Descriviamo alcuni "esami strumentali" che possono essere effettuati sul vivente per stabilire se la morfologia e la funzione delle strutture esaminate è normale o meno.

1) Ago aspirato
La metodica dell'ago aspirato consiste nel prelievo del materiale, solido o liquido, contenuto nei noduli o nelle tumefazioni che si possono formare in varie parti del corpo. Il materiale prelevato viene poi esaminato in laboratorio al fine di scoprirne la natura. Tale tecnica può essere impiegata per analizzare sia i noduli visibili e palpabili, sia eventuali masse individuate, per esempio, attraverso la radiografia o la Tac effettuate su un organo interno (per esempio, fegato o pancreas). In particolare, la tecnica dell'ago aspirato viene ampiamente utilizzata in caso di noduli del seno o della tiroide. In linea generale l'ago aspirato può essere eseguito su chiunque. Le persone che stanno prendendo farmaci anticoagulanti devono far presente al medico la situazione, poiché l'introduzione della siringa nel nodulo potrebbe comportare la comparsa di un'emorragia. Come si svolge: la persona viene fatta sedere o sdraiare sul lettino, a seconda della zona in cui deve essere effettuato il prelievo. Il medico disinfetta la pelle in corrispondenza del nodulo, quindi inserisce l'ago nel nodulo e aspira lentamente il suo contenuto. Per il prelievo vengono utilizzati aghi molto sottili. Se l'oggetto dell'indagine è un nodulo situato su un organo interno, la manovra viene eseguita con l'ausilio dell'ecografo, che permette di visualizzare il punto esatto in cui inserire l'ago. Per i noduli superficiali e di grosse dimensioni l'esame può essere eseguito anche "a mano libera", ossia senza l'aiuto dell'ecografo. Una volta finito il prelievo, il medico disinfetta di nuovo la parte, quindi copre il forellino prodotto dall'ago con un cerotto. L'aspirazione di un nodulo del seno o della tiroide non richiede ricovero in ospedale. Per l'aspirazione di noduli situati in organi interni, può essere necessaria la permanenza in day-hospital, ossia si può uscire dall'ospedale dopo quattro-cinque ore dall'esame. Per quanto riguarda l'anestesia, sempre nel caso in cui l'esame venga condotto su un organo interno, è possibile che il medico decida di effettuare una leggera anestesia locale (simile a quella utilizzata dai dentisti). L'aspirazione di un nodulo superficiale dura alcuni minuti, mentre l'aspirazione di un nodulo posto in un organo interno richiede un po' più di tempo (circa 15-20 minuti). In ogni caso, l'ago rimane inserito nel nodulo al massimo per 30-40 secondi. Grazie alla dimensione dell'ago, molto sottile, non si prova dolore, ma solo una leggera sensazione di fastidio, che molti paragonano a quella che si può avvertire durante un normale prelievo di sangue. L'esame non richiede alcuna preparazione. Se lo si desidera, è possibile mangiare e bere prima e dopo l'esame. Dopo l'esame è possibile riprendere immediatamente le proprie attività abituali. Per attenuare la sensazione di indolenzimento, che talora compare nella zona in cui è stato inserito l'ago, si può appoggiare sulla parte un cubetto di ghiaccio avvolto in un fazzoletto.In genere i risultati sono disponibili nel giro di qualche giorno.

2) Angiografia
Angiografia è un termine generico per definire la metodica con cui è possibile visualizzare i vasi sanguigni mediante l'uso di raggi X, grazie a un mezzo di contrasto radio-opaco (visibile ai raggi X). Per effettuare una qualsiasi angiografia viene introdotto un catetere in un vaso sanguigno periferico, da cui è possibile raggiungere il vaso o l'organo che si deve indagare, al fine di immettervi il liquido radio-opaco. Oltre che per indagare la struttura del cuore e delle sue arterie (angiocardiografia), l'angiografia viene utilizzata ogni qualvolta sia necessario valutare la condizione dei vasi sanguigni situati in particolari organi, quali polmoni, rene, pancreas, rene, fegato, cervello. Attraverso questa metodica è dunque possibile stabilire se l'organo indagato riceve un'adeguata irrorazione di sangue. Le controindicazioni: come per l'angiocardiografia, anche per le altre angiografie è impossibile indicare in quali casi esse siano sconsigliabili. E' lo specialista che deve stabilire, in base alla storia personale del malato, se sia opportuno o meno ricorrervi. Come si svolge: la persona viene fatta sdraiare sopra un lettino radiologico, dopodiché il medico applica una dose di anestetico locale (in gel o in spray) nel punto in cui dovrà essere inserito il catetere. Nel catetere già posizionato viene quindi immesso un liquido radio-opaco (visibile ai raggi X) che viene captato dall'apparecchio radiologico e l'immagine viene visualizzata su un monitor: il medico ottiene le informazioni sulle condizioni dell'organo e dei suoi vasi sanguigni, analizzando il percorso compiuto dal liquido di contrasto. L'apparecchio radiologico, oltre a fornire un'immediata lettura delle strutture esaminate, fotografa le immagini che si ottengono e le registra su un nastro che lo specialista può visionare successivamente. Per effettuare una qualsiasi angiografia non è obbligatorio il ricovero in ospedale, salvo diversa valutazione del medico. L'esame dura: dai 20 ai 40 minuti. L'esame non è particolarmente fastidioso o doloroso in senso stretto, anche se è possibile che il liquido di contrasto determini la comparsa di una spiacevole sensazione di calore o, a volte, di nausea. Per effettuare tale esame è necessario essere a digiuno da almeno 8 ore. Dopo l'esame: sono necessarie alcune ore di riposo. I risultati sono disponibili nell'arco di alcuni giorni.

3)Angiografia cardiaca
L'angiografia cardiaca è l'esame attraverso cui vengono visualizzate la forma e la struttura interna del cuore e i grossi vasi che da esso prendono origine (aorta e arteria polmonare). Per effettuare l'angiocardiografia è necessario raggiungere il cuore con un mezzo di contrasto radio-opaco, che viene introdotto con un catetere, cioè mediante una cannula sottile e flessibile, collegata ad un apparecchio radiologico che permette di visualizzare la forma e le dimensioni del cuore stesso nonché delle principali arterie ad esso direttamente collegate. L'esame può essere prescritto per indagare particolari alterazioni a carico del cuore, evidenziate dall'elettrocardiogramma oppure dall'ecocardiogramma. In particolare, questo esame va eseguito quando è utile avere informazioni precise sulla forma e sulle dimensioni del cuore o su eventuali restringimenti o dilatazioni delle sue valvole, nonché sulle condizioni dei grossi vasi sanguigni. Lo stesso esame viene anche impiegato, in seconda battuta, per completare il quadro fornito dall'elettrocardiogramma e dall'ecocardiografia. Le controindicazioni: è impossibile indicare in quali casi è sconsigliabile sottoporre la persona a questo tipo di esame. Spetta infatti allo specialista stabilire, in base alla storia personale delle persone (età, entità della malattia cardiaca, presenza di un problema relativo alla coagulazione del sangue e così via), se sia opportuno o meno ricorrervi. La persona viene fatta sdraiare sopra ad un lettino radiologico, dopodiché il medico applica una dose di anestetico locale (in gel o in spray) nel punto in cui verrà inserito il catetere. In genere, per l'introduzione della cannula, viene scelto un vaso sanguigno situato in un braccio o in una gamba. Mentre il medico attende che l'anestetico agisca, un infermiere dispone alcuni elettrodi sulle gambe e sulle braccia per la registrazione del battito cardiaco e sul torace per la registrazione che apparirà sullo schermo. Dopo queste prime manovre, il medico introduce il catetere nel vaso prescelto e da lì lo spinge lentamente fino al cuore. All'interno del catetere viene quindi immesso un liquido radio-opaco (visibile ai raggi X). In tal modo si crea una immagine radio-opaca che viene captata dal monitor: il medico ottiene le informazioni sulle condizioni del cuore e dei vasi sanguigni analizzando il percorso che il liquido di contrasto compie all'interno della cavità cardiaca e dei vasi sanguigni posti in prossimità di essa. Il macchinario impiegato per l'esame, oltre a fornire un'immediata lettura della struttura cardiaca, fotografa le immagini che si ottengono e le registra su un nastro che poi il medico può visionare in un secondo tempo. Per effettuare l'angiocardiografia non è d'obbligo il ricovero in ospedale, salvo diversa valutazione del medico.La durata dell'esame può variare dai 30 ai 60 minuti Contrariamente a quanto si potrebbe pensare l'esame non causa dolore, ma solo una lieve sensazione di fastidio, dovuta a un disagio più psicologico che fisico. Nel momento in cui viene introdotto il liquido radio-opaco, è possibile che venga avvertita una spiacevole sensazione di calore alla testa e al torace, destinata a sparire spontaneamente in breve tempo.Per effettuare questo esame è necessario essere a digiuno da almeno 8 ore. Dopo l'esame è necessario stare a riposo per diverse ore. Il referto viene consegnato al malato alcuni giorni dopo l'esame. In esso sono annotate le osservazioni formulate dal medico e vi è riportato un disegno che schematizza la situazione.

