Musei
Museo delle Antichità Etrusche e Italiche
Il Museo venne inaugurato nel 1962, in occasione del VI Congresso Internazionale
di Scienze Preistoriche e Protostoriche; ospita gessi, originali, per lo più ottenuti
in deposito dalla Soprintendenza Archeologica dell'Etruria Meridionale e materiali
documentari: plastici di centri antichi, modellini di edifici, calchi di sculture,
riproduzioni fotografiche delle pitture tombali di Tarquinia, etc. L'allestimento
dei materiali è ordinato per argomenti; la sezione “culture protostoriche delle
varie popolazioni italiche”, trait-d'union con il Museo delle Origini, nel corso
degli anni ha restituito a quest'ultimo alcuni materiali dell'Età del Ferro. Nuove
accessioni sono andate a arricchire le sezioni relative alla documentazione della
civiltà etrusca, e alle manifestazioni artistiche, tra le quali vanno ricordate
la riproduzione galvano-plastica delle lamine d'oro rinvenute a Pyrgi (S. Severa)
e il calco del guerriero di Capestrano. I locali del museo furono gravemente danneggiati
nel 1976 da un allagamento attraverso le fognature. Il materiale, prontamente sgomberato,
venne riunito in attesa della pulizia e del ripristino degli ambienti compromessi,
in locali adiacenti, dove giace tuttora. Questa situazione ha reso impossibile il
proseguimento dell'apertura al pubblico esterno. Rimane invece, ancorché in tono
minore, l'attività di integrazione didattica ai corsi di Etruscologia ed archeologia
italica con seminari, esercitazioni e visite guidate per gli studenti dell'Istituto.
Nel Museo sono state allestite, gli scorsi anni, varie mostre temporanee. Il Museo
è ubicato al piano terra dell'edificio della sede centrale della Facoltà.
Museo delle Origini
Venne fondato dal Prof. U. Rellini, ordinario della cattedra di Paletnologia dal
1929 al 1940 e, pur afferente alla medesima, è distinto dal Gabinetto didattico
ad essa legato. Il nucleo del Museo, costituito da reperti raccolti dal fondatore
o ceduti dalle Soprintendenze, si è ampliato di continuo in seguito alle attività
di scavo e a cambi: pertanto il Museo rende possibile un'esemplificazione dei materiali
della preistoria italiana dal Paleolitico all'Età del Ferro. L'ordinamento organico
delle collezioni e l'allestimento del laboratorio, vennero compiuti nel 1962, in
occasione del VI Congresso Internazionale di Scienze Preistoriche, tenutosi a Roma.
Le vetrine, fornite di un'illuminazione obliqua mediante riflettori al quarzo, sono
allestite in modo da rispecchiare gli aspetti più significativi della preistoria
e protostoria italiana; inoltre è presente un apparato documentario che illustra
i tipi di insediamento, i rituali etc.; ad un pannello di plexiglas, infine, è applicata
la grande stratigrafia del sito di Coppa Nevigata. Nei vasti locali adibiti a laboratorio
si svolgono le attività connesse alle esigenze museografiche: restauro dei reperti,
esecuzione di basi, pannelli, sostegni in plexiglas etc.; negli stessi ambienti
sono conservati i materiali non destinati all'esportazione e quelli provenienti
da scavi, in corso di restauro e di studio prima della restituzione alle Soprintendenze
competenti. L'attività scientifica del Museo consiste inoltre nell'allestimento
dello schedario scientifico e dell'archivio fotografico; negli stessi locali, infine,
ha sede la redazione della rivista “Origini”, che ha tra gli scopi principali l'illustrazione
dei reperti ivi conservati. Il Museo è ubicato al piano terra dell'edificio della
sede centrale della Facoltà.
Museo del Vicino Oriente
Il Museo è nato principalmente per conservare i reperti degli scavi condotti dalle
varie cattedre del Dipartimento. Il Museo è ubicato a Via Palestro 63.
Sezione egiziana
Il nucleo iniziale dei materiali (1964) proviene dagli scavi compiuti dalla Missione
Archeologica Italiana in Egitto e nel Sudan, nel quadro dei lavori patrocinati dall'Unisco
per il salvataggio della Nubia, e più precisamente dai siti di Tamia (dai corredi
funerari protodinastici all'età cristiana), e Sonqi Tino (ceramica e pitture murali).
