|
Teatri e
drammaturgie nel Seicento a cura di Elena Tamburini
Antropologia del Mago: storia, schemi compositivi
e interpretazioni metaforiche della parte del mago nella
drammaturgia romana del XVII secolo
Nel contesto della
drammaturgia romana del XVII secolo, il personaggio del Mago
appare interessante sotto diversi aspetti. Anzitutto, il Mago
può rappresentare la divagazione, il sogno, l’antirealtà e
legarsi al fascino barocco per il meraviglioso scenografico. In
secondo luogo, la figura del Negromante orditore di magie appare
importante per la sua duplice funzionalità drammaturgica: la sua
fisionomia sin troppo solenne si presta facilmente alla parodia,
nelle varianti comiche e nelle imitazioni ridicole portate in
scena dai servi travestiti ma allo stesso tempo la parte ricopre
nell’intreccio, la funzione demiurgica di un deus ex machina.
Infine, lo sforzo d’assunzione controllata e di rielaborazione
letteraria della materia dell’Arte, operato dagli autori
ridicolosi, appare duplicato a livello metaforico nel sistema di
rapporti conflittuali che oppongono la figura dell’Incantatore
(sorta d’alter ego dell’autore drammatico) ai personaggi dei
servi e dei villani, suoi concorrenti nel ruolo d’aiutanti
oppure animatori della trama comica secondaria.
Anthropology of the Magus: history, compositional models and
metaphorical interpretations of the role of the magus in
XVII-century Roman drama
In the
context of XVII-century Roman drama, the character of the Magus
appears as an interesting one under many aspects. First and
foremost, the Magus can stand for digression, dream,
counterreality and be connected with the baroque fascination
with the scenographic marvellous. Secondly, the figure of the
magic-making Necromancer is important for his double
dramaturgical function: his all too solemn physionomy easily
lends itself to parody, in the comical variants and ridiculous
imitations brought on stage by servants in disguise, but at the
same time in the plot he can play the demiurgic role of deus ex
machina. Finally, the effort made by “ridicolous” authors to
adopt in a controlled way and literarily elaborate the matter of
Art appears duplicated at metaphorical level in the system of
conflicting rapports that oppose the figure of the enchanter (a
sort of alter ego of the playwright) to the characters of
servants and peasants, his rivals in the role of helpers or
promoters of the comic subplot.
La Venetiana
di Giovan Battista Andreini e la commedia in
commedia del carnevale
La Venetiana,
commedia ambientata a Venezia durante il carnevale, viene
pubblicata nel 1619 da Giovan Battista Andreini sotto lo
pseudonimo di Cocalin de’ Cocalini. La lettura del testo si
sofferma brevemente sulle vicende editoriali e sugli evidenti
riferimenti alle condizioni storiche della vita teatrale e
politica della Repubblica. Analizza poi in modo più approfondito
i segni e gli strumenti utilizzati dall’autore nel testo al fine
di ottenere un gioco di specchi tra il “fare teatro” (nel doppio
significato di composizione drammaturgica e messa in scena) e il
meccanismo del carnevale, avvicinati da ciò che hanno in comune:
il valore della finzione. La Venetiana, al pari degli
altri scritti dell’autore, rappresenta così un’ulteriore messa
in scena del teatro e dei suoi meccanismi, un ulteriore
episodio, all’interno della drammaturgia andreiniana, di “teatro
del teatro”.
Giovan
Battista Andreini’s
La Venetiana and the comedy within the
comedy of Carnival
La
Venetiana,
a comedy set in Venice during Carnival, was published in 1619 by
Giovan Battista Andreini under the pseudonym of Cocalin de’
Cocalini. This reading of the text briefly dwells on its
publishing history and its clear references to the historical
conditions of the political and theatrical life of the Republic.
Then it analyzes the signs and instruments utilized by the
author to create a game of mirrors between “making theatre” (in
the double meaning of playwriting and staging) and the mechanism
of Carnival, which are connected by their common element: the
value of fiction. La Venetiana, as its author’s other
works, represents another staging of theatre and its mechanisms,
another episode in Andreini’s dramaturgy of “theatre’s theatre”.
