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Teatro
italiano del Novecento fra tradizione e avanguardia a cura di
Luisa Tinti
’E figlie so’
ffiglie…? Le rappresentazioni londinesi del teatro di Eduardo
Al di là di accurate
cronologie e precise informazioni riguardo ad alcuni
allestimenti, sono rari gli studi sulle messe in scena delle
opere di Eduardo De Filippo all’estero. Questo saggio è dedicato
all’analisi degli allestimenti londinesi delle commedie di
Eduardo dal 1973 ad oggi. Si è cercato di analizzare innanzi
tutto come siano stati tradotti i testi e come si sia cercato di
dare un equivalente alla loro forza linguistica, una volta
privati del sostegno dialettale; verificando poi se la loro
ambientazione sia stata conservata, in che modo attori e registi
si siano sforzati di ricreare le atmosfere originali, oppure se
le abbiano adattate a quelle anglosassoni o abbiano optato per
altre, più neutre, soluzioni. Infine come critica e pubblico
abbiano accolto queste opere.
A child is a child…?
Staging Eduardo in London
Apart from
accurate chronologies and detailed information on a number of
shows, studies on the staging of Eduardo De Filippo’s works
abroad have been rare. This essay analyses the staging of
Eduardo’s comedies in London from 1973 to date. First, we have
attempted an analysis of the translations and their effort to
render the linguistic energy of the original without the support
of the dialect. Then we have verified whether their setting has
been maintained, whether actors and directors have made an
effort to recreate the original atmospheres, or have adapted
them to an Anglosaxon setting or have opted for a more neutral
setting. Finally we have considered how the public and the
critics have responded to these works.
Storia di una
scena d’avanguardia: La Borsa di Arlecchino
La compagnia teatrale
d’avanguardia “La Borsa di Arlecchino” svolse la propria
attività nei sotterranei di un caffè al centro di Genova, tra il
1957 ed il 1960. Il luogo scelto venne ceduto dal proprietario
(il signor Borsa) in cambio di un’esigua percentuale sugli
incassi e del ricavato delle consumazioni servite ai tavolini
durante gli intervalli. Da questo semplice punto di partenza
prese forma, con l’arrivo nella compagnia del regista Aldo
Trionfo, una ricerca sistematica ed approfondita sulla
drammaturgia dell’assurdo, allora sconosciuta in Italia.
Trionfo, insieme a Paolo Poli, Emanuele Luzzati, Myria Selva,
Claudia Lawrence, Luca Crippa ed altri, portò in scena sul
minuscolo palcoscenico della Borsa (due metri per quattro) testi
spesso del tutto inediti nel nostro Paese, introducendo autori
come Eugène Ionesco, Samuel Beckett, Jean Genet, Jean Cocteau,
Arthur Adamov, Michel de Ghelderode, Renè de Obaldia, Jean
Tardieu, Fernando Arrabal, Amos Kenan.
The story of an
avantgarde scene: La Borsa di Arlecchino
The
avantgarde theatre company “ La Borsa di Arlecchino” undertook
its activity in the basement of a Cafe in the center of Genoa
between 1957 and 1960. The place was given by its owner (mr
Borsa) in exchange for a minimal percentage of the proceed and
the revenues of drinks consumed during intermissions. From this
simple starting point, when the director Aldo Trionfo joined the
company, a systematic and profound research work of absurd
theatre, then unknown in Italy, took shape. Along with Paolo
Poli, Emanuele Luzzati, Myria Selva, Claudia Lawrence, Luca
Crippa and others, Trionfo brought to the minuscule stage of La
Borsa (two by four metres) texts which were often unpublished in
our country, introducing authors such as Eugène Ionesco, Samuel
Beckett, Jean Genet, Jean Cocteau, Arthur Adamov, Michel de
Ghelderode, Renè de Obaldia, Jean Tardieu, Fernando Arrabal,
Amos Kenan.
