|
Percorsi
teorici e modelli di analisi del film a cura di Salvatore Maira
e Giacomo Daniele Fragapane
Premonizioni
Il saggio descrive,
attraverso un percorso personale per brevi flash che affrontano
ognuno un tema diverso, l’origine concettuale del dispositivo
cinematografico nella fascinazione magnetica dei fenomeni
ottici. Gli spostamenti del soggetto tra illusione, emozione e
vuoto dello “spazio virtuale” diventano il tema di un viaggio
che dai mosaici della villa di Piazza Armerina giunge fino ai
primordi del cinema, così come furono osservati da Pirandello e
Céline, passando per Las meninas di Velasquéz, la
descrizione delle ore che precedono l’alba nel Pastor Fido
di Giovan Battista Guarini, il cilindro riflettente di Attanasio
Kircher.
Premonitions
The essay
describes, in a personalized way, through short flashes each
dealing with a different theme, the conceptual origin of the
cinematographic device in the magnetic charm of the optic
phenomena. The displacements of the subject, from illusion,
emotion and vacuum of the “virtual space” become the theme of a
journey from the mosaics in the villa of Piazza Armerina to the
beginnings of cinema, as they were observed by Pirandello and
Céline, passing through Velasquéz’ Las meninas, the
description of the time before dawn in Giovanni Battista
Guarini’s Pastor Fido, and Attanasio Kircher’s reflecting
cilinder.
L’interpretazione
irrisolta. Su due frammenti di
Blow Out
di Brian De Palma
In questo lavoro
l’analisi della relazione audiovisiva è condotta su una nota
pellicola di Brian De Palma, Blow Out, oggetto filmico
peculiare costruito a partire da una forte tensione dialettica
tra il “sentire” e il “vedere”. In particolare, ci si sofferma
su due diversi momenti della storia, non consequenziali ma così
strettamente correlati a livello stilistico, sintattico,
figurale, da assumere quasi la valenza di un meta-film nel film.
La tensione tra piano visivo e piano sonoro è messa in rapporto
a specifiche figure temporali (ralenti, suspense,
procedimenti di «acusmatizzazione» e «deacusmatizzazione») e a
problemi impliciti nei processi di costruzione e orientamento
della spazialità cinematografica.
The
unsolved interpretation. On two fragments from Brian De Palma’s
Blow Out
The essay
is an analysis of the audio-visual relationship in a well-known
film by Brian De Palma, Blow Out, which is a peculiar
realization based on an intense dialectic tension between
“feeling” and “seeing”. Two moments of the story are
particularly dwelt upon, not sequential but so strongly
correlated, stylistically, syntactically and allegorically
speaking, that they take on the value of a meta-film inside the
film. The tension between visual plane and sound plane is
related to specific temporal devices (ralenti,
suspense, processes of “acusmatization” and “de-acusmatization”)
and to problems that are implicit in the processes of
construction and orientation of the cinematographic spatiality.
Il totem e la
lavatrice
Il successo della coppia formata da Franco Franchi e Ciccio
Ingrassia esplode nella seconda metà degli anni sessanta in
coincidenza con la ristrutturazione dello spettacolo italiano.
Nella loro carriera cinematografica i due comici siciliani sono
oggetto di un frenetico sfruttamento, segnato dai modi di
produzione più corrivi e parossistici. La comicità della coppia
si anima nell’universo della parodia, che carnevalizza il cinema
coevo, dal film d’autore al film di genere. La sovrabbondante
filmografia dei due comici – lusingati, mortificati,
taglieggiati, esaltati come può esserlo un totem nella lavatrice
– attraversa quasi un ventennio del cinema italiano e conferma
la forza antropologica dell’attore pretecnologico e della
comicità meridionale, gli splendori (e le miserie) della
volgarità all’antica italiana.
The
totem and the washing machine
The success
of the pair Franco Franchi and Ciccio Ingrassia exploded in the
late sixties, at the same time as the restructuring of Italian
performing arts. During their cinematographic career the two
Sicilian comedians were object of frenzied exploitation, marked
by the most careless and frantic modes of production. The couple
enlivens its humorous side in the sphere of parody, making fun
of contemporary cinema, from auteur films to genre-films. The
redundant filmography of the two – flattered, humiliated,
extorted, celebrated as a totem in a washing machine can be –
covers almost two decades of Italian cinema and confirms the
anthropological strength of pre-technological actors as well as
of southern comedy and the splendours (and miseries) of Italian
old-fashioned vulgarity.
