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EDITORIA

La collana Biblioteca Teatrale


BT 69-70 (gennaio-giugno 2004)

 

Le drammaturgie della crisi a cura di Francesca Romana Merli

 

 

  • Francesca Romana Merli

Il corpo e il potere. La visita della vecchia signora di Friedrich Dürrenmatt

Se la moderna tragedia novecentesca si esprime soprattutto attraverso le tecniche del comico, il teatro di Friedrich Dürrenmatt, con un sapiente dosaggio dei moduli del grottesco, interviene sul reale per prospettarne il disagio. Il presente articolo prende in esame La visita della vecchia signora del 1955, sorta di tragicommedia che delinea crudamente ma con profonde risonanze la condizione umana osservata anche nel suo rapporto complesso, a volte intercambiabile, con il potere.

Body and power. The Visit by Friedrich Dürrenmatt

If twentieth-century tragedy communicates chiefly through the technique of comedy, Friedrich Dürrenmatt’s theatre intervenes in reality presenting its discomfort with a masterly dosage of the norms of the grotesque. The present essay examines The Visit, of 1955, a sort of tragic comedy that outlines – harshly but interestingly – the human condition as viewed in its complex, at times interchangeable, relation with power.

 

  • Elsa Fiumara

L’io senza volto. Il percorso del personaggio nel teatro di Samuel Beckett

Partendo dalle coordinate spazio-temporali, nel presente articolo si vuole evidenziare il rapporto del personaggio beckettiano con il mondo esterno e con se stesso. Approfondendo tale analisi si scoprirà che le due dimensioni sono tanto interdipendenti da confondersi l’una nell’altra. I personaggi beckettiani cercheranno di definirsi attraverso il tempo e lo spazio ma questi resteranno inafferrabili fino all’ultimo, tanto da condurre i personaggi alle soglie della follia. Le figure beckettiane, trascinate sempre più verso un mondo buio e indeterminato, si rinchiuderanno in un atteggiamento quanto mai vicino alla schizofrenia, dove l’identità può giocare a rimpiattino con la non-identità in un continuo alternarsi di luci e ombre, suoni e silenzi.

The self without face. The course of the character in Samuel Beckett’s performance

This essay highlights the relation of Beckett’s characters with the external world and with himself starting from the space-time coordinates. Furthering this analysis we will find out that the two dimensions are so interdependent as to mix up each other. Beckett’s characters try to define themselves through time and space but these keep uncatchable till the end, so much so as to take the characters to the brink of madness. The characters, dragged increasingly toward a dark and uncertain world, withdraw into an attitude that is extremely close to schizophrenia, where identity can play hide-and-seek with non-identity in a constant alternation of lights and shadows, sounds and silences.

 

  • Gisella Bonsanti

Il teatro di Giovanni Testori tra realismo e maniera

Il presente lavoro tenta di comprendere le ragioni etiche ed estetiche della drammaturgia di Giovanni Testori attraverso l’analisi dei suoi scritti d’arte. La riflessione intorno all’arte costituisce infatti uno dei possibili backgrounds entro cui ricondurre la scrittura drammaturgica dell’autore.

Realismo e maniera dell’area lombarda costituiranno il fulcro dei suoi studi di critico e nello stesso tempo orienteranno in modo determinante la ricerca e la definizione della propria forma artistica, che in Testori, così come nei suoi padri-pittori, si configura come interrogativo costante sul senso dell’esistenza, sempre in bilico tra disperazione e salvezza.

Giovanni Testori’s theatre between realism and mannerism

This work tries to understand the ethical and aesthetic reasons of Giovanni Testori’s theatre through the analysis of his writings on art. The reflection on art is actually one of the possible backgrounds to which the author’s theatre writing can be traced back.

Lombard realism and mannerism are the heart of his critical studies and at the same time decisively direct the research and definition of his artistic form, which for Testori, like for  his painters-fathers, emerges as a constant questioning on the sense of existence, always poised between despair and safety.

 

  • Marco Andreoli

Il teatro di José Saramago. Quattro commesse sociali

Nel variegato, squilibrato contesto della narrativa contemporanea, José Saramago rappresenta senz’altro un riferimento atipico e fondamentale. Scrittore geniale, grandioso, elegante, Saramago ha reinventato il romanzo storico creando, di fatto, una nuova inimitabile forma. Ma il Premio Nobel 1998 ha prodotto anche quattro testi teatrali, quattro lavori “su commissione” che offrono la chiave per un impatto alternativo e problematico con la sua scrittura. Questo lavoro si propone di affrontare un secondo Saramago, lungo un percorso tra opere che probabilmente in futuro saranno chiamate “minori” e che tuttavia hanno il pregio di completare un magnifico ritratto dell’essere umano e della sua storia.

