|
|
|
| |
DAZIBAO
D’ARCHITECTURES. I
progetti dello studio ASAA
di
Alessandra Criconia
Ho incontrato Nasrine Seraji
nel 2000 a Roma. Era venuta con degli studenti dell’Akademie
der bildenden Künste di Vienna per un viaggio di
studio. Un comune amico e collega, Franco Fonatti, mi
aveva telefonato per chiedermi di incontrarla e fare una
visita guidata alle architetture moderne di Roma. Io avevo
scelto le palazzine di Moretti e di Luccichenti ai Parioli,
il palazzo Federici di De Renzi, la città universitaria.
Non riuscimmo a vedere tutto, ma la giornata fu intensa
e stimolante per tutti. Di quel pomeriggio, molto mi è
rimasto. Soprattutto mi è rimasta una frase di
Nasrine che aveva detto “dovrebbe essere obbligatorio
un viaggio a Roma agli studenti di architettura. A Roma
c’è tutto. Roma è una lezione anche
per quanto riguarda la modernità. Nelle sue architetture,
anche quelle meno monumentali c’è il classicismo
dell’antico, e c’è il barocco. Ogni
volta c’è un’invenzione, una deroga
alla regola, qualcosa di sorprendente e insieme di fortemente
moderno”. Spesso mi è capitato di ripensare
alle sue parole: per una volta veniva riconosciuta una
tradizione moderna a Roma.
A distanza di anni guardando i progetti di Nasrine esposti
alla mostra DAZIBAO D’ARCHITECTURES presentata a
Parigi a settembre 2009 alla Galerie d’Architectures,
mi è sembrato di intravedere tra le righeun richiamo
alle architetture di De Renzi, di Moretti, a quella architettura
italiana degli anni Cinquanta che lavorava, con le armi
del mestiere, alla costruzione di un linguaggio moderno.
La plasticità dei volumi, le facciate incorniciate,
l’alternanza dei pieni e dei vuoti, i balconi che
si proiettano nello spazio sono alcuni dei tratti distintivi
dell’architettura di Nasrine Seraji, progettista
raffinata e intuitiva, dotata di una certa ironia nei
titoli. Molti progetti dello studio ASAA (visibili su
www.seraji.net)
hanno un nome e un cognome, Endless Haus, Le Cabanon,
Girasole, altri riassumono una vicenda, “Never in
Paris”, altri ancora giocano di sponda con il cinema
e la letteratura, La finestra sul cortile, I 3 moschettieri.
|

Our House,
Their House
|
Nasrine Seraji, classe
1957, è un architetto di temperamento e un’esploratrice
della città e dello spazio, ma anche delle culture. Iraniana
di nascita, Nasrine studia alla Architectural Association di Londra
negli anni di Alvin Boyarski ma anche di Koolhaas e di Elia Zenghelis
professori, insegna in America e in Europa, lavora in Francia.
E sensibile ad una certa recente tradizione che vede gli architetti
coinvolti in una professione di ricerca, anche Nasrine intende
il progetto come una costruzione intellettuale che prende le mosse
dai programmi e da un’analisi critica dei contesti ambientali
e delle condizioni dell’abitare che variano di luogo in
luogo, di cultura in cultura, di paese in paese. Questa visione
che non si adagia sulle soluzioni precostituite ma si interroga
ogni volta che comincia l’avventura di un nuovo progetto,
è ben sintetizzata dalla definizione di ASAA, l’atelier
fondato da Nasrine Seraji a Parigi nel 1990 e recentemente ampliato
agli architetti associati Février e Oberhofer, come di
“un laboratorio sempre in guardia, sempre in movimento”
.
Lille
School of Architecture
Endless Haus |
L’architettura
di ASAA, è dunque prima di tutto, il riconoscimento
che l’architettura non è un fatto neutro, un
oggetto strettamente e unicamente funzionale. Se la funzionalità
è un aspetto che qualsiasi buon architetto accetta
come punto di partenza, l’architettura è anche
un atto del pensiero che precipita in una forma e in un
volume non a fini estetici ma per provocare la riflessione
critica, perché l’architettura è un
fatto collettivo. Ma per diventare fatto collettivo l’architettura
deve prima esporsi, mostrarsi, suscitare dibattito. Nella
mostra (e a Roma la conferenza) DAZEBAO D’ARCHITECTURES,
questa “filosofia” del progetto è dichiarata
fin dal titolo. Il Dazibao, o Tazebao, è infatti
quel “giornale a grandi caratteri” che nella
tradizione della Cina imperiale veniva utilizzato per veicolare
l’opinione popolare. ASAA ha preso in prestito questo
strumento mediatico d’altri tempi per esporre i suoi
progetti “sotto forma di proposta e di dichiarazione”,
perché dice Nasrine “bisogna rendere all’architettura
la capacità di essere una piattaforma della critica,
della coscienza sociale e dell’impegno politico”.