4. Cistoscopia
In che cosa consiste: la cistoscopia consente di vedere, grazie all'utilizzo di un particolare apparecchio a fibre ottiche dotato di un tubo flessibile, la superficie interna della vescica e l'imboccatura degli ureteri, i due condotti che collegano la vescica ai reni. Il tubo flessibile, detto fibroscopia, può inoltre, all'occorrenza, essere introdotto negli ureteri allo scopo di scoprire in essi eventuali anomalie. L'esame consente anche, qualora il caso lo richieda, di effettuare prelievi di piccole quantità di tessuto che vengono poi analizzate in laboratorio. Le indicazioni: la cistoscopia viene utilizzata ogni qualvolta sia necessario indagare su un'eventuale alterazione della vescica. In particolare, viene prescritta qualora si voglia avere conferma della presenza di formazione anomale, individuate precedentemente dall'ecografia, oppure nel caso in cui sia necessario scoprire l'origine della comparsa di sangue nelle urine. Le controindicazioni: l'esame non può essere condotto negli uomini con problemi di significativo ingrossamento della prostata e nelle persone che presentano un restringimento dell'uretra (il canale che mette in comunicazione la vescica con l'esterno). Come si svolge: in genere, prima dell'esame viene somministrato un tranquillante (tipo Valium), dopodiché la persona viene fatta sdraiare su un lettino e invitata ad appoggiare i piedi su due staffe poste ai lati del lettino stesso. Un infermiere provvede a effettuare un'accurata pulizia dei genitali, utilizzando una soluzione antisettica, dopodiché il medico applica localmente una dose di anestetico locale (in gel). Il medico inserisce quindi il fibroscopio nell'uretra e lo spinge delicatamente fino alla vescica e, eventualmente, fino agli ureteri. Il fibroscopio è collegato a un monitor sul quale appaiono le immagini della superficie interna della vescica e di quella degli ureteri che lo specialista esamina "in tempo reale".Il ricovero: la cistoscopia non richiede ricovero in ospedale. La durata: dai 20 ai 30 minuti. Il grado di fastidio: si tratta di un esame alquanto fastidioso, perché l'introduzione del cistoscopia stimola il bisogno di urinare e può, inoltre, provocare la comparsa di spasmi all'addome. Come prepararsi: è necessario essere a digiuno da almeno 12-14 ore. Se l'esame è al mattino, ultimo pasto deve essere consumato alla sera. Che cosa fare dopo l'esame: non è necessario rimanere a riposo a letto, anche se è consigliabile attendere almeno un giorno prima di riprendere le normali attività. Può accadere che l'urina emessa dopo la cistoscopia presenti una colorazione rosata: si tratta di un'eventualità normale dovuta al fatto che lo strumento può provocare leggere escoriazioni nella zona che possono determinare sanguinamento. E' possibile, inoltre, che per tutto il giorno successivo all'esame si provi fastidio quando si urina: anche questa è un'eventualità normale. Bisogna, invece, segnalare immediatamente al medico l'eventuale incapacità di urinare. In ogni caso, è raccomandabile, al fine di favorire la diuresi, bere molta acqua nelle ore successive all'esame.I risultati in genere, risultati sono disponibili nell'arco di alcuni giorni.

5. Clisma opaco
In che cosa consiste: il clisma opaco è una radiografia del retto e del colon che viene effettuata grazie all'impegno di un clistere contenente acqua e bario. Il bario è una sostanza radio-opaca che ha la proprietà di rendere visibile ai raggi x la struttura e la forma dell'organo in cui viene immessa. Le indicazioni: il clisma opaco viene utilizzato ogniqualvolta si sospetti un'alterazione a carico del retto o del colon (detto anche intestino crasso), oppure in caso di importante irregolarità della funzione intestinale (l'improvvisa comparsa di stitichezza ostinata, anche alternata a episodi di diarrea). In particolare, il clisma opaco è indicato per individuare la presenza di tumori, diverticoli (piccole sacche che si possono formare nella parete dell'intestino), ulcerazioni. Le controindicazioni: il clisma opaco non può essere effettuato in caso di perforazione intestinale o qualora si sospetti una peritonite (infiammazione del peritoneo che è la membrana che avvolge l'intestino). Un operatore (infermiere o medico) inserisce una sonda nel retto del paziente (per una decina di centimetri), quindi, attraverso una piccola pompa collegata alla sonda, introduce gradualmente la soluzione contenente bario alternandola, sempre per mezzo della pompa di cui la sonda è dotata a piccole quantità d'aria, utili per consentire una migliore distribuzione del mezzo di contrasto. La sonda è collegata a un'apparecchiatura a raggi X che trasmette le immagini dell'intestino su un monitor, fissando nello stesso tempo su una pellicola. Questo permette allo specialista di visualizzare immediatamente la situazione e, in più, di poter esaminare successivamente la situazione e, in più di poter esaminare successivamente la radiografia, al fine di individuare con più calma gli eventuali segnali sospetti che possono sfuggire all'attenzione mentre le immagini corrono sul monitor. Nel corso dell'esame la persona viene invitata a cambiare più volte posizione (a mettersi su un fianco, poi sull'altro e così via) perché il movimento consente al liquido di contrasto di raggiungere tutte le anse dell'intestino. A volte il lettino è girevole proprio per facilitare il percorso del bario e, nello stesso tempo, non dover impegnare la persona in disagevole cambi di posizione, in alcuni centri è stato adottato uno speciale lettino girevole e inclinabile sul quale la persona può mantenere la stessa posizione per tutta la durata dell'esame. Il ricovero: il clisma opaco non richiede né anestesia né ricovero in ospedale. La durata: l'esame si protrae per 30-45 minuti. Il grado di fastidio: si tratta indubbiamente di un esame molto sgradevole, poiché l'introduzione della sonda e poi del liquido di contrasto alternato all'aria provoca quasi sempre dolori alla pancia piuttosto importanti. Come prepararsi: poiché la buona riuscita, e dunque l'attendibilità dell'esame, dipende quasi esclusivamente dal grado di pulizia dell'intestino (la presenza di feci rischia, infatti, di nascondere qualche anomalia o, al contrario, di simulare alterazioni che in realtà non esistono) è di fondamentale importanza rispettare le regole che seguono, per essere certi dell'indagine. Nei tre giorni che precedono l'esame bisogna abolire completamente l'assunzione di alcuni alimenti: in particolare, sono vietati pane, pasta e, in generale, i farinacei. La dieta deve essere esclusivamente a base si spremute, succhi di frutta, carne bianca, brodo vegetale. Due giorni prima dell'esame è necessario assumere due dosi di lassativo (una al mattino e una alla sera). La sera precedente all'esame si può consumare una cena leggera e la mattina dell'esame si può bere una tazza di caffè, di tè o di succo di frutta. Nel caso in cui l'esame sia previsto di pomeriggio, è possibile, al mattino per colazione, mangiare anche qualcosa (caffè con un paio di fette biscottate). Che cosa fare dopo l'esame: difficilmente è possibile riprendere le normali attività, perché in genere si prova una grande spossatezza. Conviene quindi stare a riposo, per almeno 24 ore. I risultati dell'esame, comprensivi delle osservazioni formulate dal medico unite alle radiografie, vengono consegnati nel giro di alcuni giorni. Se nel referto compare la frase "preparazione insufficiente" (o una frase simile), significa che l'intestino non era adeguatamente pulito e che, quindi, le immagini ottenute non possono essere considerate completamente attendibili. In questo caso può essere necessario ripetere l'esame a distanza di qualche giorno.

