Tratto dal libro "Guida ai Musei Italiani di Anatomia" Edito dalla Società Italiana di Anatomia

BOLOGNA
Museo delle cere dell'Istituto di Anatomia Umana

Cenni storici
L'arte del modellare in cera preparati anatomici nacque in Bologna nella prima metà del settecento in una fase storica in cui grande attenzione veniva rivolta all'osservazione ed alla ricerca sperimentale. Si usciva allora da un periodo di rilassamento dei costumi accademici e di conseguente declino dei sistemi educativi Universitari basati su astratte lezioni teoriche per cui era vivo fra gli studiosi più accreditati, fra questi in Bologna Luigi Ferdinando Marsigli, il desiderio di privilegiare materie scientifiche ed improntare l'insegnamento sulla dimostrazione pratica. Nel documento indirizzato agli "Illustrissimi Signori dell'Assunteria di Magistrato e di Studio" intitolato Parallelo fra le Università di Bologna e le Oltramontane (Assunteria di Studio, Dir B 100 n. 12, 9 Novembre 1709) il Marsigli sostiene che per lo studio della Medicina debba essere avviata una vera e propria revisione sul modo d'insegnare l'Anatomia semplicemente fondato sugli schemi tradizionali trasmessi da Mondino de Liuzzi "con quel metodo di sofistici argomenti più per far spiccare l'esperienza, che la dottrina dimostrativa".egli sostiene che, in analogia con altre Università straniere, l'insegnamento dell'anatomia deve comprendere esercitazioni dirette sul cadavere e dimo-strazioni di parte di esso, che servano al chirurgo e al medico in generale per un approfondimento completo di questa materia. L'Istituto delle scienze, fondato nel 1711 dallo stesso Marsigli come Organismo indipendente dall'Università, ad essa parallelo e complementare, accoglie nel suo palazzo una camera riservata all'Anatomia in cui erano conservate preparazioni anatomiche di cadavere per le dimostrazioni pratiche agli studenti. Il primo consistente nucleo di "preparati a secco" era opera di Antonio Maria Valsalva (1666-1723). I preparati a secco tuttavia erano oggetto di studio facilmente deteriorabili, per cui si sentiva con forza la necessità di realizzare modelli costruiti con materiale durevole e ad un tempo facilmente plasmabile. Con questo spirito vengono così realizzati i primi modelli in cera costruiti sulla osservazione dei preparati anatomici di cadavere. è Ercole Lelli (1702-1776) il fondatore di questa nuova tecnica per la preparazione dei modelli anatomici. Ercole Lelli era conosciuto all'Istituto delle Scienze per il particolare talento artistico e per l'interesse da lui riservato allo studio dell'anatomia del corpo umano. A lui è chiesto di realizzare una riproduzione in cera di due reni uniti al loro polo inferiore, così come vennero scoperti nel corso di una "dissezione pubblica" eseguita dal prosettore Lorenzo Bonozzoli. Il Lelli realizza su due distinte tavole (conservate nel Museo) modelli in cera colorata di reni normali e di reni uniti fra loro a ferro di cavallo, conquistandosi così la stima degli Accademici dell'Istituto delle Scienze. in una delle frequenti visite all'Istituto. il Cardinale di Bologna Prospero Lambertini ha l'occasione di ammirare la perfezione artistica e scientifica dei modelli di Ercole Lelli e con lui discute sulla opportunità di costruire statue miologiche in cera di formato naturale che possano sostituire i preparati a secco per lo studio dell'anatomia dei muscoli. Un primo progetto presentato dal Lelli agli Accademici dell'Istituto delle Scienze comprende cinque statue miologiche. Vi è però un ritardo nella esecuzione non avendo l'Accademia sufficiente danaro per commissionare l'opera. Il Cardinale Lambertini tuttavia, sempre più convinto dell'importanza di quest'opera, coltiva il progetto ancor più ampio di realizzare una Camera anatomica contenente otto statue dimostranti l'Osteologia e la Miologia e preparati su tavole riguardanti le singole ossa ed i singoli muscoli. Il programma prende finalmente avvio con la nomina del Cardinale Lambertini a Papa Benedetto XIV. Ercole Lelli nel 1742 riceve direttamente dal Papa l'incarico di eseguire quest'opera per l'Istituto delle Scienze e lo porta a termine dopo sei anni, avvalendosi dell'aiuto di Domenico Piò, successivamente di Giovanni Manzolini e nell'ultimo periodo del prelato Domenico Dardani. Alla morte di Ercole Lelli avvenuta nel 1766 succede Luigi Galvani che viene nominato dagli accademici dell'Istituto Professore di Anatomia, con incarico di svolgere lezioni nella Camera Anatomica. Nel frattempo, Anna Morandi Manzolini, moglie di Giovanni Manzolini, succede idealmente ad Ercole Lelli svolgendo un'intensissima attività ceroplastica, prima a fianco del marito e successivamente, dopo la di lui morte, in piena autonomia. Anna Morandi Manzolini realizza una ricca serie di cere anatomiche riguardanti l'anatomia degli organi di senso e l'anatomia ostetrica, raccogliendo, per le sue indiscusse doti artistiche, riconoscimenti e plausi da ogni parte d'Italia e d'Europa. Galvani le dedicherà, dopo la sua morte, un'Orazione con espressioni di stima e di lode. Al volgere del Settecento la modellazione di cere anatomiche ha un'ulteriore pulsione per opera del Prof.Carlo Mondini e del ceroplasta Giovan Battista Manfredini. In quell'epoca la raccolta bolognese si arricchisce di alcune importanti opere in cera eseguite dal fiorentino Clemente Susini. Fra queste è la famosa "Venerina", costruita per Lord Cowper e acquistata dall'Accademia delle Scienze. Il Prof.Alessandro Moreschi nel 1803, raccoglie un'eredita ricca ed importante ma ad un tempo confusa e complessa. Decide allora di scindere il "Laboratorio ceroplastico" dal "Gabinetto anatomico", storicizzando in questo modo la collezione e creando per la prima volta un vero e proprio Museo. Il laboratorio è trasferito in altra sede, nei locali dell'Accademia di Belle Arti, mentre il Museo rimarrà fino al 1907 nella sede dell'Istituto delle Scienze. Un ulteriore, forte impulso di creatività è fornito dal ceroplasta Giuseppe Astorri che, sotto la guida dell'Anatomico Francesco Mondini, figlio di Carlo, realizza opere in cera di preparati anatomici normali e patologici pregevoli per la precisione del dettaglio anatomico e per la perfezione tecnica. Con la fine del secolo diciannovesimo sotto la guida di Luigi Calori sono prodotte da parte del modellatore Cesare Bettini le ultime opere in cera riguardanti l'anatomia dell'encefalo. Nel 1907, il Museo è trasferito nell'attuale sede dell'Istituto di Anatomia Umana in Via Irneiro 48. durante la seconda guerra mondiale la raccolta subisce gravi danneggiamenti. L'illuminato impegno e la grande sensibilità artistica di Luigi Cattaneo, Direttore dell'Istituto Anatomico nel decennio 1966-1974, riporta la collezione al suo splendore, grazie ad un intenso ed attento intervento di restauro delle statue, dei preparati in cera e delle relative bacheche ed alla loro sistemazione nelle attuali sale museali pregevoli e raffinate. Attualmente il museo comprende opere del fondatore della ceroplastica anatomica, Ercole Lelli , ed opere di Giovanni e Anna Manzolini, di Clemente Susini, di Giuseppe Astorri e di altri minori ceroplasti.

Collezioni
Ercole Lelli (1702-1766)
Primo tra gli artisti bolognesi a dedicarsi all'arte della ceroplastica anatomica, Ercole Lelli ideò e realizzo la Camera della Notomia all'interno dell'Istituto delle Scienze. Fu ideatore e principale esecutore della serie completa di preparati in cera dimostranti l'osteologia e la miologia umana. Progettò personalmente anche l'allestimento di un luogo adatto a conservare e a valorizzare le peculiarità di tali mezzi di didattica scientifica. Tre pareti di un'ampia camera furono adornate da eleganti armadi a vetri; alle bacheche verticali, ideate a contenere le cinquanta tavole anatomiche riguardanti le singole parti isolatamente, si intervallano nicchie ove, montate su perni girevoli, otto statue a figura intera esibivano l'intera struttura miologica del corpo umano; dallo scheletro, ricostruito con ossa naturali, al nudo maschile e femminile. Lo studio in cera di Notomia fu voluto dagli Accademici dell'Istituto delle Scienze ed ebbe il sostegno determinante del Papa Benedeto XIV, perché rappresentasse un mezzo didattico non deperibile di studio per chirurghi e artisti dell'epoca. Quest'opera, che lo rese famoso, non fu invero che un aspetto della sua poliedrica indole artistica, spesso con successo, ai più svariati ambiti dell'arte. Fu archibugiere, pittore, scultore, architetto, coniatore, meccanico, ottico, ma riservò sempre una particolare attenzione all'anatomia. Il Lelli sostenne con accanimento che la formazione dell'artista in campo figurativo doveva passare attraverso un approfondito studio dell'anatomia. Per questo si addossò numerose critiche e dissensi in un ambiente artistico la cui politica era ancora fortemente legata al barocco. Con l'intento di fornire agli artisti un utile mezzo didattico per la conoscenza dell'anatomia miologica superficiale, nel 1732 plasmò in creta una statuetta di "spellato" che riscosse tale successo da essere designata quale dono rappresentativo dell'Accademia Clementina all'Accademia di Pietroburgo. Lo stesso anno si offrì di sostituire le cariatidi in legno della "Cattedra del Settore" nel teatro Anatomico dell'Archiginnasio, opera seicentesca di Antonio Levanti, con altre due statue raffiguranti, un uomo privato dei suoi rivestimenti cutanei, così da rammemorare costantemente ai frequentatori dell'antico teatro quella parte dell'anatomia che veniva solitamente trascurata nelle Pubbliche Lezioni. Questi "Scorticati", diretto precedente delle statue miologiche in cera per la Camera Anatomica, sono riprodotti in gesso in ogni Accademia delle Belle Arti e costituiscono un classico nell'iter didattico dei giovani artisti. Il Museo delle Cere dell'Istituto conserva quasi intatte le più importanti opere del Lelli. Entro otto originali bacheche verticali dotate di piedistalli girevoli è presentata per intero l'anatomia dell'apparato locomotore. Nelle prime due bacheche sono i nudi, denominati Adamo ed Eva, con i quali è presentata con alto valore artistico l'anatomia di superficie riproducente le sporgenze e gli avvallamenti cutanei che sottendono strutture muscolo-fasciali, scheletriche e vascolari. In altre quattro bacheche è riprodotto lo scheletro umano rivestito dai muscoli con i relativi tendini e, a livello delle giunzioni, dai legamenti e dalle capsule articolari. La prima delle quattro statue miologiche rappresenta i muscoli superficiali ed è perciò nominata lo "scorticato" in analogia alle due statue in legno della Cattedra dell'Aula Anatomica dell'Archiginnasio. Le altre tre statue rappresentano in progressione muscoli sempre più profondi. Nella settima ed ottava bacheca sono due scheletri di uomo e di donna, il primo con le giunzioni articolate con strutture protesiche in ferro foggiate secondo i requisiti funzionali dell'articolazione stessa, il secondo con le giunzioni provviste di capsule e legamenti in cera. Una bacheca verticale contiene due tavole originali settecentesche su cui sono riprodotti, in una due reni normali, nell'altra un rene a ferro di cavallo. Fu questa la prima opera anatomica in cera del Lelli, che venne presentata agli Accademici dell'Istituto delle Scienze nel 1742. L'aspetto veristico dei due preparati ed i particolari anatomici così ben rappresentati indussero gli Accademici a commissionare all'Artista un'opera di più ampio respiro che comprendesse le otto statue anatomiche con le tavole delle ossa e dei relativi muscoli. Nella stessa bacheca verticale sono quattro tavole che riportano i segmenti protesici in ferro e legno utilizzati dal Lelli per ricomporre lo scheletro maschile articolato. Sono ancora contenute le ossa, delle quali sono messi in mostra in particolare la struttura interna ed il midollo delle ossa. In un altra bacheca verticale sono raccolte tavole in legno su cui sono depositati singoli muscoli, o gruppi di muscoli, dei quali bene si evidenziano il ventre muscolare e le rispettive terminazioni tendinee. Attribuita al Lelli è anche una gabbia toracica in legno di ciliegio le cui coste sono movibili e riproducono il movimento che è loro proprio negli atti inspiratori ed espiratori.