Le messe in scena
delle tragedie di Seneca nel teatro italiano contemporaneo
L’analisi degli
spettacoli più significativi della scena italiana contemporanea
tratti dalle tragedie di Seneca, testi ‘al limite’, inusitati
per l’ostica struttura e lo spessore retorico e filosofico di un
immaginario crudo e lontano, evidenzia l’evoluzione, il
percorso, i nodi e le problematiche principali affrontati dal
teatro di regia italiano negli ultimi anni. All’interno dei
contesti usuali del teatro di prosa ufficiale, Luca Ronconi e
Massimo Castri, attraverso l’incontro con l’universo tragico del
teatro senecano, coniugano i modelli del teatro di regia di
stampo tradizionale alle istanze contemporanee, estetiche e
metodologiche, dettate dall’evoluzione della società e dalle
rivoluzioni teatrali iniziate alla fine degli anni sessanta.
Allo studio di Fedra di Ronconi (1969) e di Edipo
di Castri (1978), si aggiunge l’analisi di Tieste, per la
regia di Ruggero Cappuccio, (1997), di cui l’autore del presente
saggio ha seguito in prima persona le fasi di realizzazione,
dall’ideazione, alle prove, alla messa in scena, fino alle
reazioni del pubblico e della critica.
The
staging of Senecan tragedies in contemporary Italian theatre
The
analysis of the most significant contemporary Italian spectacles
taken from Seneca’s tragedies, ‘borderline’ texts whose
structure is unusually impervious and whose rhetorical and
philosophical density harks back to a crude and remote
imaginary, highlights the evolution, the route, the knots and
main issues faced by Italian directors in recent years. Within
the usual context of ufficial theatre, Luca Ronconi e Massimo
Castri, through the encounter with the tragic universe of
Senecan theatre, combine the patterns of traditional theatre
direction with the contemporary aesthetic and methodological
issues dictated by the evolution of society and the theatrical
revolution began in the late 1960s. Ronconi’s Fedra
(1969), Castri’s Edipo (1978) are analyzed along with
Tieste, directed by Ruggero Cappuccio (1997), whose author
followed in person all the stages of the show, from the creation
to the rehearsal to the response of the public and the critics.
Un vecchio Re per un
Nuovo Teatro:
Re Lear, da un’idea di gran teatro di William Shakespeare
di Mario Ricci
Il saggio analizza la
figura di Mario Ricci, uno dei registi più interessanti nel
panorama dell’avanguardia teatrale italiana degli anni settanta,
in particolare di quella tendenza denominata “teatro-immagine”.
Nella tensione verso una forma nuova di spettacolarità nella
quale l’accadimento scenico avrebbe coinciso con l’azione
visiva, Ricci lavorò in particolare sul linguaggio “immaginoso”
di Shakespeare e riuscì a realizzare, con il Re Lear,
non solo quella che resta forse la migliore delle sue regie,
ma uno spettacolo che può essere assunto ad emblema dell’intero
cammino di ricerca e sperimentazione oltre e al di là della
parola, oltre il testo e oltre l’attore, che ha costituito
l’ultima, vera spinta vitale del teatro italiano del secondo
Novecento.
An old
king for a new theatre:
Re Lear, da un’idea di gran teatro di William Shakespeare
by Mario Ricci
This essay
analyzes the figure of Mario Ricci, one of the most interesting
directors of the Italian avantgarde theatre of the 1970s, in
particular of the trend called “teatro-immagine”. In the tension
towards a new form of spectacularity where the scenic event
would coincide with visual action, Ricci worked particularly on
the “imaginative” language of Shakespeare and managed to
realize, in his Re Lear not only what is the best of his
works, but a spectacle that can be taken as emblematic of the
whole itinerary of that research and experiment beyond the word,
beyond the text and beyond the actor, which has constituted the
last, true vital drive of Italian theatre in the second half of
the 20th century.
Teatro e infanzia.