6. Colonscopia
In che cosa consiste: è l'esame che fornisce informazioni sulle condizioni del colon, che è il tratto di intestino che regola il transito e l'evacuazione delle feci, e del retto (l'ultimo tratto dell'intestino). L'esame consiste nell'introduzione, attraverso l'orifizio anale, di una particolare sonda collegata a una telecamera che trasmette su un monitor le immagini del colon e del retto in tutta la loro lunghezza. Le indicazioni: è l'esame di prima scelta per l'individuazione di anomalie (polipi o tumori) a carico del colon e del retto. E' indicato, inoltre, ogniqualvolta sia necessario indagare sulle condizioni della parete intestinale, al fine, per esempio, di scoprirvi la presenza di ulcerazioni. L'esame viene effettuato, inoltre, qualora nella feci vi fosse presenza di sangue. Le controindicazioni: la colonscopia è sconsigliata in caso di numerosi diverticoli intestinali (piccole sacche che si possono formare sulle pareti dell'intestino), nonché in caso di interventi recenti in questo tratto di intestino, perché l'insuflazione d'aria che viene effettuata nel corso dell'esame potrebbe provocare rotture, con conseguente emorragia ed eventuale infezione. Come si svolge: prima di iniziare l'esame, alla persona già sdraiata sul lettino viene somministrato un farmaco antidolorifico, nonché un tranquillante (Valium) per via endovenosa (iniezione). Dopo alcuni minuti, il medico inserisce nell'ano la sonda, lunga circa un metro e mezzo e dotata, alla sua estremità, di un foro da cui a comando esce dell'aria; quindi la spinge delicatamente in profondità. La sonda, collegata a una telecamera, trasmette sul monitor e, contemporaneamente, le imprime su una pellicola, creando un vero e proprio filmato che poi il medico può osservare con calma. Durante il percorso della sonda all'interno del colon, il medico di tanto insuffla aria al fine di far distendere le viscere per catturare immagini ancora più chiara. In alcuni casi particolari, il medico, sempre attraverso la sonda, può prelevare un piccolo frammento di tessuto da far poi analizzare in laboratorio.Il ricovero: la colonscopia non richiede né anestesia né ricovero in ospedale. La durata: l'indagine si protrae per circa 30-40 minuti. Il grado di fastidio: l'esame è indubbiamente molto fastidioso, anche se l'azione dell'antidolorifico e del tranquillante, in genere, riescono ad attenuare di molto le sensazioni spiacevoli. Come prepararsi per ottenere immagini nitide attraverso la colonscopia è necessario sottoporsi all'esame con l'intestino il più possibile pulito. La persona nei tre giorni che precedono l'esame deve seguire una dieta prevalentemente liquida (brodo, succhi di frutta), povera di pasta, pane, e di farinacei in genere. I vegetali vanno limitati. Due giorni prima dell'esame bisogna assumere un lassativo, che viene prescritto dal medico. La sera prima dell'esame bisogna effettuare un clistere. Che cosa fare dopo l'esame: almeno in linea teorica, è possibile riprendere le abituali attività. Tuttavia, l'indagine lascia spesso come spiacevole conseguenza una sensazione di spossatezza, di stanchezza che può essere superata in breve tempo solo con il riposo. E' importante, comunque, non mettersi alla guida dell'auto, né dedicarsi ad attività che richiedono un'attenta vigilanza, in quanto l'effetto del tranquillante può influire negativamente sulla prontezza dei riflessi.

7. Coronarografia
In che cosa consiste: è l'esame che, avvalendosi di un mezzo di contrasto, permette di visualizzare e fotografare le coronarie, che sono le due arterie che hanno il compito di trasportare il sangue, e con esso l'ossigeno e il nutrimento, al muscolo cardiaco. E' questa l'unica metodica che consente di ottenere, grazie all'impegno di raggi X, un'immagine delle coronarie l'eventuale presenza di restringimenti. Le indicazioni: l'esame viene prescritto dallo specialista ogni qualvolta si renda necessario valutare le condizioni delle coronarie. In particolar modo, è indicato dopo un infarto cardiaco ( nel caso in cui si ipotizzi la necessità di applicare un by-pass) oppure nell'eventualità in cui compaiono i dolori al petto caratteristici dell'angina (condizione nella quale il cuore viene irrorato dalle arterie in modo insufficiente rispetto alla norma). La controindicazioni: è impossibile indicare in quali casi sia sconsigliabile sottoporre la persona a questo tipo di esame. Spetta infatti allo specialista stabilire, in base alla storia personale della persona (età, serietà della malattia cardiaca, presenza di un problema relativo alla coagulazione del sangue e così via), se sia opportuno o meno ricorrervi. Come si svolge: la persona viene fatta sdraiare su un lettino radiologico e il medico applica una dose di anestetico locale (in gel o in spray) nel punto del corpo in cui verrà introdotto il catetere, lungo e sottile, che deve raggiungere le coronarie. In genere, per l'introduzione del catetere viene scelta l'arteria femorale, situata all'altezza dell'inguine. Poi il tecnico radiologo esegue una prima radiografia al cuore; quindi sul torace del malato vengono applicati alcuni elettrodi collegati a un registratore che permette di sorvegliare costantemente l'attività del cuore. Dopo questa prima preparazione, il medico procede nell'introduzione del catetere e lo spinge verso le coronarie seguendo il suo tragitto su uno schermo. Quando raggiunge le coronarie, il medico vi introduce il liquido di contrasto (visibile ai raggi X), quindi scatta una serie di radiografie. Una volta eseguita questa operazione, il medico ritira lentamente il catetere fino a toglierlo, dopodiché con le dita esercita una moderata pressione nel punto d'entrata, al fine di bloccare la fuoriuscita di sangue. Per finire, effettua una medicazione sul forellino prodotto dal catetere sulla pelle. Il ricovero: in genere, la coronarografia richiede almeno 24-48 ore di ricovero in ospedale. La durata è di circa un'ora. Il grado di fastidio: è possibile che l'introduzione del mezzo di contrasto determina spiacevoli sensazioni di calore o di nausea, comunque destinate a scomparire in pochi minuti. La presenza del catetere all'interno del corpo non produce invece fastidio. Può risultare sgradevole dover stare immobili, nella stessa posizione, per l'intera durata dell'esame, ossia per circa un'ora. Come prepararsi: l'ultimo pasto deve essere consumato la sera che precede l'esame. Nelle 12-14 ore precedenti la coronarografia è necessario anche bere e non fumare. Che cosa fare dopo l'esame: è necessario stare a riposo a letto nelle 12-24 ore successive all'esame. Comunque sia, spetta al medico stabilire quando la persona può alzarsi e poi riprendere le normali attività. I risultati in genere sono disponibili dopo alcuni giorni.

8. Ecocardiogramma
In che cosa consiste: l'ecocardiogramma è un'ecografia (per questo viene anche definito ecocardiografia) del cuore che viene condotta per analizzarne la struttura e la corretta funzionalità. Grazie alla funzione Doppler esplicata dagli apparecchi impiegati, durante l'esame è possibile anche visualizzare la quantità e la direzione del flusso sanguigno. Le indicazioni: l'ecocardiogramma viene effettuato ogni qualvolta l'elettrocardiogramma rileva qualche problema a carico del cuore, oppure quando il medico scopre rumori sospetti (per esempio, soffi) mediante lo stetoscopio (lo strumento con cui si ausculta il cuore). Serve, inoltre, per individuare la presenza di difetti congeniti (presenti dalla nascita) a carico del cuore. Le controindicazioni: l'ecocardiogramma non presenta alcuna controindicazione, perché si avvale dell'utilizzo degli ultrasuoni, che sono innocui. Come si svolge: la persona viene fatta sdraiare su un normale lettino medico, a fianco del quale si trova un monitor collegato a un macchinario, a sua volta collegato a una sonda che emette ultrasuoni. Per prima cosa il cardiologo applica una dose di gel sul torace del paziente, al fine di consentire un migliore passaggio degli ultrasuoni, che la macchina rende poi visibili sul monitor sotto forma di immagine. Dopodiché il medico posiziona la sonda che emette gli ultrasuoni in vari punti del torace della persona, e osserva costantemente le immagini del cuore che appaiono sul monitor. La sonda trans-esofagea in alcuni casi molto particolari è possibile che il cardiologo decide di utilizzare, invece della sonda normale, la sonda trans-esofagea. In questa eventualità la sonda, anziché venire appoggiata sul torace, viene inserita delicatamente nella gola della persona e da lì viene fatta scorrere fino all'esofago, su cui poggia la parte posteriore del cuore. Questa metodica, indubbiamente più fastidiosa per il malato, consente di ottenere immagini ancora più precise della struttura cardiaca. Anche la sonda trans-esofagea trasmette le immagini sul monitor consentendo al medico di leggerle in tempo reale. Se l'indagine viene eseguita con la sonda trans-esofagea, alla persona viene somministrato per via endovenosa un tranquillante (Valium). Prima dell'inserimento della sonda nella gola, alla persona viene inoltre spruzzata in bocca una dose di anestetico locale (in spray). Il ricovero: per eseguire l'ecocardiogramma non è necessario il ricovero. La durata: circa un quarto d'ora. Il grado di fastidio: l'ecocardiogramma condotto con la sonda applicata al torace non produce alcun fastidio. L'ultilizzo della sonda trans-esofagea rende invece l'esame, se non doloroso, (in quanto viene somministrato un anestetico) senz'altro più sgradevole da sopportare. Come prepararsi: l'ecocardiogramma fatto con la sonda normale non richiede alcuna preparazione prima dell'esecuzione. La persona deve essere, invece, a digiuno da almeno otto ore consecutive (per essere condotto ricorrendo all'utilizzo della sonda trans-esofagea. Che cosa fare dopo l'esame: è possibile riprendere le normali attività. Nel caso in cui sia stato somministrato un tranquillante è importante non mettersi alla guida dell'auto, né dedicarsi ad attività che richiedono un'attenta vigilanza in quanto l'effetto del farmaco può influire negativamente sulla prontezza dei riflessi. I risultati sono disponibili dopo alcuni giorni.