Il Museo ospita inoltre reperti rinvenuti negli scavi di Antinoe (dall'età protodinastica
al periodo cristiano copto), di Tebe (gruppo di coni funerari della tomba 27), di
Gebel Barkal (ceramiche meroitiche). Sono altresì conservati gessi acquistati nel
mercato antiquario egiziano (specialmente statue e stele) e ricevuti in donazione
da privati (frammenti lignei di sarcofagi, una testa di granito, ushabti).
Sezione orientale
Comprende un settore asiatico (scavi in Israele e in Siria) e uno mediterraneo (Malta,
Sicilia, Sardegna). Questa sezione, il cui spazio fisico è parzialmente occupato
dagli archivi della Missione Archeologica in Siria, è in corso di allestimento.
Tra i reperti relativi ai lavori compiuti in Israele vanno ricordati quelli degli
scavi di Ramat Rahel (pezzi architettonici, resti di un mosaico romano, un capitello
di età israelitica, numerosi frammenti ceramici) e di Akhziv (figurine fittili e
frammenti ceramici). Per quanto riguarda gli scavi compiuti in Siria, nel Museo
sono conservati molti frammenti ceramici (2.400-600 a.C.) provenienti dallo scavo
di Tell Mardikh-Eblain prestito temporaneo alla Missione, ed altri, nella stessa
condizione giuridica, rinvenuti nei sondaggi di Tell Afiss-Azrek, risalenti all'Età
del Bronzo. È inoltre previsto l'arrivo dei materiali venuti alla luce in occasione
della compagna di salvataggio dei siti della Valle dell'Eufrate (Tell Fray) promossa
dall'Unesco, consistenti principalmente in ceramica del Bronzo Tardo. Il settore
mediterraneo comprende materiali ottenuti in prestito, rinvenuti negli scavi dell'Istituto
e del Centro per lo Studio della Civiltà Fenicia e Punica del CNR: si ricordano
corredi funebri e stele del monte Sirai (Sardegna) e calchi di sculture ed iscrizioni
da Malta e dalla Sicilia.
Museo dell'Arte Classica
Il Museo dell'Arte Classica, più noto come Museo dei Gessi, contiene più di duemila
calchi di pezzi di scultura e glittica, ordinati cronologicamente dall'età minoica
a tutto l'ellenismo.
Dopo la distruzione avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale,
di alcuni musei tedeschi, può considerarsi una delle raccolte di questo genere più
importanti del mondo; gli fa pendant, per l'arte romana, il Museo della Civiltà
Romana all'Eur.
Fu fondato da Löwy nel 1892 con calchi di varia origine ed ebbe
come prima sede alcuni locali nel quartiere Testaccio, dove rimase fino al 1925,
quando venne trasferito nei locali dell'opera di San Michele. Un decennio più tardi,
con la costruzione della Città Universitaria, trovò la propria collocazione definitiva
al piano seminterrato della Facoltà di Lettere e Filosofia.
I materiali si accrescono di anno in anno seguendo le esigenze scientifiche e didattiche
dell'Archeologia e della Storia dell'Arte Greca e Romana, per il soddisfacimento
delle quali il Museo è strumento prezioso ed insostituibile. Oltre alla possibilità
di avere una visione complessiva delle opere dell'arte greca disperse nei vari musei
del mondo, il Museo dei Gessi, accostando le varie repliche compiute in età romana
di un medesimo originale greco oggi perduto, consente di arrivare, con una critica
“filologica” sulle copie, alla ricostruzione dello stesso. Nei calchi, infatti,
è possibile espungere i restauri moderni e ricomporre frammenti pertinenti ad una
stessa opera ma dispersi in differenti musei. Molte sono le ricostruzioni a cui
si è giunti con questo metodo: esse hanno rappresentato nel campo scientifico di
questi studi traguardi importantissimi. È indubbio l'intuibile valore didattico
della raccolta, che presenta un panorama della scultura greca più completo di quanto
possa farlo un manuale, ancorché ottimo. Dall'attività scientifica e didattica del
Museo, nonché dalle nuove accessioni, viene data notizia dal Conservatore nella
rubrica “Cronache del Museo dei Gessi” che è pubblicata su “Archeologia Classica”,
la rivista della Scuola Nazionale d'Archeologia di Roma. Il Museo è ubicato al piano
terra dell'edificio della sede centrale della Facoltà.