con correzione totale e permanente non ha evidenziato alcuna variazione dello stato incretivo ormonale rispetto al gruppo di controllo.

Gli ormoni sessuali, che hanno un effetto anabolizzante, in condizioni normali promuovono la sintesi di fibre collagene da parte dei fibroblasti del tessuto connettivo. Al contrario, il cortisolo inibisce sia la sintesi delle fibre che della sostanza fondamentale del connettivo da parte di fibroblasti. Ciò trova conferma nell'aumentata escrezione urinaria di mucopolisaccaridi acidi riscontrata, soprattutto nei bambini affetti da miopia degenerativa, come risultato dell'aumentato metabolismo del tessuto connettivo

Garzino, esaminando al microscopio elettronico la struttura istologica di alcune sclere di occhi affetti da miopia, ha notato che le fibre collagene, soprattutto quelle a livello dello stafiloma miopico, presentano un diametro inferiore rispetto alle fibre collagene dei bulbi non miopi. Inoltre la sostanza cementante presente fra queste fibre, costituita da mucopolisaccaridi, risulta più abbondante e più tenacemente adesa alle fibre nello stafiloma miopico.

In uno studio condotto al microscopio elettronico a trasmissione da Feher e Balacco Gabrieli su sclere di soggetti fortemente miopi, è stata dimostrata la presenza di quattro tipi di fibre collagene: 1. (15) fibre di spessore normale con periodicità normale (180-200 À); 2. fibre molto sottili con periodicità normale; 3. fibre di spessore 3-4 volte superiore alla norma con periodicità normale; 4. fibre con spessore 2-5 volte superiore alla norma con periodicità variabile (1000-2000 Å). Quest'ultimo tipo di fibre collagene non sono state riscontrate nelle sclere di controllo.

Inoltre dagli Autori è stata evidenziata la presenza di due tipi di fibre elastiche: · fibre elastiche mature; · fibre elastiche immature dette ossitalaniche. Queste ultime sono caratterizzate dalla presenza di una componente fibrillare senza la regione centrale traslucida e sono state riscontrate in maggiori quantità nelle sclere miopi rispetto a quelle di controllo. Gli Autori concludono che nei pazienti miopi sembra sia presente un difetto del collagene sclerale.

L'ipotesi patogenetica di Balacco Gabrieli sull'influenza dello stimolo visivo sull'asse diencefalo-ipofisario, trova riscontro in numerosi studi sperimentali. Ricordiamo gli esperimenti di deprivazione visiva condotti da Raviola e Wiesel sulle scimmie sperimentalmente miopizzate attraverso la sutura delle palpebre effettuata dopo la nascita. La miopia compariva solo nelle scimmie della specie Macaca Mulatta allevate in ambiente illuminato e non in quelle allevate in ambiente buio. (6) Gli stessi Autori hanno descritto i cambiamenti biochimici indotti nella retina in seguito alla fusione delle palpebre. (7) Nella retina dell'occhio sperimentalmente miopizzato è stato registrato un aumento di VIP (polipeptide vasoattivo intestinale), rispetto all'occhio controlaterale di controllo. In particolare, la differente concentrazione di VIP tra retina miope e di controllo è stata confermata con la tecnica di anticorpi fluorescenti (RIA). Questa sostanza, contenuta in alcuni tipi di cellule retiniche (amacrine), è presente in alcune specie di vertebrati. L'aumentata immunoreattività delle sostanze simil-VIP nella retina di occhi con anomalo messaggio visivo è un evento dinamico: può essere causata da una aumentata sintesi del peptide, da un diminuito rilascio e conseguente accumulo oppure da una combinazione di entrambi. È interessante notare che le cellule amacrine contenenti le sostanze VIP-simili rispondono con un aumento della sintesi di peptidi quando la retina è esposta ad una visione del mondo senza limiti distinti. È evidente l'importanza dell'aumento della immunoreattività di queste sostanze nelle cellule amacrine. Queste ultime potrebbero fungere da fattore di crescita per l'occhio e quindi essere responsabili della miopia.