Percorsi simbolici ed
ermetici in una favola marittima del primo Seicento romano: l’Hero
e Leandro di Francesco Bracciolini
Partendo dall’ambito
culturale della Roma barberiniana si prende in esame il testo di
Francesco Bracciolini proponendone una lettura in chiave
simbolica. Avvalendosi del metodo reversivo hillmaniano, si è
preferito, piuttosto che partire dal mito per arrivare alla sua
rilettura, partire proprio dalla versione teatrale
braccioliniana procedendo per amplificazione di significati e
giungendo così a toccare il fondo meno illuminato di un’opera a
lieto fine. Nel 1630, anno dell’Ero e Leandro, la Roma
pagana si fondeva con la città cristiana. Francesco Bracciolini
tempera il mito tragico di Ero e Leandro col lieto fine: il
finale tragico è mortifero, perché privo della Grazia, il lieto
fine cristiano invece salva non solo l’anima, ma anche il corpo.
La parola, la visione, nonché la musica, formano nel teatro un
messaggio polivalente, sul quale lo spettatore è chiamato a
meditare, in modo simile all’esperienza mistica. Del pari anche
l’alchimia insisteva a restare in vita, anch’essa come mistica.
Il teatro vero e proprio, così come quello alchemico, veicolava
queste tematiche, anche sotto le spoglie (o i resti) di un mito
come quello di Ero e Leandro.
Symbolical and hermetical routes in an early XVII-century Roman
maritime fable: Francesco Bracciolini’s
Ero e Leandro
Starting
from the cultural context of Barberini’s Rome, Francesco
Bracciolini’s text is analyzed in a symbolic perspective.
Adopting Hillman’s reverse model, rather than starting with the
myth to reach its reinterpretation, we have preferred to start
from Bracciolini’s theatrical version advancing through an
amplification of meanings to reach the least illuminated part of
a play with a happy ending. In 1630, the year of Ero e
Leandro, pagan Rome was fused with the Christian city.
Francesco Bracciolini tempers the tragic myth with the happy
ending: the tragic finale is deadly, because deprived of Grace,
the Christian happy ending, on the contrary, saves the body as
well as the soul. The word, the vision, and the music form in
the theatre a polysemic message upon which the spectator is
called to meditate like in a mystical experience. Similarly,
alchemy still remained in existence as mysticism. Real theatre,
like the alchemical one, conveyed these themes, even under the
remains of a myth such as that of Hero and Leander.
Anno secundo pacis
MDCXII. Il teatro comunale di Lesina
Il proposito di questo
lavoro è quello di contribuire al tentativo di far conoscere
l’esistenza del teatro costruito nel 1612 sulla piccola isola di
Lesina (Hvar), in Dalmazia, a lungo sede di un importante porto
commerciale della Repubblica di Venezia. L’ideatore di questo
teatro fu il veneziano Pietro Semitecolo, all’epoca rettore e
provveditore di Lesina, che suggellò così la conciliazione
avvenuta un anno prima tra i due ceti sociali contrapposti per
lunghi secoli: patrizi e popolani. Ciò fu messo in rilievo anche
nell’iscrizione incisa sulla porta del teatro:
anno secundo pacis mdcxii
“nel secondo anno di pace – 1612”. Il teatro di Lesina
rappresenta l’intero cammino sociale e culturale percorso
durante i secoli dalla società lesiniana, che, pur esigua e
subordinata al governo veneto, riuscì a trovare una propria
definita fisionomia. Fondato con il chiaro intento di dare vita
ad un’istituzione sociale, collettiva e comunale, fu tra i primi
teatri del genere; lo studio ad esso dedicato ipotizza il suo
inquadramento storico quale primo teatro comunale.
Anno
secundo pacis MDCXII. The municipal
theatre of Lesina
The aim of
this paper is to contribute to make the history better known of
the theatre built in 1612 on the small island of Lesina (Hvar)
in Dalmatia, which was for long an important commercial port of
the Republic of Venice. The planner of this theatre was the
Venetian Pietro Semitecolo, at the time rector and
superintendent of Lesina, who sealed in this way the
conciliation which had taken place a year earlier between the
two rival social groups: patricians and plebeians. This event
was emphasised also in the inscription on the theatre door:
anno secundo pacis mdcxii
“in the second year of peace – 1612”. The theatre of
Lesina represents the whole social and cultural journey through
the centuries made by the Lesinian society, which, small and
subordinate to Venice as it was, managed to find its own
identity. Founded with the clear intention to create a social
institution, communal and collective, it was one of the first
theatres of its kind. This study hypothesises that it can be
historically contextualized as the the first municipal theatre.