Giovanni Manzolini (1700-1755) e Anna Morandi Manzolini (1714-1774)
Introdotto all'arte della modellazione anatomica durante il periodo di collaborazione con Ercole Lelli, Giovanni Manzolini proseguì questa attività in proprio, avvalendosi dell'aiuto della consorte Anna Morandi Manzolini. Riferiscono le cronache contemporanee che il Manzolini ebbe con il Lelli frequenti dissapori ed incomprensioni che lo indussero ad abbandonare dopo solo due anni di collaborazione l'Accademia delle Scienze. Ma questa decisione non lo distolse dall'interesse per la materia. Anzi, con rinnovato entusiasmo e passione egli proseguì nello studio dell'anatomia eseguendo numerose dissezioni ed impegnandosi con la moglie all'esecuzione di numerosi modelli anatomici in cera. Eseguì 9 preparati anatomici in cera su commissione del Re di Sardegna e Piemonte, altri preparati per il chirurgo Pier Paolo Molinelli, una serie di modelli di utero gravido, in parte in cera e in parte in creta, per la Scuola professionale di ostetricia fondata dal medico Giovanni Antonio Galli, modelli in cera dimostranti la muscolatura ed "i cinque sentimenti del corpo umano" per alcune Università italiane, per il Procuratore di Venezia Alvise II Mocenigo e per l'Accademia Reale di Londra. Queste e numerose altre opere in cera furono eseguite in stretta collaborazione con la moglie Anna Morandi Manzolini, che in breve tempo seppe acquisire quella cultura scientifica , quell'esperienza e quell'alta professionalità che la portarono ad una notorietà ben superiore a quella del marito. La personalità scientifica e la notorietà di Giovanni Manzolini venne così completamente offuscata, tanto che tutte le opere in cera a noi pervenute sono comunque attribuite ad Anna Morandi Manzolini. Anna Morandi Manzolini, come ora riferito, offrì la propria opera al fianco del marito, cercando di sollevarlo da quell'oneroso lavoro che lo rendeva sempre più malinconico e malcontento di sé, così che "perdeva i giorni in vani lamenti". Incoraggiata dal marito, che le forniva i testi di Anatomia e quegli insegnamenti che gli derivavano dalla sua diretta esperienza sui cadaveri, fu presto in grado di dare lezioni sulle preparazioni da loro stessi create. Divenne ben presto una docente colta ed equilibrata, dotata di capacità espositiva "con non comuni doti di chiarezza ed eleganza". Sapeva istruire dilettando. Per queste sue doti e per l'ampia sua produzione di modelli in cera si rese celebre in tutta Europa. Fu invitata da numerose Università italiane e straniere, dall'Accademia Reale di Londra e le fu perfino proposto di stabilire la propria dimora alla Corte di Caterina II di Russia. Non vi era inoltre viaggiatore illustre che, passando per Bologna, tralasciasse l'occasione di conoscere e di dialogare personalmente con lei. Tra questi si annovera anche l'Imperatore Giuseppe II d'Austria. Dopo la morte del marito la sua attività venne pubblicamente riconosciuta. Benedetto XIV le assegnò una rendita annua perché continuasse il proprio lavoro con maggiore serenità. Ebbe riconoscimenti anche da parte dell'Accademia Clementina, della quale divenne Associata, e, dopo due anni, dall'Istituto delle Scienze che le conferì l'incarico di modellatrice presso la Cattedra di Anatomia, con possibilità di dare lezioni sia nello Studio pubblico dell'Archiginnasio sia in casa propria. Alla sua morte, avvenuta l'11 luglio del 1774, il Senatore Girolamo Ranuzzi, Che aveva acquisito nel 1769 le sue preparazioni in cera, i suoi strumenti ed i suoi libri, e che per un certo tempo l'aveva ospitata nella propria dimora, decise di vendere l'itera raccolta all'Istituto delle Scienze, contribuendo ad accrescere il prestigio della Stanza della Notomia. Oltre alle preparazioni anatomiche, che dimostravano il suo specifico campo d'interesse non solo rivolto alla morfologia delle singole parti ma piuttosto diretto alla compressione del loro funzionamento, Anna Morandi Manzolini ritrasse in cera amici e familiari. Il suo Autoritratto, voluto dai cittadini bolognesi suoi estimatori, e quello del marito sono conservati, assieme ai loro modelli anatomici, nel Museo delle Cere Anatomiche dell'Istituto di Anatomia. Sono conservate nel Museo anatomico, oltre alle statue dei coniugi Manzolini, tavole riguardanti la muscolatura degli arti, i sensi della vista, dell'udito, del tatto, del gusto e dell'olfatto, e tavole di visceri toracici e pelvici.

Giuseppe Astorri (1795-1852)
Nel XIX secolo la figura del tecnico ceroplasta fa parte stabile dell'organico dell'Università Pontificia. Esso opera alla dipendenza del Direttore dell'Istituto Anatomico. Giuseppe Astorri è un tecnico abile ed esperto di Francesco Mondini e sotto la sua guida esegue numerose opere in cera riguardanti non solo modelli di anatomia normale ma anche di anatomia patologica ed in particolare di patologia dermatologica. A lui fanno capo oltre all'Istituto Anatomico anche quelli di Ostetricia, Veterinaria e Anatomia Patologica. L'obiettivo dell'Astorri è quello di contrastare la scuola fiorentina, che in quell'epoca aveva raccolto ampi consensi ed era diventata il più importante centro europeo di ceroplastica anatomica. Prendendo esempio da questi ultimi abbraccia l'uso dello stampo in scagliola realizzato direttamente sul cadavere ed arricchisce le sue preparazioni riproducendo le reti vascolari del sistema linfatico mediante l'uso si fili di seta e cotone imbevuti di cera ed applicati sul preparato. Rilevante per la veridicità dei modelli e per la loro eleganza è la serie dei feti con placenta, normali e mostruosi, conservati nel Museo dell'Istituto. Ma ancor più pregevoli per la precisione anatomica e l'indiscusso valore artistico è la raccolta completa di 25 tavole delle articolazioni, con le quali l'Astorri completò il progetto Ercole Lelli riguardante l'apparato locomotore e di cui il Lelli stesso esegui solo le preparazioni delle ossa e dei muscoli. Questi preparati in cera sono ancora eseguiti aderendo alla tecnica bolognese introdotta da Lelli secondo la quale la cera colorata è plasmata direttamente su ossa naturali. è interessante scorrere le pagine dell'inventario di questi preparati, da lui stesso redatto, per capire appieno la scrupolosità e l'esattezza con cui ogni modello anatomico venne realizzato. Giuseppe Astorri è l'ultimo grande ceroplasta della scuola bolognese.

L'attività ceroplastica tra '700 e '800
L'arte di modellare in cera l'anatomia del corpo umano fondata da Ercole Lelli e sviluppatasi ulteriormente con la creatività artistica dei coniugi Manzolini proseguì in Bologna fino alla fine dell'800. Furono attivi presso lo studio bolognese autori minori che pur tuttavia mantennero viva questa professione al confine tra arte e scienza. Operò nel periodo di Anna Morandi Manzolini il ceroplasta Giovanbattista Manfredini. Alcuni suoi modelli sono conservati presso l'Ospedale S.Spirito in Sassia a Roma. L'inventario delle preparazioni esistenti nell'Istituto Anatomico di Bologna redatto dall'Astorri nel 1815 riporta numerose cere eseguite dal ceroplasta in cooperazione con Alessandro Barbieri. Quest'ultimo ricevette fra l'altro da parte del Dott. Sartori di Mantova l'ordinazione di un ingente raccolta di modelli anatomici così come operò presso il Gabinetto di Ostetricia in Bologna aderendo ad una richiesta per la realizzazione di nove statue in cera "si nella prima gravidanza sino al nono mese". Altro modellatore in cera che si affiancò a Barbieri fu Pietro Sandri, che tuttavia dopo breve periodo in Bologna si trasferì in Padova ove ottenne la nomina ufficiale di modellatore dell'Università. Subentrò al Barbieri ed a Pietro Sandri il più celebre ceroplasta Giuseppe Astorri, la cui opera di modellatore di cere anatomiche rimarrà alla storia per la gran mole di tavole in cera riguardanti l'anatomia sistematica, le anomalie e l'anatomia patologica. All'Astorri seguì Cesare Bettini. Questi iniziò la propria carriera artistica come illustratore scientifico, curando l'iconografia delle Memorie dell'Accademia delle Scienze con l'esecuzione di tavole litografiche. Nominato modellatore dell'Istituto Anatomico, si cimentò poi con successo nell'esecuzione di preparati anatomici aventi dimensioni superiori al naturale. Il museo conserva 11 tavole di preparati macroscopici dell'encefalo e di altri preparati, fra cui sono particolarmente interessanti le tavole riguardanti le vie lacrimali.

