Università di Roma “La Sapienza”

Corso di Laurea Magistrale in Medicina “ B “

A. A. 2008/2009 ANATOMIA III II Anno II Sem.

coordinatore Prof. Carlo Cavallotti

 

LEZIONE XXV : POTENZIALI EVOCATI

 

 

Potenziali Evocati

 

Dr. Daniela Cavallotti, specialista in Neurologia, Dirigente Medico di I livello dell,Ospedale S. Spirito di Roma ASL Rm. 4

Gli eventi elettrici che si verificano nel sistema nervoso centrale per una stimolazione sensoriale si possono evidenziare attraverso le tecniche di “overaging” elettronico, che permettono di estrarre e registrare un segnale elettrico legato ad uno stimolo anche di debole intensità.
La forma e la latenza del potenziale rivelano alterazioni clinicamente latenti delle vie afferenti e permettono di evidenziare un difetto sensitivo,quantificandone l’entità.
Tale metodica risulta utile sia nelle lesioni sistemiche afferenti del Sistema nervoso, causate da patologie croniche degenerative, sia nelle lesioni focali delle vie sensitive, soprattutto in corso di sclerosi multipla. In questa malattia il processo patologico consiste in una demielinizzazione a focolai multipli dei fasci nervosi centrali che rallenta la loro conduzione assonica; i potenziali evocati dimostrano spesso un focolaio demielinizzante clinicamente e radiologicamente non apparente e costituiscono uno dei cardini diagnostici della sclerosi multipla.
La stimolazione usata nei potenziali evocati visivi è uno schermo luminoso nel quale si alternano scacchi bianchi e neri a luminanza totale invariata.
Gli occhi vengono studiati separatamente attraverso l’erogazione di 100 o più stimoli. La registrazione viene fatta con un elettrodo attivo nella regione occipitale e un elettrodo di referenza frontale o sul lobo di un orecchio. La componente principale è un deflessione positiva di circa 100 msec di latenza, mentre la massima differenza di latenza fra i due occhi è di 10 msec; tale differenza fra i due occhi indica una lesione unilaterale del nervo ottico, utile per diagnosticare le neuriti ottiche bulbari e retrobulbari.
La latenza, inoltre, aumenta bilateralmente nelle atrofie primarie sistemiche del nervo ottico.
Lo stimolo utilizzato per i potenziali acustici è un “click” di breve durata con frequenze da 500 a 2000 Hz ed intensità di 65-70 decibels oltre la soglia uditiva; la registrazione viene fatta con un elettrodo indifferente di referenza posto sul padiglione auricolare o sulla mastoide dello stesso lato.
Le orecchie sono controllate separatamente attraverso l’erogazione di 1000 o più stimoli.
Attraverso tale esame si possono rilevare una serie di deflessioni negative distanti circa 1 msec l’una dall’altra.
Le deflessioni più rilevanti sono le onde I, che si riferiscono alle attività del nervo acustico nel tratto vicino alla coclea, le onde II, che si riferiscono alle attività della porzione caudale del ponte ed infine le onde V che fanno riferimento alle attività del collicolo inferiore del mesencefalo.
I parametri più importanti del potenziale acustico sono la latenza interpicco tra le onde I e III che evidenzia la conduzione del nervo acustico, e tra le onde III e V che indica la trasmissione nelle vie acustiche centrali tra il ponte e il mesencefalo. Variazioni anche minime di latenze sono di carattere patologico.
I potenziali evocati acustici sono usati per diagnosticare le differenti sordità; in particolare nella sordità di conduzione (orecchio medio) la latenza aumenta proporzionalmente al deficit uditivo, mentre nella sordità sensoriale (orecchio interno) la latenza aumenta in misura minore e per livelli alti di deficit uditivo; in entrambi i casi le due latenze interpicco sono normali.
Nella sordità neurale, invece, la latenza interpicco aumenta fra le onde I e III; per esempio nei neurinomi dell’acustico questo parametro è alterato nel 95% dei casi.
Nella sclerosi multipla i potenziali uditivi risultano patologici nel 20% dei casi asintomatici; il parametro più indicativo è l’aumento dell’interpicco III - V.
I potenziali acustici risultano alterati anche nelle lesioni intrinseche del tronco cerebrale di natura neoplastica o vascolare ed in alcune malattie degenerative (degenerazioni spinocerebellari, atrofia sistemica multlipa, paralisi sopranucleare progressiva).
I potenziali somatosensoriali vengono evocati attraverso impulsi elettrici sul nervo mediano per l’arto superiore o sul nervo tibiale posteriore o il peroneo per l’arto inferiore, erogando 500 o più stimoli.
La registrazione viene fatta attraverso un elettrodo attivo sulla regione parietale controlaterale (corteccia somatosensoriale) contro un elettrodo indifferente posto nella regione frontale o biauricolare.
Quando si stimola l’arto superiore gli elettrodi addizionali sono posti nella fossa sopraclaveare (plesso brachiale) e nella regione cervicale posteriore, mentre quando si stimola l’arto inferiore gli elettrodi addizionali vengono posti nella regione lombare (cauda equina).
Le latenze assolute dei potenziali somatosensoriali dipendono da fattori periferici quali l’altezza del soggetto e la temperatura degli arti. La valutazione di normalità nella pratica clinica si basa sulla latenza interpicco e sulle differenze tra i due lati.
La latenza fra stimolo e potenziale del plesso brachiale o della cauda equina determina il tempo di conduzione sensitiva periferica, mentre le latenze fra potenziali del plesso (o della cauda) e potenziali corticali forniscono il tempo di conduzione sensitiva centrale. Questo intervallo si può ulteriormente frazionare per analizzare le latenze interpicco fra le varie componenti della risposta corticale.
Nelle lesioni spinali risulta utile lo studio del tempo di conduzione sensitiva midollare che viene calcolato tramite il potenziale cervicale e la misurazione dell’intervallo fra risposta lombare e cervicale per stimoli applicati all’arto inferiore.
Nella sclerosi multipla il dato più importante è il tempo di conduzione centrale che risulta alterato circa nel 50% dei soggetti senza che questi abbiano segni clinici di sofferenza del sistema somatosensoriale.
Tali potenziali vengono usati per diagnosticare patologie sistemiche del midollo e dell’encefalo.
La stimolazione elettrica può essere sostituita da quella magnetica che è meno dolorosa della prima. Lo stimolo elettrico ha breve durata ma voltaggio elevato e si applica sulla cute del capo attraverso elettrodi in corrispondenza dell’area motoria; lo stimolo magnetico, invece, viene erogato ponendo la bobina magnetica sull’area motore e provoca la contrazione della muscolatura controlaterale. La risposta viene registrata tramite elettrodi di superficie posti su muscoli prossimali e distali dell’arto superiore e inferiore.
La stimolazione della regione cervicale attraverso elettrodi o bobina magnetica posti in corrispondenza delle apofisi vertebrali produce una risposta muscolare bilaterale negli arti superiori, mentre applicato nella regione lombare produce una risposta negli arti inferiori, in entrambe le zone tale stimolazione attiva le radici spinali. Combinando le sedi di stimolazione si può calcolare il tempo di conduzione motore centrale che è alterato in tutte le patologie focali o sistemiche del fascio piramidale .