The theatre of José Saramago. Four social orders

In the varied, unbalanced context of contemporary narrative, José Saramago certainly stands as a fundamental and atypical landmark. A great, genial, elegant writer, Saramago has reinvented the historical novel, giving way – in fact – to a new matchless form of writing. The 1998 Nobel Prize has produced also four plays, four works “on commission” that offer a key for an alternative, tricky impact with his writing. This essay wishes to tackle a second Saramago, along a course in works that will probably be called “minor” in the future yet have the virtue of completing a superb portrait of human beings and their history.

 

  • Laura Bernardini

Mito, storia e identità nel teatro di Carlos Fuentes

Il celebre romanziere messicano Carlos Fuentes si è dedicato, a partire dagli anni settanta, anche alla scrittura teatrale. Le sue tre pièce, tradotte in varie lingue e rappresentate sia in Europa sia in America, pur molto diverse tra loro per contenuto e ambientazione, sono l’espressione di un teatro autenticamente ed emblematicamente messicano che non rinuncia tuttavia all’apertura verso l’Europa e le sue avanguardie. Il suo, seppure non in senso strettamente politico, è un teatro impegnato ricco di risvolti sociali che ha contribuito all’affermazione, al principio degli anni settanta in Messico, di una cultura nuova.

Myth, history, identity in the theatre of Carlos Fuentes

The celebrated Mexican novelist Carlos Fuentes has also, from the seventies, handled theatre writing. His three plays, translated into many languages and performed both in Europe and America, albeit very different in contents and setting, express a theatre that is authentically and typically Mexican, not renouncing the opening toward Europe and its avant-gardes. His theatre, even if not in a strictly political sense, is committed and full of social aspects that have contributed to the achievement of a new culture in Mexico in the early seventies.

 

  • Roberto Salinas

La ferita necessaria. Il teatro di Sarah Kane

Questo saggio prende in esame due dei cinque testi composti da Sarah Kane tra il 1995 e il 1999, anno della sua scomparsa, Blasted e Crave, che incarnano la partenza e l’arrivo del percorso di crescita della drammaturgia di Sarah Kane, il cammino di una instancabile e frenetica ricerca condotta con disperata determinazione. Blasted ingloba e riformula le influenze di molte drammaturgie, da Ibsen a Beckett passando per King Lear, restando, nondimeno, il più corrosivo, toccante e visionario dei testi prodotti dalla new wave britannica degli anni novanta. Crave è il traguardo lirico di un’autrice che ha saputo scavare nella propria sofferenza fino al punto di poter esprimere ciò che di universale essa ha rappresentato: il nostro travolgente bisogno d’amore. Una conversazione dell’autore con la regista italiana Barbara Nativi, che ha messo in scena molte opere di Sarah Kane, completa il saggio.

The necessary wound. Sarah Kane’s theatre

This essay considers two of the five texts composed by Sarah Kane between 1995 and 1999, the year of her death, Blasted and Crave, that embody the starting and the arrival of the growth course of Sarah Kane’s theatre, the path of tireless and hectic research seen through with desperate determination. Blasted includes and reformulates the influences of many performances, from Ibsen to Beckett through King Lear, being nonetheless the most caustic, touching and visionary text produced by the British “new wave” of the nineties. Crave is the lyrical target of an author who has been able to dig into her own distress to the point where she can express the universal she has represented: our overpowering need for love. The essay is followed by an author’s conversation with the Italian director Barbara Nativi, who produced many Sarah Kane’s plays.

 

  • Giacomo Maroni

Berkoff-Eddy-Edipo: percorsi oltre il mito

L’uomo di teatro Steven Berkoff ha dato con Alla Greca la sua più interessante prova drammaturgica, inserendosi in modo non prevedibile nel ritorno al mito scelto dalla cultura contemporanea come percorso privilegiato di ricerca sull’uomo. Lo sguardo al dramma individuale si trasforma, nel moderno Edipo immaginato da Berkoff, nella osservazione dolente e violenta della realtà sociale di un’Inghilterra – quella dei primi anni ottanta – toccata nel profondo dalle differenze di classe e, al tempo stesso, in una potente requisitoria contro la società dei padri.

