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EDITORIA

La collana Biblioteca Teatrale


BT 71-72 (luglio-dicembre 2004)

 

Forme del sentire performativo a cura di Michele Cavallo

 

  • Luciano Mariti

Appunti tra scienza e teatro

Il saggio introduttivo analizza il rapporto che Teatro e Scienza hanno intessuto intorno al tema delle emozioni, focalizzando su due momenti storici cruciali. Il primo riguarda la nascita, nel secondo Illuminismo, della prima trattatistica sulla recitazione. Una trattatistica pragmatica che aspira a costruire una “scienza” dell’attore fondata sul concetto di espressione, vale a dire sulla logica della corrispondenza tra interno ed esterno, tra emozione e correlato fisico. L’autore dimostra come il contemporaneo affermarsi di una science de l’homme a carattere positif determini un paradigma epistemologico che condiziona questi trattati. Il secondo momento storico riguarda il formarsi per opera di Stanislavskij di una scienza teatrale iuxta propria principia che anticipa non poche delle riflessioni della psicofisiologia. Due esempi utili per individuare limiti e criteri di una dialettica che oggi un nuovo tipo di teatro – un teatro che “fa anima”, che modella materiale biologico – e i nuovi traguardi delle neuroscienze stanno riaccendendo.

Notes between science and theatre

The introductory essay analyses the relationship that Theatre and Science have established around the theme of emotions, focusing on two crucial historical moments. The first deals with the first treatises on acting, at the time of the second Illuminism. Pragmatic treatises aiming at building a “science” of the actor based on the concept of expression, that is on the correspondence between inside and outside, between emotions and physical aspect. The author shows how today’s achievement of a science de l’homme with a positif characteristic fixes an epistemological paradigm that influences these treatises. The second historical moment concerns Stanislavskij’s creation of a theatrical science based on its own principles anticipating many reflections of psychophysiology. Two examples useful for detecting limits and criteria of a dialectic, today re-kindled by a new kind of theatre – a theatre that “makes soul”, that moulds biological matter – and by the new goals of the neurosciences.

 

  • Clelia Falletti

Neuroscienze cognitive e teatro. Un master europeo di studi sull’attore

Questo breve intervento intende segnalare il prossimo lancio di un Master europeo di studi che unisce le neuroscienze cognitive e il teatro: E-MAPS, European Masters in Performer’s Studies, proposto e coordinato da Malta con la sovvenzione della Commissione Europea, che coinvolge cinque università di cinque paesi europei (Malta, Italia, Francia, Gran Bretagna, Polonia) e unifica studi di teatro, neuroscienze cognitive, psicologia cognitiva, filosofia, scienze dello sport.

Cognitive neurosciences and theatre. A European Master in Performer’s Studies

This brief contribution informs of the project, meetings and agreements for the launching of E-MAPS, European Master in Performer’s Studies in 2007. This work in progress has the subvention of the European Commission. The project, conceived and coordinated by a University team in Malta, engages five Universities from five European countries (Malta, Italy, France, Great Britain, Poland) and links theatre studies, cognitive neurosciences, cognitive psychology, philosophy, and sport sciences.

 

  • Michele Cavallo – Ileana Ambrosio

Studi sull’emozione tra psicologia e teatro

Il lavoro propone una cornice fenomenologica in grado di accogliere il contributo che la ricerca psicologica porta al campo teatrale sul tema dell’emozione. I primi risultati di questo incontro sono evidenziati dal superamento di alcune dicotomie implicite nelle teorie psicologiche sull’argomento: mente/corpo, naturale/culturale, universale/personale, spontaneità/controllo, innato/appreso. Le nozioni di “seconda natura”, di “doppia incidenza” e di “vertici emotivi” offrono concreti suggerimenti teorici e pedagogici nella prospettiva di tale incontro. Ed è in questa chiave che sono riproposti alcuni esempi di pedagogie tradizionali come il Natyasastra e di quelle di alcuni tra i principali maestri-pedagoghi del Novecento (da Stanislavskij, Mejerchol’d, Artaud, a Grotowski, Schechner).

Studies about emotion between psychology and theatre

The work offers a phenomenological frame able to collect the contribution, that the psychological research brings to the question of the emotion in the theatre. The first results of this approach are stressed by the avoidance of the dichotomies, which are implicit in the psychological theories about this topic: mind/body, natural/cultural, universal/personal, spontaneity/control. The concepts of “second nature”, “double incidence” and “emotional vertices” offer concrete theoretical and pedagogical suggestions in the perspective we presented. We also show examples of traditional pedagogies as the Natyasastra and examples of the main pedagoges-masters (from Stanislavskij, Mejerchol’d, Artaud, to Grotowski, Schechner).

