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da LA NAZIONE 17 Settembre 2005

 

Scopre il segreto dell 'infarto

 

La storia: Maurizio Pieroni vince a 33 anni il premio come miglior ricercatore europeo in cardiologia

AREZZO- Gli unici a non sopportarlo sono i topi. Come fai a parteggiare per chi alla prima scoperta ti usa come cavia? E come fai a capire che in fondo è un po' anche per il tuo bene? Tutti gli altri li ha conquistati. Compresi centinaia di colleghi che a Stoccolma lo hanno nominato cardiologo dell' anno. O meglio miglior giovane ricercatore europeo.

Un 'Europa che Maurizio Pieroni ha cominciato a scalare prima da Cortona e poi da Pescaiola. Non si ricorda neanche più da quando vuole diventare dottore. Ma glielo ricordano in famiglia: fin da piccolo.

«Già nel 2003 ero arrivato in finale .Ora ce l' ho fatta». Dietro di lui una ragazza di Londra, un collega di Cipro e un altro di Torino, che si è visto soffiare la soddisfazione di essere il primo italiano ad aggiudicarsi lo Young Investigator Award. In pratica sono 1500 euro e una pergamena. La cifra certo non gli cambierà la vita, anche se è circa il doppio di quanto guadagnava quando faceva il dottorato di ricerca. La pergamena invece si, perchè è un sigillo che gli potrebbe aprire mille strade. Qualcuna è già stato costretto a rifiutarla «Mi hanno cercato dall 'America da New York: volevano che proseguissi da loro le mie ricerche» . Ma lui ha detto no,grazie. Un po' perchè vuole restare in Italia, dove ha una famiglia e una fidanzata in Abruzzo, e un po perchè oltre che ricercatore si sente anche medico.

«A Roma lavoro alla Sapienza. E faccio il cardiologo. ogni mia ricerca parte dai pazienti, dalle persone: e questa è una dimensione che non voglio abbandonare». In America, che di certo lo pagherebbe parecchio meglio, prima di cinque o sei anni i malati neanche li vedrebbe in foto. E lui, a 33 anni, è abituato a non perdere tempo. tanto da aver scoperto qualcosa che gli altri inseguivano da una vita: un ormone, la cromogranina A. Ma qui è decisamente meglio lasciargli la parola.«È un ormone che si produce nei pazienti con insufficienza cardiaca e determina una riduzione dell'efficacia del cuore. Ad ogni scompenso cardiaco la presenza di questo ormone si moltiplica e ne accentua le conseguenze». Morale? Se si riuscisse a bloccarlo, non potremmo evitare gli infarti ma contribuire a ridurne gli effetti. «Stiamo già sperimentando possibili farmaci sui topi». Eccoli i suoi grandi oppositori. Stiamo, certo. Perchè Pieroni lavora nell'equipe del Professor Andrea Frustaci. E con il direttore del Dipartimento Universitario del Cuore e Grossi Vasi , Il Professor Carlo Gaudio, alla Sapienza dopo essersi laureato alla Cattolica, ma anche in collaborazione con il San Raffaele di Milano. Una squadra insomma. Tutti ricercatori che non sempre voltano le spalle all'Italia. «Anche se Certo se dovessi mantenermi con la ricerca farei la fame», ma lo dice con il sorriso sulle labbra,lo stesso sorriso disarmante con il quale da anni scalai quartieri alti della medicina. Lo stesso che sfoggiava al liceo Classico. Il mio professore prediletto era sicuramente Carlo Starnazzi. Lui del resto, l'esegeta di Leonardo, con i geni ha sempre avuto una certa dimestichezza.