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EDITORIA

La collana Biblioteca Teatrale


SOMMARIO
BT 63-64 (luglio-dicembre 2002)

Dal testo alla scena a cura di Luisa Tinti

 

 

  • Marcella Persichetti

Cechov+Cechov+Cechov. Gli allestimenti cechoviani di Luchino Visconti

Nel corso della sua attività teatrale, Luchino Visconti portò sulla scena tre opere di Cechov: Tre sorelle, Zio Vanja e Il giardino dei ciliegi. L’introduzione dei testi di Cechov nel repertorio teatrale italiano risale ai primi anni venti ed incontra non poche difficoltà di comprensione nella critica e nel pubblico. L’esordio teatrale viscontiano e i suoi primi spettacoli costituirono un’operazione rivoluzionante, il cui impatto è possibile cogliere solo rifacendosi all’angusto contesto dell’Italia del dopoguerra. Visconti ebbe occasione di dichiarare più volte, nel corso della sua carriera, quanto profonde fossero la considerazione e l’ammirazione per Cechov, tanto da citarlo, assieme a Shakespeare e Verdi, in una sua ipotetica epigrafe. Quest’analisi intende ricostruire il percorso drammaturgico che portò alla realizzazione dei tre spettacoli, allo scopo di rintracciare quel filo conduttore che lega Visconti a Cechov attraverso testimonianze, documenti, memorie.

Tchekhov+Tchekhov+Tchekhov. Luchino Visconti stages Tchekhov

During his theatrical activity, Luchino Visconti staged three works by Tchekhov: Three Sisters, Uncle Vanja, and The Cherry Orchard. The introduction of Tchekhov’s texts in the Italian repertoire dated to the early 20s and was met with several difficulties by the critics and the audiences alike. Visconti’s theatrical debut and his first stagings amounted to a revolutionary operation, whose impact can be grasped only in the narrow context of post-war Italy. Visconti declared several times throughout his career his admiration for Tchekhov, to the extent of quoting him along with Shakespeare and Verdi, in a hypothetical epigraph. The present analysis aims at reconstructing the dramaturgic itinerary that led to the three works in order to retrace that common thread that connects Visconti to Tchekhov through testimonies, documents and recollections.

 

  • Valentina Venturini

Dal romanzo alla scena. Il viaggio di Moby Dick nel mare dello spettacolo

Il Moby-Dick; or, the whale di Melville non è solo romanzo, è enciclopedia, novel, epica, e forse anche teatro. Messe in rilievo le diverse matrici del romanzo (poietica, pratica e “fantastica”), l’autrice si sofferma sul problema della transcodificazione drammaturgica e sul rapporto tra parola scritta e immagine. L’intrinseca spettacolarità del romanzo fu colta prima dal cinema, quindi dalla radio, infine dal teatro. Illustrati brevemente i primi due “passaggi”, l’autrice si sofferma sulle rappresentazioni teatrali del Moby-Dick analizzando in particolare Laggiù soffia di Roberto Bacci, l’opera omonima di Claude Demarigny del Roy Hart Theatre, e Ulisse e la balena bianca di Vittorio Gassman. Esempi di teatro che esprimono il fascino dell’opera melvilliana, nel segno del “folle volo”; della brama di conoscere “oltre il limite” per trasformare in essere il non essere e sperimentare la “vita-in-morte”.

From the novel to the stage. Moby Dick’s journey in the sea of spectacle

Melville’s Moby-Dick; or, the whale is not only a novel, it is an encyclopedia, an epic and perhaps theatre. Foregrounding the different matrixes of the novel (poetic, practical and “fantastic”), the author dwells on the problem of dramaturgical transcodification and on the relation between written word and image. The intrinsical spectacularity of the novel was first grasped by cinema, then by the radio, and finally by theatre. After briefly illustrating the first two “passages”, the author analyzes the theatrical versions of Moby Dick, in particular Roberto Bacci’s Laggiù soffia, Claude Demarigny’s Moby Dick at the Roy Hart Theatre and Vittorio Gassman’s Ulisse e la balena bianca. These examples express the fascination of Melville’s work, under the sign of the “crazy flight”, of the crave to know “beyond the limit” to turn non-being into being and experiment the “life-in-death”.

