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e conquiste della scienza e della tecnica sono – per gli uomini del XVII secolo - la vivente testimonianza della superiorità dei moderni e offrono la prova del carattere progressivo della conoscenza: il sapere trasmissibile è indubbiamente superiore ad ogni forma di solitaria sapienza spirituale. Per l’ uomo di cultura moderno era nato un compito: quello della collaborazione intellettuale. Da questo ideale nascono i frequentissimi rapporti tra i dotti, i grandiosi epistolari, le riviste scientifiche e le grandi accademie e società scientifiche del secolo XVII.

Le libere associazioni
Anticipano le Accademie ufficiali, alcune libere associazioni di scienziati, uomini di cultura, artigiani qualificati, teologi. Tra queste ricordiamo “Invisible College”.
“Dalla corrispondenza del Boyle siamo in grado di supplire alla mancanza di un elenco di tali studiosi che appartenevano a diversi campi del sapere. John Pell era un matematico, Theodore Haak si occupava di tenere la corrispondenza con gli scienziati francesi, Benjamin Woorsley era un chirurgo, William Petty si occupava di economia politica. Inoltre, a tali personaggi ben presto se ne aggiunsero altri che si occupavano di alchimia e che non nascondevano la loro inclinazione verso il misticismo: Frederick Clodius che fu accusato di essere un alchimista, Robert Child, teologo puritano, anch’egli alchimista, George Starke, altro esperto della “Grande Arte”. Ne facevano parte poi, a quanto sembra, alcuni inventori, come Cressy Dymock, agronomi come John Beale e Gabriel Plattes, nonchè alcuni scrittori come i fratelli Gerard e Arnold Boate, autori della Natural History of Ireland e di un trattato antiaristotelico intitolato The Reformation of Natural Philosophy.”
(Clelia Pieghetti, Boyle. La vita, il pensiero, le opere, Milano, Biblioteca Accademia, 1978)

Le Accademie
Accademia dei Lincei
Fondata nel 1603 per iniziativa del giovane Principe Federico Cesi, perseguì finalità di radicale rinnovamento del sapere, conducendo una forte polemica contro la dominante filosofia aristotelica. Assunse l’emblema della lince, metafora dell’acutezza e penetrazione della vista.

Accademia del Cimento
Fondata nel 1657 dal Principe Leopoldo, si proponeva di sottoporre, seguendo la lezione galileiana, a verifica rigorosamente sperimentale una serie di fenomeni naturali, tradizionalmente interpretati sulla base dei principi fisici di Aristotele. La denominazione stessa dell’Accademia e il suo motto “provando e riprovando” ne indicavano la finalità principale: “cimentare”, cioè mettere alla prova e verificare le spiegazioni tradizionali dei fenomeni naturali.

Royal Society
Società scientifica londinese fondata nel 1660 da un gruppo di naturalisti che si riunivano presso il Gresham College, a Londra, per impulso iniziale di Robert Boyle con l’intento di promuovere la scienza matematico-sperimentale, seguendo l’insegnamento di Francis Bacon. Dopo la conferenza tenuta da Christopher Wren (1632-1723), si costituì una “università per la promozione della cultura fisico-matematica e dell’ approccio sperimentale”. Il nome The Royal Society venne menzionato per la prima volta nei documenti del 1661. Nel 1663 si fece riferimento all’accademia come “The Royal Society of London for Improving Natural Knowledge”. La Royal Society pubblicò, dal 1665, il primo periodico scientifico europeo, le Philosophical Transactions, che divenne presto uno strumento di diffusione delle nuove idee scientifiche.

Académie Royale des Sciences
Fondata nel 1666, durante il regno di Luigi XIV, grazie all’iniziativa di Jean-Baptiste Colbert (1619–1683), per sviluppare sia la ricerca teorica sia l’avanzamento delle arti e dei mestieri. A differenza della Royal Society di Londra, l’Académie di Parigi dipendeva per i suoi finanziamenti e per l’organizzazione dalla Corona.

Akademie der Wissenschaften zu Berlin
Nasce da un progetto del grande filosofo e matematico tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz, che voleva istituire un’ Accademia ispirata al modello francese, ma affrancata da ogni controllo statale e, quindi, con un ampio margine di autonomia. Fu istituita l’11 luglio del 1700 sostenuta dall’elettore (poi re) di Brandeburgo-Prussia, Federico I.