CAGLIARI
Museo Anatomico

Collezione delle cere anatomiche di Clemente Susini dell'Università di Cagliari
I modelli furono acquistati dal viceré Carlo Felice (1765-1831), fratello cadetto del re Vittorio Emanuele I (1759-1824), durante la sua reggenza in Sardegna (Scaraffa, 1987) dove è ancora oggi ricordato come principe illuminato, fatto abbastanza curioso considerato che a Torino, invece, era soprannominato Carlo Feroce per la durezza con cui aveva represso i moti liberali del 1821. Fu proprio Carlo Felice, che non solo concesse al giovane anatomista Francesco Antonio Boi (1761-1855) di soggiornare presso le più importanti scuole anatomiche dell'epoca, ma anche colui che finanziò il suo prolungato soggiorno a Firenze e l'acquisto dei modelli in cera dall'artista fiorentino Clemente Susini (1754-1814). Francesco Antonio Boi nacque ad Olzai, piccolo paese della Sardegna centrale, da una famiglia di contadini. Dimostrando sin da ragazzo una vivace intelligenza fu avviato, secondo gli usi dell'epoca, agli studi religiosi, ma all'età di 18 anni, lasciò la vita ecclesiastica e si recò a Cagliari dove intraprese gli studi medici sino alla laurea, ottenuta nel 1795. il Boi si conquistò ben presto un'ottima reputazione tanto che nel 1799 (Sorgia, 1986) fu chiamato a ricoprire la cattedra di Anatomia umana, fino ad allora affidata a professori di altre discipline benché fosse stata istituita sin dal 1764. Ebbe una carriera accademica e professionale di grande successo e nel 1818 fu nominato dal re "Archiatra del regno di Sardegna", titolo attualmente paragonabile a quello di Ministro della Sanità. La data della sua morte è incerta: secondo alcuni documenti scoperti nel 1955 dal Dott. Ignazio Lai, egli morì nel 1855 e non nel 1850 o nel 1860 come precedentemente ritenuto. Per il loro contributo alla realizzazione del museo meritano qui di essere ricordati: il Prof. Luigi Castaldi (1890-1945) ed il Prof. Luigi Cattaneo (1925-1992), che furono entrambi cattedratici di Anatomia presso la Facoltà Medica dell'Università di Cagliari. Luigi Castaldi, nato a Pistoia nel 1890, ricoprì dal 1926 al 1943 la cattedra di Anatomia a Cagliari dove fu il primo a studiare e a far conoscere la collezione di cere, sino ad allora di fatto dimenticata, scrivendo un saggio molto interessante sul Boi e sui modelli in cera che fu pubblicato (Castaldi, 1947) dopo la sua morte nel 1945. Luigi Cattaneo, nato a Cura Carpignano (Pavia) nel 1925, fu chiamato nel 1963 a ricoprire la Cattedra di Anatomia di Cagliari dove rimase sino al suo trasferimento, nel 1966, all'Università di Bologna. Quando egli arrivò a Cagliari poté constatare che, mentre i modelli in cera si erano mantenuti in buone condizioni nonostante le traversie subite durante la seconda guerra mondiale, le vetrine originali incorniciate di noce apparivano danneggiate. Il Cattaneo si occupò personalmente del restauro delle bacheche e della pulitura delle cere, che vennero separate da altri modelli di qualità inferiore e con l'aiuto dell'amico Bruno Zanobio, ora Professore di Storia della Medicina a Milano, studiò la collezione e pubblicò il primo catalogo illustrato (Cattaneo, 1970). Una edizione bilingue del catalogo, corredato di un testo in inglese e perfezionato nella fotografia, è stato recentemente pubblicato (Cattaneo e Riva, 1993), mentre un articolo sulla collezione cagliaritana è apparso quest'anno (Riva et al., 1997), ancora in lingua inglese, sulla rivista ufficiale della Società Italiana di Anatomia. Ma ritorniamo ora al Boi. Nel 1801, come già detto, egli ottenne da Carlo Felice il supporto finanziario per andare in congedo sabbatico nella penisola italiana al fine di approfondire la sua conoscenza anatomica. Si recò innanzitutto a Pavia, la cui cattedra di Anatomia era allora tenuta da Antonio Scarpa (1752-1832), il più famoso anatomista italiano dell'epoca, poi si spostò a Pisa e a Firenze dove, sebbene non ci fosse una Università, gli studi anatomici prosperavano presso l'Arcispedale di Santa Maria Nova sotto la guida di Paolo Mascagni (1755-1816), il grande anatomista amico di Felice Fontana (1730-1805), fondatore e direttore del Museo delle Cere "La Specola". Al suo arrivo a Firenze, il Boi cominciò a frequentare la Scuola del Mascagni dove, in considerazione della notevole mole di conoscenze scientifiche che veniva acquisendo, decise di restare per 4 anni, sino al 1805; è al suo soggiorno a Firenze che noi dobbiamo la collezione di Cagliari. Infatti, per espresso ordine di Carlo Felice, il Boi commissionò i modelli a Clemente Susini, attendendo personalmente, secondo quanto riferito da Pietro Meloni Satta (1892), alle dissezioni che successivamente venivano dall'artista riprodotte in cera. Le cere costarono L. 14.800 (Cara, 1872), una somma ingente per quell'epoca se si pensa che il Susini, quale modellatore capo del Museo "La Specola", guadagnava appena 1440 lire all'anno (Castaldi, 1947).

La collezione comprende 23 modelli qui sotto elencati:
I. Preparati di anatomia generale e microscopica.
II. Muscoli dorsali profondi dal sacro all'occipite.
III. Testa di giovinetta con preparazione di muscoli e vasi.
IV. Muscolo diaframma.
V. Muscoli dell'anca visti dall'avanti.
VI. Muscoli dell'anca visti dal di dietro.
VII. 1)Aponeurosi plantare del piede
2)Muscoli interossei del piede visti dalla faccia plantare.
VIII. 1)Strato profondo dei muscoli della pianta del piede.
2)Strato medio dei muscoli della pianta del piede.
IX. 1)Muscoli della faringe visti dal di dietro.
2)Muscoli del velo del palato visti dall'avanti.
X. 1)Faringe aperta vista dal di dietro.
2)Laringe vista dall'avanti.
3)Osso ioide visto dall'alto.
XI. 1)Cavità della faringe.
2)Nervi laringei e faringei del vago ed ansa del nervo ipoglosso.
3)Nervi della laringe.
XII. Testa, tronco e arto superiore sinistro di uomo con preparazione di nervi e vasi.
XIII. Testa e collo di uomo con evidenziati i vasi superficiali del cervello, i rami del nervo trigemino ed il nervo ipoglosso.
XIV. Organo del tatto.
XV. Organo dell'olfatto.
XVI. Organo del gusto.
XVII. Organo dell' udito.
XVIII. Organo della vista.
XIX. Stomaco, duodeno, fegato, pancreas e milza.
XX. Apparato urogenitale maschile.
XXI. Apparato urogenitale femminile.
XXII. Apparato urogenitale femminile coll'utero gravido aperto.
XXIII. Apparato urogenitale femminile coll'utero al termine della gravidanza.

Sulla base delle preparazione illustrate, le 23 bacheche possono essere classificate in 6 gruppi:
1. Anatomia generale e microscopica (bacheca I).
2. Muscoli (bacheche IV, V, VI, VII, VIII, IX, X).
3. Muscoli e vasi con preparazione dei linfonodi pettorali sinistri (bacheca III).
4. Nervi e vasi (bacheche XI, XII,XIII).
5. Organi di senso (bacheche XIV, XV, XVI,XVII,XVIII).
6. Visceri addominali e pelvici (bacheche XIX, XX, XXI,XXII,XXIII).

Non è rappresentata alcuna figura umana intera; le preparazioni più complete sono quelle contenute nelle bacheche III e XII che rappresentano la testa (III) ed il tronco (XII) rispettivamente di un cadavere femminile s di un maschio. Un carattere distintivo di questa collezione è la rilevanza data sia ai nervi viscerali che a quelli somatici, accuratamente dimostrati in più di un terzo dei modelli. Al contrario, i linfatici, argomento favorito delle ricerche di Mascagni ed accuratamente dimostrati in altre collezioni, sono qui solo marginalmente presentati nel modello III. Se si considerano come tutt'uno le preparazioni illustrate non si può non rimanere impressionati dall'unità organica della Collezione che riflette una intelligente selezione degli argomenti in riferimento alla loro utilità scientifica e didattica. È un dato di fatto che tutti i modelli rispondano perfettamente alle indicazioni date dal grande anatomista Antonio Scarpa riguardo all'uso dei modelli in cera in Anatomia. Secondo Zanobio (1979), infatti, dalle lettere di Scarpa (1772-1832) si evince che i modelli possono essere particolarmente utili per le dimostrazioni:
1. di tutte le parti del corpo umano che non possono essere conservate a lungo;
2. di tutte le parti che non possono essere completamente dimostrate da un singolo punto di vista;
3. di tutte le parti visibili con difficoltà e specialmente di quelle che richiedono l'uso del microscopio.
L'accuratezza scientifica di tutte le preparazioni conferma la veridicità di un'altra affermazione fatta da Scarpa nella lettera (1786) indirizzata al Prof. Gregorio Fontana (1735-1803), fratello di Felice Fontana. Scarpa riferisce, infatti, che nessun modello venne prodotto a "La Specola" in assenza del cadavere e che Fontana non si fidava di alcuna illustrazione anatomica anche se pubblicata dall'anatomista più prestigioso. Le Cere Anatomiche sono attaccate a 23 tavole lignee recanti ancora la targhetta con la data e la firma del Susini; modellate a Firenze tra il1803 e il 1805, esse sono quindi successive rispetto a quelle del Museo "La Specola" (Lanza et al., 1979; Hilloowala et al., 1995) e del "Josephinum" (Lesky, 1977), ma non sono delle repliche. Come sottolineato dal Cattaneo (1970), le cere rappresentano una splendida testimonianza della visione artistica e dello stile ultimo di Susini e la loro "qualità realmente straordinaria" (Lanza et al., 1979) è documentata dai volti qui illustrati, che costituiscono autentici capolavori di arte figurativa.

