Il perfezionismo è una caratteristica personale che si manifesta attraverso svariati comportamenti, credenze, stati d’animo, modi di affrontare la vita. Fra queste: l’adozione di standard più elevati di quelli della maggior parte delle altre persone; la presenza di idee rigide, che indicano il giusto comportamento da mettere in atto e la giusta punizione per il fallimento; il bisogno di controllare l’incertezza con conseguenti forti dubbi su quale sia l’azione giusta da compiere, quale sia il modo giusto di eseguire un compito, quale sia il giusto comportamento da tenere in ogni circostanza, ecc. Ma queste non sono le uniche manifestazioni, dal momento che il perfezionismo riguarda aspetti dell’esperienza cognitiva, sensoriale, affettiva, normativa, relazionale e sociale. Infatti, all’idea che il perfezionismo fosse unidimensionale si è sostituita, nel tempo, l’idea che più dimensioni identifichino il costrutto e che tutte possano essere ricondotte a due dimensioni sovra-ordinate: la dimensione del perfezionismo negativo (nel linguaggio anglosassone definita Maladaptive Evaluative Concern) e la dimensione del perfezionismo positivo (nel linguaggio anglosassone definita Positive Striving). Il perfezionismo non è, di per sé un disturbo o una condizione clinica, ma una caratteristica personale che interessa lo psicologo clinico in quanto agisce come fattore di rischio psicopatologico o come fattore di mantenimento comune per molte forme di disagio. Nel tentativo di fare il “punto della situazione” riguardo il ruolo di questa caratteristica personale come fattore di rischio per il disagio mentale, circa due anni fa’ abbiamo organizzato un convegno cui hanno partecipato i ricercatori italiani che si occupano o si sono occupati di perfezionismo e uno dei più noti ricercatori internazionali, Randy Frost. In quella occasione sono stati discussi i principali temi e i problemi a cui cercano di rispondere i contributi raccolti in questo volume. Nel complesso, la maggior parte dei contributi evidenzia che il perfezionismo clinico sembra agire ora come fattore di rischio, ora come fattore di mantenimento ora come fattore di promozione di comorbilità e di ostacolo al cambiamento, benché, salvo alcune eccezioni, la sua influenza si eserciti in modo aspecifico, tanto da poter essere indicato come un fattore generale di vulnerabilità psicopatologica. Su questo tema, comunque, sono necessari ulteriori studi e specialmente studi longitudinali, ad oggi scarsi, capaci di evidenziare in modo chiaro come il perfezionismo agisca nel promuovere lo sviluppo di uno o più disturbi mentali o nel mantenerli. Sembra evidente, inoltre, che l’interazione con altri fattori di rischio possa determinare esiti differenti. Infine il volume affronta anche il tema della modificabilità di questo tratto e delle conseguenze del trattamento del perfezionismo sui disturbi ad esso associati. I risultati degli studi esaminati, benché ad oggi sporadici e poco sistematici, evidenziano non solo che il perfezionismo può essere ridotto attraverso interventi mirati a questo scopo ma anche che trattare direttamente il perfezionismo clinico sembra produrre effetti positivi anche sulla sintomatologia associata.
La Tecnica del Pomodoro (http://www.pomodorotechnique.com) è stata creata negli anni 80 da Francesco Cirillo. Si tratta di un metodo per ottenere il massimo dal nostro tempo trasformandolo nel nostro più valido alleato. Usando la Tecnica riusciamo a concludere con successo le nostre attività e a migliorare il nostro metodo di lavoro e studio. Il 1° settembre 2011 dalle 10:00 alle 12:00 presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Psicologia (Via dei Marsi 78) Francesco Cirillo presenterà a tutti gli interessati la tecnica in un seminario aperto al pubblico. Un’occasione da non perdere!
Il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione istituisce il Master di secondo livello “UX – User Experience” per promuovere un approccio al design di ICT (Information and Communication Technology) centrato sulla conoscenza degli utenti reali.
L’individuazione dei bisogni degli utenti, delle pratiche e dei significati che guidano le loro azioni quotidiane rappresentano un valore aggiunto decisivo per la progettazione di artefatti e servizi ICT che sappiamo realmente supportare le interazioni degli individui all’interno dei loro contesti di vita.
La prospettiva di design si sposta dalla considerazione degli utenti come Human Factors, utilizzatori passivi utilizzatori passivi in una prospettiva ergonomica di sistema uomo-macchina, ad Human Actors, attori in situazione che selezionano, adattano, costruiscono specifiche forme di interazione con gli artefatti tecnologici spinti da motivazioni, obiettivi, interpretazioni, e dalla capacità di regolare e di coordinare il proprio comportamento.
Mosticoni, R. (2011). Argomenti di analisi funzionale. Tecniche di terapia cognitivo-comportamentale. Roma: Fioriti.
Nell’area cognitivo-comportamentale, esplicitamente o sotto riletture, c’è un insieme di procedure a cui i terapeuti attingono, a volte anche partendo da premesse teoriche differenti. Il volume sottolinea l’aspetto theory driven nella formulazione del caso, come anche nelle tecniche messe in campo, e questo ne consente l’impiego anche a terapeuti di differente orientamento, segnalando al contempo indicazioni e limiti per evitare i rischi di un eclettismo ingenuo.
Di Nocera, F. (a cura di). Ergonomia cognitiva. Roma: Carocci [€ 29,50].
In che modo l’utente di una tecnologia percepisce, decide e programma le sue azioni per raggiungere un obiettivo? Questo è il problema di cui si occupa l’ergonomia cognitiva, al fine di ottimizzare il benessere dell’individuo nella sua interazione con l’ambiente.
Raja Parasuraman (George Mason University) was at our Department last Friday and amazed us with his talk on “Cognitive Superstars” discussing behavioral, neuroimaging, and genetic studies about this topic. Are cognitive superstars (people who outperform others in cognitive tasks) only well-trained or they are biologically different?
The Italian Institute for Project Management invited Francesco Di Nocera, Federico Fioravanti, and Rosario Rizzo to speak about personal productivity. Project managers may be good at organizing other people activities, but do they have the right tools to organize themselves?
An irony in safety is that many organizations with exemplary safety records have a higher risk of a catastrophic failure than do organizations that are actively working to improve their records. Complacency can accompany high safety performance and result in few reinforcers for monitoring behavior. Therefore, when an incident does occur, it has the potential to be catastrophic; no one will be looking because looking will likely have undergone extinction.
A society with more conscientious goal-oriented citizens who are well-integrated into their communities is likely to be a society of health and long life. For their research, Friedman and fellow researcher Leslie Martin mined data that had initially been collected by psychologist Lewis Terman, who famously followed the lives of hundreds of boys and girls in California from their childhood in the 1920s through death. Friedman and Martin spun the data forward by looking for behavioral and psychological attributes that relate to longevity.
Read more: http://healthland.time.com/2011/03/17/the-secrets-to-long-life-theyre-not-what-you-thought/