 

  • Carmela Stillitano

La voce delle emozioni

L’ascolto della voce è ascolto delle emozioni. Una chiave per comprendere il processo attraverso il quale si realizza tale identificazione è stata fornita dagli studi e dagli esperimenti effettuati dallo studioso Richard K. Scherer. Il percorso comune che si profila tra scienza e teatro indica nel corpo in azione il campo di realizzazione della congiunzione voce-emozione; in questo ambito il presente saggio descrive il metodo vocale che si prefigge di liberare le emozioni attraverso un lavoro con e sulla voce.

The voice of emotions

Listening to the voice means listening to emotions. A clue to understand the process through which such identification takes place has been provided by the researches and experiments made by Richard K. Scherer. The common course of theatre and science indicates in the moving body the achievement of the connection voice-emotion: this essay describes here the vocal method that intends to free the emotions through a work on and with the voice.

 

  • Vezio Ruggieri

Il protomentale e l’esperienza estetica

Il lavoro descrive la struttura dei processi immaginativi ed emozionali sulla base dell’approccio psicofisiologico. L’analisi di tali processi porta inevitabilmente ad esaminare la struttura dell’Io e i meccanismi fisiologici che sono alla base del vissuto soggettivo, del “sentire” e a cogliere il passaggio dal fisico (attività muscolare) allo psichico.

Per comprendere come a partire da processi tonici, posturali, propriocettivi si generi la dimensione psicologica, è opportuno prendere in considerazione il concetto di “protomentale”, un’area di confine tra il fisiologico e lo psicologico, che costituisce l’elemento strutturale sottostante a tutti i linguaggi artistici e in particolare al teatro. La prospettiva psicofisiologica viene proposta come supporto utile agli interventi pedagogici mirati, rivolti agli attori e ai performer in genere.

The protomental and the aesthetic experience

This work describes the structure of imaginative and emotional processes on the basis of a psycho-physiological approach. The analysis of such processes inevitably leads to examining the structure of the Self and the physiological mechanisms at the basis of the subjective background, of the “feeling” and grasping the passage from physical (muscular activity) to psychic.

To understand how the psychological dimension is generated through tonic, postural, proprioceptive processes, we have to consider the concept of “protomental”, an area that is at the border between the physiological and the psychological, constituting the structural element behind all artistic languages and especially the theatre. The psycho-physiological perspective is proposed as a useful support for pedagogic interventions aimed at actors and performers in general.

 

  • Fabrizio Deriu

Un diverso stato di esperienza. Liminalità performativa e “spazio potenziale”

La caratteristica principale dell’esperienza performativa è la liminalità, come discussa da Van Gennep, Turner e Schechner. Ogni performance si sviluppa secondo una progressione che ripercorre più volte a più livelli le tre fasi del processo rituale (separazione-margine/limen-riaggregazione). Il soggetto impegnato nella performance sperimenta la “condizione liminale” caratteristica della fase intermedia del processo (con i suoi attributi di ambiguità, indeterminatezza, pericolo, potenzialità illimitata, ecc.). Una riformulazione in termini psicologico-psicanalitici della liminalità è offerta dallo psicologo inglese Donald W. Winnicott, che studia, nella relazione del bambino con la madre, i primi processi da cui si avvia la formazione del Sé. Questi processi hanno a che fare con il formarsi della vita immaginativa e dell’esperienza culturale, e inaugurano uno “spazio potenziale” nel quale hanno luogo i “fenomeni transizionali” attraverso i quali il bambino impara a distinguere tra “me” e “non me”, tra il puramente soggettivo e l’oggettività. Se si immagina una affinità di fondo tra fenomeni transizionali e liminalità rituale si aprono interessanti squarci di luce sulla natura psicofisica propria dell’esperienza performativa.

A different state of experience. Performative liminality and “potential space”

Liminality, as described by Van Gennep, Turner and Schechner, is the main feature of the performance experience. Every performance follows a scheme that runs, many times at many levels, the triadic pattern of the ritual process (separation-limen-reaggregation). The performer fully experiences the “liminal condition” that flows from the second phase: ambiguity, indeterminacy, risk, unlimited potentiality, etc. A re-formulation of liminality in terms of psychology and psychoanalysis is offered by British psychoanalyst Donald W. Winnicott. He studied the mother-baby relationship, especially the early formation of the Self. These processes, Winnicott says, deal with the forming of imagination and cultural experience. They also open up a “potential space” between mother and baby where “transitional phenomena” take place, circumstances in which the baby learns to tell “me” from “not me”, merely subjective from objective reality. Basic analogies between liminality and transitional phenomena can be imagined, so that interesting knowledge of the inner nature of psycho-physical performance experience open up.

