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EDITORIA

La collana Biblioteca Teatrale


BT 67-68 (luglio-dicembre 2003)

I linguaggi dello spettacolo a cura di Luisa Tinti

 

 

  • Giacomo Daniele Fragapane

Un modello di drammaturgia dell’immagine. Kieślowski, Il caso e la fotografia

In questo lavoro si analizza un film di Krzysztof Kieślowski, Il caso (Przypadek, 1981), opera sconosciuta al grande pubblico ma che per più motivi rappresenta uno spartiacque tra la prima fase del regista, fortemente segnata dagli esordi nel documentario, e la sua grande affermazione internazionale con il Decalogo. Seppure per certi aspetti ancora irrisolto, nel percorso dell’autore polacco Il caso è un momento cruciale di sperimentazione sul rapporto tra immagine e narrazione. Da una posizione di deciso relativismo, Kieślowski sembra voler demolire ogni fiducia in un’ipotetica trasparenza dell’atto del guardare, rilevando come la posizione dell’osservatore condizioni sempre e necessariamente la percezione di ciò che è osservato.

A model of dramaturgy of the image. Kieślowski, Blind Chance, and photography

This work analyses a film by Krysztof Kieślowski, Blind Chance, (Przypadek, 1981), unknown to the public, but for various reasons corresponding to a turning point between the director’s first period, marked by his debut in documentaries, and his international great achievement with the Decalogue. Although not yet solved for certain aspects, Blind Chance is – along the track of the Polish author – a crucial moment for experimenting on the relation between image and narration. From a position of a sharp relativism, Kieślowski seems to want to demolish any confidence in a supposed transparency of the act of looking, showing how the position of the observer necessarily and at all times affects the perception of what is observed.

  

  • Francesco d’Arma

Buffalo Bill e gli indiani: villaggi ricostruiti e cristalli di tempo

In questo saggio viene analizzato, a partire dalle riflessioni teoriche di Gilles Deleuze e Richard Schechner il film di Robert Altman Buffalo Bill e gli indiani, che ricostruisce (e rivisita) la biografia del noto personaggio, il suo circo, e i miti di fondazione degli Stati Uniti d’America. Il film mette in scena il tempo storico come scontro tra il tempo dei bianchi e quello dei pellerossa. Lo scontro tra i due tempi racchiude quello tra civiltà, tra finzione e realtà, artificio e natura, Buffalo Bill e Toro Seduto; lo spettacolo del circo vuole assorbire nella sua vetrina (limpida come il cristallo) la natura e i pellerossa, che vi si sottraggono. Vincono i bianchi ma il cristallo si incrina.

Buffalo Bill and the Indians: reconstructed villages and crystals of time

In this essay Robert Altman’s film Buffalo Bill and the Indians is analysed, starting from Gilles Deleuze’s and Richard Schechner’s theoretical reflections. The film reconstructs (and re-examines) the well known character’s biography, his circus, and the myths of foundation of the United States of America. It stages the historical time as a clash between the time of the whites and that of the American Indians. The clash between the two times includes a clash between civilizations, between fiction and reality, artifice and nature, Buffalo Bill and Sitting Bull; the performance of the circus wants to absorbs into its window – that’s as clear as crystal – nature and American Indians, who evade it. In the end the whites win but the crystal cracks.

  

  • Paola Bertolone

Dadi. Il lessico di Alessandro Fersen

L’articolo prende in considerazione il particolare rilievo che la dimensione ludica ha rivestito nell’attività intellettuale, di ricerca e di regia di Alessandro Fersen. A tale proposito sono esaminati alcuni scritti, a partire dal volume del 1936 L’universo come gioco sino ad esempi più recenti e alcune messinscene, basate su canovacci “alla maniera” della Commedia dell’arte, di cui fu autore lo stesso Fersen. La dimensione ludica che si esplica, all’interno della ricerca di laboratorio di Fersen, in modo privilegiato nel Mnemodramma, risulta quindi essere una chiave importante per la comprensione del suo percorso artistico e culturale.

Dice. Alessandro Fersen’s language

The article considers the peculiar preminence of the ludic component in Alessandro Fersen’s intellectual activity of research and direction. On this subject some writings are examined, beginning from the book of 1936 L’universo come gioco, up to more recent examples as well as a few stagings, taken from drafts that were produced in the “manner” of the Commedia dell’Arte, by Fersen himself. So the ludic component, within his workshop research, preferentially performed in the Mnemodramma, comes out as an important key for understanding Fersen’s artistic and cultural course.

 

 

  • Giancarlo Mancini

La scrittura scenica di Giuseppe Bartolucci nel nuovo teatro italiano: 1964-83

La scrittura scenica, categoria critica e operativa teorizzata da Giuseppe Bartolucci, è stata posta in questo saggio come il perno intorno a cui si è sviluppata l’esperienza dell’avanguardia teatrale italiana. Funzionando con regole interne realmente “nuove”, la scrittura scenica si è posta altresì come radicale prospettiva di riforma degli elementi propri dell’espressione teatrale: il testo, l’attore e lo spazio. Una prassi e una teoria del teatro non soltanto storicamente presenti come alternative rispetto a quelle tradizionali, ma che ancor oggi rappresentano un importante termine di riferimento.

Giuseppe Bartolucci’s performance text in the new Italian theatre: 1964-83

The performance text, a critical and operative category theorized by Giuseppe Bartolucci, is placed in this essay as the centre of the Italian avant-garde theatre experience. Working with really “new” internal rules, it is regarded as a radical prospect of change of the elements peculiar to theatre expression: text, player and space. A practice and a theory of the theatre that are not only “historically” present as alternatives to the traditional ones, but that still represent an important point of reference.