Non si è trattato però, solo di restituire
all’architettura una posizione attiva nella società.
La mostra parigina è stata anche l’occasione
per fare una riflessione autobiografica sul proprio percorso
e sulla propria storia. I testi o meglio le lunghe didascalie
scritte sui manifesti appesi ai fili tesi da una parete
all’altra come panni al sole, sono apparsi come note
di un viaggio nel tempo fatto in compagnia dei maestri,
Le Corbusier, Koolhaas, Giedion, Lynch, Frampton…,
presenze in filigrana, continuamente interrogate e esaminate
in una sorta di conversazione immaginaria. Nessuno di questi
compagni di studio e di lavoro era lì per caso. Prendendo
spunto dalla catalogazione di Giedion, Nasrine Seraji tesse
un filo rosso e dice che se Giedion avesse potuto continuare
il gioco delle generazioni, alla quinta di Utzon, avrebbe
dovuto aggiungere la sesta di Koolhaas e quindi la settima
dei cinquantenni. La tesi è forte, scuote e fa pensare…. |
Negli ultimi anni non
si è fatto che parlare delle archistar (i vari Koolhaas,
Eisenmann, Nouvel, Hadid e compagnia cantante) finendo per svuotarne
il lavoro di quel contenuto propulsivo che gli è stato
proprio. Come spesso accade, il rischio è che muoia Sansone
con tutti i filistei. Perché le archistar hanno rappresentato
il punto di vista della geografia e dell’universo del globale
che io preferisco chiamare mondiale, fatto di megalopoli, di economie
e di mercati che non può essere aggirato riparando nelle
scuole o in un’architettura delle nazioni, Olanda Spagna,
Portogallo, Francia… . Nasrine Seraji da questo punto di
vista fa una proposta tra le più interessanti dell’attuale
panorama. Non rifiuta né rimuove. Semplicemente marca la
discontinuità attraverso un discorso critico e mette sul
tavolo due questioni centrali della modernità, lo spazio
pubblico e la densità. La domanda diventa: come si può
pianificare dopo essere stati a Dubai? che detto in altro modo
diventa: quale è la natura di uno spazio pubblico nella
nostra età contemporanea e come è possibile migliorarlo?
Una parte delle risposte è nella capacità a saper
articolare il programma in uno scenario. Se per LC lo spazio pubblico
è stato il distacco dell’architettura dal suolo e
per Koolhaas è la condensazione della congestione dentro
dei contenitori-arche di Noè, per la settima è il
suolo programmato, un suolo che si piega
e si modella per raccogliere le istanze della domanda.
Dunque lo scopo dei lavori
di ASAA è quello di gettare un sasso, di porre delle domande,
di provocare delle reazioni, ma è anche una presa di posizione
e una scesa in campo che rivendica il riconoscimento di una nuova
generazione che dichiara di esistere come espressione contemporanea
della modernità.
Nasrine Seraji (Teheran 1957) ha studiato all’Architectural
Association a Londra prima di fondare l’Atelier Seraji a
Parigi nel 1990. Tra le principali realizzazioni dello studio
ASAA (Atelier Seraji Architectes & Associés) figurano
la scuola di architettura di Lille (2006), la casa di abitazione
Endless Haus a Vienna (2003), la casa dello studente “la
nostra casa, la vostra casa” a Parigi (2003) Recentemente
la sua produzione si è arricchita di progetti di scala
urbana per città francesi e alcune in Asia tra cui Penang
in Malesia e Chongli in Cina. Nasrine Seraji è anche docente
rinomato. Ha insegnato in numerose scuole di architettura in Inghilterra
(AA School di Londra) e negli Stati Uniti (Columbia University,
1994, Princeton, 1996-2001, Cornell, 2001-2005). Dal 2006 dirige
la scuola di architettura Paris-Malaquais e l’Istituto di
Arte e Architettura dell’Accademia delle Belle Arti di Vienna.
Nel 2007 cura la mostra al Pavillion de l’Arsenal “Logément,
matière de nos villes”. Nel settembre 2009 ha esposto
a Parigi alla Galerie d’Architecture i suoi progetti in
una mostra intitolata Dazibao d’Architectures.
Tra i progetti più significativi: ’14-’18,
museo della caverna del Dragone a Alsne-F (1996-98), La nostra
casa, la loro casa, casa dello studente realizzata nel 15 esimo
arrondissement di Parigi-F (2003); La Coquille, edificio residenziale,
in corso di lavoro (2004); Never in Paris, isolato residenziale
con spazi commerciali nel 13 esimo arrondissement di Parigi-F
(2006); Omaggio agli architetti, scuola di architettura a Lille-F
(2006); Girasole, isolato residenziale con servizi, spazi commerciali
e asilo nido nel 16 esimo arrondissement di Parigi-F (2007).
Per saperne di più www.seraji.net
|
|