9. Eco-doppler (Flussimetria)
L'eco-Doppler è l'esame che, avvalendosi dell'utilizzo degli ultrasuoni, emessi da una sonda collega a un apparecchio e diretti verso un vaso sanguigno (vena o arteria), consente di individuare eventuali alterazioni dei vasi sanguigni nonché di valutare la direzione e la velocità di scorrimento del sangue. Il sangue, infatti, è costituito anche da particelle corpuscolare, i globuli rossi, sulle quali gli ultrasuoni si riflettono cambiando di frequenza in base alla velocità con cui esse si muovono. Il cambio di frequenza degli ultrasuoni, a fronte del movimento dei globuli rossi, viene tradotto in immagini che il medico legge sul monitor collegato all'apparecchio. Le indicazioni: la metodica viene impiegata, anche d'urgenza, ogni qualvolta sia necessario valutare la condizione di una vena o di un'arteria al fine di escludere la presenza di un'occlusione più o meno severa. Questa può essere dovuta, per esempio, a un trombo (un coagulo di sangue che può formarsi all'interno di un vaso sanguigno, occludendolo) oppure a placche aterosclerotiche (incrostazioni che si formano sulle pareti interne dei vasi sanguigni). In particolare, viene utilizzata per indagare sulla condizione delle carotidi (grosse arterie poste ai lati del collo entro cui scorre il sangue diretto al cervello), oppure quando si sospettano alterazioni a carico delle arterie degli arti inferiori. L'eco-Doppler è utile anche per esplorare i grossi vasi dell'addome (tratto addominale dell'aorta, arterie iliache, arterie renali, arterie epatiche e vena porta) e per confermare una diagnosi di aneurisma (dilatazione di un'arteria). Nonché eventualmente seguirne l'evoluzione. In gravidanza questo esame viene inoltre impiegato dai ginecologi qualora sia necessario individuare la causa del mancato accrescimento del feto. In questo caso, è possibile che i vasi sanguigni della donna, a causa di un'alterazione, non riescono a far arrivare al cordone ombelicale, tramite la placenta, una quantità di sangue sufficiente a garantire il corretto sviluppo del bambino. Le controindicazioni: l'eco-Doppler non ha alcuna controindicazione in quanto è un esame innocuo e non invasivo (non prevede l'inserimento di strumenti nel corpo). Come si svolge: a seconda del distretto su cui è necessario indagare, la persona viene fatta sdraiare su un lettino oppure viene invitata a rimanere in piedi. Più precisamente, la persona deve rimanere in piedi se devono essere visualizzate le vene poste in superficie, mentre viene fatta sdraiare se si devono valutare le arterie o le vene situate in profondità. Il medico applica una piccola quantità di gel sul punto della pelle in cui viene poi appoggiata la sonda che trasmette ultrasuoni, allo scopo di favorire il passaggio di quest'ultimi. Sul monitor, di cui è dotato l'apparecchio a cui la sonda è collegata, appaiono le immagini che la sonda, una volta posta sul corpo, cattura. Il medico valuta la situazione leggendo le immagini in movimento che compaiono sul monitor, osservando sia le condizioni del vaso esaminato sia la velocità con cui il sangue scorre al suo interno. Il ricovero: l'eco-Doppler non richiede né l'anestesia, né il ricovero ed è completamente innocuo per il malato. La durata varia da 10 ai 15 minuti. Il grado di fastidio: l'esame non causa alcun tipo di fastidio. Come prepararsi: l'eco-Doppler non richiede alcuna particolare preparazione. Che cosa fare dopo l'esam:e è possibile riprendere tutte le normali attività. I risultati sono disponibili dopo alcuni giorni. Alla persona viene consegnato il referto corredato anche di alcune immagini ecografiche identiche a quelle apparse sul monitor.

10. Ecografia
L'ecografia è la metodica che sfrutta la proprietà degli ultrasuoni di passare attraverso le strutture del corpo, infrangersi contro di esse e poi ritornare al punto di partenza. L'ecografo, che è l'apparecchio con cui vengono eseguite tutte le ecografie, emette gli ultrasuoni attraverso una sonda da posizionare in corrispondenza dell'organo da esplorare, dopo di che li raccoglie nel loro tragitto di ritorno e li trasforma in impulsi elettrici che si rendono visibili su un monitor sotto forma di immagini. Le indicazioni: l'ecografia è particolarmente indicata ogni qualvolta sia necessario indagare sulla struttura di organi interni, quali fegato, cistifellea, cuore, mammella, tiroide, utero,ovaie, prostata, pancreas, ureteri, vescica, vescicole seminali. In particolare, essa evidenzia tutti gli aumenti di volume anomali riguardanti l'organo esaminato e l'eventuale presenza di masse, differenziando le formazioni solide da quelle liquide. Viene, inoltre, ampiamente utilizzata durante la gravidanza per controllare lo sviluppo del bambino. Le controindicazioni: nessuna. Come si svolge: la persona viene fatta sdraiare sopra un lettino al lato del quale si trova l'ecografo. Il medico applica una piccola quantità di una speciale gelatina (gel) nella zona del corpo corrispondente all'organo da visualizzare, allo scopo di favorire la trasmissione degli ultrasuoni emessi dalla sonda. In alcuni casi, però, anziché utilizzare la sonda esterna, lo specialista impiega sonde interne, che vengono inserite negli orifizi naturali. Più precisamente, può essere impiegata la sonda trans-vaginale (nel caso in cui si debba indagare su utero, ovaio e tube), oppure la sonda trans-rettale (in caso di indagine sulla prostata o sul retto), o, ancora, la sonda trans-esofagea (in caso di indagine sul cuore). L'uso delle sonde interne permette di ottenere immagini particolarmente nitide, anche se è indubbiamente più fastidioso per la persona. Le immagini provenienti dall'ecografo vengono trasmesse sullo schermo in tempo reale e il medico le legge a mano a mano che compaiono, fotografando quelle più significative (che poi vengono consegnate alla persona). Il ricovero l'ecografia non richiede né anestesia né ricovero in ospedale e non comporta alcun tipo di rischio. Solo in caso di utilizzo della sonda trans-esofagea al malato viene spruzzata in gola una piccola quantità di anestetico in spray. La durata dell'esame varia dai 10 ai 20 minuti. Il grado di fastidio: l'esame è assolutamente indolore. L'eventuale introduzione della sonda nell'ano, nella vagina o nell'esofago può determinare una lieve sensazione di fastidio. Come prepararsi: la preparazione all'esame dipende dal tipo di ecografia che si deve effettuare, cioè dalla parte del corpo che si deve andare a indagare. Le ecografie che vengono eseguite sulle donne in attesa di un bambino, oppure sulla tiroide o sui reni o sul cuore (senza sonda trans-esofagea) non richiedono alcuna particolare preparazione. Prima di sottoporsi a un'ecografia al fegato e alla colecisti ( piccola sacca, situata in prossimità del fegato, in cui si raccoglie la bile) è bene stare a digiuno nelle sei ore che precedono l'esame, perché in questo modo si ottengono immagini più nitide. Nel caso in cui si tratta di una ecografia da eseguire su utero, ovaio e tube, al di fuori della gravidanza, alcuni specialisti consigliano di arrivare all'esame con la vescica piena, perché l'urina rappresenta un ottimo filtro per gli ultrasuoni, i quali, attraversandola, possono catturare meglio le immagini degli organi situati intorno e dietro alla vescica. Per finire, allo scopo di evitare rigurgiti, è necessario essere a digiuno da almeno otto ore nel caso in cui l'ecografia venga condotta sul cuore (ecocardiografia), e preveda l'inpiego della sonda trans-esofagea. Che cosa fare dopo l'esame: è possibile riprendere le normali attività. I risultati sono disponibili dopo alcuni giorni. La persona ritira i referti, corredati di alcune immagini ecografiche, in cui vengono riportate le osservazioni del medico.