 

  • Cristiana Giannachi

La Conquista del Messico da Artaud: il Patagruppo rilegge le avanguardie storiche

Il Patagruppo parte da una tesi ben determinata: l’impossibilità di ridurre l’evento-spettacolo a traduzione di un testo scritto, di limitare il linguaggio teatrale alla sola parola. Seguendo due direttrici, dialettica parola-gesto-visione e scrittura scenica, dopo performance teatrali che partono dalla dichiarata fedeltà al dettato dell’avanguardia storica, come Ubu re di Alfred Jarry e La conquista del Messico da Artaud, il gruppo giunge all’elaborazione di Solitaire-solidaire, considerato emblema e manifesto del teatro concettuale. Questa compagnia rappresenta uno dei tanti fermenti che, allontanandosi dal teatro convenzionale, hanno animato gli anni settanta, quando è accaduto di risolvere in termini teatrali efficaci gli stimoli più vitali e si è creata una “nuova scena”, nonostante l’avanguardia sembri possedere un intrinseco destino storico: estinguersi dopo aver dato vita a grandi evoluzioni.

The Conquest of Mexico from Artaud: the Patagroup rereads the historical avantgardes

The Patagroup starts from a well determined thesis: the impossibility to reduce the spectacle-event to a translation of a written text, to limit the theatrical language to the word alone. Following two directions, the dialectics word-gesture-vision and stage writing, after performances that start from a declared fidelity to the precepts of the historical avantgarde, like Alfred Jarry’s Ubu Roi and The Conquest of Mexico from Artaud, the group comes to the creation of Solitaire-solidaire, considered as emblem and manifesto of the conceptual theatre. This company represents one of the many ferments that, distancing themselves from conventional theatre, animated the 1970s.

 

  • Emanuela Rea

I Dieci Comandamenti di Raffaele Viviani nell’allestimento scenico di Mario Martone. L’ascolto come modalità registica

L’ascolto come modalità registica implica un movimento per cui, forti dell’esperienza artistica maturata, si è pronti ad un reale incontro con una diversa linea stilistico-estetica. Esemplare è l’esperienza di Mario Martone con I Dieci Comandamenti di Raffaele Viviani. In questo caso i tracciati segnati sono diversi e conducono dal regista verso l’autore, con il lavoro svolto sui copioni originali, e verso gli attori, attraverso la valorizzazione delle loro competenze artistiche; e da questi ultimi verso Viviani, con una risposta umana e professionale ai personaggi delineati nel testo.

Raffaele Viviani’s Ten Commandments in Mario Martone’s staging. Listening as a director’s mode

Listening as a director’s mode implies a movement whereby, after acquiring an artistic experience, one is ready for a real encounter with a different stylistic and aesthetic line. The experience of Mario Martone with Raffaele Viviani’s Ten Commandments is exemplary. In this case the path goes from the director to the author, with his work done on the original promptbooks, and to the actors, through a valorization of their artistic competences; and from the actors to Viviani, with a human and professional response to the characters designed in the text.

 

  • Alessandra Felli

Infinities di Luca Ronconi: una sineddoche d’infinito

Lo spettacolo Infinities di Luca Ronconi, su testo commissionato dal regista al matematico John D. Barrow, nasce dal desiderio di esplorare il binomio teatro-scienza non solo da un punto di vista contenutistico ma soprattutto formale. Questa necessità porta Ronconi a creare una struttura di spettacolo che riflette l’idea d’infinito.

Lo spettatore compie un percorso attraverso cinque stanze in ognuna delle quali viene affrontato un paradosso legato a questo tema. Al termine del “viaggio” può scegliere di ricominciare il percorso dall’inizio realizzando così una visione ad anello, ciclica, quindi infinita. Non solo, ma la variazione continua della composizione degli attori, sia da una stanza all’altra che da un ciclo all’altro, denuncia l’iterazione di qualcosa che non si ripete mai identico a se stesso: lo spettacolo teatrale.

Luca Ronconi’s Infinities: a synecdoche of the infinite

Infinities by Luca Ronconi, based on a text commissioned by the director to the mathematician John D. Barrow, originates from the desire to explore the pair theatre-science not only from a thematic viewpoint but first and foremost from a formal one. This need has led Ronconi to create a structure of spectacle that reflects the idea of infinite.

The spectator walks a path through five rooms where a different paradox linked to this theme is respectively dealt with. At the end of the journey she or he can choose to start again from the beginning so realizing a circular vision, cyclic and so infinite. Moreover, the continuous change of the composition of actors, both from a room to the next and from a cycle to the next, denounces the iteration of something that never repeats identical to itself: the theatrical show.