Da quanto sopra detto risulta evidente come nella progressione della malattia miopica intervengano fattori di ordine generale e locale. I primi sono individuabili nelle modificazioni secretorie di alcune frazioni ormonali steroidee, quelli locali nella produzione di neuropeptidi (VIP) da parte delle cellule amacrine della retina. Entrambi agiscono a livello dell'organo bersaglio geneticamente predisposto, su strutture embriogeneticamente differenziate. In definitiva il meccanismo patogenetico proposto si snoda su alcuni punti essenziali e conseguenziali:
1. Fattore ereditario/diatesico.
2. Relativo squilibrio di ormoni steroidei, in particolare sessuali (testosterone e 17-beta-estradiolo) ed iperincrezione di cortisolo.
3. Terreno disteroideo dei miopi, interferenze complesse di questo squilibrio incretivo a livello del metabolismo del collagene sclerale. 4. Relativo indebolimento del collagene sclerale (fibre) con spostamento del rapporto fibre-sostanza fondamentale a favore di quest'ultima a livello delle strutture oculari.
5. Aumento dell'escrezione urinaria dei mucopolisaccaridi acidi che direttamente conferma lo squilibrio.
6. Influenza dello stimolo luminoso sulla retina, come confermato da ricerche sperimentali. L'occhio miope è ipovedente per cui il messaggio luminoso che invia all'asse diencefalo-ipofisario è insufficiente o meglio anomalo.
7. L'asse diencefalo-ipofisario reagisce al modificato messaggio luminoso con una increzione squilibrata di ormoni steroidei ed una modificazione secretoria di neurotrasmettitori o neuromodulatori (VIP) dei neuroni retinici, determinando un'ulteriore crescita del bulbo. Questo squilibrio incretivo, indotto verosimilmente dagli anomali stimoli visivi luminosi inviati dall'occhio o da ambedue gli occhi ipovedenti, mette in moto un meccanismo ontogenetico compensativo di adattamento in organismi geneticamente predisposti, con un abnorme sviluppo del bulbo in senso anteroposteriore, aggravando ulteriormente Io stato miopico. E’ probabile che l'allungamento sia favorito dalla sua muscolatura intrinseca e soprattutto estrinseca.
8. L'allungamento del bulbo avviene principalmente in senso anteroposteriore, conseguentemente alla conformazione anatomica dell'orbita.
9. Questa condizione di adattamento ontogenetico determina di fatto l'instaurarsi di uno dei tanti circoli chiusi, patogenetico-evolutivi, che provoca ed in definitiva spiega l'evolversi del vizio miopico anche nelle forme monoculari.
10. Lo squilibrio degli increti steroidei, intimamente correlato e condizionato all'insufficienza dell'anomalo messaggio luminoso inviato ai centri diencefalo-ipofisari dell'occhio miope, agisce sull'organo bersaglio geneticamente predisposto, favorendo e determinando il progressivo allungamento dell'asse antero-posteriore. Tutto ciò condiziona l'evoluzione del vizio refrattivo con tutte le sue implicazioni morfofunzionali. Il patologico processo evolutivo bulbare termina in genere tra i 20-25 anni di età, quando è definitivamente cessato l'accrescimento corporeo e lo stato disendocrino si attenua. Inoltre l'occhio, stimolato ad allungarsi, non può farlo all'infinito per motivi di ordine anatomo-topografico (dimensioni dell'orbita) e per la tendenza biologica a ricostruire sempre nuovi equilibri morfofunzionali stabili che sovrintendono a tutti i fenomeni del divenire.

Questa ipotesi, d'altronde, concilia in parte le due principali teorie patogenetiche formulate per spiegare lo sviluppo e la progressione della miopia degenerativa. Se da un lato ribadisce l'importanza dei fattori genetici (sclera come organo bersaglio geneticamente predisposto), dall'altro riconosce un ruolo, sia pure indiretto e mediato, alla muscolatura oculare intrinseca ed estrinseca nell'allungamento del bulbo. Certamente saranno necessari ulteriori studi atti ad illustrare l'intimo meccanismo tra anomalo messaggio visivo e crescita oculare.