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EDITORIA

La collana Biblioteca Teatrale


SOMMARIO
BT 59-60 (luglio-settembre 2001)

Teatri e drammaturgie nel Seicento a cura di Elena Tamburini

  

  • Lorenza Pallini

Antropologia del Mago: storia, schemi compositivi e interpretazioni metaforiche della parte del mago nella drammaturgia romana del XVII secolo

Nel contesto della drammaturgia romana del XVII secolo, il personaggio del Mago appare interessante sotto diversi aspetti. Anzitutto, il Mago può rappresentare la divagazione, il sogno, l’antirealtà e legarsi al fascino barocco per il meraviglioso scenografico. In secondo luogo, la figura del Negromante orditore di magie appare importante per la sua duplice funzionalità drammaturgica: la sua fisionomia sin troppo solenne si presta facilmente alla parodia, nelle varianti comiche e nelle imitazioni ridicole portate in scena dai servi travestiti ma allo stesso tempo la parte ricopre nell’intreccio, la funzione demiurgica di un deus ex machina. Infine, lo sforzo d’assunzione controllata e di rielaborazione letteraria della materia dell’Arte, operato dagli autori ridicolosi, appare duplicato a livello metaforico nel sistema di rapporti conflittuali che oppongono la figura dell’Incantatore (sorta d’alter ego dell’autore drammatico) ai personaggi dei servi e dei villani, suoi concorrenti nel ruolo d’aiutanti oppure animatori della trama comica secondaria.

Anthropology of the Magus: history, compositional models and metaphorical interpretations of the role of the magus in XVII-century Roman drama

In the context of XVII-century Roman drama, the character of the Magus appears as an interesting one under many aspects. First and foremost, the Magus can stand for digression, dream, counterreality and be connected with the baroque fascination with the scenographic marvellous. Secondly, the figure of the magic-making Necromancer is important for his double dramaturgical function: his all too solemn physionomy easily lends itself to parody, in the comical variants and ridiculous imitations brought on stage by servants in disguise, but at the same time in the plot he can play the demiurgic role of deus ex machina. Finally, the effort made by “ridicolous” authors to adopt in a controlled way and literarily elaborate the matter of Art appears duplicated at metaphorical level in the system of conflicting rapports that oppose the figure of the enchanter (a sort of alter ego of the playwright) to the characters of servants and peasants, his rivals in the role of helpers or promoters of the comic subplot.

 

  • Silvia Sarti

La Venetiana di Giovan Battista Andreini e la commedia in commedia del carnevale

La Venetiana, commedia ambientata a Venezia durante il carnevale, viene pubblicata nel 1619 da Giovan Battista Andreini sotto lo pseudonimo di Cocalin de’ Cocalini. La lettura del testo si sofferma brevemente sulle vicende editoriali e sugli evidenti riferimenti alle condizioni storiche della vita teatrale e politica della Repubblica. Analizza poi in modo più approfondito i segni e gli strumenti utilizzati dall’autore nel testo al fine di ottenere un gioco di specchi tra il “fare teatro” (nel doppio significato di composizione drammaturgica e messa in scena) e il meccanismo del carnevale, avvicinati da ciò che hanno in comune: il valore della finzione. La Venetiana, al pari degli altri scritti dell’autore, rappresenta così un’ulteriore messa in scena del teatro e dei suoi meccanismi, un ulteriore episodio, all’interno della drammaturgia andreiniana, di “teatro del teatro”.

Giovan Battista Andreini’s La Venetiana and the comedy within the comedy of Carnival

La Venetiana, a comedy set in Venice during Carnival, was published in 1619 by Giovan Battista Andreini under the pseudonym of Cocalin de’ Cocalini. This reading of the text briefly dwells on its publishing history and its clear references to the historical conditions of the political and theatrical life of the Republic. Then it analyzes the signs and instruments utilized by the author to create a game of mirrors between “making theatre” (in the double meaning of playwriting and staging) and the mechanism of Carnival, which are connected by their common element: the value of fiction. La Venetiana, as its author’s other works, represents another staging of theatre and its mechanisms, another episode in Andreini’s dramaturgy of “theatre’s theatre”.