11. Elettrocardiogramma (ECG)
In che cosa consiste: l'elettrocardiogramma è l'esame che consente di registrare gli impulsi elettrici che il cuore produce nel momento in cui si contrae. Tali impulsi, che si trasmettono attraverso i tessuti dell'organismo su tutta la superficie del corpo, vengono captati dallo strumento, che li traduce trasformandoli in un tracciato che viene stampato su un rotolo di carta. Le indicazioni: l'esame, considerato di fondamentale importanza, è indicato ogniqualvolta sia necessario avere informazioni sull'attività cardiaca e quando si deve indagare su particolari sintomi, quali tachicardia, aritmia, palpitazioni e affanno. In linea di massima, anche in assenza di problemi, vi si dovrebbero sottoporre, ogni 5 anni, tutte le persone che hanno compiuto 30 anni e ogni 3 tutte le persone con più di 60 anni. Viene, inoltre, effettuato prima di un qualsiasi intervento chirurgico in anestesia generale. E' poi impiegato nel corso di un check-up di controllo e viene prescritto a coloro che devono intraprendere una qualsiasi attività sportiva a livello agonistico. In questo ultimo caso, così come qualora sia necessario determinare con precisione il livello di fatica che un malato affetto da disturbi cardiaco può tollerare senza rischio, oppure quando si deve comprendere l'origine della comparsa di dolori al petto, viene effettuato anche nella versione "sotto sforzo". Le controindicazioni: l'elettrocardiogramma semplice non ha alcuna controindicazione, mentre l'elettrocardiogramma sotto sforzo è sconsigliato dopo un recente infarto al cuore. Come si svolge la persona viene fatta sdraiare su un lettino e l'infermiere applica in alcuni punti del corpo una particolare pasta che favorisce la cattura degli impulsi elettrici da parte dell'apparecchio. L'infermiere procede poi all'applicazione di speciali elettrodi, che vengono posti nella zona del torace(6), alla caviglia (2) e ai polsi (2). Si tratta di piccole ventose, collegate all'apparecchio centrale, che hanno la funzione di captare gli impulsi elettrici e trasportarli allo strumento che poi li traduce trasformandoli in un tracciato. Quando si rende necessario effettuare anche l'elettrocardiogramma sotto sforzo, dopo essere stato sottoposto a un elettrocardiogramma semplice, il malato viene invitato a camminare su un nastro in movimento, oppure a pedalare su una bici da camera o a salire e scendere da un gradino, mentre gli elettrodi continuano a captare gli impulsi che il cuore trasmette e a registrarli sulla macchina. In alcuni casi, però, l'elettrocardiogramma non viene effettuato durante lo sforzo, ma solo prima e dopo. Lo sforzo deve protrarsi fino a quando il ritmo cardiaco non raggiunge il limite che il cardiologo fissa, stabilendolo in base all'età e alle condizioni fisiche della persona esaminata. Il ricovero l'elettrocardiogramma, semplice o sotto sforzo, non richiede né anestesia né ricovero in ospedale. La durata: l'elettrocardiogramma semplice si protrae per circa 2-3 minuti, mentre quello sotto sforzo ha una durata di 20 minuti. Il grado di fastidio: l'esame non provoca alcuna sensazione di fastidio. Come prepararsi: l'unico accorgimento da seguire è quello di non fumare e non bere alcolici nelle due ore precedenti all'esame, in quanto sia le sigarette sia l'alcol possono determinare la comparsa di tachicardia (accelerazione del battito cardiaco) e quindi influenzare il ritmo cardiaco. Che cosa fare dopo l'elettrocardiogramma semplice: è possibile riprendere tutte le normali attività. Dopo l'elettrocardiogramma sotto sforzo: possono essere consigliate alcune ore di riposo (solo se sono emersi problemi cardiaci, oppure se il malato è cardiopatico). I risultati in genere sono disponibili nell'arco di alcuni giorni. Alla persona viene consegnato il tracciato completo delle osservazioni formulate dal cardiologo.

12. Elettroencefalogramma (EEG)
In che cosa consiste: l'elettrencefalogramma è l'esame che consente di registrare gli impulsi elettrici (onde) che il cervello produce durante la sua attività. Tali impulsi vengono captati da alcuni elettrodi, collegati a uno speciale apparecchio, che li traduce sulla carta in un tracciato che poi viene letto dal medico. Le indicazioni: l'esame viene impiegato per rilevare eventuali alterazioni organiche (per esempio, epilessia) oppure da lesioni che coinvolgono il cervello (per esempio, emorragie). Le controindicazioni: l'esame non ha alcuna controindicazione e, quindi, chiunque vi può essere sottoposto. Come si svolge: la persona fatta sdraiare su un lettino e il medico le applica in alcuni punti del cuoio capelluto una speciale pomata che favorisce la captazione degli impulsi elettrici da parte degli elettrodi. Dopodiché il medico dispone simmetricamente sul capo gli elettrodi collegati all'apparecchiatura. A questo punto la persona viene invitata a rimanere immobile, con gli occhi chiusi, per tutta la durata della registrazione. L'apparecchio viene azionato e poi arrestato ogni 5 minuti allo scopo di interrompere per qualche istante l'immobilità forzata della persona. Dopo un lasso di tempo variabile, il medico invita la persona ad accelerare il ritmo della respirazione per circa tre minuti. Successivamente il medico (o l'infermiere) pone davanti agli occhi della persona una lampada che invia lampi di luce in varie frequenze: nel corso di questa manovra la persona deve aprire e chiudere gli occhi alternativamente su comando del medico. Nel frattempo, gli elettrodi registrano tutte le onde elettriche emesse costantemente dal cervello e il macchinario le trasforma in un tracciato che viene stampato su una striscia di carta. Spetta poi al medico leggere i dati e interpretarli per formulare una diagnosi. In alcuni casi il medico può decidere che sia opportuno ottenere informazioni sulle onde cerebrali quando il cervello è in stato di torpore: in questo caso al malato viene somministrato un farmaco sedativo. Il ricovero: non è necessario il ricovero. La durata dell'esame si aggira sui 40-60 minuti circa. Come prepararsi: nelle 24 ore che precedono l'esame non ci si deve lavare i capelli, né ungerli con lacche o gel. Prima dell'esame è necessario consumare un pasto leggero, per evitare un abbassamento dei livelli di zucchero nel sangue che potrebbe falsare i risultati. E' però necessario non bere bevande alcoliche o comunque eccitanti (come caffè tè oppure bibite a base di cola). E' d'obbligo, inoltre, non prendere formaci sedativi (a meno che vengono espressamente somministrati dal medico), perché anch'essi contengono sostanze che possono alterare la normale emissione di impulsi elettrici da parte del cervello. Che cosa fare dopo l'esame: è necessario lavarsi i capelli per eliminare le tracce della pomata applicata per facilitare il compito degli elettrodi. E' possibile riprendere immediatamente le proprie normali attività. Se nel corso dell'esame è sato assunto un sedativo, è importante non mettersi alla guida di veicoli o praticare attività che richiedono un ottimo stato di vigilanza, perché nelle ore successive all'introduzione del farmaco è possibile andare incontro a sonnolenza o colpi di sonno. I risultati, in genere, sono disponibili dopo alcuni giorni. La persona ritira il tracciato completo delle osservazioni formulate dallo specialista.