 

  • Michele Cavallo Gioia Ottaviani

Del sentire performativo: questioni novecentesche

C’è un sottile filo rosso che a partire da Artaud passa dall’esperienza di Grotowski e di Carmelo Bene. Esperienze pur così distanti nei presupposti e negli esiti, vengono qui assunte per suggerire la collocazione del problema delle emozioni e del sentire performativo nell’oltrepassamento della soggettività. Su tali tracce vengono individuate alcune possibilità che l’esperienza del teatro novecentesco ha percorso per accedere e rinnovare il “sentire performativo”: la divisione soggettiva, la ritrazione dell’io, l’impersonalità, la modalizzazione.

About the performative feeling: 20th century’s questions

There is a minute file rouge between Artaud and the experiences of Grotowski and Carmelo Bene. Even though these are distant in assumptions and conclusions, in this work they are assumed in order to suggest a re-collocation of the question about emotion and performative feeling through the possibility of going beyond subjectivity. On these traces we attempt to identify a few experiences in the 20th century’s theatre, that could be considered models in the renewal of the performative feeling: the “subject’s division”, the withdrawal of the Ego, the impersonality, the modalisation of the subject.

 

  • Massimo Termini

L’affetto e l’enigma del desiderio in Amleto

Il presente saggio indaga sulla tragedia di Amleto nel suo rapporto con la teoria psicoanalitica. A partire dalla nota dell’Interpretazione dei sogni e dal montaggio operato da Freud tra l’opera shakespeariana e il mito di Edipo, il testo approda al lungo commento dell’Amleto di Jacques Lacan. Qui, la centratura posta sul concetto di desiderio, considerato nella sua articolazione inconscia, rinnova la riflessione psicoanalitica sull’atto. L’interrogazione freudiana circa l’impasse segnata dal procrastinarsi del gesto di Amleto si prolunga così in quella lacaniana riguardo alle condizioni che ne rendono possibile la realizzazione in extremis. Cosa deve accadere perché, finalmente e suo malgrado, la causa possa toccare Amleto?

Fondness and the enigma of desire in Hamlet

The present essay inquires into the tragedy of Hamlet in its relation with the psychoanalytical theory. Starting with the note to Freud’s Interpretation of Dreams and his assembly of Shakespeare’s work with the myth of Oedipus, the text comes to Jacques Lacan’s long commentary of Hamlet. Here, the importance of the concept of desire, seen in its unconscious articulation, rekindles the psychoanalytic reflection on the act. Freud’s query about the impasse reached by Hamlet’s procrastinated action continues thus in Lacan’s query about the conditions that make its carrying out possible at the last moment. What must happen so that, at last and much to his regret, the call can touch Hamlet?

 

  • Silvia Ortolani

Codificazione, emozione, commozione: note sull’attore italiano dell’Ottocento

Sulla scorta degli studi storici sul teatro italiano del XIX secolo, il presente articolo analizza le tecniche di recitazione dell’attore ottocentesco. In particolare, utilizzando varie tipologie di testimonianze, ci si concentra sulla capacità da parte degli attori di com-muovere il pubblico, attraverso tecniche di riproduzione delle passioni umane che, in connessione con le modalità organizzative del teatro italiano dell’Ottocento, diedero vita al magnetismo e alla poesia dell’attore italiano di quel periodo.

Coding, emotion, empathy: notes on the Italian actor of the nineteenth century

Relating to historical studies on the Italian theatre of the XIX century, this article analyses the acting techniques of the actors of that time. In particular, using various testimonies, it concentrates on the capacity the actors had to move the audience, through techniques that reproduced the human passions, and, together with the organizational methods of that period’s theatre, gave rise to the magnetism and the poetry that characterized the Italian actor. 

 

  • Maria Luigia Zamino

Il corpo digitale. Sistemi di bio-feedback nel lavoro del performer

L’attore ha rinnovato la propria estetica recitativa, il proprio modo di lavorare su se stesso venendo a contatto con il linguaggio del cinema, della televisione, del video e, oggi, del digitale. Partendo da tali constatazioni ed esplorando come le tecnologie digitali possano “ridefinire” il lavoro dell’attore, si esplora l’utilizzo del digitale nel training dell’attore e nella performance. In particolare, si focalizza l’attenzione sull’utilizzo di sistemi di bio-feedback nel lavoro dell’attore; questi sistemi, fino ad ora utilizzati solo in campo medico, sembrano offrire interessanti possibilità formative ed espressive.