FERRARA
Museo Anatomico Giovanni Tumiati

Cenni Storici
Il museo anatomico dell'Università di Ferrara, fin dal secolo scorso, è intitolato a Giovanni Tumiati, ferrarese, nato il 10 aprile 1761 e morto il 10 marzo 1804, docente di anatomia umana e di ostetricia, poiché a Lui se ne fa risalire la fondazione. Infatti, in una lettera datata 6 novembre 1797 e indirizzata ai Cittadini Riformatori dell'Università, Egli dichiara di donare alla Università stessa "quella parte che io ho in questo lavoro" (relativo alle figure in cera fatte costruire a sue spese) riservandosi "d'esserne geloso depositario e custode". I preparati anatomici collezionato privatamente dal Tumiati vennero da Lui inizialmente depositati nel Museo d'antichità annesso alla Biblioteca, oggi comunale Ariostea, ubicata nel palazzo del Paradiso, già allora sede universitaria, e poi nel Gabinetto Anatomico, situato nel medesimo palazzo, adiacente al Teatro Anatomico costruito nel 1731. Alla morte del Tumiati seguì un periodo di disinteresse per il museo, che nel 1830 contava appena un centinaio di preparati, dei quali soltanto quattordici riferibili sicuramente al fondatore. Nel 1831, il nuovo anatomista prof. Lionello Poletti iniziò con grande impegno ad accrescere le collezioni dei preparati, che ben presto occuparono tutto lo spazio disponibile nel Gabinetto Anatomico. Per tale ragione, nel 1850, l'amministrazione universitaria mise a disposizione del museo "una bella galleria" nei pressi della "grande aula dello Studio pubblico", cioè nel medesimo palazzo Paradiso. In questa sede il museo rimase per i successivi 42 anni, che furono gli anni del suo massimo splendore e rinomanza: la sua fama si diffuse in Europa soprattutto per le collezioni di Embriologia. I professori Grillenzoni e Zuffi, successori del Polerri, sottoscrissero la chiusura dell'inventario del museo il 15 novembre 1871, riscontrando la presenza di ben 1987 preparati anatomici. Nel 1892, in occasione del quinto centenario della fondazione dell'Università, il Gabinetto Anatomico ed il suo museo furono trasferiti nel palazzo estense di Schifanoia, ove i preparati furono alloggiati in ampie vetrine lignee. Gli anatomisti che si succedettero alla Cattedra nei quarant'anni successivi non apportarono al museo alcuna variazione di rilievo, limitandosi a sostituire qualche preparato a ad aggiungere alcuni altri. Nel 1934, essendo stato costruito in via Fossato di Mortara un edificio nuovo per l'istituto di Anatomia normale, creato con questa denominazione nel 1920, il museo fu traslocato adattando le vetrine lignee al nuovo ambiente, una sola grande sala luminosa al primo piano.Nel 1984, in seguito ad una ristrutturazione dell'edificio, il museo è stato spostato in una nuova sala semicircolare, ove tutt'ora si trova, e dotato di vetrine metalliche in sostituzione di quelle lignee fatiscenti. Nella impossibilità di ristabilire la distribuzione originaria delle collezioni, disordinate e manomesse in seguito ai traslochi ed all'uso didattico dei preparati, è stata adottata una suddivisione dei preparati in gruppi con caratteristiche di presentazione piuttosto omogenee: 1) preparati osteologici per macerazione o essiccamento; 2) preparati di anatomia dissettoria conservati a secco con o senza iniezione dei vasi; 3)calchi a statue anatomiche in gesso; 4) modelli e statue in cera; 5) visceri e loro sezioni immersi in liquido di conservazione; 6) embrioni e feti immersi in liquido conservativo; 7)antichi strumenti anatomici; 8) preparati istologici e di anatomia microscopica; 9)preparati antropologici; 10) preparati anatomici di animali di specie diverse.

Collezioni
I preparati osteologia, che oggi occupano nove vetrine, non trascurano alcuna parte dello scheletro umano, sia adulto che in corso di sviluppo. Numerosi crani sono opportunamente sezionati per mostrare le più recondite strutture; molte ossa isolate sono collezionate su tavolette o presentate su piedistalli. Alcune sezioni del temporale, scalpellate per dimostrare l'orecchio interno, sono lavori originali del Tumiati. Vi sono inoltre crani di idrocefali e crani con ossa soprannumerarie, mentre fa bella mostra di sé una serie di sette scheletrini interi preparati a secco, di cui sei fetali ed uno di neonato. Le ossa del tronco e degli arti si vedono isolate, o collezionate su tavolette, o montate con fili metallici. Si possono osservare diverse varietà dello sterno e del sacro e processi patologici vertebrali. Vi figurano inoltre parecchie articolazioni preparate a secco per mostrare legamenti e cartilagini.Sette vetrine sono dedicate all'anatomia dissettoria dei muscoli, dei vasi, dei nervi e di alcuni visceri preparati a secco. Vi appaiono interi arti superiori e inferiori, tronchi privi della parte anteriore, teste intere e sezionate, encefali, cuori e tratti del tubo digerente. È veramente rimarchevole l'abilita tecnica dei settori, dal Tumiati allo Zuffi, nell'evidenziare finanche le più sottili diramazioni nervose, mentre quelle vascolari sono messe in bella evidenza con 'iniezione di sostanze colorate. Di particolare interesse era un preparato dell'orecchio esterno, medio e interno e del plesso cervicale, allestito da Tumiati e conservato sotto una campana di vetro con un settecentesco angioletto di supporto che è stato recentemente trafugato dal museo. I calchi in gesso raccolti in tre vetrine sono fedelissime riproduzioni di tronchi ed arti di cadaveri scorticati, che l'artista ha completato con colori e sfumature molto naturali. Purtroppo non vi sono indicazioni sull'identità né dei settori che hanno preparato i pezzi né degli artisti che hanno lavorato il gesso. Sono noti invece i nomi di tre degli artisti che costruivano, nella prima metà dell'Ottocento, gli stupendi modelli in cera, ora distribuiti in cinque vetrine. Infatti, alcuni modelli del cuore aperto e chiuso, e quello di un preparato di testa e collo che mostra le diramazioni del nervo trigemino e del plesso cervicale sono firmati da Calenzoli di Firenze, mentre un cronista del secolo scorso attribuisce a un certo Ziegler alcune serie di modelli dello sviluppo dell'uovo dell'embrione e del cuore. Di mirabile fattura sono pure quattro modelli dell'organo della vista rappresentato in varie sezioni, eseguiti dal signor Tortori, preparatore del museo di Firenze, ed un modello di feto a termine a grandezza naturale. Un modello di osso temporale e uno dell'orecchio in toto, entrambi in grandezza superiore al naturale, risultano essere lasciati dal Tumiati. Si sa inoltre che due belle statue di donna con addome aperto a grandezza naturale sono state eseguite da un ignoto con la personale supervisione del Tumiati, copiando i relativi preparati anatomici da lui stesso allestiti. Inoltre, una serie di uteri gravidi , di ridotte dimensioni mostra alcune varietà di presentazione del feto al momento del parto e alcune manovre dell'ostetrico, di cui è riprodotta la mano. I vasi in vetro che contengono i preparati immersi in liquido conservativo occupano ben dieci vetrine. Si possono osservare soprattutto sezioni di organi, o isolate, come quelle dell'encefalo, o applicate in serie su lastrine su di vetro, come quelle del cuore e dell'ovaio. La mucosa degli organi cavi viene esposta distesa su supporti vitrei, così come i grappoli di corpuscoli di Pacini appesi ai rami nervosi. I feti, interi o sezionati con o senza annessi embrionali, costituiscono una grossa parte dei preparati in immersione. Vi si annoverano anche numerosi esempi di sviluppo anomalo o teratologico, tra i quali alcuni anencefali, che facevano parte di una ricca raccolta di mostri. In una vetrina sono esposti quei pochi preparati microscopi che restano: una serie di uova di anfibi allestita dal prof. Sala alla fine del secolo scorso, alcune iniezioni vascolari dello Zuffi, quaranta preparati di tubo digerente, di tegumenti e di organi della respirazione raccolti in una cassettina di legno e donati al museo dal prof. Francesco Cortese di Torino. Un'altra vetrina accoglie antichi strumenti anatomici, tra i quali seghe, coltelli dal manico d'ebano e siringhe metalliche; non mancano alcuni microtomi e microscopi, mentre fuori vetrina si trovano un grosso termostato a gas in rame ed un trapano da dentista a pedale. Infine, una vetrina è stata riservata a preparati osteologici di piccoli vertebrati ed ad altri due pezzi di interesse antropologico. Tra questi ultimi sono da segnalare due teste di mummie egiziane, portate a Ferrara dal conte Strozzi attorno al 1860, una serie di calchi in gesso di crani delle diverse razze umane e di alcuni lembi di pelle umane conservati a secco che presentano tatuaggi colorati.

