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EDITORIA

La collana Biblioteca Teatrale


BT 73 (gennaio-marzo 2005)

 

Percorsi teorici e modelli di analisi del film a cura di Salvatore Maira e Giacomo Daniele Fragapane

 

  • Salvatore Maira

Premonizioni

Il saggio descrive, attraverso un percorso personale per brevi flash che affrontano ognuno un tema diverso, l’origine concettuale del dispositivo cinematografico nella fascinazione magnetica dei fenomeni ottici. Gli spostamenti del soggetto tra illusione, emozione e vuoto dello “spazio virtuale” diventano il tema di un viaggio che dai mosaici della villa di Piazza Armerina giunge fino ai primordi del cinema, così come furono osservati da Pirandello e Céline, passando per Las meninas di Velasquéz, la descrizione delle ore che precedono l’alba nel Pastor Fido di Giovan Battista Guarini, il cilindro riflettente di Attanasio Kircher.

Premonitions

The essay describes, in a personalized way, through short flashes each dealing with a different theme, the conceptual origin of the cinematographic device in the magnetic charm of the optic phenomena. The displacements of the subject, from illusion, emotion and vacuum of the “virtual space” become the theme of a journey from the mosaics in the villa of Piazza Armerina to the beginnings of cinema, as they were observed by Pirandello and Céline, passing through Velasquéz’ Las meninas, the description of the time before dawn in Giovanni Battista Guarini’s Pastor Fido, and Attanasio Kircher’s reflecting cilinder.

 

  • Giacomo Daniele Fragapane

L’interpretazione irrisolta. Su due frammenti di Blow Out di Brian De Palma

In questo lavoro l’analisi della relazione audiovisiva è condotta su una nota pellicola di Brian De Palma, Blow Out, oggetto filmico peculiare costruito a partire da una forte tensione dialettica tra il “sentire” e il “vedere”. In particolare, ci si sofferma su due diversi momenti della storia, non consequenziali ma così strettamente correlati a livello stilistico, sintattico, figurale, da assumere quasi la valenza di un meta-film nel film. La tensione tra piano visivo e piano sonoro è messa in rapporto a specifiche figure temporali (ralenti, suspense, procedimenti di «acusmatizzazione» e «deacusmatizzazione») e a problemi impliciti nei processi di costruzione e orientamento della spazialità cinematografica.

The unsolved interpretation. On two fragments from Brian De Palma’s Blow Out

The essay is an analysis of the audio-visual relationship in a well-known film by Brian De Palma, Blow Out, which is a peculiar realization based on an intense dialectic tension between “feeling” and “seeing”. Two moments of the story are particularly dwelt upon, not sequential but so strongly correlated, stylistically, syntactically and allegorically speaking, that they take on the value of a meta-film inside the film. The tension between visual plane and sound plane is related to specific temporal devices (ralenti, suspense, processes of “acusmatization” and “de-acusmatization”) and to problems that are implicit in the processes of  construction and orientation of the cinematographic spatiality.

 

  • Orio Caldiron

Il totem e la lavatrice

Il successo della coppia formata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia esplode nella seconda metà degli anni sessanta in coincidenza con la ristrutturazione dello spettacolo italiano. Nella loro carriera cinematografica i due comici siciliani sono oggetto di un frenetico sfruttamento, segnato dai modi di produzione più corrivi e parossistici. La comicità della coppia si anima nell’universo della parodia, che carnevalizza il cinema coevo, dal film d’autore al film di genere. La sovrabbondante filmografia dei due comici – lusingati, mortificati, taglieggiati, esaltati come può esserlo un totem nella lavatrice – attraversa quasi un ventennio del cinema italiano e conferma la forza antropologica dell’attore pretecnologico e della comicità meridionale, gli splendori (e le miserie) della volgarità all’antica italiana.

The totem and the washing machine

The success of the pair Franco Franchi and Ciccio Ingrassia exploded in the late sixties, at the same time as the restructuring of Italian performing arts. During their cinematographic career the two Sicilian comedians were object of frenzied exploitation, marked by the most careless and frantic modes of production. The couple enlivens its humorous side in the sphere of parody, making fun of contemporary cinema, from auteur films to genre-films. The redundant filmography of the two –  flattered, humiliated, extorted, celebrated as a totem in a washing machine can be – covers almost two decades of Italian cinema and confirms the anthropological strength of pre-technological actors as well as of southern comedy and the splendours (and miseries) of Italian old-fashioned vulgarity.