Sulla messinscena
romana dell’Empio
Punito (1669): ritrovamenti e studi
Il 17 febbraio del 1669
viene rappresentata a Roma l’opera L’Empio punito di
Filippo Acciaioli, musiche di Alessandro Melani. A questa prima
versione in musica del mito del Don Giovanni parteciparono i
migliori cantori dell’epoca e dalle cronache contemporanee
sappiamo che fu l’evento di un carnevale fecondo di spettacoli e
particolarmente fortunato per la presenza contemporanea di un
pontefice favorevole alla vita teatrale, quale fu Clemente IX
Rospigliosi, dei principi Colonna e di Cristina di Svezia, tutti
forieri di una committenza particolarmente viva e felice nel
campo dello spettacolo. Dopo aver rintracciato i disegni di
Pierre Paul Sevin che riproducono il set completo delle
scenografie, è emersa, ad una attenta analisi stilistica e
compositiva, una stretta discendenza formale di questa
messinscena con quella dell’Hypermestra, realizzata a
Firenze nel 1658. Problemi di ricerca ed attribuzione sono
quindi via via emersi, e vengono evidenziati nell’attesa di
trovare altri documenti che possano accreditare l’ipotesi di una
corrente di artisti legati al teatro degli Immobili che da
Firenze si trasferì a Roma portando con sé la cifra stilistica
del classicismo toscano.
On the Roman staging of
Empio Punito (1669): findings and
studies
Filippo
Acciaioli’s L’Empio punito, music by Alessandro Melani,
was staged in Rome on 17 February 1669. The best cantors of the
age took part in this first musical version of the myth of Don
Juan, and the coeval chronicles report it as the main event of a
Carnival rich in spectacles and fortunate for the simultaneous
presence of a pro-theatre pope such as Clemente IX Rospigliosi,
the princes Colonna and Christine of Sweden, all heralding of a
rich and lively commissioning of theatre. After tracing Pierre
Paul Sevin’s drawings which reproduce the complete set of
scenographies, a careful stylistic and compositional analysis
has shown a close formal kinship of this production with that of
the Hypermestra made in Florence in 1658. Problems of
research and attribution have gradually emerged and are
underlined here, while new documents need to be found while we
wait to discover new documents that can corroborate the
hypothesis of a group of artists linked to the Teatro degli
Immobili who moved from Florence to Rome with their stylistical
baggage of Tuscan classicism.
Eroi tragici fra
balli galanti. Teatro e spettacolo nel Nobile Pontificio
Collegio Clementino di Roma: analisi degli anni del protettorato
del Cardinale Benedetto Pamphilj (1689-1730)
Il Nobile Pontificio
Collegio Clementino fu centro nevralgico della vita musicale e
teatrale di Roma barocca, in particolare sotto il protettorato
del cardinale Benedetto Pamphilj (dal 1689 al 1730).
Trascrivendo gli atti capitolari del Collegio, è emerso come
durante quegli anni sia divenuto il canale più importante per la
trasformazione del gusto in senso classicistico e la diffusione
del teatro francese. Dagli atti – integrati con gli studi e i
cataloghi pubblicati sull’argomento – è stata inoltre compilata
una cronologia, utile strumento per sguardi d’insieme alle
diverse forme di spettacolo: drammi, oratori, accademie e opere
in musica.
Tragical
heroes in gallant balls. Theatre and spectacle in the Nobile
Pontificio Collegio Clementino in Rome: an analysis of the years
of Cardinal Benedetto Pamphilj’s protectorate (1689-1730)
The Nobile
Pontificio Collegio Clementino was a nerve centre of the musical
and theatrical life in Baroque Rome, particularly under the
protectorate of Cardinal Benedetto Pamphilj (from 1689 to 1730).
Transcribing its capitular documents, the college turns out to
have been in those years the most important channel for the
transformation of taste towards classicism and the diffusion of
French theatre. A chronology has also been produced,
supplementing the archival research with the relevant published
studies, as a useful instrument for future overviews on
different spectacular forms: plays, oratorios, academies and
operas.
I teatri del
Palais-Royal. Ricerca di carattere iconografico sulle sale da
spettacolo al Palais-Royal nei secoli XVII e XVIII
Il Palais-Royal è stato,
nella storia delle rappresentazioni teatrali in Francia, un
luogo in cui la scuola francese e quella italiana, sia in
termini di drammaturgia che di architettura e scenografia, si
sono incontrate e scontrate, fuse, spesso confuse e a volte
respinte. Tra fonti d’archivio e iconografiche più e meno note,
il saggio propone una ricognizione per fare il punto sulla
storia di un luogo che ha visto i suoi due teatri, fatti
costruire dal cardinale Richelieu in linea con il gusto
italiano, attraversare tutti i generi: dal divertissement
di corte agli spettacoli pubblici di Molière e dei comici
dell’Arte, all’Opera. Uno sguardo d’insieme che favorisce una
riflessione di carattere generale per capire come funzionavano
in realtà questi teatri e le loro relazioni con la società, sia
durante le rappresentazioni, sia nella vita quotidiana.