Le Riviste Scientifiche
ai primi torchi non escono solo libri, ma anche almanacchi, fogli volanti, fogli di notizie, ossia pubblicazioni che "si ripetono" nel tempo e che mantengono una certa omogeneità di forma. Queste pubblicazioni consistono di solito in opuscoli di piccolo formato e di poche pagine; il testo, breve e spesso in forma epistolare, narra un fatto di cronaca, una battaglia, un evento naturale, etc.; sono scritti in volgare, in un linguaggio semplice ed essenziale, perché sono rivolti a un pubblico di mercanti, militari, artigiani. Ai fogli di notizie letti pubblicamente [...] seguono poi gli "avvisi" su singoli avvenimenti. [...]
Ma è solo verso la fine del Cinquecento che si assiste alla nascita dei primi periodici di informazione politica o militare, in particolare in Svizzera e in Germania, mentre le prime raccolte organiche di notizie con periodicità fissa si hanno agli inizi del Seicento, in Olanda e poi in Italia. Nei decenni successivi queste pubblicazioni si moltiplicano sempre più, rispondendo - come nota Armando Petrucci - “alla necessità di soddisfare la richiesta, insorta prepotentemente nell'Europa cinque-seicentesca, di flussi regolari e sempre più abbondanti di informazioni, di dati, di narrazioni di eventi e di descrizioni di ambienti, personaggi, territori”.
In questo periodo poi l'editoria periodica dà vita al suo prodotto più tipico e originale, il quotidiano, cioè un strumento, scrive ancora Petrucci, che: “nella cultura contemporanea rappresentò sotto tutti gli aspetti una rivoluzione totale, sia perché abbandonò la forma libraria tradizionale per sceglierne un'altra priva di frontespizio; sia perché la necessità di disporre insieme sempre più numerosi testi sostanzialmente brevi e diversi tra loro obbligò a inventare nuove gerarchie testuali e nuovi modelli di mise en page, come quello a più colonne affiancate; sia perché infine la periodicità obbligata e poi la quotidianità imposero ritmi di composizione, di produzione meccanica e di distribuzione del tutto nuovi; e crearono nuove abitudini di lettura, più libere e sciolte che per il passato, nuovi spazi per il leggere, nuovi usi familiari della carta stampata, un nuovo rapporto con lo scritto.”
Ma vi è un altro, fondamentale elemento che porta alla diffusione di pubblicazioni in forma periodica, e che consiste nella necessità di trasmettere alla comunità degli studiosi i risultati della nuova scienza sperimentale. [...] La stampa ha dato un contributo decisivo non solo allo sviluppo della scienza moderna, ma a ciò che chiamiamo comunicazione scientifica, ossia quel vasto e articolato sistema attraverso cui gli studiosi producono, condividono, valutano, diffondono e conservano i risultati dell'attività scientifica. Ed è proprio in tal senso che l'editoria periodica assume un ruolo essenziale, dal momento che in questo periodo nascono una serie di riviste volte da un lato a dare notizia delle principali pubblicazioni apparse nei diversi paesi europei, dall'altro a informare la comunità degli studiosi su invenzioni e scoperte. Sono questi i motivi che portano alla nascita di quello che è considerato il prototipo delle numerose riviste erudite e scientifiche comparse fra Sei e Settecento, vale a dire il Journal des Sçavans. La rivista, fondata a Parigi nel 1665 da Denis de Sallo, si pone l'obiettivo di fornire recensioni di una quantità di libri di argomento letterario e scientifico, ma anche di dare notizie sulla realtà culturale europea attraverso un piccolo numero di contributi originali. L'importanza del Journal des Sçavans ed il suo influsso sulla cultura del periodo è tale che la rivista sarà ben presto "replicata" in tutta Europa: in Germania ad esempio, nel 1682, nascono gli Acta Eruditorum, mentre in Francia si pubblicano le Nouvelles de la Républiques des lettres, comparse nel 1684 ad opera di Pierre Bayle, e in Olanda esce nel 1686 la Bibliothèque universelle et historique.