 

  • Giulia Fanara

Le oscillazioni dello sguardo e L’eclisse di Michelangelo Antonioni: una lettura spaesata

Rivedere L’eclisse di Antonioni può essere un’esperienza spaesante. Spazi domestici e urbani, modi di vita, mercati finanziari, sentimenti restituiscono non solo un ritratto della borghesia italiana degli anni del boom alle soglie del postmoderno, ma una riflessione sulla crisi del soggetto occidentale e fallogocentrico di fronte all’emergere di altre identità. L’Altro, gli altri sono allora, più che fantasmi di un film dell’orrore, presenze “reali” che si materializzano alle soglie della casa. I personaggi spaesati di Antonioni sono preda delle oscillazioni dello sguardo, di una luce che illumina e oscura, continuamente evocando nel familiare l’estraneo, nella ripetizione la mancanza. L’enigmatica luce del lampione con cui il film si chiude, registrando il fading, la scomparsa dei protagonisti, è al tempo stesso onnipotenza dello sguardo e “metafora dell’accecamento”.

The fluctuations of glance and L’eclisse by Michelangelo Antonioni: a confused reading

Seeing Antonioni’s L’eclisse again can be a rather confusing experience. Domestic and urban spaces, ways of life, financial markets, feelings draw not only a portrait of the Italian middle class of the boom years on the threshold of post-modern, but a reflection on Western and fallogocentric subjects faced with the outcome of new identities. The Other, others, are then, rather than ghosts from a horror movie, “real” presences materializing on the threshold of your house. Antonioni’s confused characters are a prey to the fluctuations of glance, to a light that lights and darkens, continuously evoking the extraneous in the familiar, what’s lacking in repetition. The enigmatic light from the street lamp with which the film closes, as well as the fading, or disappearance of the characters, represents simultaneously the omnipotence of the glance and the “metaphor of the blinding”.

 

  • Claudio Colaiacomo

Telecalcio

Il tema di fondo affrontato nell’articolo è quello dell’apertura storica o culturologica del “territorio” dello sport. Partendo da alcune osservazioni di McLuhan tra gli anni sessanta e settanta sul playback televisivo come una delle massime forme d’arte della nostra epoca, si sostiene che tale apertura comporta la centralizzazione teorica della figura del viewer (televisivo) rispetto al performer, ovvero la considerazione del corpo nello sport come corpo televisuale.

Telefootball

The basic theme of the article is the historical or cultural aspect of the sporting sphere. Starting from McLuhan’s observations, made in the sixties – seventies, on TV playback as one of the greatest forms of art of our time,  the authors maintain that this aspect implies the theoretical centralization of the (television) viewer as opposed to the performer, and as well the consideration of the sport body as a television body.

 

  • Mauro Di Donato

Mulholland Drive di David Lynch, o della compenetrazione dei mondi possibili

Il film Mulholland Drive di David Lynch costituisce una delle esperienze cinematografiche più singolari e affascinanti degli ultimi anni. I molteplici quesiti irrisolti sollevati dall’intreccio hanno stimolato l’insorgere di un acceso dibattito. Tra le diverse letture, quella che gode di maggiore diffusione interpreta come esperienze oniriche i passaggi più oscuri e apparentemente incongruenti del film. Nel presente saggio si è tentato di evidenziare i punti deboli che affliggono tale ipotesi interpretativa, e di proporre, sulla base di un’analisi della struttura narrativa e dei nessi causali nella concatenazione tra gli eventi, una lettura alternativa e inedita dell’opera lynchiana, finalizzata a decifrare i passaggi più ostici dell’intreccio.

David Lynch’s Mulholland Drive, or the permeation of possible worlds

David Lynch’s film Mulholland Drive is one of the most peculiar and fascinating cinematographic experiences of the last years. The manifold unsolved questions raised by the plot have stimulated a heated debate. The most widespread interpretation, among the many, considers the most obscure and apparently inconsistent passages of the film as dreamlike experiences. The present essay tries to highlight the weak points of this conjectural interpretation and to suggest an alternative and unpublished reading of the Lynchian work; that is decoding the hardest passages of the plot, on the basis of an analysis of the narrative structure and of the causal connections in the concatenation of the events.