 

  • Stefano Morisani

Percorsi simbolici ed ermetici in una favola marittima del primo Seicento romano: l’Hero e Leandro di Francesco Bracciolini

Partendo dall’ambito culturale della Roma barberiniana si prende in esame il testo di Francesco Bracciolini proponendone una lettura in chiave simbolica. Avvalendosi del metodo reversivo hillmaniano, si è preferito, piuttosto che partire dal mito per arrivare alla sua rilettura, partire proprio dalla versione teatrale braccioliniana procedendo per amplificazione di significati e giungendo così a toccare il fondo meno illuminato di un’opera a lieto fine. Nel 1630, anno dell’Ero e Leandro, la Roma pagana si fondeva con la città cristiana. Francesco Bracciolini tempera il mito tragico di Ero e Leandro col lieto fine: il finale tragico è mortifero, perché privo della Grazia, il lieto fine cristiano invece salva non solo l’anima, ma anche il corpo. La parola, la visione, nonché la musica, formano nel teatro un messaggio polivalente, sul quale lo spettatore è chiamato a meditare, in modo simile all’esperienza mistica. Del pari anche l’alchimia insisteva a restare in vita, anch’essa come mistica. Il teatro vero e proprio, così come quello alchemico, veicolava queste tematiche, anche sotto le spoglie (o i resti) di un mito come quello di Ero e Leandro.

Symbolical and hermetical routes in an early XVII-century Roman maritime fable: Francesco Bracciolini’s Ero e Leandro

Starting from the cultural context of Barberini’s Rome, Francesco Bracciolini’s text is analyzed in a symbolic perspective. Adopting Hillman’s reverse model, rather than starting with the myth to reach its reinterpretation, we have preferred to start from Bracciolini’s theatrical version advancing through an amplification of meanings to reach the least illuminated part of a play with a happy ending. In 1630, the year of Ero e Leandro, pagan Rome was fused with the Christian city. Francesco Bracciolini tempers the tragic myth with the happy ending: the tragic finale is deadly, because deprived of Grace, the Christian happy ending, on the contrary, saves the body as well as the soul. The word, the vision, and the music form in the theatre a polysemic message upon which the spectator is called to meditate like in a mystical experience. Similarly, alchemy still remained in existence as mysticism. Real theatre, like the alchemical one, conveyed these themes, even under the remains of a myth such as that of Hero and Leander.

 

  • Zana Belic

Anno secundo pacis MDCXII. Il teatro comunale di Lesina

Il proposito di questo lavoro è quello di contribuire al tentativo di far conoscere l’esistenza del teatro costruito nel 1612 sulla piccola isola di Lesina (Hvar), in Dalmazia, a lungo sede di un importante porto commerciale della Repubblica di Venezia. L’ideatore di questo teatro fu il veneziano Pietro Semitecolo, all’epoca rettore e provveditore di Lesina, che suggellò così la conciliazione avvenuta un anno prima tra i due ceti sociali contrapposti per lunghi secoli: patrizi e popolani. Ciò fu messo in rilievo anche nell’iscrizione incisa sulla porta del teatro: anno secundo pacis mdcxii “nel secondo anno di pace – 1612”. Il teatro di Lesina rappresenta l’intero cammino sociale e culturale percorso durante i secoli dalla società lesiniana, che, pur esigua e subordinata al governo veneto, riuscì a trovare una propria definita fisionomia. Fondato con il chiaro intento di dare vita ad un’istituzione sociale, collettiva e comunale, fu tra i primi teatri del genere; lo studio ad esso dedicato ipotizza il suo inquadramento storico quale primo teatro comunale.

Anno secundo pacis MDCXII. The municipal theatre of Lesina

The aim of this paper is to contribute to make the history better known of the theatre built in 1612 on the small island of Lesina (Hvar) in Dalmatia, which was for long an important commercial port of the Republic of Venice. The planner of this theatre was the Venetian Pietro Semitecolo, at the time rector and superintendent of Lesina, who sealed in this way the conciliation which had taken place a year earlier between the two rival social groups: patricians and plebeians. This event was emphasised also in the inscription on the theatre door: anno secundo pacis mdcxii “in the second year of peace – 1612”. The theatre of Lesina represents the whole social and cultural journey through the centuries made by the Lesinian society, which, small and subordinate to Venice as it was, managed to find its own identity. Founded with the clear intention to create a social institution, communal and collective, it was one of the first theatres of its kind. This study hypothesises that it can be historically contextualized as the the first municipal theatre.