Ma è l'Inghilterra il paese che dà i natali al periodico più importante per la nuova tradizione scientifica, e cioè le Philosophical Transactions. La rivista nasce [nel 1666] come emanazione della Royal Society, un'istituzione della corona inglese sorta per rendere pubbliche le ricerche scientifiche dei suoi membri: questi ultimi infatti si rendono ben presto conto che, al contrario dei libri, le pubblicazioni periodiche possono consentire una rapida diffusione delle scoperte, in particolare nei campi della medicina nelle scienze naturali.
E' per questo che Henry Holdenburg [1619-1677], a soli due mesi dalla nascita del Journal des Sçavans, fonda le Philosophical Transactions, ispirandosi alla rivista francese ma ponendosi finalità molto diverse: il suo periodico infatti non solo stampa numerosi contributi originali relativi alle più importanti scoperte scientifiche, ma si pone l'obiettivo di arrivare a una vera e propria "registrazione pubblica" di questi articoli: come scrive Jean-Claude Guédon, mentre la rivista parigina "insegue le novità", quella inglese aiuta a "validare l'originalità delle scoperte".
Difatti le Philosophical Transactions nascono in un periodo in cui la questione della proprietà intellettuale occupa un posto di particolare rilievo, in quanto fra gli studiosi è molto sentita l'esigenza di definire il problema della "paternità scientifica" sulle scoperte e regolare le controversie sulla loro priorità. Holdenburg comprende tutto questo e in special modo, scrive ancora Guédon, che “se soltanto avesse potuto portare la maggioranza dei più significativi autori scientifici europei a registrare le loro ricerche sulle Philosophical Transactions, l'uso innovativo della tecnologia della stampa sarebbe diventato un momento di definizione del movimento scientifico europeo. Come risultato, Londra avrebbe fatto per la scienza ciò che Parigi stava mirando a fare per il gusto: diventare un arbitro universale del sapere.” Pochi anni dopo viene ufficializzata la richiesta al re d’Inghilterra e al re di Francia di sottoporre tutte le proposte concernenti le invenzioni meccaniche rispettivamente al Consiglio della Royal Society e al Consiglio dell’Académie des Sciences perché da essi venissero esaminate per vedere se erano nuove, vere, utili.
“Nella prefazione alla prima edizione delle Philosophical Transactions (1666), dando vita ad una delle più grandi raccolte di atti scientifici del mondo, il baconiano Oldenburg, segretario della Royal Society, descriveva le caratteristiche ed enunciava gli scopi della pubblicazione: “Queste Transactions sono pubblicate affinché possa essere ulteriormente aumentata l’aspirazione a una solida e utile conoscenza e… affinché i ricercatori siano invitati e incoraggiati a cercare, a sperimentare, a trovare cose nuove, a trasmettersi reciprocamente le loro conoscenze e a contribuire, per quanto possono, al grande fine di far progredire la scienza della natura... Tutto per la gloria di Dio, l’onore e il vantaggio di questo Regno, il bene universale del genere umano”. “L'intuizione di Holdenburg, volta a fare delle riviste il luogo privilegiato per l'assegnazione della paternità delle scoperte, si dimostrerà vincente nei secoli successivi, trasformando i periodici nel principale strumento di diffusione dell'informazione scientifica. […] In Italia […] nasce il 28 gennaio 1668 […] il Giornale de' Letterati, pubblicato a Roma per opera di Francesco Nazari. Questo periodico, per quanto modellato sugli omologhi stranieri, non appare una semplice imitazione di questi ultimi, ma si configura come una rivista originale e di notevole impegno critico che, oltre alle informazioni su nuovi libri, riporta notizie su osservazioni, esperimenti e curiosità naturali, e fornisce traduzioni ed estratti dal Journal des Sçavans e dalle Philosophical Transactions.”
(Marco Santoro, Il sistema periodico. Breve storia delle riviste tra comunicazione scientifica e pratica bibliotecaria, Bibliotime, N. s. Anno VII, n.1, marzo 2004) sitoweb >>
(Paolo Rossi, I filosofi e le macchine(1400-1700), Milano, Feltrinelli, 1971)