 

  • Marianna Dell’Aquila

Cinema e fumetti. Hulk di Ang Lee: il cinema come adattamento o traduzione?

L’idea di una “parentela” semantica tra cinema e fumetti si basa, prima che sul loro essere linguaggi per immagini, soprattutto sulla loro natura di arti sequenziali, di racconti per immagini. In questo lavoro si prendono in esame da un lato le opere a fumetti Batman: il ritorno del Cavaliere oscuro (1987) di Frank Miller e 2001: odissea nello spazio (1976) di Jack Kirby (l’unico adattamento a fumetti del capolavoro di Stanley Kubrick) per mostrare due differenti maniere di adattare il cinema al fumetto; dall’altro il film Hulk (2003) di Ang Lee poiché in esso, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, sono state attuate delle precise scelte estetico-drammaturgiche che, conferendo alla narrazione una evidente struttura metalinguistica, pongono la questione del rapporto tra adattamento e “traduzione” tra diversi linguaggi visivi.

Cinema and comic strips. Ang Lee’s Hulk: cinema as adaptation or translation?

The idea of a semantic “kinship” between cinema and comic-strips is based, rather than on being languages of images,  above all on their nature of sequential arts, of tales by images. On the one hand this work examines the two comic strips Batman: the return of the dark Knight (1987) by Frank Miller and 2001: a space odyssey (1976) by Jack Kirby (the only adaptation in comic strip of Stanley Kubrick’s masterpiece) to show two different ways of adapting cinema to comic-strips. On the other hand it considers Ang Lee’s film Hulk (2003) because in it, thanks to the use of digital technologies, precise aesthetic-theatrical choices have been made, which, giving the narration an evident metalinguistic structure, raise the question of the relationship between adaptation and “translation” from different visual languages.

 

  • Andrea Malagamba

2046 di Wong Kar Wai. Ripetere, ricordare, elaborare

Wong Kar Wai affida a 2046 il compito di immergere lo spettatore nella fitta trama di paradossi relativa all’andamento ciclico del tempo. Pur mostrandoci un segmento della vita dello stesso protagonista, Chow Mo Wan, 2046 non è considerato qui come il sequel di In the mood for love, ma come la dilatazione onnivora di un suo preciso momento: l’addio tra Chow e Su Li Zhen. Tutto ciò che il numero 2046 significa – stanza d’albergo, anno, romanzo – rimanda all’esperienza di un tempo interiore bloccato nell’istante d’addio vissuto nel passato, in una coazione a ripetere alla quale Chow può sottrarsi solo riorganizzando i propri ricordi.

Wong Kar Wai’s 2046. Repeating, remembering, elaborating

Wong Kar Wai entrusts 2046 with the task of plunging the spectator into the thick plot of paradoxes relevant to the cyclic course of time. Although showing us a part of the life of the main character, Chow Mo Wan, 2046 is not seen here as the sequel of In the mood for love, but as the omnivorous expansion of a precise moment: Chow’s farewell to Su Li Zen. All that number 2046 means – hotel room, year, novel – refers to the experience of an inner time that is blocked in the instant of a goodbye lived in the past, in a repetitive compulsion which Chow can get out of only by reorganizing his memories.

 

  • Daniela Tonti

Edith Head: la costumista delle stelle

Nel presente saggio si prende in esame la carriera di Edith Head, considerata la più grande costumista della storia del cinema. Nell’arco di oltre sessant’anni di lavoro, anche grazie alla profonda conoscenza delle costrizioni tecniche nelle quali operava, Edith Head fece dell’abito un potente mezzo di comunicazione. La sua longevità, la sua produttività, i suoi frequenti tocchi di genio e il suo talento per l’autoproduzione le assicurarono una celebrità assai rara tra la moltitudine di produttori ed artisti di Hollywood.

Edith Head costume designer of stars

The present essay examines the career of Edith Head, considered the greatest costume designer in the history of cinema.  In the space of over sixty years of work, thanks to her ample knowledge of the technical constraints under which she had to operate, Edith Head made, of the clothes, a powerful means of communication. Her longevity, her productivity, her frequent touches of a genius and her talent for auto-production assured her a celebrity that is very rare among Hollywood’s multitude of producers and artists.

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