Berkoff-Eddy-Oedipus: courses beyond myth

Steven Berkoff, man of theatre, has stood his most interesting dramaturgic test with Greek, unexpectedly fitting in the return to myth which contemporary culture chooses as a preferred line of research on man. The glance on individual tragedy turns, in the modern Oedipus conceived by Berkoff, into the aching and violent inspection of British society – of the England of the early eighties – deeply touched by the differences of class, and at the same time into a mighty reprimand against the society of the fathers.

 

Materiali

  • Anna Guglielmi

La prima edizione italiana del Lavoro dell’attore di Stanislavskij. Un documento inedito dell’archivio Laterza

La complessa vicenda editoriale delle opere di Stanislavskij e la conseguente questione relativa alla trasmissione del pensiero del Maestro interessa in primis l’America e la Russia, e si estende coinvolgendo anche l’Italia.

Un’attenta analisi della prima edizione italiana del Lavoro dell’attore (Laterza, 1956) e ancor più l’inedito carteggio tra Vito Laterza e Gerardo Guerrieri, curatore delle edizioni italiane delle opere di Stanislavskij, con tutti gli elementi che da tale documento si possono trarre (in particolar modo i problemi giudiziari relativi ai diritti di pubblicazione), permettono di inquadrare la complessa e singolare trasposizione italiana dell’opera di Stanislavskij.

The first Italian edition of Stanislavskij’s An Actor Prepares. An unpublished document from the Laterza Archive

The intricate publishing vicissitude of Stanislavskij’s works and the subsequent matter concerning the transmission of His thought is firstly of interest to America and Russia, then spreads out involving Italy as well.

A careful analysis of the first Italian edition of An Actor Prepares (Laterza, 1956) and even more so the unpublished correspondence between Vito Laterza and Gerardo Guerrieri, editor of the Italian editions of Stanislavskij’s works, together with all the elements that can be drawn from such document (particularly the judicial problems concerning the publishing rights), enable us to define the complex and peculiar transposition of Stanislavskij’s work.

 

  • Paola Longo

Le regie beckettiane di Carlo Quartucci: Primo amore

L’approccio di Carlo Quartucci a Samuel Beckett ha inizio nel 1959 con la messa in scena di Aspettando Godot, prosegue con altri allestimenti negli anni sessanta e trova una sintesi nello spettacolo Primo amore, collage degli ultimi pezzi beckettiani andato in scena al Teatro Ateneo romano alla fine degli anni ottanta. Il presente articolo ripercorre le tappe del percorso registico e indaga le modalità della scrittura drammaturgica di Quartucci, aiutato in questa ricognizione da un ampio apparato critico e da una articolata e incisiva intervista al regista e all’attrice Carla Tatò.

Carlo Quartucci’s Beckettian stagings: Primo amore

Carlo Quartucci’s first contact with Samuel Beckett occured in 1959 with the production of Waiting for Godot, continued with other productions in the sixties and came to a synthesis with Primo amore, a collage of the last Beckettian plays, performed in Rome, Teatro Ateneo, in the late eighties. The present essay goes over the stages of his producing course and seeks the approaches of Quartucci’s writings on performance, sustained in this investigation by an ample critical apparatus as well as by a structured, incisive interview to the director and to the actress Carla Tatò.

 

  • Nicola Bietolini

Recensione a Il teatro contemporaneo di lingua tedesca in Italia, a cura di Lia Secci e Hermann Dorowin

Il volume miscellaneo Il teatro contemporaneo di lingua tedesca in Italia raccoglie gli atti del Convegno Internazionale svoltosi a Roma dal 30 marzo al 1 aprile 1998 e promosso dalla Cattedra di Lingua e Letteratura Tedesca del Dipartimento di Studi Filologici, Linguistici e Letterari dell’Università di Roma “Tor Vergata”. La recensione al libro fornisce il resoconto del dibattito sulla ricezione e appropriazione del teatro contemporaneo in lingua tedesca nell’humus culturale italiano, particolarmente favorevole ad accoglierne la rielaborazione critica, la messinscena innovativa e la rilettura drammatica.

Review of German Contemporary Theatre in Italy, edited by Lia Secci and Hermann Dorowin

The miscellaneous volume German Contemporary Theatre in Italy collects the proceedings of the International Conference that took place in Rome from March 30 to April 1, 1998, promoted by the chair of German Language and Literature of the Department of Philological, Linguistic and Literary Studies of the University of Rome “Tor Vergata”. The book review provides the report of the debate on the reception and the assumption of German contemporary theatre in the Italian cultural ground, particularly willing to welcome its critical reading, its innovative staging and its dramatic interpretation.

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