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Università degli studi di Roma La Sapienza |
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Indice
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Abbiamo assistito, in tutte le cause intentate per il riconoscimento delle responsabilità civili o penali dei mobber nelle patologie accusate dai mobbizzati, in seguito a stress e a vessazioni subite sul posto di lavoro, alla richiesta da parte dei giudici di una prova certa che stabilisca il nesso di causalità. A tal fine, noi dell’Osservatorio Nazionale Mobbing, pensiamo che sia utile e liberatorio di ogni dubbio l’utilizzo di una relazione clinica, da compilare al momento di ogni assunzione, da parte del medico del lavoro, che deve conservare ed aggiornare periodicamente, mantenendo la privacy, come per qualunque altro documento sanitario ospedaliero. L’anamnesi individuale e famigliare, arricchita periodicamente delle notizie sanitarie organiche e psichiche, consentirà, nei casi di mobbing, di ricostruire la storia clinica e le responsabilità, dove ci sono, evitando sprechi sanitari e problematiche ambientali. Una siffatta regola consente un vistoso risparmio nella spesa sanitaria e nell’assenteismo per malattia. Il soggetto si sente già tutelato dalle istituzioni sanitarie e ciò annulla quello che viene definito come stadio zero del disagio lavorativo. Vogliamo inoltre aggiungere che nel fenomeno Mobbing si possono verificare situazioni che rappresentano le cause di lesioni gravi, che talvolta sfociano in reazioni lesive verso se stessi o verso gli altri, compreso l’atto di omicidio o di suicidio (e questo soprattutto nei casi di mobbing sociale, di cui noi ci riteniamo i primi analizzatori). In tal caso il diritto deve ammettere una responsabilità penale, almeno di tipo colposo: ciò costituirebbe un forte deterrente per evitare ai lavoratori le vessazioni e le pressioni mobbizzanti, e ciò comporterebbe ulteriori risparmi nella documentazione clinica, nel rapporto di lavoro e nell’istruttoria della causa.
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