 

 

  • Monica Caprio

“La parte per il tutto”. Percorsi nel teatro di figura corporale

Partendo dal quadro di riferimento del teatro di figura tradizionale e della centralità della marionetta come sostituto dell’uomo e dell’attore nel teatro e nel cinema del Novecento, il presente articolo prende in esame vari esempi di teatro di figura “corporale” che, utilizzando elementi astratti con valenza di segno, non rappresentano più l’uomo ma suoi sostituti metaforici. Non è la marionetta a figurare l’uomo o l’uomo che si finge nelle movenze una marionetta, ma sono parti dell’uomo, sue sezioni, che ne simboleggiano la totalità.

“The part for the whole”. Varied courses in the body puppetry

Starting from the reference frame of the traditional puppet theatre and of the centrality of the puppet as a substitute for man and actor both in the theatre and the cinema of the XXth century, the present article considers several instances of body puppetry that, using abstract elements with a sign value, do not represent man but rather metaphorical substitutes of man. It is not the puppet impersonating man or man pretending he’s a puppet, but it’s parts of man, sections of man, symbolizing his totality.

 

  • Vito Di Bernardi

Riflessioni sull’eredità della danza hindu nel Novecento

Il presente articolo mette a fuoco alcuni segmenti della storia recente della tradizione coreutica hindu. Vengono presentati tre casi di “reinvenzione della tradizione” in cui risulta evidente la dinamica degli influssi reciproci tra Oriente ed Occidente. I casi esaminati sono: le danze indiane di Ruth Saint-Denis (1879-1968), pioniera della modern dance; l’opera coreografica di Ram Gopal (1912-2003), il “Nijinsky indiano”; il revival delle danze di origine hindu nella politica nazionalista dell’Indonesia post-coloniale. 

Considerations on the heritage of Hindu dance in the XXth century

The following article focuses on some tracts of the recent history of the Hindu dancing tradition. Three cases of “reinvention of tradition” are presented, in which the dynamics of interaction between East and West is clear. The examined cases are the Indian dances of the pioneer of modern dance Ruth Saint-Denis (1879-1968); Ram Gopal’s – the “Indian Nijinsky” (1912-2003) – choreographic works; the renewal of Hindu dances in postcolonial Indonesia’s nationalistic policy.

 

Materiali

  • Dina Saponaro – Lucia Torsello

La prima pubblicazione de L’Epilogo. Dramma in un atto di Luigi Pirandello nella rara edizione di «Ariel», n. 14, 20 marzo 1898

Grazie al rinvenimento del numero 14 della rivista settimanale «Ariel», del 20 marzo 1898, è possibile leggere nella sua veste originaria il primo testo teatrale edito da Luigi Pirandello: L’Epilogo. Dramma in un atto. L’eccezionalità della scoperta risiede nell’emersione dell’autonomia originaria del testo rispetto alle altre stesure finora note e documentate. Alcune caratteristiche testuali, quali l’estensione del finale e la presenza di codici ed elementi di contiguità genetica con la scrittura narrativa, identificano questa edizione dell’atto unico come una testimonianza autorevole e privilegiata della concezione del nodo drammatico de L’Epilogo/La morsa, confermando il costante lavoro dell’autore sul breve dramma giovanile fino all’edizione definitiva del 1936. L’autonomia della lezione originaria viene qui riproposta a distanza di oltre un secolo dalla sua prima pubblicazione.

The first publication of L’Epilogo. Dramma in un atto by Luigi Pirandello in the rare edition of «Ariel», n. 14, March 20 1898

In the recently found issue n. 14 of the weekly review «Ariel», dated march 20 1898, there is the original version of the very first play published by Luigi Pirandello: L’Epilogo. Dramma in un atto. This discovery is extraordinary because it highlights the originality of the text compared to the drafts known and proved so far. Some textual features, such as the extension of the ending and a sort of genetic relationship to the narrative writing, make this edition of the one-act play an influential and privileged example of the dramatic concept of L’Epilogo/La morsa, and confirms that the author kept constantly revising the text till the final edition in 1936. The independence of the original reading is presented here more than a century after its first publishing.

 

  • Monica Lisi

Kalamandalam Karunakaran maestro di Kathakali

A seguito del laboratorio sul Kathakali tenuto da Kalamandalam Karunakaran nell’aprile 2002 e promosso dal Centro Teatro Ateneo e dal Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Roma “La Sapienza”, si pubblicano qui il resoconto di un precedente stage ivi svoltosi nell’aprile 1991 e un’intervista con il maestro indiano.

Il Kathakali è una delle forme del teatro classico indiano più note in occidente e ha interessato molti studiosi e uomini di teatro per il linguaggio codificato dei gesti. Il maestro danzatore Kalamandalam Karunakaran appartiene a una generazione mediana che ha conservato l’integrità culturale e aperto il dialogo con l’occidente. Karunakaran ha collaborato con Peter Brook per il Mahabharata e attualmente risiede a Parigi dove ha una scuola di quest’arte.

Kalamandalam Karunakaran, master of Kathakali

Following the workshop on Kathakali held by Kalamandalam Karunakaran in April 2002 and promoted by Centro Teatro Ateneo and Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo at University of Rome “La Sapienza”, we publish here the account of a previous stage held there in April 1991 together with an interview with the Indian master.

Kathakali is one of the most familiar forms of Indian classic theatre in the West. It has aroused many scholars’ as well as theatre people’s interest for its codified language of the gestures. The master dancer Kalamandalam Karunakaran belongs to a middle generation that has preserved its cultural integrity and opened a dialogue with the West: he has worked together with Peter Brook for his Mahabharata and at present lives in Paris where he runs a school of this art.

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Centro Teatro Ateneo - Istituto di ricerca e promozione del teatro dell'Università di Roma "La Sapienza"