 

  • Maura Francesca Salerno

Sulla messinscena romana dell’Empio Punito (1669): ritrovamenti e studi

Il 17 febbraio del 1669 viene rappresentata a Roma l’opera L’Empio punito di Filippo Acciaioli, musiche di Alessandro Melani. A questa prima versione in musica del mito del Don Giovanni parteciparono i migliori cantori dell’epoca e dalle cronache contemporanee sappiamo che fu l’evento di un carnevale fecondo di spettacoli e particolarmente fortunato per la presenza contemporanea di un pontefice favorevole alla vita teatrale, quale fu Clemente IX Rospigliosi, dei principi Colonna e di Cristina di Svezia, tutti forieri di una committenza particolarmente viva e felice nel campo dello spettacolo. Dopo aver rintracciato i disegni di Pierre Paul Sevin che riproducono il set completo delle scenografie, è emersa, ad una attenta analisi stilistica e compositiva, una stretta discendenza formale di questa messinscena con quella dell’Hypermestra, realizzata a Firenze nel 1658. Problemi di ricerca ed attribuzione sono quindi via via emersi, e vengono evidenziati nell’attesa di trovare altri documenti che possano accreditare l’ipotesi di una corrente di artisti legati al teatro degli Immobili che da Firenze si trasferì a Roma portando con sé la cifra stilistica del classicismo toscano.

On the Roman staging of Empio Punito (1669): findings and studies

Filippo Acciaioli’s L’Empio punito, music by Alessandro Melani, was staged in Rome on 17 February 1669. The best cantors of the age took part in this first musical version of the myth of Don Juan, and the coeval chronicles report it as the main event of a Carnival rich in spectacles and fortunate for the simultaneous presence of a pro-theatre pope such as Clemente IX Rospigliosi, the princes Colonna and Christine of Sweden, all heralding of a rich and lively commissioning of theatre. After tracing Pierre Paul Sevin’s drawings which reproduce the complete set of scenographies, a careful stylistic and compositional analysis has shown a close formal kinship of this production with that of the Hypermestra made in Florence in 1658. Problems of research and attribution have gradually emerged and are underlined here, while new documents need to be found while we wait to discover new documents that can corroborate the hypothesis of a group of artists linked to the Teatro degli Immobili who moved from Florence to Rome with their stylistical baggage of Tuscan classicism.

 

  • Marco Andreetti

Eroi tragici fra balli galanti. Teatro e spettacolo nel Nobile Pontificio Collegio Clementino di Roma: analisi degli anni del protettorato del Cardinale Benedetto Pamphilj (1689-1730)

Il Nobile Pontificio Collegio Clementino fu centro nevralgico della vita musicale e teatrale di Roma barocca, in particolare sotto il protettorato del cardinale Benedetto Pamphilj (dal 1689 al 1730). Trascrivendo gli atti capitolari del Collegio, è emerso come durante quegli anni sia divenuto il canale più importante per la trasformazione del gusto in senso classicistico e la diffusione del teatro francese. Dagli atti – integrati con gli studi e i cataloghi pubblicati sull’argomento – è stata inoltre compilata una cronologia, utile strumento per sguardi d’insieme alle diverse forme di spettacolo: drammi, oratori, accademie e opere in musica.

Tragical heroes in gallant balls. Theatre and spectacle in the Nobile Pontificio Collegio Clementino in Rome: an analysis of the years of Cardinal Benedetto Pamphilj’s protectorate (1689-1730)

The Nobile Pontificio Collegio Clementino was a nerve centre of the musical and theatrical life in Baroque Rome, particularly under the protectorate of Cardinal Benedetto Pamphilj (from 1689 to 1730). Transcribing its capitular documents, the college turns out to have been in those years the most important channel for the transformation of taste towards classicism and the diffusion of French theatre. A chronology has also been produced, supplementing the archival research with the relevant published studies, as a useful instrument for future overviews on different spectacular forms: plays, oratorios, academies and operas.

 

  • Eleonora Giordani

I teatri del Palais-Royal. Ricerca di carattere iconografico sulle sale da spettacolo al Palais-Royal nei secoli XVII e XVIII

Il Palais-Royal è stato, nella storia delle rappresentazioni teatrali in Francia, un luogo in cui la scuola francese e quella italiana, sia in termini di drammaturgia che di architettura e scenografia, si sono incontrate e scontrate, fuse, spesso confuse e a volte respinte. Tra fonti d’archivio e iconografiche più e meno note, il saggio propone una ricognizione per fare il punto sulla storia di un luogo che ha visto i suoi due teatri, fatti costruire dal cardinale Richelieu in linea con il gusto italiano, attraversare tutti i generi: dal divertissement di corte agli spettacoli pubblici di Molière e dei comici dell’Arte, all’Opera. Uno sguardo d’insieme che favorisce una riflessione di carattere generale per capire come funzionavano in realtà questi teatri e le loro relazioni con la società, sia durante le rappresentazioni, sia nella vita quotidiana.