FIRENZE
Museo Anatomico

Cenni Storici
La collezione dei preparati contenuti nel Museo Anatomico deriva essenzialmente dal Gabinetto Fisiologico della Scuola di Chirurgia di Santa Maria Nuova, divenuta poi, nel 1840, Scuola di Complemento e Perfezionamento. Spettava al dissettore approntare le preparazioni per le lezioni, qualora i cadaveri presentassero mostruosità o stati patologici particolari, venivano attribuiti al Professore di Anatomia Patologica, altrimenti ne aveva la prelazione il Professore di Anatomia Sublime e , secondariamente, quello di Anatomia Chirurgica. È solo nel 1860 che compare la citazione del Museo Fisiologico come entità ben definita, con la direzione affidata a Filippo Pacini, non se ne ha peraltro una data di fondazione ufficiale, se non in relazione alla sua apertura al pubblico nel 1869, in occasione del congresso Medico Internazionale. La raccolta doveva essersi costituita in modo progressivo, secondo le esigenze di insegnamento e i studio, privilegiando, nella scelta dei pezzi, quelli che maggiormente riflettevano gli indirizzi d ricerca del momento, ma in ogni caso, l'aspetto estetico, che ha caratterizzato il disegno anatomico o la ceroplastica, è sempre subordinato alla chiarezza dell'esecuzione. Il posto di "Ordinatore del Museo Fisiopatologico" è istituito nel 1839 e ricoperto da Giorgio Pellizari, dissettore alla cattedra si Anatomia Sublime: rientrava tra i suoi compiti l'esecuzione delle dissezioni e dei preparati, unitamente al coordinazione dei lavori scientifici dei giovani addetti alla preparazione ed alla catalogazione dei singoli pezzi, alla stesura degli inventari, alla scelta dei pezzi da assegnare al Museo Patologico. Altri dati indiretti risalgono agli anni quaranta del XIX secolo, quando Ferdinando Zannetti si oppose alla accetazione dei pezzi pietrificati di Girolamo Segato; al periodo di Filippo Pacini è da riferire l'organizzazione della sezione micrografica. Nel 1850 Filippo Paini fa richiesta di un altro custode per il Museo Fisiologico, dove alcuni pezzi erano deteriorati per incuria, ed esprime vibrate proteste per il sistema in uso per l'acquisto di oggetti destinati al Museo Fisiologico. È strettamente difficile ripercorrere le diverse tappe nella acquisizione del materiale e nella predisposizione dei singoli pezzi, s non nei casi di preparazioni particolarmente dimostrative o complicate che recano l'indicazione dell'esecutore e la data di preparazione. Alcuni pezzi passarono in seguito alla Società Filoiatrica e successivamente al Museo di Storia della Scienza, alcune parti della collezione osteologica vennero date in prestito al prof. Igino Cocchi ed atre ancora al prof. Mantegazza, per le lezioni di Antropologia. A parte la collezione di preparati microscopici avviata da Pacini, alcune testimonianze indirette confermano che "il Nosocomio di Santa Maria nuova … possiede un Museo Fisiologico, cui il Prof. Pacini ha recentemente aggiunto il Museo Micrografico. Il primo di essi va di continuo accrescendosi di altri lavori di studenti e di doni anche di altre regioni dell'Italia, siccome è avvenuto testè di due preparati donati dai dottori di Palermo e Garibaldi di Genova. Lungo sarebbe il novero di codesti nobili e chiarissimi donatori, i preparati dei quali contengono singolarmente l'indicazione del nome e del dono, giacchè per iniziativa del Prof. Pacini e per un disinteresse che l'onora, si è renduta in siffatta guisa giustizia ed incoraggiamento insieme agli studiosi che hanno desiderato e desiderano arricchire il museo dei pregevoli loro preparati, nel museo dei quali mi è grato ricordare l'egregio prof. Paganucci che sovra ogni altro si è distinto in tali donativi. Altre testimonianze indirette confermano la presenza di singoli pezzi, ma solo in alcuni casi è possibile la correlazione tra preparato anatomico e fonte letteraria, che consentirebbe la ricostruzione del milieu scientifico e culturale in cui i diversi esemplari potrebbero essere inseriti. Ad ogni fase dell'insegnamento dell'Anatomia corrisponde infatti un diverso approccio alla disciplina e quindi la realizzazione di preparati che documentino praticamente l'aspetto teorico. Per quanto sia difficile le diverse tappe nella acquisizione del materiale e nella preparazione dei singoli pezzi, il complesso mussale si presenta oggi articolato in nuclei ben definiti: la correzione libraria antica, la strumentaria la collezione osteologia, i preparati, i pezzi pietrificati Girolamo Segato. Il fondo librario antico, che faceva originariamente parte della Biblioteca Medicea Palatina, venne annesso, verso la fine del XVIII secolo, al Museo di Fisica e Storia Naturale di Boboli per poi passare, dopo il 1860, a seguito della restaurazione della Facoltà medica, all'Istituto Anatomico, allora compreso nell'Ospedale di S. Maria Nuova. La raccolta comprende numerosi trattati stampati tra il XVI ed il XIX secolo che rappresentano l'insieme degli strumenti bibliografici a disposizione del Maestro e degli studenti nelle varie epoche e segnano quindi un resoconto fedele non solo delle conoscenze anatomiche dell'epoca, ma anche una testimonianza del percorso e dell'esperienza didattica dei docenti che si sono susseguiti alla cattedra anatomica fiorentina. "Per un elenco dei volumi che costituiscono la collezione cfr. Anatomia e Storia dell'Anatomia a Firenze, dal Gabinetto Fisiologico al Museo Anatomico, ed. Medicea, 1996, 79-93". L'insieme delle preparazioni anatomiche deriva, come nucleo centrale, dal Museo Fisiologico del Regio Istituto i Studi Superiori e si è arricchito, col passare degli anni e col succedersi di illustri Maestri dell'Anatomia, di numerosissimi pezzi e preparati che denotano in primo luogo la perizia dei dissettori e preparatori ed inoltre riflettono chiaramente l loro duplice finalità. Infatti, se da un lato è evidente e ben documentabile il loro scopo scientifico e di ricerca, d'altro canto, la finalità didattica e formativa e sempre ben presente ed appare spirare il lavoro dei dissettori. Gran parte del merito per la ricchezza delle preparazioni e la chiarezza del percorso espositivo è da attribuirsi a Filippo Pacini (Docente di Anatomia dal 1849 al 1883) che fu direttore del Museo Fisiologico e che, oltre a impegnarsi nella ricerca scientifica, come documentato da scoperte originali ed importanti, si preoccupò sempre con particolare cura e perizia della conservazione dei pezzi della raccolta. Pacini ideava e sperimentava anche nuove miscele per la preparazione e la conservazione di pezzi anatomici; due di queste sono qui di seguito riportate: "12.3.1851. 12 albumi d'uovo, 12 danari di lacca di monaco e 4 once di acqua distillata. Con questa materia fu iniettata l'arteria polmonare sinistra d'un (sic!) uomo adulto, caricata con un peso si 24 libbre, mentre il polmone era mediocremente insufflato"; o ancora: "In una capsula di vetro con cartello verde c'è della muscolatura con gomma arabica 2 parti, zucchero 3 parti, acqua distillata 30 parti. Bollito e ridotto a metà. Quando e freddo tintura di iodio grammi 6". Con Filippo Pacini inizio anche l'epoca dell'Anatomia Microscopica la quale, grazie ai progressi tecnologici che portarono l'uso di microscopi via-via più progrediti, poté iniziare il suo percorso scientifico tuttora in divenire. Questi preparati microscopici sono conservati nelle istoteche del Museo e su molti di essi, oltre alla data ed alle sostanze usate per l'allestimento, sono riportate annotazioni, riflessioni e dubbi dello studioso: "Epitelioma, sezione verticale. Dalla regione dorsale del corpo di un uomo di buona costituzione. Incominciò con una piccola verruca, che irritata con dei caustici, in poco più di un anno esigé l'amputazione dell'avambraccio, eseguita dal dott. P. Puccioni. Firenze, 11 Maggio 1865". Di particolare importanza sono poi i preparati microscopici nei quali Filippo Pacini, per primo, identificò il vibrione del colera. Su questi "vetrini" sono riportate una serie di osservazioni dettagliate e quasi puntigliose: "Colera asiatico (osservare a piccolo ingrandimento). Corrosioni superficiali della mucosa della parete media dell'intestino tenue. Appartiene al 2°caso descritto nella mia Memoria. V. Gazzetta Medica di Firenze, anno 1854, p.397. Questa preparazione è stata rimontata in vetri novi, dopo sette anni che era stata eseguita". Nell'ambito del Museo Anatomico, numerosi sono i preparati concernenti l'apparato cardiocircolatorio, vista l'importanza delle conoscenze anatomiche sulla topografia dei vasi sanguigni per le discipline chirurgiche. Fra questi spiccano quelli di P. Mascagni (anatomico di chiara fama che fu alla cattedra fiorentina dal 1801 al 1815), sia conservati sotto liquido fissativo che secchi. Peraltro, tutti i docenti susseguitisi alla cattedra di Anatomia, hanno lasciato una loro traccia nelle preparazioni del Museo. La tipologia della collezione testimonia infatti anche le molteplici specializzazioni scientifiche e gli indirizzi di ricerca che diversi professori hanno perseguito, e nel percorrere gli spazi del museo sembra quasi di compiere un "excursus storico" nel corpo umano. In questa ottica, fra i tanti pezzi esposti, appare interessante l'originale della preparazione in cera che Filippo Pacini commissiono nel 1863 a Remigio Lei, modellatore in cera della scuola della Specola, in cui sono mostrati, a vari ingrandimenti, i corpuscoli sensitivi che portano il suo nome. Pacini descrisse questi "gangli tattili" nel 1831, quando era ancora studente, con l'ausilio di un piccolo microscopio dotato di un tubo di legno e di lenti acromatiche che consentivano un ingrandimento di 30 volte e la diatriba per l'attribuzione della paternità della scoperta, nonché sul significato funzionale di queste strutture accese violentemente gli animi degli studiosi di morfologia intorno alla metà dell'Ottocento. Un posto a parte nella collezione meritano senz'altro i preparati pietrificati del Segato. Girolamo Segato (1792-1836), scienziato naturalista e cartografo, dopo una lunga permanenza di studio in Egitto, elaborò un metodo di pietrificazione di parti organiche che applicò alle più diverse strutture anatomiche. Indubbiamente la peculiarità di queste preparazioni "lapidee" ha sempre affascinato ed interessato in maniera particolare sia gli studiosi che gli occasionali visitatori, anche perché in queste preparazioni emerge anche una avvertibile esigenza estetica, una ricerca del "bello", che le differenzia da tutto il resto della collezione. Inoltre, il mistero legato alla loro esecuzione ha sicuramente contribuito ad aumentare la loro attrattiva. A questo proposito vale la pena di riportare l'epitaffio inciso sulla tomba del Segato nel chiostro della basilica di S. Croce:

Qui giace disfatto Girolamo Segato da Belluno Che vedrebbesi intero pietrificato Se l'arte sua non periva con lui. Fu gloria insolita dell'umana sapienza Esempio d'infelicità non insolita Morto di anni XLV Il III febbraio MDCCCXXXVI