Dall’animazione teatrale al Teatro Ragazzi
L’articolo delinea un
ritratto generale del Teatro Ragazzi, così come si è andato
definendo in Italia negli ultimi trent’anni. Da un punto di
vista storico si evidenzia la sua diretta discendenza dal
fenomeno complesso dell’animazione teatrale. Dell’attuale Teatro
Ragazzi interessano principalmente il peculiare rapporto con il
destinatario infantile e le originali scelte stilistiche,
tematiche e drammaturgiche messe in atto. Non si affronta quindi
un’analisi pedagogica delle esperienze teatrali, si cerca
piuttosto di scoprire un uso particolare dei linguaggi scenici
in funzione dello spettatore infantile. Nell’ultima parte si fa
riferimento, in modo sintetico, al lavoro di sei gruppi
teatrali, affiancando esperienze eterogenee: due gruppi che si
occupano esclusivamente di teatro per ragazzi, il Teatro delle
Briciole e Ruotalibera Teatro; due gruppi da sempre impegnati in
un doppio filone di attività, per adulti e per ragazzi, il
Teatro della Tosse e il Laboratorio Teatro Settimo; e infine
alcune recenti esperienze sperimentali come il lavoro nelle
scuole di Riccardo Caporossi e il Teatro Infantile della
Socìetas Raffaello Sanzio.
Theatre
and childhood. From theatrical animation to the Children and
Young People Theatre
The article
describes the Children and Young People Theatre, as it has
developed in Italy in the last thirty years. From an historical
point of view its direct descent from the complex phenomenon of
theatrical animation is underlined. As far as today’s Children
and Young People Theatre is concerned, we engage mainly with its
peculiar relationship to the children’s audience and its
original stylistic, thematic and dramaturgic choices. We don’t
attempt a pedagogical analysis of the theatrical experiences,
but we try to discover a peculiar use of the scenic languages
functional to the child spectator. In the last section we
synthetically refer to the work of six ensembles, putting
together heterogenous experiences: two groups that work
exclusively on children’s theatre, Teatro delle Briciole and
Ruotalibera Teatro; two groups who have always worked on a
double track, for adults and children, Teatro della Tosse and
Laboratorio Teatro Settimo; and finally some recent experiments
as the work with schools by Riccardo Caporossi and the Teatro
Infantile of the Socìetas Raffaello Sanzio.
Le nuove generazioni
del teatro italiano degli anni novanta
Il saggio analizza il
nuovo teatro di ricerca italiano degli anni novanta nel suo
percorso dalle prime apparizioni alla buona visibilità su tutto
il territorio nazionale, da realtà marginale ed esclusa dai
circuiti, a realtà emersa, osservata con interesse e sostenuta
dalle istituzioni. Attraverso l’organizzazione di rassegne e
confronti pubblici tra artisti e studiosi, le nuove generazioni
teatrali si confrontano con le arti visive ed elaborano un nuovo
linguaggio teatrale. Nell’analisi delle poetiche e del procedere
artistico, tra le chiavi di lettura si ipotizzano alcune
analogie con il Barocco, per il prevalere dell’immagine
molteplice, dell’estetica del frammento e della metamorfosi. In
particolare vengono analizzate le performance e le modalità
produttive dei seguenti gruppi: Teatro del Lemming, Motus,
Masque Teatro, Fanny & Alexander, Teatrino Clandestino,
Accademia degli Artefatti.
The new
generations of Italian theatre in the 90s
The essay
analyzes the new Italian research theatre of the 90s in its
itinerary from the first appearances to the good visibility
achieved countrywide, from a marginalized and excluded to an
emerged, observed phenomenon supported by the institutions.
Through the organization of theatrical reviews and public
meetings with artists and scholars, the new theatrical
generations confront the visual arts and elaborate a new
dramatic language. In the analysis of their poetics and artistic
developments, we hypothesize, as possible interpretative keys,
some analogies with the Baroque, for the prevailing of the
multiple image, the aesthetics of the fragment and the
metamorphosis. In particular we analyze the performances and
production modes of the following ensembles: Teatro del Lemming,
Motus, Masque Teatro, Fanny & Alexander, Teatrino Clandestino,
Accademia degli Artefatti. |