Le oscillazioni dello
sguardo e
L’eclisse di
Michelangelo Antonioni: una lettura spaesata
Rivedere L’eclisse
di Antonioni può essere un’esperienza spaesante. Spazi
domestici e urbani, modi di vita, mercati finanziari, sentimenti
restituiscono non solo un ritratto della borghesia italiana
degli anni del boom alle soglie del postmoderno, ma una
riflessione sulla crisi del soggetto occidentale e
fallogocentrico di fronte all’emergere di altre identità.
L’Altro, gli altri sono allora, più che fantasmi di un film
dell’orrore, presenze “reali” che si materializzano alle soglie
della casa. I personaggi spaesati di Antonioni sono preda delle
oscillazioni dello sguardo, di una luce che illumina e oscura,
continuamente evocando nel familiare l’estraneo, nella
ripetizione la mancanza. L’enigmatica luce del lampione con cui
il film si chiude, registrando il fading, la scomparsa
dei protagonisti, è al tempo stesso onnipotenza dello sguardo e
“metafora dell’accecamento”.
The
fluctuations of glance and
L’eclisse by Michelangelo Antonioni: a
confused reading
Seeing
Antonioni’s L’eclisse again can be a rather confusing
experience. Domestic and urban spaces, ways of life, financial
markets, feelings draw not only a portrait of the Italian middle
class of the boom years on the threshold of post-modern, but a
reflection on Western and fallogocentric subjects faced with the
outcome of new identities. The Other, others, are then, rather
than ghosts from a horror movie, “real” presences materializing
on the threshold of your house. Antonioni’s confused characters
are a prey to the fluctuations of glance, to a light that lights
and darkens, continuously evoking the extraneous in the
familiar, what’s lacking in repetition. The enigmatic light from
the street lamp with which the film closes, as well as the
fading, or disappearance of the characters, represents
simultaneously the omnipotence of the glance and the “metaphor
of the blinding”.
Telecalcio
Il tema di fondo
affrontato nell’articolo è quello dell’apertura storica o
culturologica del “territorio” dello sport. Partendo da alcune
osservazioni di McLuhan tra gli anni sessanta e settanta sul
playback televisivo come una delle massime forme d’arte
della nostra epoca, si sostiene che tale apertura comporta la
centralizzazione teorica della figura del viewer
(televisivo) rispetto al performer, ovvero la
considerazione del corpo nello sport come corpo televisuale.
Telefootball
The basic
theme of the article is the historical or cultural aspect of the
sporting sphere. Starting from McLuhan’s observations, made in
the sixties – seventies, on TV playback as one of the greatest
forms of art of our time, the authors maintain that this aspect
implies the theoretical centralization of the (television)
viewer as opposed to the performer, and as well the
consideration of the sport body as a television body.
Mulholland Drive
di David Lynch, o della compenetrazione dei
mondi possibili
Il film Mulholland
Drive di David Lynch costituisce una delle esperienze
cinematografiche più singolari e affascinanti degli ultimi anni.
I molteplici quesiti irrisolti sollevati dall’intreccio hanno
stimolato l’insorgere di un acceso dibattito. Tra le diverse
letture, quella che gode di maggiore diffusione interpreta come
esperienze oniriche i passaggi più oscuri e apparentemente
incongruenti del film. Nel presente saggio si è tentato di
evidenziare i punti deboli che affliggono tale ipotesi
interpretativa, e di proporre, sulla base di un’analisi della
struttura narrativa e dei nessi causali nella concatenazione tra
gli eventi, una lettura alternativa e inedita dell’opera
lynchiana, finalizzata a decifrare i passaggi più ostici
dell’intreccio.
David
Lynch’s
Mulholland Drive, or the permeation of
possible worlds
David
Lynch’s film
Mulholland Drive
is one of the most peculiar and fascinating cinematographic
experiences of the last years. The manifold unsolved questions
raised by the plot have stimulated a heated debate. The most
widespread interpretation, among the many, considers the most
obscure and apparently inconsistent passages of the film as
dreamlike experiences. The present essay tries to highlight the
weak points of this conjectural interpretation and to suggest an
alternative and unpublished reading of the Lynchian work; that
is decoding the hardest passages of the plot, on the basis of an
analysis of the narrative structure and of the causal
connections in the concatenation of the events.