13. Esame delle feci
In che cosa consiste: gli esami che più frequente vengono svolti sulle feci sono la ricerca di sangue occulto, la coprocoltura e l'esame coprorassitologico. Il primo è volto a individuare la presenza di sangue non individuabile a occhio nudo, al fine di diagnosticare precocemente l'eventuale comparsa di un tumore a carico del colon o del retto. La coprocoltura è per lo più limitata alla ricerca nelle feci di particolari microrganismi (per esempio infezioni intestinali caratterizzate da frequenti episodi di diarrea). L'esame coproparassitologico viene, invece, eseguito per individuare nelle feci l'eventuale presenza di parassiti (larve o uova), tra cui la ternia, l'ascaris lumbricoides, la filaria. Le indicazioni: la ricerca del sangue occulto nelle feci è un esame che andrebbe effettuato ogni anno, da uomini e donne, a partire dai 45 anni allo scopo di individuare precocemente la presenza di un tumore intestinale. La coprocoltura e l'esame coproparassitologico vengono invece prescritti quando il medico sospetta che determinati sintomi (diarrea, febbre, dolori addominali) possono essere segnale di un'infezione intestinale (per esempio, salmonellosi). Le controindicazioni: nessuna. Come si svolge: la persona deve limitare a raccogliere una piccola quantità di feci con un'apposita scatolina e quindi deve porla in un contenitore che viene fornito, insieme alla scatolina, dal laboratorio che effettua l'analisi. Il contenitore può anche essere acquistato in farmacia. In laboratorio le feci vengono osservate al microscopio (per l'esame coproparassitologico), oppure vengono analizzate con un reagente in grado di individuare tracce di sangue o, ancora, vengono trattate in modo particolare, al fine di favorire la moltiplicazione di eventuali agenti pericolosi (per esempio, Shigella e Salmonella). Il grado di fastidio: nessuno. Come prepararsi: mentre per la coprocoltura e per l'esame coproparassitologico non è necessaria alcuna preparazione, in previsione dell'esame per la ricerca di sangue occulto nelle feci è necessario astenersi dal consumo di carne e di alimenti o preparati contenenti ferro perché potrebbero dare luogo a falsi positivi. Da qualche tempo, però in alcuni laboratori viene utilizzato un metodo di ricerca del sangue occulto più sofisticato, che permette di ottenere risultati ottenuti attendibili anche se la persona affronta l'esame senza seguire precedentemente alcuna particolare dieta. Le feci devono essere portate al laboratorio entro alcune ore dalla raccolta. I risultati: gli esiti dell'esame sono disponibili dopo circa una settimana. Il referto deve essere ritirato dalla persona al laboratorio in cui è stata eseguita l'analisi.

14. Gastroscopia
In che cosa consiste: la gastroscopia è l'esame che consente di visualizzare l'interno del cosiddetto tratto gastroenterico superiore, costituito da esofago, stomaco e duodeno. L'indagine viene condotta utilizzando uno speciale macchinario,dotato di monitor, a cui è collegata una sonda sulla cui estremità sono collegati tre fori: uno di essi ospita una minuscola telecamera e una luce, indispensabile per illuminare l'interno degli organi (per esempio, una pinza), necessari per effettuare eventuali prelievi di tessuto nel corso dell'indagine; un altro contiene piccolissimi strumenti chirurgici (per esempio, una pinza), necessari per effettuare eventuali prelievi di tessuto nel corso dell'indagine, mentre il terzo foro emette, a comando, piccole quantità d'aria che servono per fare distendere gli organi al fine di ottenere una migliore visione del loro interno. La sonda, sottile e flessibile, dalla bocca viene immessa prima nell'esofago, poi nello stomaco e quindi del duodeno. Le indicazioni: l'esame viene prescritto ogni qualvolta sia necessario indagare sulle condizioni dell'esofago, dello stomaco e del duodeno allo scopo di individuare eventuali alterazioni o anomalie a loro carico. In particolare, vi si ricorre quando si sospetta un'ulcera gastrica, oppure nel caso in cui sia necessario escludere la presenza di polipi (escrescenze che si possono formare sulla mucosa gastrica o duodenale), oppure di diverticoli (anomale formazioni simili a piccole sacche allungate). L'esecuzione dell'esame è generalmente consigliata dopo i 40-45 anni, anche nel caso in cui si manifestano, senza giustificazione, importanti problemi digestivi che tendono a protrarsi nel tempo. Le controindicazioni: questo esame è controindicato nel periodo immediatamente successivo a un intervento chirurgico eseguito a carico dell'esofago o dello stomaco, perché l'insuflazione dell'aria potrebbe far correre il rischio di una rottura di questi organi. Come si svolge: prima di iniziare l'esame, il medico somministra alla persona, per iniezione, una dose di tranquillante (in genere Valium) al fine di aiutarla a rilassarsi. Dopodiché, le spruzza in gola una dose di anestetico locale sotto forma di spray allo scopo di attenuare il fastidio inevitabilmente provocato dall'inserimento della sonda in bocca e in gola. Una volta introdotta la sonda, il medico osserva sul monitor ad essa collegato le immagini degli organi interni che contemporaneamente l'apparecchio fotografa o filma, producendo così una documentazione che può essere consultata anche dopo l'esame. Nel corso dell'esplorazione, il medico, di tanto in tanto, insuffla un po' d'aria allo scopo di far distendere le pareti degli organi e, quindi, ottenere immagini ancora più chiare ed esaurienti. In alcuni casi, durante la gastroscopia viene effettuato anche il prelievo di una piccola quantità di tessuto, che viene poi analizzata in laboratorio. Il ricovero non è necessario. La durata: in genere l'esame si protrae per un periodo di tempo di circa 15 minuti. Il grado di fastidio: l'esame è piuttosto fastidioso, in quanto l'introduzione della sonda può determinare la comparsa di nausea o di conati di vomito. Come prepararsi: è sufficiente restare a digiuno a partire dalla sera che precede l'esame, nonché consumare una cena leggera e priva di alimenti che contengono fibre (per esempio pane integrale, frutta e verdura). Che cosa fare dopo l'esame: se non ci si sente particolarmente spossati, è possibile riprendere le normali attività. E' importante, comunque, non mettersi alla guida dell'auto né dedicarsi ad attività che richiedono un'attenta vigilanza in quanto l'effetto del tranquillante può influire negativamente sulla prontezza dei riflessi. I risultati sono disponibili dopo alcuni giorni. Alla persona viene consegnato un referto in cui sono riportate le osservazioni del medico relative a quanto individuare durante l'indagine. Per gli esiti di un'eventuale biopsia (prelievo di tessuto) può invece essere necessario aspettare circa una settimana.