The digital body. Systems of bio-feedback in the work of the performer

Actors have renewed their performing aesthetics and their method of working on the self by getting in touch with the language of cinema, of television, of video and, today, of the digital. Starting from these observations and exploring how digital technologies can “redefine” the work of the actor, the use of the digital technologies is examined in the training of the actor and in the performance. Particularly, attention is focused on the use of the systems of bio-feedback in the work of the performer; these systems, so far only utilized in the medical field, seem to provide interesting and instructive potentialities of expression.

 

  • Vittoria La Costa

Danzare con le proprie emozioni. Un’esperienza di Danza Movimento Terapia con pazienti psichiatrici

La Danza Movimento Terapia è una disciplina che utilizza tecniche tratte dalla danza e dall’espressione corporea per promuovere un processo di integrazione emozionale, cognitiva, sociale e fisica nell’individuo. Nasce in America intorno agli anni quaranta e viene sviluppata attraverso diverse modalità da alcune danzatrici che capirono l’importanza dell’aspetto comunicativo e relazionale del movimento. Oggi esistono in Italia molte scuole che fanno riferimento a differenti orientamenti, ma riunite sotto la comune consapevolezza del valore della danza come modalità terapeutica. Nella sua esperienza di danzaterapeuta l’autrice è venuta in contatto con realtà e utenze di vario genere. Il racconto di alcune di esse aiuta ad avere un’idea delle diverse applicazioni con cui la Danza Movimento Terapia può prendere forma.

Dancing with one’s own emotions. An experiment of Dance Movement Therapy with psychiatric patients

Dance Movement Therapy is a discipline that uses techniques drawn from dance and from body expression to promote a process of emotional, cognitive, social as well as physical integration in the individual. It was born in the United States in the forties and developed in different manners by a number of dancers who realized the importance of the communicative and relational aspect of movement. There are several schools in Italy today, each with a different orientation, but all combined by the common knowledge of the value of dance as a therapeutic method. In her experience as a dance-therapist the author of this essay has come in touch with various set-ups and users. The account of some of them helps to make an idea of the different applications of Dance-Movement-Therapy.

 

  • Mariangela Arcieri

Il teatro arte di vivere

Il saggio ha inizio con una panoramica che si snoda in quelle zone in cui teatro e scienze umane si incontrano, per entrare, poi, nel vivo delle ricerche condotte dalla Scuola Sociologica di Chicago negli anni trenta sulla figura dell’homeless. Un itinerario bizzarro che dalla società metropolitana trova il suo punto d’arrivo nella “comunità teatrale” che si raccoglie intorno alla figura di Pippo Delbono. Un po’ barbone, un po’ vagabondo, l’attore e regista, come un piccolo socioantropologo, attraverso le sue “ricerche sul campo”, approdate allo spettacolo Barboni del marzo 1997, racconta il mondo dei dimenticati e dei reietti, portandoli direttamente sul palcoscenico.

Theatre as the art of living

The essay opens with a survey of the areas where theatre and human sciences meet, getting to the heart of the Chicago Sociological School’s researches on the figure of the homeless in the thirties. A queer route that from the urban society finds its point of arrival in the “theatre community” gathered around the figure of Pippo Delbono. Partly tramp, partly rambler, the performer and director, like a minimal socio-anthropologist, through his “researches on the field” which came to the performance Barboni in March 1997, tells the world of the forgotten and of the outcast, putting them directly on the stage.

 

  • Roberto Ciancarelli

Modena, Salvini e la Merope dell’Alfieri. L’arte dell’esordiente

Scritturato nel 1843 nella Compagnia dei Giovani di Gustavo Modena, Tommaso Salvini riceve in quell’anno quella che lui stesso  definirà come una vera e propria iniziazione teatrale. Gustavo Modena gli chiede di recitare il “Racconto di Egisto” della Merope di Alfieri, un testo che considera «una sorta di tema d’esame, di pietra di paragone per i principianti».  Questo studio si propone di analizzare i contenuti pedagogici di quella scelta.

Modena, Salvini and Alfieri’s Merope. The art of the beginner

In 1843 Tommaso Salvini was engaged by the “Compagnia dei Giovani” directed by Gustavo Modena. In that occasion Salvini received from his master what he will later define as a proper theatrical initiation. Modena asked him to act “The Tale of Egisto” from Alfieri’s Merope, a tragedy that Modena used to consider «as an examination test and as a touchstone for beginners». The purpose of this essay is to analyse the pedagogical contents of Gustavo Modena’s choice.

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Centro Teatro Ateneo - Istituto di ricerca e promozione del teatro dell'Università di Roma "La Sapienza"