Cinema e fumetti.
Hulk di Ang Lee: il
cinema come adattamento o traduzione?
L’idea di una
“parentela” semantica tra cinema e fumetti si basa, prima che
sul loro essere linguaggi per immagini, soprattutto sulla loro
natura di arti sequenziali, di racconti per
immagini. In questo lavoro si prendono in esame da un lato le
opere a fumetti Batman: il ritorno del Cavaliere oscuro
(1987) di Frank Miller e 2001: odissea nello spazio
(1976) di Jack Kirby (l’unico adattamento a fumetti del
capolavoro di Stanley Kubrick) per mostrare due differenti
maniere di adattare il cinema al fumetto; dall’altro il film
Hulk (2003) di Ang Lee poiché in esso, grazie all’utilizzo
delle tecnologie digitali, sono state attuate delle precise
scelte estetico-drammaturgiche che, conferendo alla narrazione
una evidente struttura metalinguistica, pongono la questione del
rapporto tra adattamento e “traduzione” tra diversi linguaggi
visivi.
Cinema
and comic strips. Ang Lee’s
Hulk: cinema as adaptation or
translation?
The idea of
a semantic “kinship” between cinema and comic-strips is based,
rather than on being languages of images, above all on their
nature of sequential arts, of tales by images. On
the one hand this work examines the two comic strips Batman:
the return of the dark Knight (1987) by Frank Miller and
2001: a space odyssey (1976) by Jack Kirby (the only
adaptation in comic strip of Stanley Kubrick’s masterpiece) to
show two different ways of adapting cinema to comic-strips. On
the other hand it considers Ang Lee’s film Hulk (2003)
because in it, thanks to the use of digital technologies,
precise aesthetic-theatrical choices have been made, which,
giving the narration an evident metalinguistic structure, raise
the question of the relationship between adaptation and
“translation” from different visual languages.
2046 di Wong Kar Wai.
Ripetere, ricordare, elaborare
Wong Kar Wai affida a
2046 il compito di immergere lo spettatore nella fitta trama
di paradossi relativa all’andamento ciclico del tempo. Pur
mostrandoci un segmento della vita dello stesso protagonista,
Chow Mo Wan, 2046 non è considerato qui come il sequel di
In the mood for love, ma come la dilatazione onnivora di
un suo preciso momento: l’addio tra Chow e Su Li Zhen. Tutto ciò
che il numero 2046 significa – stanza d’albergo, anno, romanzo –
rimanda all’esperienza di un tempo interiore bloccato
nell’istante d’addio vissuto nel passato, in una coazione a
ripetere alla quale Chow può sottrarsi solo riorganizzando i
propri ricordi.
Wong Kar
Wai’s
2046. Repeating, remembering,
elaborating
Wong Kar
Wai entrusts 2046 with the task of plunging the spectator
into the thick plot of paradoxes relevant to the cyclic course
of time. Although showing us a part of the life of the main
character, Chow Mo Wan, 2046 is not seen here as the
sequel of In the mood for love, but as the omnivorous
expansion of a precise moment: Chow’s farewell to Su Li Zen. All
that number 2046 means – hotel room, year, novel – refers to the
experience of an inner time that is blocked in the instant of a
goodbye lived in the past, in a repetitive compulsion which Chow
can get out of only by reorganizing his memories.
Edith Head: la
costumista delle stelle
Nel presente saggio si
prende in esame la carriera di Edith Head, considerata la più
grande costumista della storia del cinema. Nell’arco di oltre
sessant’anni di lavoro, anche grazie alla profonda conoscenza
delle costrizioni tecniche nelle quali operava, Edith Head fece
dell’abito un potente mezzo di comunicazione. La sua longevità,
la sua produttività, i suoi frequenti tocchi di genio e il suo
talento per l’autoproduzione le assicurarono una celebrità assai
rara tra la moltitudine di produttori ed artisti di Hollywood.
Edith
Head costume designer of stars
The present
essay examines the career of Edith Head, considered the greatest
costume designer in the history of cinema. In the space of over
sixty years of work, thanks to her ample knowledge of the
technical constraints under which she had to operate, Edith Head
made, of the clothes, a powerful means of communication. Her
longevity, her productivity, her frequent touches of a genius
and her talent for auto-production assured her a celebrity that
is very rare among Hollywood’s multitude of producers and
artists. |