Un altro cospicuo nucleo è rappresentato dalle collezioni osteologiche che occupano numerose vetrine del Museo. Si tratta di oltre 1500 reperti numerati, dei quali più di 1000 crani, che purtoppo mancano di riferimenti cronologici e di indicazioni sulla provenienza. La maggior parte della collezione può essere fatta risalire alla seconda metà del XIX secolo, ma sono presenti anche reperti più antichi, come una serie di scheletrini in connessione anatomica, che documentano lo sviluppo dell'apparato scheletrico dalla vita fetale all'infanzia, databili presumibilmente intorno alla fine del XVIII secolo. La mancanza di riferimenti riguardo all'età degli individui ed alla provenienza del materiale osseo, pur essendo stata ripetutamente lamentata dagli studenti che nel corso degli anni hanno ricercato e pubblicato su questo materiale, non deve stupire più di tanto dato che , nell'ottica anatomica, i reperti ossei rappresentano materiale didattico e di studio da fornire agli studenti e da rinnovare all'occorrenza e non già pezzi da conservare, catalogare e valorizzare da un punto di vista museografico. Un discorso essenzialmente analogo vale per il nucleo museale rappresentato dalla strumentaria anatomica. Si tratta di materiale che ha avuto nel corso degli anni la sua utilizzazione nella pratica settoria (si vedano ad esempio le pregevoli scatole di ferri chirurgici e da dissezione quali l'encefalotomo o le morse fermacrani (i cui nomi, peraltro, al di fuori di un ambito scientifico relativamente ristretto risuonano di echi abbastanza sinistri), oppure di strumentazioni ed apparecchiature che venivano utilizzate nella pratica quotidiana dei laboratori di ricerca. Attraverso questo materiale è possibile seguire in un percorso ideale l'evoluzione della ricerca in un percorso ideale l'evoluzione della ricerca in campo anatomico, partendo dagli studi di Anatomia macroscopica, disciplina che deve tuttora ma che, a maggior ragione nei secoli passati, doveva considerarsi alla base del sapere medico, fino ad arrivare alle indagini di Anatomia microscopica, con l'utilizzazione di strumenti che ci riportano ad un passato assai prossimo. Tale raccolta acquista quindi dignità museale non solo in quanto antica, ma in quanto testimonianza fedele, svincolata da concetti di bellezza ed unicità, di una evoluzione scientifica e didattica. È importante quindi sottolineare ancora una volta la duplice "anima" di questa raccolta. Se da un lato le collezioni rispecchiano gli indirizzi di ricerca ed o settori di specializzazione dei vari docenti, dall'altro risulta sempre preminente la componente didattica, intesa come strumento formativo ed informativo per gli studenti che si dedicavano allo studio della medicina in un'epoca in cui gli ausili didattici, nel senso attuale del termine, erano estremamente ridotti e la compressione dell'anatomia era legata esclusivamente all'abilità didattica del docente ed alla possibilità di effettuare esercitazioni pratiche sul cadavere. Pertanto l'abilità settoria assumeva in questo contesto un'importanza notevole e, d'altronde, le preparazioni anatomiche di organi o regioni venivano considerate materie concorsuali potevano rappresentare un titolo rilevante per la prosecuzione della carriera accademica Arrivando ad epoche più recenti, la raccolta di pezzi anatomici va gradualmente declinando fino quasi a scomparire per tutta una serie d motivi fra i quali il moderno orientamento della ricerca scientifica in campo anatomico verso strutture ultramicroscopiche o anche molecolari, l'utilizzazione di metodiche di indagine che consentono lo studio dell'anatomia nel vivente in modo non invasivo, la possibilità per gli studenti di usufruire di ausili didattici sempre più sofisticati, ed infine la carenza, sempre più pesante, di materiale cadaverico disponibile per l'anatomista. Tutto questo ha, d'altra parte, determinato una progressiva perdita di tecniche manualità che si è concretizzata nella scomparsa della figura del dissettore, che aveva caratterizzato gli Istituti Anatomici nei secoli scorsi. Peraltro, gli attuali ritmi di vita e lavoro mai si accorderebbero con i tempi lunghi e la pazienza a tutta prova indispensabili per le preparazioni anatomiche così come le concepivano i Maestri del passato.

Modena
Museo anatomico

Cenni Storici
Il museo anatomico è attualmente una sezione del Museo Universitario di Storia Naturale e della Strumentazione Scientifica Istituto, nell'anno 1988, nel vecchio Istituto di Anatomia Umana Normale, la cui edificazione iniziò nel 1773 nell'area del Grande Spedale. Il primo nucleo dell'Istituto costituito dall'Anfiteatro Anatomico e da alcuni locali a esso adiacenti, fu terminato nel 1775. In quel periodo era professore di Anatomia e Istituzioni Chirurgiche nonché di Ostetricia, Antonio Scarpa. Con Scarpa si può dire che ebbe inizio la raccolta di preparati per l'allestimento del museo anatomico, allora non ancora costituito per mancanza di locali adeguati. Nel 1815 iniziarono i lavori per l'ampliamento dell'Istituto Anatomico con l'innalzamento di un nuovo piano destinato in parte a ospitare il museo. I lavori terminarono nel 1818, anno di fondazione del Museo Anatomico, come ricorda una lapide nell'atrio dell'attuale Museo. La sistemazione di preparati nelle quattro sale costituenti il museo durò molti anni, durante i quali si succedettero vari professori di anatomia. Alfonso Bignardi, Giuseppe Generali, Palo Gaddi, e fu quest'ultimo che ultimò la sistemazione del museo nel 1853, come risulta da una lapide posta sopra l'ingresso del Museo Anatomico. L'inaugurazione ufficiale del Museo Anatomico avvenne nel 1854 in occasione del Triennale Esposizione delle Belle Arti ed in quella circostanza il Gaddi scriveva: "Le preparazioni che si osservano in questo museo sono per la massima parte naturali, cioè eseguite o sul cadavere intero o sopra parti tolte dal cadavere. Alcune poche sono plastificate, alcune eseguite in metalli ma colle forme dal vero, e pochissime in cera e gesso". Risulta, dunque, dal Gaddi che a quell'epoca dovevano essere presenti nel museo solo alcuni modelli in cera o in gesso e che i numerosi preparati ostetrici in cera e terracotta commissionati da Scarpa allo scultore bolognese Giambattista Manfredini, erano stati probabilmente dislocati nei locali dell'Ostetricia ormai definitivamente separata dall'anatomia. In questi ultimi anni tali preparati sono stati ricollocati in una sala adiacente al museo anatomico. Sicuramente presenti ne museo all'epoca dell'inaugurazione erano quattro cere di pelvi femminili databili tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800, la cui tecnica d'esecuzione sembra aver risentito dell'influenza della scuola ceroplastica del Susini, ma l'autore è sempre rimasto sconosciuto. Negli anni successivi all'inaugurazione, il Museo si arricchì di numerosi pezzi. Nel periodo del Gaddi, o sia fine al 1873, fu costituita un'importante collezione etnografica - antropologica, la prima di tal genere in Italia. Nel 1858 venne assunto un modellatore in cera Remigio Lei, che perfeziono la sua tecnica a Firenze ed eseguì, sotto la guida di Filippo Pacini, una tavola con tre preparazioni in cera rappresentanti gli "Organi di Pacini" a tre diversi ingrandimenti. Durante la sua presenza nell'Istituto Anatomico il Lei esegui tutti gli altri preparati in cera oggi presente nel museo ad eccezione delle quattro pelvi femminili sopraccitate e di un gruppo di preparazioni embriologiche acquistate in Germania. Il museo fu ulteriormente arricchito nel periodo durante il quale Giuseppe Sperino tenne la Cattedra di Anatomia Umana (1898-1926); infatti risalgono a quel epoca numerosi preparati per essiccamento e la collezione sperino formata dagli scheletri e relativi encefali di 354 detenuti del carcere di Castelfranco Emilia. Gli ultimi pezzi entrati a far parte del museo sono una raccolta di ossa riesumate a Modena nel 1932 nella zona del ghetto degli Ebrei e due cadaveri sezionati (un uomo e una donna) conservati in vasconi di marmo con formalina (1970).

Collezioni
1) Collezione di 49 scheletri di feti umani (1820-1840).
2) Collezione etnografica - antropologica di Gaddi, formata da una serie i crani classificati con criterio frenologico e da un'altra serie di crani classificati con criterio antropologico (1844-1870 ca.).
3) Collezione di Giuseppe Sperino, formata da 354 scheletri maschili e relativi encefali di detenuti del carcere di Castelfranco Emilia; la collezione è completata dai relativi registri riportati per ciascun individuo i dati anagrafici, il reato per i quali erano stati condannati, i dati antropometrici e la causa di morte (1899-1924).
4) Collezione di 50 feti o parti di feti con anomalie.

Napoli
Museo Anatomico

Cenni Storici
Il Museo annesso all'Istituto di Anatomia umana della Seconda Università di Napoli accoglie una collezione di preparazioni anatomiche che costituiscono un patrimonio di ineguagliabile valore didattico e storico, sia per l'elevato numero di preparati che espone, sia per le varie tecniche di preparazione e di conservazione e, sia ancora, per la copiosa raccolta di variazioni e anomalie. Le sue origini si devono far risalire al XVII secolo, quando l'Anatomia era in pieno sviluppo e gli anatomisti, per la penuria di cadaveri, avvertirono la necessità di preparare e conservare pezzi anatomici prevalentemente Anatomico scopo didattico. Fu, probabilmente , una tale esigenza ad indurre Marco Aurelio Severino a creare un primo nucleo di collezioni presso l'Ospedale di San Giacomo Apostolo, fondato nel 1540 dal viceré Pietro de Toledo. Un secondo nucleo fu allestito da Domenico Cotugno presso l'Ospedale degli Incurabili. Il Cotugno, tenace assertore delle dimostrazioni anatomiche, pur avvertendo sempre che l'icontro con il cadavere è insostituibile per lo studente di medicina, istituì un Gabinetto per la conservazione di pezzi anatomici e, contemporaneamente, mise un grande impegno l riordinare le collezioni esistenti presso l'Ospedale di San Giacomo, arricchendole, inoltre, di interessanti modelli in cera. Ne 1806, con l'occupazione del Regno di Napoli da parte dei Francesi, Giuseppe Bonaparte, divenuto re delle due Sicilie, incaricò il Ministro dell'Interno Miot di riordinare l'Università. Con un primo decreto del 30 marzo 1806, e poi con quello successivo del 4 aprile 1808, il Governo manifestò l'intenzione di provvedere alla istituzione di un Museo di Storia Naturale, sul modello del Muséum National d'Histoire Naturelle di Parigi. Ma, il breve regno non permise al Bonaparte di rendere la riforma compiuta giacché, per volontà del fratello Napoleone, passò al trono di Spagna. Al Regno di Napoli gli subentrò Gioacchino Murat che con il decreto del 1811 dichiarava l'istituzione di un Museo Zoologico ei locali al primo piano del cortile del Salvatore. E quando nel 1833 il Nanula fu nominato alla direzione del Gabinetto di Anatomia normale e patologica dell'università, concepì l'idea di donare i preparati del suo Gabinetto privato all'università. Nella sua qualità di direttore della cattedra di Anatomia alle Belle Arti, ebbe occasione di conoscere lo scultore Francesco Citarelli, al quale commise una serie di modelli anatomici in cera che, ancora oggi, si fanno ammirare per la fedele anatomia e la bellezza artistica. Al Nanula, morto l'8 febbraio del 1846, successe alla direzione del Museo Anatomico Stefano delle Chiaie che incrementò di molto le collezioni, sia acquisendo i preparati esistenti nel Gabinetto di Clinica chirurgica, diretta dal De Horatiis, sia, con sue preparazioni di anatomia comparata e teratologia. La direzione del Museo fu affidata successivamente Anatomico Gennaro Barbarisi (1861-1871) e Giovanni Antonelli (1872-1915). Agli inizi del 1880 la Facoltà di Medicina, lamentando reiteratamente una insufficienza delle strutture, ottenne dall'allora ministro Baccelli Istituto fondi per acquisire gli ex conventi di Santa Patrizia e Sant'Andrea delle Dame. Gli ampi locali in Santa Patrizia furono destinati agli Istituti di Anatomia umana, di Anatomia patologica e di Medicina legale. Per volere dell'Antonelli il Museo Anatomico fu trasferito dal cortile del Salvatore a Santa Patrizia, ove gli fu destinata un'intera ala dell'edificio. Nei primi decenni del Novecento, gli anatomisti succedutisi alla cattedra di anatomia, Riccardo Versari (1915-1919) e Giunio Salvi (1919-1939), ebbero la fortunata opportunità di aggiungervi la donazione di preparati per pietrificazione di Efisio Marini, preparati che sempre commuovono per il mistero, non risolto, che li avvolge. Sotto la direzione di Gastone Lambertini (1940-1972) si sono aggiunte due teste trofeo Jibaros, che un medico donò al Museo e che costituiscono un motivo di interesse per quanti, appassionati di etnografia, vengono in visita al Museo. Nel 1973 con la direzione di Vincenzo Mezzogiorno furono acquisiti cinquanta crani italioti provenienti dagli scavi di Pontecagnano (Salerno).