The
theatres of the Palais-Royal. An iconographic investigation of
the Palais-Royal playhouses in the XVII and XVII centuries
In the
history of theatrical representations the Palais-Royal is a site
where the French and the Italian school, in terms of dramaturgy,
architecture and scenography, met and clashed, were fused, often
confused, some times denied. This essay, drawing on more or less
well known archival and iconographic sources, purports to survey
the history of a site whose two theatres, commissioned by
Cardinal Richelieu in line with the Italian taste, hosted all
kinds of genres: from the court divertissement to
Molière’s and Commedia dell’Arte public shows, to Opera. A
global view is offered to favour a general reflection on the
functioning of these theatres and their relationships with
society, both during the shows and in everyday life.
Drammaturgie
seicentesche e
topoi
ricorrenti: l’esempio di Nicolò Minato
Nel panorama della
drammaturgia musicale del Seicento Nicolò Minato occupa un ruolo
fondamentale. Avvocato con aspirazioni letterarie, fu
protagonista di una brillante carriera nei teatri pubblici
veneziani, che lo portò a conseguire la nomina di poeta
“cesareo” presso la corte dell’imperatore Leopoldo I a Vienna.
La diversità del sistema spettacolare di corte non modificò
l’attività di Minato, il quale mantenne pressoché inalterati i
topoi drammaturgici che avevano riscosso il favore del
pubblico veneziano. Anzi proprio l’utilizzazione di scene-tipo
riproposte con le stesse caratteristiche tra un dramma e
l’altro, era funzionale a una produzione “rapida” come quella di
corte che prevedeva numerosi spettacoli l’anno. L’analisi di
questi topoi, e in generale di tutte le situazioni
ricorrenti nelle storie di Minato, permette di approfondire
alcuni aspetti del sapere teatrale, collegabili,
tra l’altro, ad altri generi teatrali quali la commedia
dell’arte.
17th-century dramaturgies and recurrent topoi: the case of
Nicolò Minato
In the
scene of 17th-century musical dramaturgy, Nicolò Minato plays a
fundamental role. A lawyer with literary aspirations, he was the
protagonist of a brilliant career in Venice’s public theatres
which led to his being nominated Cesarian poet at the emperor
Leopold I’s court in Vienna. The different spectacular system at
court did not modify Minato’s activity, and he maintained the
dramaturgical topoi that had met with success in Venice
virtually unchanged. On the contrary, the use of the same
type-scenes in different plays was instrumental to a “quick”
production such as that of the court, which required numerous
events every year. The analysis of these topoi, and in general
of all the recurrent situations in Minato’s stories, allows a
more in-depth investigation of some aspects of the theatre,
which are moreover connected to other genres such as the
Commedia dell’arte.
Tecniche di
improvvisazione strutturata
Nell’incontro promosso
nel marzo 1993 dal Centro Teatro Ateneo e dal Dipartimento di
Musica e Spettacolo dell’Università di Roma “La Sapienza”,
Ferruccio Soleri, uno tra i maggiori interpreti di una maschera
italiana di antica tradizione, la maschera di Arlecchino, ha
dato conto delle tecniche attoriche che si basano
sull’improvvisazione cosiddetta “strutturata”, ovvero fondata
sulla codificazione del linguaggio del corpo. Nel caso specifico
di Soleri, la ricerca di questa codificazione ha battuto la
strada già percorsa, fin dall’epoca tardo rinascimentale, dai
Comici dell’Arte.
Nei materiali di cui si
dà qui pubblicazione, Soleri ricostruisce le tappe del suo
lavoro: dall’incontro con Marcello Moretti allo studio della
maschera, dalla ricerca della gestualità legata al sentimento
fino all’esperienza di Arlecchino servitore di due padroni
con la regia di Giorgio Strehler.
Techniques of structured improvisation
In a
meeting organized in March 1993 by the Centro Teatro Ateneo and
by the Dipartimento di Musica e Spettacolo, Università di Roma
“La Sapienza”, Ferruccio Soleri, one of the major interpretors
of an Italian mask-character of ancient tradition, Harlequin,
explained the actorial techniques based on the so called
“structured” interpretation, based on a codification of body
language. In Soleri’s specific case, the study of this
codification followed the same track of the Commedia dell’Arte
since the late Renaissance. In the materials presented here,
Soleri reconstructs the stages of his work: from the encounter
with Marcello Moretti to the study of the mask, from the search
for a gesturality connected to emotion to the experience of
Harlequin, servant of two masters directed by Giorgio
Strehler. |