 

  • Maria Di Salvatore

Relazione tra azioni fisiche e oggetti scenici nella trilogia shakespeariana di Eimuntas Nekrosius

La concezione di messinscena teatrale del regista lituano Eimuntas Nekrosius viene esemplificata attraverso l’esame di uno degli elementi che più caratterizza i suoi allestimenti: gli oggetti scenici. Nei tre spettacoli tratti dalla trilogia shakespeariana (Hamletas, Makbetas, Otelas) gli oggetti, di natura realistica, sono innanzitutto veicoli di informazione per lo spettatore, in grado di determinare sul palcoscenico le circostanze nelle quali ha luogo l’azione. Nel corso del dramma, tuttavia, assumono ulteriori significati metaforici: ogni attore infatti, attraverso la speciale relazione che stabilisce con essi, li piega a un processo di trasformazione che ne accentua l’aspetto simbolico e conferisce allo spettacolo una cifra registica assolutamente originale.

The relation between physical actions and stage props in Eimuntas Nekrosius’s Shakesperean Trilogy

The concept of staging of the Lithuanian director Eimuntas Nekrosius is exemplified through the analysis of one of the elements that best characterizes it: stage props. In the three Shakesperean performances (Hamletas, Makbetas, Otelas) the props, of realistic nature, first and foremost carry information across to the audience, determining on stage the circumstances in which the action takes place. In the course of the play, though, they acquire further metaphorical meanings: each actor, through a special relationship undertaken with the props, bends them to a process of transformation that enhances their symbolic aspect and gives the performance an absolutely original directorial style.

 

  • Daniele Vianello

Eimuntas Nekrosius mette in scena Ivanov di Cechov

Con Ivanov, Nekrosius affronta per la prima volta una produzione fuori dalla Lituania, utilizzando una compagnia composta interamente da attori italiani. L’autore del presente saggio ha partecipato, come assistente alla regia, alla messa in scena dello spettacolo. Queste note vogliono essere una testimonianza di questa esperienza, vissuta da un lato con lo sguardo interno, attento alle tecniche registiche e coinvolto nella realizzazione dello spettacolo; dall’altro con l’occhio esterno e critico dello spettatore. Parallelamente alle notizie sul percorso artistico del regista, sono qui più in generale riportate alcune riflessioni sul “metodo” e sui “luoghi” estetici che ispirano maggiormente il regista lituano. Il saggio cerca di analizzare le tematiche ricorrenti nelle sue precedenti messinscene, evidenziando in particolare alcune specifiche problematiche, emerse durante le prove dello spettacolo cechoviano.

Eimuntas Nekrosius directs Chekhov’s Ivanov

The author recently served as assistant to the director in the staging of Chekov’s Ivanov, the first production directed by Nekrosius outside Lithuania with a company of Italian actors. This essay provides a brief report of this unique experience, a highly personal report from the viewpoint of an insider, attending directly to the techniques of the stage director and involved in the realization of the production; but also a report which seeks to express the external view of the spectator and critic. Some general remarks are offered here on the “method” and the aestethic canons that inspire the Lithuanian director, together with some information on his background. The essay tried, on one side, to analyse the topics that recur in his performances, and on the other, to discuss more in detail some specific issues that emerged in course of the tchekhovian performance.

 

Materiali : 

  • Paola Longo

Mareggiata: laboratorio-spettacolo con Carlo Quartucci e Carla Tatò

Tra il marzo e il giugno 2001 il Teatro Ateneo ha ospitato il laboratorio per gli studenti Mareggiata: da Shakespeare a Beckett, la parola che si fa carne, diretto da Carlo Quartucci e Carla Tatò, sfociato in tre diverse serate-spettacolo e proseguito nell’esperienza estiva della Favola dell’usignolo. L’autrice dà testimonianza di questa esperienza che, partendo dal lavoro sui testi di Beckett, Kleist e Shakesperare, ha coinvolto gli attori-studenti in una riflessione sulla drammatizzazione dell’immagine, sulla musicalità del verso, sul ritmo della parola drammatica e su tutti quegli elementi che permettono a quest’ultima di “vivere” sulla scena una autonoma esistenza artistica.

Mareggiata: workshop-performance with Carlo Quartucci and Carla Tatò

Between March-June 2001 Teatro Ateneo hosted the workshop for students Mareggiata: from Shakespeare to Beckett, the word made flesh, directed by Carlo Quartucci and Carla Tatò and resulted in three different night performances followed by the summer event of the Favola dell’usignolo. Theauthor reports her experience at the workshop which, starting from a work on the texts by Beckett, Kleist and Shakesperare, involved student-actors in a reflection on the dramatization of image, the musicality of verse, the rhythm of the dramatic word and on all those elements which allow the latter to “live” on stage an autonomous artistic existence.

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Centro Teatro Ateneo - Istituto di ricerca e promozione del teatro dell'Università di Roma "La Sapienza"