Collezioni
Preparati per pietrificazione di Efisio Marini
Quando l'anatomia ebbe necessità di corrispondere alle esigenze di un insegnamento dimostrativo Anatomico e alla documentazione di parti del corpo, si moltiplicarono i metodi di conservazione, soprattutto allo scopo di rispondere ad una fedeltà di forma e di colore. Gli anatomisti, i medici ed Istituto naturalisti che si dedicarono Anatomico quest'opera quasi sempre avvolsero di mistero la tecnica del procedimento il cui segreto li accompagnò spesso nella tomba. Sono i casi dell'ingegnoso Segato, del Gorini, di Giambattista Massedaglia e del nostro Efisio Marini, medico e naturalista cagliaritano vissuto in Napoli nella seconda metà dell'800. I preparati di Efisio Marini costituiscono una singolare raccolta in cui si possono annoverare, attualmente, sei piedi, venti mani e due arti superiori "in toto". Fra Istituto pezzi della collezione spicca, per la suggestiva e straordinaria bellezza, un tavolino il cui piano è formato da un impasto di sangue, cervello, fegato, bile e polmone ove al centro è posta una bellissima mano di giovane donna. L'insieme stupisce per la perfetta conservazione e la permanente freschezza del colorito.

Le cere anatomiche
La collezione delle preparazioni anatomiche in cera è parte preponderante del grande patrimonio che l'Istituto di Anatomia di Napoli conserva nel proprio Museo. La raccolta che è giunta fino a noi, è costituita da: Modelli che riproducono le diverse presentazioni del feto sia nel parto naturale che in quello patologico. Una testa e un collo di uomo con preparati i vasi superficiali del cervello, i rami del nervo trigemino, il nervo ipoglosso e l'arteria carotide. Numerosi preparati che non si riferiscono alla sola morfologia normale, ma raffigurano Istituto vizi di formazione dei vari organi, neoformazioni vere e proprie e diverse mostruosità. Molti modelli si riferiscono Anatomico branche specialistiche come l'oculistica e l'otorinolaringoiatria; numerose, infine, sono le cere di embriogenesi. Particolare interesse rivestono soprattutto le due statue in cera in grandezza naturale, su cui si possono studiare in una i muscoli, soprattutto quelli di superficie, e nell'altra l'albero vascolare nella sua interezza.

Crani
Tra le collezioni del Museo, particolare interesse riveste la raccolta di crani umani, comprendente numerosissimi esemplari che datano dal I secolo d.C al XIX secolo. Un'altra serie di quattro crani è rappresentata dalle cosiddette teste della Vicaria. Sono Istituto teschi di Giuditta Guastamacchia, del padre, del sicario e di un giovane chirurgo, giunti alle forche per una orrenda storia di corrotti costumi, di infamo lascivie e di perverse iniquità. Come scrisse il De Blasio, "di gente nata ad oltraggio della natura ed Anatomico preda del patibolo". Rilevante è, infine, la raccolta di crani provenienti dagli scavi di Pompei e di Ercolano e quelli Italioti degli scavi di Pontecagnano (Salerno) studiati, agli inizi degli anni '70, dal Mezzogiorno, il quale poté appurare la presenza di rare variazioni, quali l'osso interparietale (epactale o degli Incas) e l'osso zigomatico bipartito.

Omero preparato da Vesalio
Si tratta di un cimelio unico e di inestimabile valore storico perché è l'omero appartenuto allo scheletro preparato dal celebre Andrea Vesalio nel 1544 e donato da lui all'Accademia di Basilea. Non esistendo più a Basilea alcuna parte dello scheletro preparato dal Vesalio, l'omero posseduto dal Museo Anatomico di Napoli è l'unica parte di cui si abbia notizia ufficiale.

Preparati a secco
Nel Museo si contano ben 71 preparati per essiccamento. Per l'elevato numero, questi occupano due intere bacheche della sala. I campioni sono costituiti prevalentemente da stomaci, tratti di intestino umano, cistifellee e di numerose vesciche urinarie. Si possono osservare anche otto lembi di cute essiccati e tatuati. I tatuaggi rappresentano scene fantastiche, eventi drammatici, date e segni zodiacali.

Preparati cardiovascolari
Una cospicua raccolta è quella dei preparati di organi ottenuti per iniezione dell'albero vascolare utilizzando la tecnica dell'iniezione di una miscela di minio, olio di trementina e paraffina liquida. Di particolare interesse è la raccolta di 60 arti superiori di adulto i quali presentano, tutti, variazioni delle arterie principali dell'arto e del circolo arterioso della mano.

Mostruosità fetali
La collezione delle mostruosità del Museo è notevole; essa comprende ben 158 feti conservati in alcool o formalina e numerosissimi scheletrini. Per semplicità di catalogazione e sistemazione museale, gli esemplari sono stati suddivisi semplicemente in mostruosità uniche e mostruosità doppie. Istituto mostri unici sono fondamentalmente anencefali, otocefali e mostri simelici. I mostri doppi della collezione sono rappresentati sia da mostri autositi (dove i componenti sono identici) che parassiti (dove l'ineguaglianza dei due componenti è molto pronunciata). I mostri doppi autositi sono parapaghi, crucipaghi e onfalopaghi.

PARMA
Museo dell'Istituto di Anatomia Umana Normale

Collezione
Numerosi preparati di vari organi, dell'apparato digerente, urogenitale etc. dell'uomo adulto e durante l'accrescimento. Preparati anatomici del sistema nervoso periferico e del sistema nervoso autonomo; due statue del sistema vascolare sanguifero arterioso e venoso. Pezzi anatomici dell'apparato locomotore con evidenziazione dei vari piani muscolari degli arti superiore e inferiore. Due statue in cera realizzate agli inizi del XIX secolo dalla scuola di Clemente Susini (1773-1814) raffiguranti la vascolarizzazione linfatica superficiale ed i muscoli superficiali e profondi. Una preziosa raccolta antropologico-criminale di 300 teschi umani raccolti da Lorenzo Tenchini (ordinario di anatomia a Parma) che, convinto delle teorie antropologico-criminali di Cesare Lombroso, studiò gli aspetti somatici e fisionomici dei criminali e l'architettura macroscopica del cervello di persone normali e degli alienati.

PAVIA
Gabinetto di Anatomia Umana Normale

Cenni Storici
La storia del Gabinetto Anatomico dell'Istituto di Anatomia dell'Università di Pavia può essere suddivisa in cinque periodi corrispondenti ai Direttori che si succedettero dalla sua fondazione alla fine dell'Ottocento. Il fondatore di tale opera fu il Prof. Giacomo Rezia che, su esortazione del suo Maestro Pietro Moscati, inizio (1772) la raccolta di preparati anatomici su tavoletta dell'arteria aorta con le sue principali diramazioni. Tali preparati, in numero di 29, risultano elencati nell'Index rerum Musei Anatomici Ticinensis pubblicato dallo Scarpa nel 1804. Al Rezia si deve inoltre l'inizio della progettazione della stanza (Teatro) anatomica che sorse, in seguito, per opera dello Scarpa, suo successore dal 1783. Il Prof. Antonio Scarpa diresse l'Istituto di Anatomia fino al 1804. L'esperienza da lui acquisita nell'iniezione a mercurio dei vasi linfatici gli permise di ampliare la collezione con numerosi preparati macroscopici e 62 preparazioni istologiche, le prime prodotte in Italia. Al termine della sua opera il numero dei preparati (a secco o in liquidi conservatori) elencati nell' nell'Index rerum Musei Anatomici Ticinensis, era salito a 356. Allo Scarpa succedette, dal 1804 al 1815, il prof. Santo Fattori il quale si dedicò più all'insegnamento delle tecniche dissettorie che all'allestimento di nuovi preparati conservabili. Il Fattori passò poi alla Direzione dell'Istituto Anatomico di Modena dove fondò il locale Museo. Dal 1815 al 1864 l'Istituto fu diretto dal Prof. Bartolomeo Panizza che, con l'opera propria e dei suoi numerosi e validi allievi, incrementò notevolmente la collezione del Gabinetto di Anatomia, aggiungendo nei primi anni, ai preesistenti preparati, 422 pezzi anatomici, elencati nel suo Catalogo della nuova serie delle preparazioni anatomiche. Nel 1864, al termine della sua opera, il suo Catalogo comprendeva ben 1300 pezzi. Dal 1864 alla fine del secolo la Direzione dell'Istituto fu assunta dal Prof. Giovanni Zoja. Egli dedicò notevolissimi sforzi alla conservazione dei preparati, alla sostituzione di quelli che si andavano purtroppo deteriorando, alla preparazione di nuovi allestimenti.