15. Holter ECG
In che cosa consiste: l'Holter Ecg è un particolare tipo di elettrocardiogramma che, grazie all'impegno di un apposito macchinario che viene fornito dall'ospedale, consente di effettuare in modo continuativo e per periodi di tempo abbastanza prolungati (in genere 24 ore) la registrazione dell'attività cardiaca. L'apparecchiatura per l'Holter presenta una dimensione assai contenuta (in genere è grande quanto un walkman, ma di recente sono disponibili apparecchi non più grossi di un orologio) ed è costituita da un lettore computerizzato che rileva il battito del cuore, e lo trasforma in un tracciato che viene riportato graficamente da una stampante. Le indicazioni: l'esame può essere prescritto ogni volta che dall'elettrocardiogramma normale emerge una qualsiasi anomalia che riguarda il battito del cuore. Viene impiegato, inoltre, in caso di aritmie cardiache (cioè quando il battito del cuore è accelerato o, al contrario, è rallentato o, comunque, alterato), nonché in presenza di particolari sintomi che possono far pensare a un problema al cuore (per esempio, dolori al petto, svenimenti o vertigini). Le controindicazioni: nessuna. Come si svolge: il cardiologo spalma nei punti del torace dove verranno posti 5-7 elettrodi una piccola dose di una particolare pomata che favorisce la captazione degli impulsi elettrici da parte degli elettrodi, quindi applica questi ultimi sulla pelle e li fissa con una benda elastica. Dopodiché accende il registratore, che da quel momento in avanti raccoglie tutti gli impulsi elettrici prodotti dal cuore. La persona a questo punto è libera di tornare alle proprie attività e, anzi, viene invitata a condurre una vita del tutto normale. Lo scopo dell'esame è infatti quello di rilevare eventuali alterazioni del battito durante attività anche piuttosto impegnative per il cuore, quali possono essere salire le scale, correre o fare l'amore. Annotare le proprie attività mentre indossa l'Holter, la persona è tenuta ad annotare su un foglio tutte le attività svolte durante la giornata, nonché l'ora della comparsa di eventuali sintomi (per esempio, dolori al petto). In questo modo si permette al cardiologo di appurare, nel corso della lettura della registrazione, se proprio nel momento della comparsa del battito cardiaco o, comunque, se durante lo svolgimento di un'attività impegnativa per il cuore il ritmo cardiaco si è alterato. L'unica rinuncia a cui costringe l'applicazione dell'apparecchio riguarda il lavaggio del corpo: fino a quando si indossa l'Holter è infatti vietato fare il bagno perché l'acqua, oltre a rovinare gli elettrodi, può farli staccare dal corpo. Dopo 24 ore la persona deve ritornare in ospedale, poiché spetta al cardiologo rimuovere gli elettrodi, spegnere l'apparecchio e, naturalmente, leggere il tracciato. La durata: in genere l'Holter deve essere indossato per 24 ore. Il grado di fastidio: l'applicazione dell'Holter non produce né fastidio né dolore e in più non ostacola in alcun modo lo svolgimento delle normali attività. Gli Holter di piccola dimensione vengono, infatti, applicati, tramite cerotti, direttamente al torace, mentre quelli più grandi possono essere tenuti in tasca. Come prepararsi: l'esame non richiede alcuna particolare preparazione. Che cosa fare dopo l'esame: è possibile continuare a svolgere le proprie normali attività quotidiane, e si può ricominciare a fare il bagno. I risultati: il cardiologo può leggere il tracciato non appena l'Holter viene disattivato. Di solito, però, si riserva di analizzarlo successivamente per cui, in genere, per avere il referto è necessario attendere qualche giorno.

16. Esame radiografico
E' l'esame "storico", considerato ancora oggi di prima scelta ogni qualvolta che, in seguito a un trauma, sia necessario indagare sulle condizioni delle ossa o degli contenuti all'interno della gabbia toracica (cuore e polmoni). L'indagine consiste nel "fotografare" le ossa avvalendosi dell'utilizzo dei raggi X, le speciali radiazioni che posseggono la proprietà di riprodurre su una particolare pellicola le immagini delle ossa. Per effettuare la radiografia, si utilizza un tubo che emette raggi X a intensità regolabile e che viene comandato da un pulsante a distanza. Le indicazioni: la radiografia viene impiegata quando è necessario escludere o confermare la presenza di una frattura ossea. Viene utilizzata anche nel caso in cui si vogliono avere informazioni sulle condizioni della colonna vertebrale (per esempio, per individuare una scoliosi). Viene, inoltre, effettuata sul torace allo scopo di indagare sulle condizioni dei polmoni (per esempio, per scoprire la presenza di un tumore o di un processo infettivo come, per esempio, una polmonite) o del cuore (per esempio). I raggi X riescono a fermare l'immagine dei polmoni, quando in essi è presente una certa quantità d'aria (ossia durante l'inspirazione). La radiografia del torace viene prescritta di routine anche in previsione di un intervento chirurgico di una certa importanza. Le controindicazioni: la radiografia è sconsigliata durante la gravidanza poiché i raggi X potrebbero nuocere al bambino. Come si svolge: la persona può essere fatta sdraiare sul lettino radiologico oppure può essere lasciata in piedi e, quindi, in entrambi i casi, essere inviata a rimanere immobile per il brevissimo lasso di tempo necessario per consentire la radiografia. Se l'indagine viene condotta sui polmoni, la persona deve inspirare e quindi trattenere il fiato per un paio di secondi. Se la radiografia viene effettuata sulla mano, la persona deve appoggiare la mano su un'apposita cassetta contenente la pellicola radiografica. Se l'esame viene eseguito su ossa situate in prossimità di organi mobili (per esempio sulle costole, vicine ai polmoni, o sul bacino entro cui si trova l'intestino) la persona viene invitata, oltre che a rimanere perfettamente immobile, anche a trattenere il respiro, sempre per pochissimi secondi. Il ricovero: l'esame non richiede né anestesia né ricovero in ospedale. La durata dell'esame dipende dal numero di radiografie che è necessario effettuare e dalla zona del corpo in cui esse vengono eseguite. Mediamente, la durata può variare dai 3 ai 10 minuti. Il grado di fastidio: l'esame non provoca alcun tipo di dolore o fastidio. Come prepararsi: la radiografia non richiede alcuna particolare preparazione. Che cosa fare dopo: l'esame non pone preclusioni alla ripresa delle normali attività. E' chiaro, però, che se da esso emerge la presenza di una frattura è necessario osservare le precauzioni del caso. I risultati: le radiografie sono disponibili dopo alcuni minuti: il radiologo le legge e, a seconda della prassi seguita dal centro, può comunicare direttamente alla persona le sue osservazioni, oppure può scriverle sul referto che la persona può ritirare subito o dopo alcuni giorni.