The theatres of the Palais-Royal. An iconographic investigation of the Palais-Royal playhouses in the XVII and XVII centuries

In the history of theatrical representations the Palais-Royal is a site where the French and the Italian school, in terms of dramaturgy, architecture and scenography, met and clashed, were fused, often confused, some times denied. This essay, drawing on more or less well known archival and iconographic sources, purports to survey the history of a site whose two theatres, commissioned by Cardinal Richelieu in line with the Italian taste, hosted all kinds of genres: from the court divertissement to Molière’s and Commedia dell’Arte public shows, to Opera. A global view is offered to favour a general reflection on the functioning of these theatres and their relationships with society, both during the shows and in everyday life.

 

  • Sandro Piluso

Drammaturgie seicentesche e topoi ricorrenti: l’esempio di Nicolò Minato

Nel panorama della drammaturgia musicale del Seicento Nicolò Minato occupa un ruolo fondamentale. Avvocato con aspirazioni letterarie, fu protagonista di una brillante carriera nei teatri pubblici veneziani, che lo portò a conseguire la nomina di poeta “cesareo” presso la corte dell’imperatore Leopoldo I a Vienna. La diversità del sistema spettacolare di corte non modificò l’attività di Minato, il quale mantenne pressoché inalterati i topoi drammaturgici che avevano riscosso il favore del pubblico veneziano. Anzi proprio l’utilizzazione di scene-tipo riproposte con le stesse caratteristiche tra un dramma e l’altro, era funzionale a una produzione “rapida” come quella di corte che prevedeva numerosi spettacoli l’anno. L’analisi di questi topoi, e in generale di tutte le situazioni ricorrenti nelle storie di Minato, permette di approfondire alcuni aspetti del sapere teatrale, collegabili, tra l’altro, ad altri generi teatrali quali la commedia dell’arte.

17th-century dramaturgies and recurrent topoi: the case of Nicolò Minato

In the scene of 17th-century musical dramaturgy, Nicolò Minato plays a fundamental role. A lawyer with literary aspirations, he was the protagonist of a brilliant career in Venice’s public theatres which led to his being nominated Cesarian poet at the emperor Leopold I’s court in Vienna. The different spectacular system at court did not modify Minato’s activity, and he maintained the dramaturgical topoi that had met with success in Venice virtually unchanged. On the contrary, the use of the same type-scenes in different plays was instrumental to a “quick” production such as that of the court, which required numerous events every year. The analysis of these topoi, and in general of all the recurrent situations in Minato’s stories, allows a more in-depth investigation of some aspects of the theatre, which are moreover connected to other genres such as the Commedia dell’arte.

  • Materiali: Ferruccio Soleri

Tecniche di improvvisazione strutturata

Nell’incontro promosso nel marzo 1993 dal Centro Teatro Ateneo e dal Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Roma “La Sapienza”, Ferruccio Soleri, uno tra i maggiori interpreti di una maschera italiana di antica tradizione, la maschera di Arlecchino, ha dato conto delle tecniche attoriche che si basano sull’improvvisazione cosiddetta “strutturata”, ovvero fondata sulla codificazione del linguaggio del corpo. Nel caso specifico di Soleri, la ricerca di questa codificazione ha battuto la strada già percorsa, fin dall’epoca tardo rinascimentale, dai Comici dell’Arte.

Nei materiali di cui si dà qui pubblicazione, Soleri ricostruisce le tappe del suo lavoro: dall’incontro con Marcello Moretti allo studio della maschera, dalla ricerca della gestualità legata al sentimento fino all’esperienza di Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Giorgio Strehler.

Techniques of structured improvisation

In a meeting organized in March 1993 by the Centro Teatro Ateneo and by the Dipartimento di Musica e Spettacolo, Università di Roma “La Sapienza”, Ferruccio Soleri, one of the major interpretors of an Italian mask-character of ancient tradition, Harlequin, explained the actorial techniques based on the so called “structured” interpretation, based on a codification of body language. In Soleri’s specific case, the study of this codification followed the same track of the Commedia dell’Arte since the late Renaissance. In the materials presented here, Soleri reconstructs the stages of his work: from the encounter with Marcello Moretti to the study of the mask, from the search for a gesturality connected to emotion to the experience of Harlequin, servant of two masters directed by Giorgio Strehler.

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Centro Teatro Ateneo - Istituto di ricerca e promozione del teatro dell'Università di Roma "La Sapienza"