Collezioni
Preparati di Rezia:
Visceri addominali (9), Utero gravidico (4), Mammelle (1), Organi di senso (5), Angiologia (10)
Preparati dello Scarpa:
Osteologia 99, Splancnologia 103, Neurologia 35, Organi di senso 73, Angiologia 46
Preparati del Panizza:
Miscellanea 1300
Preparati dello Zoja:
Miscellanea 100
Il totale dei preparati ammonta a 2678 pezzi comprendenti otto serie:
Osteologia 638
Angiologia 304
Neurologia 332
Splancnologia 482
Estesiologia 336
Embriologia 185
Anatomia generale 110
Anatomia topografica 291

ROMA
Museo di Anatomia Umana Normale "Eugenio Morelli"

Museo di Anatomia Umana Normale
La prima Sala è dedicata al Maestro ed espone lo studio di Forlanini, il leggio, e alcuni scritti originali sulla terapia della tubercolosi con pneumotorace. Le Sale di Anatomia Umana Normale si aprono con una originale raccolta di Embriologia, esposta in una apposita bacheca e realizzata con la presentazione delle varie fasi dello sviluppo del feto fino al nono mese di vita intrauterina. Il materiale ottenuto attraverso una paziente ed accurata selezione di preparazioni anatomiche umane raccolte in molti anni di osservazioni autoptiche, inizia con l'uovo fecondato al 12° giorno e si sviluppa con una serie successiva di preparati comprendenti embrioni di pochi giorni fino allo sviluppo Anatomico termine. L'eccezionalità della raccolta è anche dovuta alla presentazione dell'embrione con le sue membrane - il corion ed Istituto villi coriali, l'amnios - il cordone ombelicale e la placenta in uteri opportunamente sezionati per meglio rappresentare i rapporti con il feto e le modificazioni nel corso della gravidanza. Completano la Sezione diversi preparati di gravidanza Anatomico termine, alcune gravidanza multiple (bi-tri-gemellari) e quadri delle diverse presentazioni nell'utero del feto a termine con alcune anomalie di posizioni. Nella stessa Sala, attigua alla bacheca di embriologia, vengono esposti alcuni eccezionali quadri di morfologia teratologia, comprendenti in minima parte mostri doppi (toracopagi-bicefale) e caratterizzati in prevalenza da anomalie per assenza o deficienza di uno o dell'altro abbozzo embrionale quali anencefalia-monopodia-labbro leporino associato ad ectropion cordis-idrocefalia-ciclopianano condroplasia-esonfalia, ecc. Una piccola sezione di questa prima Sala è dedicata ad alcuni quadri di Anatomia Comparata e comprende anche, in 21 esemplari, la maturazione dell'uovo fino al pulcino a termine. Il Museo di Anatomia Umana Normale è articolato in Sezioni di Osteologia, Astrologia, Miologia, Angiologia e Neurologia e comprende oltre 900 preparati anatomici. Di notevole interesse, tra questi, la ricostruzione dell'intero scheletro attraverso sezioni sottili di tutte le ossa, e le preparazioni originali del Grùtzner di artromiologia, angiologia e neurologia che consentono lo studio dei vari rapporti tra Istituto piani muscolari e le strutture vascolari e nervose Anatomico vario livello e di varie parti del corpo (collo-arti-colonna), sia dell'adulto che del bambino. Eccezionali anche le preparazioni di splancnologia e, singolare, anche la raccolta di organi e tessuti diafanizzanti. Fanno parte di questa Sezione le preparazioni dell'Apparato Respiratorio, uniche nel loro genere, realizzate con metodiche inedite di essiccazione che comprendono anche quadri ottenuti con digestione chimica del parenchima alveolare in modo da consentire lo studio dell'albero bronchiale e dei rapporti tra le sue varie diramazioni e gli alveoli polmonari. Una intera bacheca è occupata dalla raccolta di stampi bronchiali umani normali e patologici e del circolo polmonare bronchiale e polmonare, di quello pancreatico, splenico, renale ed epatico iniettati con liquidi di differenti colorazioni. Singolare ed unico nel suo genere, l'intero sistema nervoso centrale e periferico, realizzato in alcuni anni di lavoro e conservato in liquidi fissativi tra lastre di cristallo chiuse tra guarnizioni di gomma. Completa la raccolta di Anatomia Umana la Sala dedicata all'Anatomia Topografica comprendente 50 sezioni longitudinali e trasversali dell'intero corpo umano di soggetti adulti, dello spessore di 1 cm., montate su pannelli mobili che consentono la visone di ambedue Istituto versanti ed un quadro di 22 sezioni di provenienza pediatrica, preparazioni realizzate dal Grùtzner nel 1945, con una intuizione che percorre di molti anni lo studio della tomografia del corpo umano.

SASSARI
Museo Anatomico "Luigi Rolando"

Cenni Storici
Il primo nucleo del Museo Anatomico di Sassari inizia a formarsi intorno al 1912, quando, dopo importanti opere di ristrutturazione ed ampliamento, diventa sede dell'Istituto di Anatomia (allora diretto dal Prof. Giuseppe Levi) una palazzina con giardino annesso, situata tra gli attuali viale Mancini e corso Angioy. Da quel periodo, nuovi preparati anatomici cominciano ad aggiungersi ai reperti già in possesso dell'Istituto fin dal secolo precedente; tra questi ultimi possono venire ricordati alcuni calchi in cera del cervello umano, realizzati a Sassari da Luigi Rolando nei primi anni dell'Ottocento; diversi preparati allestiti da Giacomo Pitzorno, risalenti alla seconda metà di quel secolo, e una mano di giovane donna conservata allo stato coriaceo con proprietà di riprendere morbidezza e colorito naturale, preparata da Efisio Marini e regalata alla Città di Sassari nel 1876. Nei decenni successivi, per interessamento dei docenti che si sono succeduti alla direzione dell'Istituto anatomico (Pensa, Bruno, Ottavini, Ciardi-Dupré, Filogamo, Balboni, Orlandini, Marotti), il patrimonio museale si arricchisce progressivamente e viene esposto in uno spazio adiacente all'Anfiteatro anatomico. È il prof. Giovanni Tedde (direttore dell'istituto dal 1977 e prematuramente scomparso nel 1994) che si impegna con tenace passione nel perseguire il sogno di un Museo Anatomico ben organizzato, fruibile anche al pubblico, intitolato all'illustre scienziato Luigi Rolando. Promuovendo la restaurazione e la catalogazione dei reperti ed ottenendo l'allestimento di nuivi locali dedicati, curati sia dal punto di vista estetico che funzionale, si vede infine realizzata, alla fine degli anni ottanta, la costituzione ufficiale del Museo Anatomico "Luigi Rolando", presso l'Istituto di Anatomia umana normale, sito in viale Mancini 1. Nell'ottobre del 1992, Istituto programmi di sviluppo edilizio dell'ateneo sassarese rendono necessario l'abbandono della sede prestigiosa di Viale Mancini e l'Istituto Anatomico viene trasferito nei moderni locali del nuovo complesso biologico della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ubicato in viale San Pietro. Anche il Museo Anatomico, quindi, si è spostato in tale sede, trovando spazio in locali dell'Istituto (ormai diventato sezione di Anatomia Umana del Dipartimento di Scienze Biomediche) che, purtroppo, sono decisamente meno belli ed ampi dei precedenti. Nonostante ciò, il Museo Anatomico continua ad essere frequentato con vivo interesse da studenti e personale delle Facoltà scientifiche, da docenti e studenti dell'Accademia di Belle Arti e da chiunque, spinto anche da semplice ma utile curiosità, ne faccia richiesta.

Collezioni
Nel Museo Anatomico "Luigi Rolando" sono conservati oltre 160 preparati anatomici, i più antichi dei quali risalgono ai primi decenni dell'Ottocento. Di seguito vengono indicati, a titolo di esempio, alcuni preparati presenti nelle diverse collezioni. Osteologia: Crani fetali ed adulti, interi ed in sezioni frontali e sagittali; ossa isolate e articolate della testa, del rachide, del bacino e degli arti; preparazioni di cavità orbitaria e seni paranasali; articolazioni intervertebrali, costo-vertebrali, sterno-costali, sterno-clavicolare, acromio-clavicolare, scapolo-omerale, del gomito, radio-ulnari, della mano, sacro-iliaca, sacro-coccigea, coxo-femorale, del ginocchio, del piede, stilo-ioidea. Miologia: Muscoli mimici, intercostali, della spalla, del braccio, dell'avambraccio, della mano, dell'arto inferiore. Sistema nervoso: Calchi cera del cervello eseguiti da Rolando; encefali preparati da Pizorno con il metodo da egli stesso messo a punto; meningi encefaliche; preparati topografici di plessi e nervi periferici. Splancnologia: Cuore; polmone; laringe; lingua; tiroide e condotto laringo-tracheale; stomaco; intestino cieco; diverticolo di Meckel; rene; vescica; uretra; pene. Anatomia topografica: Testa, collo e tronco; testa, collo, torace e arto superiore; arto superiore; arto inferiore; bacino; piccola pelvi; intero corpo di bambino. Angiologia: Aorta ascendente; arco aortico e vasi sopraaortici, archi aortici con variazioni di origine dei tronchi sopraaortici; vasi arteriosi del collo; aorta discendente; aorta addominale; arterie iliache; vascolarizzazione del distretto cranio-facciale; vascolarizzazione della cavità orbitaria; vascolarizzazione del bacino; vascolarizzazione degli arti; vascolarizzazione dell'intestino tenue mesenteriale; preparato vascolare di neonato; dotto toracico, vasi linfatici superficiali dell'arto inferiore. Oltre ai preparati anatomici, nel Museo si trovano esempi dello strumentario anatomico in uso nel XVIII e XIX secolo; di particolare interesse storico è la siringa in argento utilizzata per l'imbalsamazione del corpo di Giuseppe Garibaldi. Vi sono conservati, inoltre, microtomi ed accessori per la sezionatura, fotocamere, bilance, microscopi ottici di diverse generazioni con dispositivi di illuminazione, fino al microscopio elettronico Siemens Elmiscop 1A. Infine, nel Museo si trovano 500 libri, datati del XVI secolo in avanti.