17. Risonanza Magnetica
La risonanza magnetica nucleare, comunemente detta RMN, è un metodo d'indagine che sfrutta la proprietà di un campo magnetico di elevata intensità e di onde elettromagnetiche, le quali vanno a investire il corpo della persona che vi si sottopone. In tal modo si determina una temporanea alterazione degli atomi di idrogeno di cui sono in gran parte costituiti i tessuti che formano gli organi e gli apparati. Tale temporanea alterazione indotta dal campo magnetico produce alcuni segnali che l'apparecchiatura computerizzata, con cui viene effettuata la Risonanza, capta e poi elabora trasformandoli in immagini. L'indagine, a differenza della Tac fornisce immagini di sezioni del corpo non solo su piani assiali (ossia a fette") ma anche su tutti gli altri possibili piani su cui un asse può essere disposto nello spazio. In pratica, la Risonanza fornisce immagini sul piano frontale, laterale e anche obliquo, a diverse angolazioni. Questa possibilità rende, in alcuni particolari casi, la Rmn migliore rispetto alla Tac. La strumentazione che consente di effettuare la risonanza è costituita da una sorta di tunnel lungo circa 2 metri con un diametro di circa 50-60 centimetri. All'interno del tunnel trova posto un lettino scorrevole sul quale la persona viene fatta sdraiare. Da qualche tempo, in alcuni centri sono disponibili apparecchiature aperte, impiegando le quali la persona è sollevata dall'obbligo di rimanere chiusa nel tunnel. Questi nuovi apparecchi evitano il disagio psicologico di trovarsi chiusi nello spazio ristretto del tunnel di cui sono dotate le apparecchiature tradizionali. Comunque sia, l'apparecchiatura viene azionata dal medico che prende posto in una stanzetta attigua a quella in cui si trova il tunnel (o l'apparecchiatura aperta). Le due stanze sono divise da un vetro, per cui il medico controlla attraverso di esso lo svolgimento dell'esame, mentre, mediante un microfono, comunica con il malato, invitando di tanto in tanto a trattenere il respiro (durante lo scatto di alcune immagini è infatti necessario che il paziente esegua questo ordine). Per il cuore, viene considerato l'esame di prima scelta per lo studio della struttura del cuore, in quanto evidenzia con la massima precisione eventuali lesioni, nonché anomalie delle valvole cardiache. La risonanza magnetica è sicuramente l'esame più attendibile qualora sia necessario indagare in modo approfondito sul cervello e il midollo spinale. In particolare, permette di effettuare con precisione la diagnosi di sclerosi a placche (seria malattia del sistema nervoso che porta alla progressiva paralisi), oppure di scoprire la presenza di un tumore del cervello o dell'ipofisi (piccola ghiandola situata in una zona del cervello) e di valutarne le caratteristiche e la natura. Le controindicazioni: per la risonanza magnetica esistono controindicazioni assolute e relative. Non possono assolutamente sottoporsi all'esame le persone portatrici di clips vascolari (speciali pinzette che il chirurgo applica ai vasi sanguigni al fine di prevenire emorragie) o di pace-maker (stimolatore del cuore. La Rmn è vietata, inoltre, ai portatori di impianti cocleari (apparecchi acustici inseriti stabilmente nella chiocciola dell'orecchio), o di protesi realizzate in metallo. Tutti questi ausili possono infatti alterarsi sotto l'effetto del campo magnetico con conseguenza molto seria per l'organismo. Ci sono poi condizioni che, pur non vietando in assoluto l'utilizzo della Risonanza, possono di fatto rendere l'indagine rischiosa. In particolare, l'esame è sconsigliato nel primo trimestre di gravidanza, poiché non è ancora stato dimostrato che i campi magnetici siano del tutto innocui per il feto. Può inoltre rappresentare un ostacolo per il corretto svolgimento dell'esame (e quindi rendere più incerta la diagnosi), la protesi dentaria fissa (se si deve esaminare il cranio), il dispositivo intrauterino applicato a scopo contraccettivo (che può spostarsi o alterarsi nel corso dell'esame perdendo la sua efficacia). Per finire, la Risonanza magnetica è sconsigliata alle persone che soffrono di claustrofobia seria (paura di restare intrappolati in un luogo chiuso), qualora per eseguire l'esame sia previsto l'impegno del tunnel. Come si svolge: prima di iniziare l'indagine, il medico porge alla persona un questionario in cui sono formulate domande che hanno lo scopo di evidenziare eventuali controindicazioni all'esame (per esempio, viene chiesto se si è portatori di pace-maker) e in cui vengono riportate alcune istruzioni utili per affrontare al meglio l'indagine (per esempio, vi è scritto che è necessario togliere tutti gli oggetti metallici, quali catenine, braccialetti, orologio e così via). La persona viene fatta sdraiare sul lettino che viene infilato dentro al tunnel. Il medico si sposta nella stanza attigua, quindi aziona l'apparecchio che inizia a emettere campi magnetici, i quali raggiungono la zona presa in esame e la trasformano in immagini. Le immagini captate e rielaborate dallo strumento presente nel tunnel vengono inviate man mano a un monitor situato nella stanza dove si trova il medico, che può così visionarle anche in tempo reale. Le immagini vengono comunque registrate e poi guardate dal medico anche in un secondo tempo. Nel caso in cui la risonanza debba essere effettuata su un tratto dell'arto superiore, la persona deve limitarsi a infilare la mano o tutto il braccio all'interno di un apparecchio più piccolo. Per finire, in alcuni casi è necessario condurre l'esame con l'ausilio di un mezzo di contrasto. In questa eventualità prima di iniziare l'indagine, alla persona viene effettuata un'inezione endovenosa contenente una sostanza innocua e priva di effetti indesiderati. Il ricovero: la risonanza magnetica non richiede né anestesia, né ricovero. In molti centri, per prassi, viene comunque somministrato un tranquillante per bocca (Valium) prima dell'inizio dell'esame, allo scopo di aiutare la persona a sopportare meglio la permanenza nel tunnel. Se non viene somministrato spontaneamente il tranquillante è possibile, comunque, richiederlo. La durata : l'esame si protrae per 30-45 minuti. Il grado di fastidio: la risonanza magnetica come tale non provoca alcun tipo di dolore o di fastidio. E' senz'altro vero, però, che per molte persone risulta insopportabile la permanenza nel tunnel, di fatto molto stretto. Come prepararsi: l'esame non richiede alcun tipo di preparazione particolare, se non è previsto l'impegno del mezzo di contrasto. In caso contrario, è necessario essere a digiuno da almeno otto ore. Nel caso in cui l'indagine debba essere condotta sul cervello, le donne non devono assolutamente truccare le ciglia perché il mascara può impedire di ottenere immagini chiare. Che cosa fare dopo l'esame: è possibile riprendere tutte le normali attività. Nel caso in cui sia stato assunto un tranquillante, è bene non mettersi alla guida di veicoli e non affrontare attività che richiedono la massima prontezza di riflessi poiché il farmaco può indurre sonnolenza. I risultati: in genere, i risultati sono disponibili dopo alcuni giorni. Al malato viene consegnato un referto nel quale sono riportate le osservazioni del medico e a cui quasi sempre sono allegate alcune delle immagini ottenute durante l'esame.

18. Scintigrafia
La scintigrafia consiste nell'iniezione di una sostanza radioattiva (solitamente iodio o tecnezio o tallio) che, una volta entrata nell'organismo, va a fissare in alcune parti del corpo (ossa, polmoni, reni, cuore, tiroide, fegato). Le radiazioni emesse dalla sostanza radioattiva vengono poi captate e trasformate in immagini da un sofisticato lettore di raggi Gamma. La quantità di sostanza radioattiva introdotta nell'organismo è minima. Le indicazioni: la scintigrafia è utile per individuare qualsiasi anomalia a carico delle ossa, poiché la sostanza radioattiva tende a essere respinta dall'osso sano e a distribuirsi sull'osso infiammato, o alterato nella trama da un'artrosi o da un tumore. E' indicata, inoltre, per indagare sulla natura di eventuali della tiroide, nei casi (rari) in cui l'ecografia e l'ago aspirato si fossero rivelati insufficienti per formulare la diagnosi.Poiché anche essere prescritta per indagare sul cuore, in caso di persistenti dolori al torace, oppure qualora l'elettrocardiogramma abbia fornito un risultato dubbio. Talvolta viene prescritta in previsione di un intervento chirurgico per l'applicazione di un by-pass al cuore.

19. Spirometria
La spirometria è l'esame che consente di valutare il funzionamento dei polmoni. Si svolge mediante l'utilizzo di un particolare strumento, detto pirometro, dotato di uno speciale boccaglio, entro cui elabora le informazioni ottenute durante la respirazione e le trasforma in un tracciato, chiamato spirogramma, che poi il medico interpreta. L'indagine si basa sull'osservazione di un particolare parametro, detto ventilazione, che rappresenta la capacità del polmone di accogliere l'aria e poi di espellerla. Le indicazioni: l'esame è indicato qualora sia necessario indicare su una malattia caratterizzata da un'alterazione globale dei polmoni e non da un'anomalia circoscritta a un solo punto (per esempio, non va utilizzato in caso di tumore iniziale del polmone poiché questa eventualità non compromette totalmente la funzionalità del polmone stesso). Viene, dunque, prescritto nei casi in cui si sospetta la presenza di un enfisema (malattia caratterizzata da un'alterazione degli acini polmonari, che sono le minuscole strutture che sostituiscono il tessuto polmonare cede l'anidride carbonica e cattura l'ossigeno), oppure di un'asma (malattia, spesso di origine allergica, caratterizzata dall'infiammazione diffusa del polmone), o ancora di una fibrosi polmonare (ispessimento del tessuto polmonare che comporta una difficoltà respiratoria). L'esame, poi, può essere richiesto nel caso in cui la persona sia colpita da una tosse persistente, oppure presenti una respirazione affannosa, caratterizzata da espirazione prolungata e rumorosa. La spirometria viene inoltre effettuata, insieme all'elettrocardiogramma, alle persone che devono intraprendere un'attività sportiva a livello agonistico. Le controindicazioni: l'esame non presenta alcun tripodi controindicazione. Come si svolge: la persona viene fatta sedere, oppure rimane in piedi,e l'infermiere le applica un "tappanaso" di plastica che ha lo scopo di costringere a respirare solo con la bocca. Immediatamente dopo, la persona viene invitata a respirare, nel modo indicato dal medico, dentro uno speciale boccaglio monouso (simile a quello usato dai sub) collegato a un tubo, a sua volta comunicante con un contenitore (per esempio,un mantice) chiuso ermeticamente e diverso a seconda del modello di pirometro utilizzato. Nel momento in cui la persona soffia, il volume del contenitore che accoglie l'aria si modifica.Tale modifica viene rilevata da un computer che la elabora trasformandola in un tracciato grafico. L'esame si svolge in due tempi: inizialmente, la persona che sta per essere sottoposta all'esame deve inspirare quanta più aria possibile e poi deve espirare lentamente fino a svuotare completamente i polmoni, Nella seconda fase, dopo aver inspirato una significativa quantità d'aria, deve buttarla fuori velocemente: questo passaggio consente di misurare la velocità di emissione d'aria in un secondo. Il ricovero non è necessario. La durata dell'esame può avere una durata di circa 20-30minuti. Il grado di fastidio: la spirometria non procura alcun tipo di disagio. Come prepararsi: l'esame non richiede alcuna preparazione particolare. Che cosa fare dopo l'esame: è possibile riprendere tutte le normali attività. I risultati vengono consegnati alla persona nell'arco di alcuni giorni.